Il movimento non è solo pratica sportiva. È gioco, attività all’aria aperta, corsa, passeggiata.

Il gioco comprende attività psicofisiche svolte con intento competitivo più o meno accentuato, singolarmente o in gruppo, secondo un sistema di regole, concordato tra i giocatori, che ne determina la logica interna. Il gioco “di movimento”, molto importante nell’infanzia, non va considerato solo come una attività propedeutica allo sport, bensì come una distinta forma motoria educativa.

L’influenza dello stile di vita dei genitori (fin dalla fase pre-concezionale e poi nella gestazione) e del contesto ambientale nella primissima infanzia hanno un ruolo chiave nel determinare lo stato di salute negli anni a venire. Uno stile di vita attivo durante la gravidanza contribuisce al benessere del nascituro.

Dopo la nascita, fin dai primi mesi, il neonato può essere aiutato a muoversi e, in seguito, incoraggiato a fare giochi di movimento, assicurando anche un sufficiente numero di ore di sonno.

È molto importante intervenire precocemente perché il bambino acquisisca, in modo piacevole e come un gioco, uno stile di vita attivo, anche perché l’inattività fisica, associata ad una non corretta alimentazione, oltre a comportare un bilancio energetico positivo con conseguente sovrappeso e/o obesità.

Ruolo della famiglia

L’influenza della famiglia sullo stile di vita, le scelte alimentari e l’attività fisica è parte di un processo educativo che coinvolge il bambino già nei primi anni di vita. In famiglia il bambino non solo impara a relazionarsi con il mondo attraverso il modello e lo stimolo dei genitori, ma può apprendere uno stile di vita sano e attivo, necessario per poter crescere in salute, e possono nascere le prime motivazioni che avvicinano all’attività sportiva. La famiglia svolge, pertanto, un ruolo fondamentale nella promozione dell’attività fisica, ma anche nel mantenimento dell’impegno e il proseguimento dell’attività sportiva.

Lo sport può avere un ruolo rilevante nella vita familiare, poiché può svolgere una funzione di supporto all’attività educativa dei genitori. Inoltre, la condivisione di interessi e passioni sportive favorisce il dialogo tra i componenti familiari, permette di stare insieme e mette le generazioni in contatto.

Ruolo del pediatra

Il pediatra è una figura chiave nel percorso di crescita del bambino, non solo dal punto di vista clinico, ma anche perché supporta e consiglia i genitori e la famiglia, nel suo complesso, sullo stile di vita più adeguato per il benessere psicofisico del bambino e per la prevenzione di varie patologie e dell'obesità.

In particolare, può sensibilizzare, motivare e sostenere la famiglia sui vantaggi dell'attività fisica regolare, indicare la tipologia di attività più adatta al bambino nelle diverse età e tramite i controlli periodici. Oltre a valutare le condizioni di salute psicofisica del bambino e dell’adolescente prima di cominciare una pratica di esercizio fisico, può anche monitorare tali condizioni col passare del tempo per valutare gli effetti dell'esercizio.

A partire dai 6 anni, da quando incomincia la scuola, il bambino può incorrere nel rischio della sedentarietà: le ore trascorse dietro il banco sommate al tempo necessario per lo svolgimento dei compiti a casa e al tempo trascorso davanti a televisione e computer possono impigrire il bambino e condizionarne il benessere e l’equilibrio psicofisico presente e del futuro. 

Anche se negli ultimi tempi la percentuale di bambini in età scolare che pratica attività fisica è in lieve aumento rispetto agli anni precedenti, rimangono alti i numeri che indicano tra i più piccoli il permanere di abitudini alimentari scorrette e di comportamenti sedentari.

È quanto emerso dall’ultima raccolta dati (condotta nel 2012 e riferita agli alunni della scuola primaria) di OKkio alla SALUTE, il sistema di sorveglianza promosso dal Ministero della Salute e dal CCM (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Per approfondire consulta:


I pediatri consigliano di far imparare a nuotare ai bambini già nella primissima infanzia (in età prescolare), essendo il nuoto uno sport completo e che si presta a essere praticato fin da piccoli poiché l’acqua è per il bambino il mezzo più naturale e congeniale.
Rimane comunque difficile stilare una classifica degli sport più o meno indicati per i bambini.
Ad esempio, per un maschio è preferibile essere avviato al calcio o alla pallacanestro? Per una bambina, danza o nuoto?
I genitori che desiderano per il proprio bambino una determinata attività sportiva possono proporgliela ma l’ideale, secondo gli esperti dell’età evolutiva, sarebbe che i genitori facessero sperimentare al figlio che frequenta il primo triennio della scuola elementare diverse discipline così da far scegliere lo stesso interessato sulla base delle proprie preferenze, abilità e caratteristiche cliniche e morfo-funzionali.

In generale, fino ai 7-8 anni sarebbe opportuno che il bambino praticasse attività quali atletica leggera (marcia, corse, salti, lanci), nuoto, ginnastica.
Attività, cioè, complete e che coinvolgono in maniera bilanciata i diversi apparati. Oppure, nel caso di sport "asimmetrici" come la scherma, il tennis, il tiro con l’arco o di attività che sollecitano in modo particolare la schiena (ad esempio la danza e la ginnastica artistica), sarebbe indicata l’associazione con una pratica in grado di "compensare" e ridistribuire l’impegno. 

