Mappa dei Servizi territoriali dedicati ai DNA: le Associazioni e i Servizi di cura

    Data di ultimo aggiornamento Aggiornato il 12/12/2025
    Mappa dei Servizi territoriali dedicati ai DNA: le Associazioni e i Servizi di cura

    In supporto alle Azioni Centrali del CCM il Ministero della Salute ha affidato al Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità i progetti “Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: la mappatura territoriale dei centri dedicati alla cura - MA.NU.AL.” (2018) e “Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA): la Mappatura territoriale delle Associazioni” (2022) che hanno visto la realizzazione della Mappatura dei centri di cura e delle Associazioni che si occupano di DNA.

    Con le risorse finanziarie del CCM 2024 la mappatura dei servizi proseguirà grazie all’attività “Registrazione di tutte le strutture pubbliche e private accreditate con SSN alla piattaforma e monitoraggio dei dati in real-time” a supporto dell’Azione Centrale “Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione: monitoraggio epidemiologico del fenomeno per l'intercettazione precoce e una presa in carico tempestiva” affidata al Servizio di Coordinamento e Promozione della ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità.

    A dicembre 2025 la mappatura dei Servizi territoriali dedicati ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione conta 228 strutture su tutto il territorio nazionale: 56 associazioni e 172 centri di cura, di cui 138 afferenti al Servizio Sanitario Nazionale e 34 al Privato accreditato convenzionato

    Le Associazioni

    Per quanto riguarda la distribuzione territoriale delle associazioni registrate in piattaforma 36 sono al Nord, 11 al Centro e 9 al Sud.

    Le associazioni presenti nella mappatura sono composte da familiari di persone con DNA (89%), da cittadini volontari (65%), da professionisti volontari (57%), da persone con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (28%).

    I principali servizi erogati dalle associazioni sono interventi di prevenzione e promozione della salute (89%) e gruppi di auto mutuo aiuto per familiari (78%); a seguire attività formative (70%), sportelli di ascolto (57%), attività ricreative (54%), servizi telefonici (46%), gruppi di auto mutuo aiuto per persone affette da DNA (20%), telefono verde dedicato (13%) e attività domiciliare (6%). Nel 57% dei casi i volontari sono appositamente formati sulla tematica.

    I destinatari dei servizi erogati sono principalmente familiari di persone con DNA (94%), cittadini (83%), persone con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (74%) ma anche il mondo della scuola (personale docente 69% e studenti 67%), le associazioni sportive (54%) e gli operatori socio-sanitari (50%).

    Le associazioni collaborano con i centri di cura dell’SSN (80%), con altre associazioni (74%), con enti locali (48%), con servizi sociali e sanitari (41%), con centri di cura del privato accreditato (26%).

    I Centri di cura

    Per quanto riguarda la distribuzione territoriale dei centri di cura 83 centri sono al Nord, 36 al Centro Italia e 52 tra Sud e Isole.

    I responsabili/referenti dei Servizi sono 171 e 2.019 i professionisti dichiarati che compongono le équipe di lavoro; i professionisti risultano appositamente formati (82%) e aggiornati (79%) e per il 75% sono strutturati.

    Le figure maggiormente rappresentate tra i responsabili/referenti dei centri di cura sono il medico di nutrizione clinica/scienze dell’alimentazione (13%), il neuropsichiatra (12%) e lo psicologo (11%). 

    L’équipe di lavoro è costituita principalmente da psicologi (22%), psichiatri o neuropsichiatri infantili (14%), dietisti (13%) e infermieri (11%); sono inoltre presenti educatori professionali (8%), medici specialisti in nutrizione clinica e scienza dell'alimentazione (6%), tecnici della riabilitazione psichiatrica (5%), medici di area internistica o pediatri (4%), assistenti sociali (2%), fisioterapisti/operatori della riabilitazione motoria (1%), altre figure professionali (13%).

    I centri sono strutturati per prendere in carico le fasce d’età 18-25 anni (95%), 13-17 anni (89%), 26-35 anni (84%), 36-45 anni (81%), più di 45 anni (74%); il 51% prende in carico anche la fascia 7-12 anni e il 21% dei 6 anni o meno.

    La procedura di accesso per la prima visita può prevedere una prenotazione tramite CUP e/o richiesta dell’SSN (47%) ma anche un accesso libero e autonomo senza impegnativa (32%); circa la metà dei centri prevede altre procedure (52%). La modalità di accesso è prevalentemente dietro pagamento del ticket sanitario (65%) ma ci sono anche casi di accesso gratuito (31%).

