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I Centri per l'educazione e la riabilitazione visiva sono stati istituiti dalla legge dalla Legge 28 agosto 1997, n. 284 . Il loro campo di attività non riguarda tutti gli interventi mirati alla tutela della salute visiva, ma si concentra in attività di prevenzione della cecità e riabilitazione funzionale visiva, come indicato nei decreti.

Il Decreto Ministeriale 18 dicembre 1997, modificato dal decreto 10 novembre 1999, ha stabilito i Requisiti organizzativi, strutturali e funzionali dei Centri specializzati per l’educazione e la riabilitazione visiva.

I compiti e le attività dei Centri per l’educazione e la riabilitazione visiva, nonché i criteri di ripartizione dei finanziamenti previsti in favore delle Regioni per la realizzazione di interventi di prevenzione della cecità e di riabilitazione visiva, sono definiti dall’Accordo Stato-Regioni del 20 maggio 2004.

Inoltre, se previsto da Regioni e Province autonome i Centri sono referenti per la prescrizione delle protesi specifiche e degli ausili tiflotecnici (ausili che rendono possibile o facilitano alle persone ipovedenti lo svolgimento degi impegni quotidiani) previsti dal Servizio sanitario nazionale per la riabilitazione visiva e svolgono screening per la diagnosi precoce.

Obiettivo essenziale della riabilitazione è quello di ottimizzare le capacità visive residue, per il mantenimento dell'autonomia e la promozione dello sviluppo, garantire le attività proprie dell'età ed un livello di vita soddisfacente.

Nella tabella che segue, tratta dalla  Relazione 284/97 anno 2020 , Capitolo 4- Attività regionali, vediamo la distribuzione dei centri di riabilitazione visiva per milione di abitanti nelle Region, si può notare che diverse Regioni hanno un elevato numero di centri rispetto alla popolazione residente; in particolare, alcune delle Regioni meno popolose hanno comunque un centro di riabilitazione visiva o più di uno.


REGIONE

Numero di centri

N. centri per milione di abitanti

REGIONE

Numero di centri

N. centri per milione di abitanti

Piemonte

5

1,2

Marche

1

0,7

Valle d’Aosta

1

8,0

Lazio

3

0,5

Lombardia

15

1,5

Abruzzo

3

2,3

P.A. Bolzano

1

1,9

Molise

-

-

P.A. Trento

1

1,8

Campania

2

0,3

Veneto

4

0,8

Puglia

1

0,2

Friuli-V.G.

2

1,7

Basilicata

-

-

Liguria

1

0,6

Calabria

1

0,5

Emilia-R.

4

0,9

Sicilia

-

-

Toscana

3

0,8

Sardegna

1

0,6

Umbria

1

1,1

ITALIA

50

0,8


È possibile, sulla base dei dati inviati dalle Regioni, tracciare un quadro generale della riabilitazione visiva in Italia. Emerge una disparità a livello regionale nell’applicazione della legge, infatti alcune Regioni hanno favorito una presenza più capillare dei centri stessi, mentre altre hanno cercato di centralizzarli, con il fine di garantire una maggiore specializzazione.

Rispetto alla distribuzione per fasce di età la relazione evidenzia che il percorso di riabilitazione visiva varia sensibilmente se riferito all’età pediatrica o quella dell’anziano. I disabili visivi pediatrici sono una minoranza rispetto al gran numero degli anziani, tuttavia il loro processo riabilitativo costituisce un impegno ed un onere maggiore. Infatti, mentre per l’adulto e per l’anziano la riabilitazione avviene normalmente in regime ambulatoriale, la riabilitazione in età pediatrica presuppone un centro altamente specializzato con un’équipe allargata a figure professionali della sfera neuropsichiatrica dell’età evolutiva, di educatori specializzati e di fisiatri; necessita di un periodo di ricovero del bambino con la presenza costante dei genitori. In Italia per la fascia pediatrica esistono centri altamente qualificati e di lunga tradizione. 

