La pediculosi è un'infestazione causata dalla presenza di pidocchi, piccoli insetti grigio-biancastri senza ali, con il corpo appiattito e le zampe fornite di uncini particolari, che permettono loro di attaccarsi fortemente a capelli e peli in genere; sono forniti, inoltre, di un apparato buccale adatto a perforare la cute e a succhiarne il sangue.

I pidocchi agiscono come parassiti (organismi che vivono "a carico" di altri organismi) e si nutrono pungendo la parte del corpo colpita (cuoio capelluto, corpo o pube), depositando un liquido che causa intenso prurito. Caratteristica fondamentale dei pidocchi è quella di vivere, quasi esclusivamente, sul corpo umano, poiché non possono vivere a lungo lontani dall'ospite.
Il pidocchio, infatti, è un ospite specifico. Gli animali domestici non rappresentano una fonte di trasmissione per l'uomo, così come i pidocchi umani non vengono trasmessi agli animali.

Contrariamente a quanto si tende a credere, i pidocchi "non saltano" da una testa all'altra. Il contagio avviene fra persona e persona, sia per contatto diretto, che attraverso lo scambio di effetti personali quali: pettini, spazzole, fermagli, sciarpe, cappelli, asciugamani, cuscini, biancheria da letto ecc.

Altro pregiudizio è credere che i pidocchi infestino solo le persone sporche. Qualsiasi individuo può essere infestato, indipendentemente dalla sua igiene. Quando c’è un caso in famiglia tutti si dovrebbero controllare a vicenda.

L'infestazione è più frequente nelle scuole, nelle colonie, negli oratori, nelle palestre, in cui vi sono molte occasioni di contatto.

Tra le numerose specie di pidocchi esistenti in natura, quelle che diventano parassiti dell'uomo sono:

  • il pidocchio del capo (Pediculus humanus capitis) che causa la maggior parte delle infestazioni.
    Di colore grigiastro, spesso si mimetizza con il colore dei capelli dell'ospite.
    Di solito si ritrova sulla testa dei bambini e in particolare nelle zone della nuca e dietro le orecchie.
    L'insetto è munito di zampette uncinate, che si ancorano ai capelli; il passaggio da un ospite all'altro avviene per contatto diretto del capo o, indirettamente, attraverso lo scambio di effetti personali: cappelli, pettini, sciarpe, cuscini ecc.
  • il pidocchio del corpo (Pediculus humanus corporis)
    Non si distingue, per la forma, da quello del capo, e la diagnosi differenziale si effettua in base alla localizzazione.
    Lo si ritrova spesso negli indumenti usati da persone infestate e in questi può sopravvivere anche per un mese.
    Anche questo pidocchio si trasmette per contatto diretto, oppure attraverso indumenti e biancheria da letto.
  • il pidocchio del pube (Phthirus pubis).
    Detto anche piattola, per la sua forma schiacciata, è fornito di arti e uncini molto robusti, capaci di ancorarsi a peli più corposi del capello. Si trasmette per contatto intimo, soprattutto negli adulti.

Le tre specie sono molto simili tra loro: succhiano il sangue del soggetto che parassitano, vivono su un solo ospite e si sviluppano in stadi successivi:

  1. uova (lendini)
  2. ninfa (forma immatura del pidocchio)
  3. pidocchio adulto (in grado di riprodursi).

Le uova sono attaccate alla radice del capello con una loro colla naturale, difficilissima da sciogliere, sono opalescenti, lunghe circa 1 mm e di forma allungata. Le uova vengono deposte 24 o 48 ore dopo l'accoppiamento, a seconda della temperatura più o meno favorevole.
La ninfa rappresenta la forma immatura del parassita adulto; si nutre di sangue da 2 a 5 volte al giorno e diventa adulta, attraverso 3 mute, dopo 7-13 giorni
L'insetto adulto femmina è più grande del maschio; la femmina del pidocchio del capo depone circa 5 uova al giorno, che maturano e si schiudono in 7 giorni, alla temperatura ottimale di 32° C.

Gli unici pidocchi in grado di diventare possibili vettori di microrganismi patogeni per l'uomo sono i pidocchi del corpo, che presentano problemi di sanità pubblica nei periodi caratterizzati da calamità naturali o da guerre, in cui sono frequenti situazioni di promiscuità e di disagio sociale.