    Rispetto alla registrazione dei dati dell’utenza questa avviene con cartella clinica cartacea (59%) e informatizzata (54%), cartellino ambulatoriale informatizzato (13%) e cartaceo (9%); nel 7% dei casi vengono utilizzati altri strumenti.

    Rispetto ai livelli di erogazione degli interventi la terapia ambulatoriale specialistica è offerta nell’86% dei centri, la terapia ambulatoriale intensiva nel 57% dei casi, la riabilitazione semiresidenziale nel 30% dei casi, il day service diagnostico/terapeutico/riabilitativo nel 32% dei casi, il day hospital diagnostico/terapeutico/riabilitativo nel 36% dei casi, la riabilitazione intensiva residenziale nel 32% dei casi e i ricoveri ordinari e di emergenza nel 61% dei casi.

    Il 42% dei centri di cura ha posti letto dedicati esclusivamente ai DNA. Di questi il 64% ha posti letto per ricoveri di tipo psichiatrico per minori e il 57% per adulti; il 49% ha posti letto per ricoveri di tipo internistico per minori e il 50% per adulti.

    Lo strumento diagnostico più utilizzato è il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) nell’84% dei casi; segue l’ICD-10 (International Classification of Diseases), nel 44% dei casi; l’ICD-9 nel 31% dei casi e solo nel 8% dei casi viene utilizzato l’ICD-11.

    Rispetto alla procedura di presa in carico dell’utenza il 59% dei centri segue linee di indirizzo regionali, il 60% segue quanto disposto dal PDTA, il 33% linee di indirizzo territoriali/ospedaliere.

    La mappatura consente anche di conoscere informazioni relative alla tipologia di valutazione effettuata e agli interventi offerti dai servizi.

    Gli interventi di valutazione riguardano la valutazione psicologica (95%), dietetica (87%), psichiatrica (85%), metabolico nutrizionale (81%), metabolico internistica (70%), neuropsichiatrica infantile (45%), pediatrica (27%).

    Gli interventi offerti consistono nel 98% dei casi in intervento psicoterapeutico; nel 98% in intervento psicoeducativo (di cui il 83% intervento singolo, 79% di gruppo, 75%  familiare); nel 97% in monitoraggio della condizione psichica fisica e nutrizionale; nel 97% in intervento nutrizionale; nel 96% in intervento farmacoterapico; nel 66% intervento abilitativo/riabilitativo; nel 53% dei casi offrono attività ricreazionali/occupazionali; nel 32% dei casi scuola ospedaliera/domiciliare.

    Tra coloro che offrono l’intervento psicoterapeutico, nel 97% dei casi si tratta di un intervento psicoterapeutico individuale, nel 79% dei casi di un intervento psicoterapeutico familiare, nel 77% dei casi di un intervento psicoterapeutico di gruppo.

    Tra coloro che offrono l’intervento nutrizionale è stato riscontrato: monitoraggio del peso 94%, riabilitazione nutrizionale 87%, controlli nutrizionali 85%, counseling dietologico nutrizionale per pazienti 81%, supplementazione orale 77%, pasti assistiti 70%, counseling dietologico nutrizionale per pazienti e familiari 70%, pianificazione dei pasti fuori dal servizio 59%, nutrizione artificiale enterale 39%, nutrizione artificiale parenterale 28%.

    Tra coloro che offrono interventi di abilitazione/riabilitazione nel 54% dei casi si tratta di un intervento di abilitazione fisico motoria, nell’91% di abilitazione sociale scolastica e nel 51% sociale lavorativa.

    La valutazione dell’esito degli interventi viene effettuata sulla base dei seguenti parametri: ripresa del ruolo sociale (92%), assenza di comportamenti di compensazione (92%), peso maggiore o uguale 85% BMI (88%), assenza di sintomi bulimici (88%), mestruazioni regolari (79%), range normale di sintomi psicologici (76%).

    Tra le altre attività l’88% dei centri censiti ha anche un’offerta formativa, il 66% attua attività di prevenzione e di promozione salute, il 56% partecipa a progetti di ricerca, il 48% fa pubblicazioni scientifiche di settore, il 16 % ha sportelli di ascolto e il 5% un telefono verde dedicato.

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