Distribuzione percentuale per fascia d’età dei casi trattati dai centri per la riabilitazione visiva, anno 2020

Infine riguardo la distribuzione territoriale ottimale dei centri di riabilitazione visiva  gli International Standards for Vision Rehabilitation: Report of the International Consensus Conference di Roma 2015 presuppongono tre livelli di servizi che si differenziano per complessità di assistenza e copertura territoriale: un primo livello, capillare sul territorio, ha funzione di screening, di classificazione, di prima assistenza; un secondo livello, che esegue la riabilitazione visiva e anche il follow-up riabilitativo, agisce in un contesto multidisciplinare con tutta la tecnologia disponibile; un terzo livello svolge attività di ricerca, di formazione e di raccolta dati.

Un tale quadro di organizzazione assistenziale potrebbe divenire un obiettivo sostenibile da realizzare da parte delle Regioni, pur tenendo conto delle esigenze locali di razionalizzazione e di super-specializzazione dei centri di terzo livello sostenendo, a livello dei Piani nazionali e regionali, strategie efficaci per percorsi di cura (non solo prettamente oftalmologica) centrate sulla persona e lungo tutto il corso della vita, con particolare attenzione all’empowerment del paziente e ad un’adeguata educazione sanitaria. In tal senso andrebbe valutato il potenziamento della medicina di base e dei servizi territoriali per la prevenzione, che potrebbero svolgere un primo livello con funzione di screening, classificazione e di prima assistenza, anche in campo riabilitativo.



La IAPB Italia onlus, fondata nel 1977 dalla Società Oftalmologica Italiana (SOI) e dall’Unione italiana ciechi e riconosciuta ufficialmente dallo Stato Italiano con la legge n. 284 del 28 agosto 1997, è una sezione dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità (International Agency for the Prevention of Blindness-IAPB), fondata nel 1975 a Londra come organizzazione non governativa impegnata nella mobilitazione di risorse e mezzi a livello mondiale per le attività di prevenzione delle malattie della vista.

Obiettivo dell' Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB, è quello di promuovere e sostenere una campagna globale contro tutte le forme di cecità evitabile, con impegno particolare nei riguardi delle comunità prive di mezzi. 

La IAPB Italia onlus collabora con l’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’ambito della riabilitazione visiva degli ipovedenti. La Sezione italiana dell’Agenzia ha, infatti, fondato un Polo Nazionale presso il Policlinico A. Gemelli, importante Centro di Collaborazione OMS per la prevenzione della cecità e la riabilitazione visiva.

Le attività attraverso le quali IAPB Italia onlus, Ente Vigilato dal Ministero della salute, attua le proprie finalità istituzionali di prevenzione e riabilitazione degli ipovedenti riguardano diversi ambiti ed in particolare:

  • Programmi di educazione sanitaria
  • Campagne di prevenzione secondaria (finalizzate alla diagnosi precoce delle malattie oculari)
  • Organizzazione di seminari e convegni
  • Produzione e distribuzione di materiale divulgativo
  • Aggiornamento costante del presente sito web (www.iapb.it)
  • Pubblicazione di “Oftalmologia Sociale“, rivista di sanità pubblica
  • Linea verde di consultazione oculistica: 800 068506 (attiva dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13)
  • Forum del sito internet (l’oculista risponde)
  • Interventi nei Paesi in via di sviluppo (attività internazionali)
  • Polo Nazionale di Servizi e Ricerca per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva degli Ipovedenti (presso il Policlinico A. Gemelli di Roma)
  • Centro di diagnostica e riabilitazione visiva per bambini con deficit plurisensoriali, presso il Policlinico A. Gemelli

Il Polo Nazionale di Servizi e Ricerca per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva degli Ipovedenti è un progetto dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus (Legge n. 291/03). Operativo dal 2007, il Polo ha i seguenti lavora sui seguenti obiettivi:

  • sviluppare le iniziative di prevenzione come stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con cui il Polo Nazionale collabora ufficialmente;
  • contrastare l’insorgenza dell’ipovisione, in forte crescita nei Paesi occidentali a causa dell’allungamento della vita media. Dal primo maggio 2013 il Polo Nazionale è Centro di collaborazione Oms per la prevenzione della cecità e la riabilitazione visiva. L’accordo è stato rinnovato fino a maggio 2023;
  • effettuare la riabilitazione sia dei bambini che degli adulti, seguendo due procedure differenziate e adatte a ogni singolo paziente.