Quelli del capo, pur rappresentando un problema di sanità pubblica per la rapidità con cui si propaga l'infestazione, coinvolgendo spesso intere classi di alunni, presentano il vantaggio di non poter sopravvivere più di due o tre giorni al di fuori del corpo umano e di essere facilmente attaccati dai vari sistemi di disinfestazione.

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Le prime punture del pidocchio non si sentono perché nella saliva c’è una sostanza che toglie la sensibilità.

Dopo qualche settimana, la persona inizia a provare prurito locale, avvertendo così la presenza del parassita.

Il prurito è, dapprima, localizzato alle zone di deposizione delle lendini e, in seguito alla nuca e alla parte alta del tronco.
E' causato da una reazione allergica alla saliva dell'insetto e, pertanto, tra l’infestazione e la comparsa dei sintomi trascorre un periodo di latenza, durante il quale è facile la trasmissione della malattia.

Il grattamento può essere causa di lesioni escoriative, impetiginizzazione e ingrossamento locale dei linfonodi.

La diagnosi si basa sull'intensa sintomatologia pruriginosa al capo e sul ritrovamento dell'insetto adulto e delle lendini, specialmente all’altezza della nuca o dietro le orecchie, che appaiono come puntini bianchi o marrone chiaro, di forma allungata, traslucidi, poco più piccoli di una capocchia di spillo. 

Si differenziano dalla forfora in quanto le lendini non si staccano dal capello quando lo si fa scorrere tra le dita, essendo tenacemente attaccate ad esso da una particolare sostanza adesiva. La forfora, al contrario, è facilmente asportabile.


La certezza dell’infestazione si ha solo quando si trova il pidocchio vivo, infatti la presenza di lendini non indica di per sé la presenza del pidocchio, né che la lendine sia vitale (ossia, contenente il parassita).

Il miglior sistema di diagnosi, il “wet combing” (pettinare con un pettine a denti fitti tutti i capelli, dalla radice alla punta, dopo averli cosparsi con abbondante balsamo, fino a che non si raccolgono più insetti), è anche un ottima terapia.
Ripetuta ogni 3-4 giorni per 2 settimane da mani esperte, su infestazioni modeste, può essere efficace quanto i tradizionali insetticidi, senza effetti avversi.
Questo sistema consente di stabilire con certezza se ci sono insetti vivi e nel contempo li rimuove, fatto spesso risolutivo nelle piccole infestazioni, che da noi sono le più frequenti. Inoltre consente anche la prevenzione: se si ha notizia di un contatto è facile fare un controllo sul capo del proprio bambino.

Per eliminare l'infestazione occorre seguire scrupolosamente alcune indicazioni di trattamento, anche se bisogna dire che nessun prodotto ha effetto preventivo, per cui non si può escludere una successiva reinfestazione.
Ecco in breve cosa fare:

  • effettuare un'accurata ispezione del capo, magari con l'aiuto di una lente d'ingrandimento in un ambiente intensamente illuminato, per individuare e rimuovere manualmente pidocchi e uova
  • trattare i capelli con un prodotto antiparassitario specifico
  • dopo il trattamento, usare un pettine possibilmente in acciaio a denti molto fitti (i pettini in plastica tendono facilmente a deformarsi), per rimuovere le uova, pettinando accuratamente ciocca per ciocca partendo dalla radice del capello, oppure cercare di sfilarle manualmente; l'eliminazione delle uova è facilitata se si bagna il pettine o meglio la capigliatura con una soluzione al 50% in acqua di aceto, in grado di diminuire l'adesione delle uova al capello
  • disinfettare le lenzuola e gli abiti, che vanno lavati in acqua a 60°C o a secco (in particolare i cappelli), oppure lasciare gli abiti all'aria aperta per 48 ore (i pidocchi non sopravvivono a lungo lontani dal cuoio capelluto)
  • lasciare all'aria aperta o conservare in un sacchetto di plastica ben chiuso per 2 settimane gli oggetti o i giocattoli venuti a contatto con la persona infestata
  • lavare e disinfettare accuratamente pettini, spazzole e fermagli, immergendoli in acqua molto calda per 10-20 minuti (il parassita è sensibile al calore)
  • non utilizzare in comune pettini, spazzole, fermagli o cappelli
  • in caso di infestazione delle ciglia si può usare un unguento all'ossido di zinco o vaselina; è possibile rimuovere i parassiti e le uova con l'uso di pinzette.

