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La resistenza agli antimicrobici è oggi uno tra i più importanti problemi di salute pubblica in ambito sia umano sia veterinario ed è destinata a diventare una delle principali sfide per la salute dei prossimi decenni.

La crescente incidenza di infezioni causate da microrganismi multiresistenti (Multi-Drug Resistant Organisms, MDRO) determina un aumento di morbosità, mortalità e costi associati all’assistenza sanitaria.

In Italia il problema dell’antimicrobico-resistenza (AMR) vede la sua origine soprattutto nella convergenza  di diversi fattori, in particolare l’elevato consumo di antibiotici sia in medicina umana che veterinaria, dalla bassa adesione all’igiene delle mani, dalle azioni di controllo del fenomeno non sufficientemente coordinate, dall’uso spesso inappropriato degli antibiotici. Questi fattori hanno determinato una diffusione tra le più elevate in Europa per molti MDRO quali le Enterobacteriaceae produttrici di carbapenemasi (CPE), Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA), o Acinetobacter baumannii e Pseudomonas aeruginosa multiresistenti (MDR) o pan-resistenti (XDR), come dimostrato dai dati raccolti ed inviati al sistema di sorveglianza Europeo EARS-net.

Per far fronte a questo difficile quadro generale il Ministero della Salute ha recentemente pubblicato, dopo approvazione in Conferenza Stato Regioni, il “Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020”, che affronta il problema in un’ottica generale, di medicina umana e veterinaria, secondo la strategia One Health.

Nel corso della elaborazione del Piano, considerata l’opportunità di un confronto, anche a livello internazionale, sulle misure più efficaci per la prevenzione e il controllo della resistenza agli antimicrobici, in particolare attraverso l’uso prudente degli antibiotici e il controllo delle infezioni ospedaliere, il Ministero della Salute ha invitato il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC - European Center for Diseases Prevention and Control) di Stoccolma ad effettuare una visita mirata nel nostro paese con un team di esperti.

L’ECDC ha, infatti, anche il mandato di supportare gli Stati Membri nel controllo e prevenzione delle malattie infettive, incluse le infezione da germi antimicrobico-resistenti e, all’interno delle sue attività, ha sviluppato un processo di visite nei paesi europei allo scopo di valutare, con gli stessi, la situazione epidemiologica locale, discutere specifiche problematiche e criticità, concordare l'applicazione di opportune strategie migliorative.

La visita in Italia si è svolta dal 9 al 13 gennaio 2017 e, dopo avere visitato 3 regioni - che rispecchiano realtà differenti -, e alcuni ospedali, parlato con esperti e rappresentanti delle istituzioni, i delegati dell’ECDC hanno stilato le loro conclusioni - evidenziando il pericolo rappresentato dall’AMR e la necessità di un coordinamento per affrontare il fenomeno, affinché le buone pratiche già consolidate in alcune aree del Paese divengano patrimonio comune nella pratica quotidiana degli operatori e dei cittadini - e fornito una serie di raccomandazioni, in un documento finale (Country Visit Report - ECDC Country visit to Italy to discuss antimicrobial resistance issues), che si fornisce in allegato nella sua versione finale.

Si riportano sinteticamente di seguito le  più rilevanti raccomandazioni contenute nel report:

  • Il Ministero della Salute è invitato a tener presente che l’AMR può costituire una “rilevante minaccia per la salute pubblica del Paese”, individuare risorse ad hoc, supportare una pianificazione nel breve e lungo termine.
  • Il Piano Nazionale rappresenta un’opportunità per definire una roadmap ed è necessario che venga finalizzato e approvato rapidamente, includendo azioni, indicatori e obiettivi. 
  • L’Italia è leader nel campo delle vaccinazioni. Alla stessa maniera dovrebbero essere individuati indicatori da inserire nel monitoraggio annuale dei LEA. 
  • È necessaria l’individuazione, sia a livello nazionale che regionale, di fondi dedicati.
  • Occorre costruire un sistema di incentivi per il raggiungimento dei risultati correlati alla prevenzione ed al controllo delle infezioni correlate all’assistenza e all’antimicrobial stewardship.
  • È necessaria l’istituzione di un Team dedicato all’AMR all’interno del Ministero della Salute, che sia multisettoriale e che si occupi anche del coordinamento delle iniziative di comunicazione.
  • È urgente il potenziamento della sorveglianza, con maggiori allerte e automazione, specie per tematiche rilevanti come le CPE.
  • Si deve prevedere un sistema di accreditamento dei laboratori di microbiologia con l’individuazione di criteri minimi.
  • Occorre definire indicatori per requisiti minimi (esempio un rapporto personale/posti letto) per le strutture che si devono impegnare contro le infezioni correlate all’assistenza e nell’antimicrobial stewardship.
  • È necessario rinforzare il training dei laureati, dei laureandi e degli operatori impegnati nel contrasto delle infezioni correlate all’assistenza e nell’antimicrobial stewardship.
  • Si devono realizzare campagne di comunicazione multisettoriali, formando gruppi di coordinamento, preparando un piano di azione annuale, mappando quello che viene fatto a livello nazionale, disseminando le buone pratiche.
  • È urgente rinforzare la partnership tra stakeholders regionali e nazionali.

In sintesi, gli esperti hanno rilevato la necessità di interventi urgenti in tutti i settori, oggetto di attenzione e di azioni specifiche nel Piano nazionale di contrasto dell’AMR.

Le conclusioni e le raccomandazioni sono già state recepite nel Piano Nazionale di contrasto dell'antimicrobico-resistenza (PNCAR), tradotte in azioni specifiche.

Data di pubblicazione: 12 dicembre 2017, ultimo aggiornamento 12 dicembre 2017

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