Il Polo Nazionale ha come attività principale l’assistenza e la riabilitazione visiva, occupandosi anche di ricerca medico-scientifica. Nel complesso mira a garantire alle persone ipovedenti un’adeguata autonomia e una migliore qualità della vita. Più nello specifico si occupa di:

  • sperimentazione di nuovi modelli riabilitativi e utilizzo di avanzati ausili ottici ed elettronici per gli ipovedenti;
  • trattamenti riabilitativi per pazienti ipovedenti;
  • ricerca nel campo dell’ipovisione, della medicina preventiva e dell’epidemiologia;
  • realizzazione di una rete tra i centri di ipovisione, al fine di sperimentare modelli di ricerca innovativi;
  • formazione e aggiornamento degli operatori con convegni e seminari;
  • consulenza scientifica agli Enti pubblici competenti in materia sanitaria.













La Legge n.138 del 3 aprile 2001 "Classificazione e quantificazione delle minorazioni visive e norme in materia di accertamenti oculistici" ha stabilito la definizione di ciechi totali, ciechi parziali, ipovedenti gravi, ipovedenti medio-gravi, ipovedenti lievi, delimitando le varie forme di minorazioni visive meritevoli di un riconoscimento giuridico.

La norma disciplina la quantificazione dell'ipovisione e della cecità secondo i parametri accettati dalla letteratura internazionale, stabilendo due principi fondamentali:

  • l’importanza della visione periferica nella definizione di funzione visiva;
  • l’esistenza, oltre alla cecità (ciechi totali o parziali), di 3 livelli di ipovisione (Ipovedenti gravi, medio-gravi e lievi); nella legislazione italiana è stato introdotto il termine “ipovisione”.

L’ipovisione  è una condizione di marcata e permanente riduzione della funzione visiva che limita l’autonomia dell’individuo, infatti quando non può essere completamente corretta con lenti o trattamenti medico-chirurgici, ostacola il pieno svolgimento della vita di relazione e dell’attività lavorativa. 

Si devono considerare sia l’ipovisione centrale che l’ipovisione periferica:

  • l’ipovisione centrale non permette di riconoscere l’oggetto che si sta fissando. Causa la perdita della capacità di lettura, scrittura e di tutte le attività cosiddette fini. È la forma più frequente;
  • l’ipovisione periferica può garantire, invece, una buona visione di ciò che si fissa, ma riduce fortemente la percezione dello spazio circostante.

Di seguito si riportano le definizioni contenute nella Legge 138/01:

Si definiscono ciechi totali:

  • coloro che sono colpiti da totale mancanza della vista in entrambi gli occhi
  • coloro che hanno la mera percezione dell'ombra e della luce o del moto della mano in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore
  • coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 3 per cento

Si definiscono ciechi parziali:

  • coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione
  • coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 10 per cento

Si definiscono ipovedenti gravi:

  • coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 1/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione
  • coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 30 per cento

Si definiscono ipovedenti medio-gravi:

  • coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 2/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione
  • coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 50 per cento

Si definiscono ipovedenti lievi:

  • coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 3/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione
  • coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 60 per cento.



Adottato il 6 agosto 2020 con Intesa in Conferenza Stato-Regioni, il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 è lo strumento fondamentale di pianificazione centrale degli interventi di prevenzione e promozione della salute da realizzare sul territorio e mira a garantire sia la salute individuale e collettiva sia la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, attraverso azioni quanto più possibile basate su evidenze di efficacia, equità e sostenibilità che accompagnano il cittadino in tutte le fasi della vita, nei luoghi in cui vive e lavora.