In commercio sono disponibili numerosi prodotti contro la pediculosi, sotto forma di polveri, creme, mousse, gel, shampoo, che, in ogni caso, devono essere consigliati dal medico, in grado di prescrivere il trattamento più idoneo.

E' importante sottolineare che i prodotti contro la pediculosi vanno utilizzati per il trattamento dell'infestazione da pidocchi e non per prevenirla.

La permetrina risulta il prodotto più efficace contro i pidocchi. Si tratta di un piretroide sintetico che uccide sia i pidocchi che le uova, che si mantiene a lungo dopo l'applicazione e che rende in genere sufficiente un solo trattamento.
L'emulsione all'1% si può impiegare in tutti i tipi di pediculosi, applicando sui capelli puliti e sulla pelle un sottile strato di prodotto da lasciare agire per 10 minuti e da rimuovere con abbondante risciacquo.
All'estero la permetrina è in uso da anni e vengono riportati casi di resistenza; non essendo nota la situazione del nostro paese, a scopo precauzionale, appare ragionevole aumentare i tempi di contatto.
La permetrina è ben tollerata, anche se sono possibili reazioni cutanee locali; è sconsigliato l'uso di questo prodotto sotto i 6 mesi di età.

Un trattamento di seconda scelta, da utilizzare solo nei casi in cui si sospetta una resistenza alla permetrina o alle piretrine, è il malathion, un antiparassitario organofosforico rapidamente attivo contro pidocchi e lendini.
Il gel allo 0,5% deve essere spalmato in modo uniforme sui capelli asciutti e sulla pelle sottostante e lasciato in sede per almeno 10 minuti; successivamente va asportato con un accurato lavaggio. Nella maggior parte dei casi non è necessario ripetere l'applicazione. In altri casi ripetere il trattamento dopo 8 giorni.
Con analoghe modalità d'uso può essere impiegato contro la pediculosi del pube. Va evitato il contatto con mucose e occhi.
Non ci sono ad oggi segnalazioni di effetti tossici quando vengano rispettate le avvertenze d'uso. Il prodotto non è stato testato in bambini di età inferiore ai 6 anni, per cui si tende a raccomandarne l’uso solo dopo questa età.

Sono disponibili in commercio anche le piretrine naturali, controindicate negli allergici al crisantemo, sebbene le moderne tecniche di estrazione minimizzino questa possibilità. Sono disponibili solo sottoforma di shampoo e di mousse. Non uccidono però tutte le uova e, per tale ragione, dopo 7-10 giorni è consigliabile ripetere l'applicazione. Va evitato il contatto con gli occhi. La comparsa di resistenze ha aumentato gli insuccessi terapeutici.

Dopo il trattamento i capelli devono essere lavati e pettinati con un pettine a denti fitti, possibilmente in acciaio (i pettini in plastica tendono a deformarsi facilmente) per asportare le uova e i pidocchi morti. La rasatura non è in genere necessaria.

Se la localizzazione è tra le ciglia o le sopracciglia, non si possono utilizzare gli shampoo specifici, perché tossici, ma si ricorre ad un unguento all'ossido giallo di mercurio. Ancora più efficace è l'applicazione di vaselina bianca con un bastoncino cotonato, strisciato dalla base verso il bordo del ciglio. Questo trattamento non elimina le uova, che si schiudono dopo 7-8 giorni. Pertanto va ripetuto 3 volte al dì per 10 giorni.

Da tener presente che per la pediculosi del pube vanno trattati, contemporaneamente, anche i partner delle persone infestate e che può essere utile la rasatura.