Teniamo presente che, comunque, è sempre il medico pediatra il migliore alleato nel momento della scelta di un’attività fisica adatta al nostro bambino. 

Gli sport che si possono consigliare per prevenire o correggere atteggiamenti viziati o anomali della postura in età evolutiva (detti "paramorfismi" muscolo-scheletrici come, ad esempio, spalle spioventi, lieve scoliosi, dorso curvo, iperlordosi lombare, piede piatto) sono:

  • nuoto
  • pallacanestro
  • pallavolo
  • ginnastica (attività di base propedeutica per tutte le discipline sportive)

Le discipline sportive collettive sono in genere apprezzate dai bambini dai 7-8 anni in poi (calcio, pallavolo, pallacanestro, pallanuoto e i meno comuni, per i giovanissimi, rugby, pallamano, hockey) in quanto riescono a coniugare con l’impegno atletico l’aspetto ludico e lo spirito di squadra, cioè la collaborazione al fine di conseguire un risultato.

Gli sport individuali (ginnastica, sci, nuoto, ciclismo, canottaggio, scherma, arti marziali eccetera) richiedono la capacità di resistere alla fatica, la capacità di concentrazione, il senso di responsabilità.


Cerchiamo qui di seguito di ricapitolare alcuni tra gli sport tra cui si può scegliere per il bambino in crescita e le età di accesso alle diverse discipline in base alle Raccomandazioni redatte dal CONI sentito il parere della FMSI - Federazione medico sportiva italiana, approvate dal Consiglio Superiore di Sanità.

Nuoto

(A partire dai primi mesi di età. Nuoto agonistico dagli 8 anni)

nuotoConsente uno sviluppo fisico armonioso e favorisce la coordinazione senza gravare in alcun modo sull’apparato locomotore (in acqua il peso viene annullato). È propedeutico anche allo sviluppo cognitivo e relazionale.
Molte piscine hanno attivato corsi di acquaticità dedicati ai bambini anche di pochi mesi (essi prevedono la presenza obbligatoria del genitore).  

Ginnastica

(Dai 5 anni. Ginnastica agonistica dagli 8 anni)

ginnasticaLa ginnastica per la sua completezza è tra le attività più consigliate per i più piccoli. Già a 3-4 anni, i bambini possono essere introdotti nei laboratori di psicomotricità, dove gli esperti propongono attività basate su una metodologia educativa e terapeutica che unisce la dimensione motoria, cognitiva e affettiva.
La ginnastica sviluppa in maniera armoniosa l’apparato muscolo-scheletrico e le articolazioni e, allo stesso tempo, aiuta il soggetto ad acquisire consapevolezza di sé e quindi sicurezza. In età scolare può inoltre integrare in maniera efficace discipline più specifiche, come calcio o tennis.

Calcio

(Dai 6 anni. Calcio agonistico dai 12 anni)

calcioIl calcio è uno sport di squadra che prevede una buona resistenza agli sforzi prolungati (corsa, salto, scatti, eccetera).
Per un bambino sano non vi sono controindicazioni, ma vanno messi in conto piccoli infortuni (cadute, contusioni per contrasti con i compagni di gioco).
Questo sport non sviluppa in modo completo il fisico (gli arti superiori e il tronco non sono utilizzati tanto quanto gli arti inferiori). La vera attività agonistica può cominciare dai 12 anni.

Pallavolo

(Dai 7 anni. Pallavolo agonistica dai 10 anni)

pallavoloSi tratta di uno sport di gruppo che come tutti gli altri favorisce lo spirito di collaborazione e la socializzazione. Sviluppa la rapidità e la potenza muscolare ed è particolarmente benefico per la colonna vertebrale.
Per la Federazione Italiana Pallavolo il primo vero campionato, dopo il minivolley, può essere disputato a 10 anni.

Pallacanestro

(Dagli 8 anni. Pallacanestro agonistica dagli 11 anni)

pallacanestroPer la sua completezza, la pallacanestro è molto indicata per i bambini e gli adolescenti. Come la pallavolo, migliora la potenza muscolare e la velocità ed è uno sport "di allungamento".

Atletica leggera

(Dai 6 anni. Atletica agonistica dai 12 anni)

atleticaSi può iniziare a 6-8 anni, ma fino all’adolescenza non è opportuno passare all’agonismo. L’atletica dà al bambino una solida base motoria che gli può essere utile per varie altre discipline (corsa a ostacoli, salto, lanci).

Tennis e scherma

(Dai 6 anni. Tennis agonistico dagli 8 anni, scherma agonistica dai 10 anni)

tennisSi tratta di sport monolaterali o asimmetrici, in quanto sollecitano in particolare uno degli arti superiori. Essendo individuali, sviluppano molto il senso di responsabilità e la concentrazione. I corsi si possono cominciare sin dai 6-7 ma è importante che si associno a una ginnastica tale da riequilibrare la simmetria corporea.




Le informazioni qui pubblicate non sostituiscono in alcun modo i consigli, il parere, la visita, la prescrizione del medico.

Data di pubblicazione: 9 settembre 2013, ultimo aggiornamento 4 marzo 2019

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