Come usare i prodotti


PRINCIPIPREPARAZIONI DISPONIBILIFREQUENZA DEL TRATTAMENTOCONTROINDICAZIONI
PIRETRINE NATURALI SINERGIZZATEMousse termosensibileRipetere il trattamento dopo 7-10 giorninessuna
PIRETROIDI SINTETICI
(permetrina, fenotrina, deltametrina e sumitrina)
Shampoo
Lozione
Gel
Polveri
Ripetere dopo 2-7 giorni

Ripetere dopo 8 giorni
Ripetere dopo 7 giorni
nessuna
MALATHIONGel allo 0,5%Ripetere dopo 8 giorniNon indicato nei bambini di età inferiore a 6 anni

 

Perchè il trattamento fallisce

Il trattamento dell'infestazione può fallire per diversi motivi: in primo luogo a causa di un uso scorretto del prodotto, ma, più spesso a causa di una reinfestazione, contratta con la vicinanza di persone, che presentano ancora il problema.

E’ quindi necessario osservare alcuni accorgimenti e sfatare alcuni miti:

  • importante ispezionare giornalmente il cuoio capelluto e rimuovere meccanicamente le uova con un pettinino a denti fitti; un pettine normale non basta, poiché i denti sono troppo distanti per strappare le uova dal capello
  • applicare il prodotto seguendo rigorosamente le istruzioni scritte nella confezione; fare particolare attenzione al tempo di posa e alle modalità di risciacquo
  • prodotti naturali come l’aceto, la maionese e altri rimedi popolari non sono efficaci nel debellare la pediculosi; l’aceto può essere utile solo per “scollare” più facilmente le uova
  • il pidocchio non è indice di scarsa igiene
  • non è necessario tagliare i capelli
  • il trattamento è necessario solo se esiste una reale infestazione
  • non esistono prodotti preventivi.

 


La circolare del Ministero della sanità n. 4 del 13 marzo 1998 prevede “restrizioni della frequenza di collettività fino all’avvio di idoneo trattamento di disinfestazione, certificato dal medico curante”.

Se si seguono scrupolosamente le indicazioni per eliminare i pidocchi, il bambino può tornare a scuola il giorno successivo al primo trattamento.

Qualora il bambino non venga adeguatamente sottoposto a trattamento antiparassitario, dovrà essere disposto l’allontanamento dalla scuola, in modo da interrompere la catena di trasmissione e verrà richiesto un certificato medico di riammissione.

Nel caso in cui il mancato controllo del bambino da parte dei genitori possa legittimamente configurare una carenza della funzione genitoriale, può essere prevista una segnalazione al servizio socio-assistenziale, per i provvedimenti del caso.


Non è possibile prevenire la pediculosi. Usare i prodotti antiparassitari a scopo preventivo non rende immuni dall'infestazione; si tratta di una pratica inutile e dannosa.

E' possibile, comunque, mettere in atto alcune precauzioni, che sono le sole in grado di poter evitare la trasmissione dei pidocchi e ridurre il rischio di contagio.
Una corretta e mirata informazione e la partecipazione attiva dei soggetti coinvolti (bambini, genitori, pediatra, operatori scolastici, farmacisti) è già efficace per una prevenzione di primo livello.

  1. educare i bambini ad evitare che i capi di vestiario vengano ammucchiati; soprattutto nelle scuole e nelle palestre sarebbe opportuno che ogni bambino disponesse di un armadietto personale
  2. educare i bambini ad evitare lo scambio di oggetti personali, quali pettini, cappelli, sciarpe, nastri, fermagli per capelli, asciugamani
  3. mettere in atto una sorveglianza accurata, con ispezioni settimanali del capo, in particolare sulla nuca e dietro le orecchie (anche quando il bambino non ha sintomi), sia da parte dei genitori, che del personale sanitario delle scuole, per individuare precocemente il problema
  4. in caso di infestazione scolastica, nelle famiglie con bambini in età scolare, sottoporre a un controllo sistematico tutti
    i familiari, in particolare i figli più piccoli e, alla scoperta di eventuali lendini, applicare in modo scrupoloso le regole
    descritte per il trattamento dell'infestazione da pidocchi.

Le informazioni qui pubblicate non sostituiscono in alcun modo i consigli, il parere, la visita, la prescrizione del medico.

Data di pubblicazione: 6 settembre 2013, ultimo aggiornamento 28 gennaio 2015

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