Il Piano si articola in sei Macro Obiettivi: malattie croniche non trasmissibili; dipendenze e problemi correlati; incidenti stradali e domestici; infortuni e incidenti sul lavoro, malattie professionali; ambiente, clima e salute; malattie infettive prioritarie e vuole contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che definisce un approccio combinato agli aspetti economici, sociali e ambientali che impattano sul benessere delle persone e sullo sviluppo delle società, affrontando dunque il contrasto alle disuguaglianze di salute quale priorità trasversale a tutti gli obiettivi.

Nel contesto del Macro-Obiettivo Malattie croniche non trasmissibili, considerati il progressivo invecchiamento della popolazione, i cambiamenti comportamentali e di stili di vita e l'urbanizzazione, che aumenteranno nei prossimi decenni il numero di persone con malattie croniche, quali il glaucoma e la retinopatia diabetica,  trova  il giusto riscontro il rapporto World report on Vision dell’Organizzazione Mondiale della sanità, dell’ottobre 2019. Il rapporto OMS propone strategie efficaci per le cure oftalmologiche, centrate sulla persona e lungo tutto il corso della vita, per raggiungere l’Obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) 3: “Garantire una vita sana e promuovere il benessere per tutti a tutte le età” e l’Obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) 3.8: “Garantire una copertura sanitaria universale”.

Nell’ambito delle attività di prevenzione di malattie oftalmologiche si segnala il Progetto Vista in Salute, attraverso il quale un tir equipaggiato con ambulatori oculistici mobili ad alta tecnologia ha raggiunto le piazze delle principali città italiane, offrendo controlli oftalmologici gratuiti alla popolazione sopra i 40 anni, per la prevenzione del glaucoma, della retinopatia diabetica e della maculopatia. Il progetto è stato finanziato dal contributo straordinario triennale previsto dalla legge di stabilità 2019 Legge 30 dicembre 2018, n.145; successivamente la Legge 28 febbraio 2020, n. 8, articolo 1, comma 10-sexiesdecies, ha disposto l’incremento del fondo per gli anni 2020, 2021, 2022 e 2023. 

Aree di integrazione del PNP correlate alla salute visiva

Il Piano Nazionale della Prevenzione prevede che ogni Regione predisponga e approvi un proprio Piano Regionale della prevenzione (PRP). Il PNP e i PRP svolgono un ruolo di governance e orientamento, favorendo il collegamento e l’integrazione tra le azioni previste da leggi, regolamenti, Piani di settore.

Le principali aree di integrazione correlate alla salute visiva riguardano la cronicità e connessione con il relativo Piano Nazionale, i rapporti con la rete oncologica, i registri tumori, i Distretti e i Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta (MMG e PLS) e la promozione della salute in gravidanza e nei primi 1000 giorni di vita

In particolare quest’ultima area di integrazione consente di ridurre i fattori di rischio individuali e rimuovere le cause che impediscono ai cittadini l’accesso ad ambienti e a scelte di vita salutari, mettendo in atto l’azione preventiva già a partire dal periodo preconcezionale e  nei primi 1000 giorni, cioè nel periodo che intercorre tra il concepimento e i primi due anni di vita del bambino, arco temporale decisivo per gettare le basi della salute degli individui.

Tra le azioni fondamentali da ricordare nei primi mille giorni di vita si richiama l’attenzione agli screening neonatali per la diagnosi precoce della cataratta congenita che insieme allo screening per la diagnosi precoce della sordità congenita e allo screening neonatale esteso sono previsti dall’articolo 38, Ricovero ordinario per acuti, comma 2 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017 che aggiorna i Livelli Essenziali di Assistenza/LEA.

Va ricordato anche il Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 che, con l’obiettivo Prevenire le conseguenze dei disturbi neurosensoriali, ha permesso alle Regioni di avviare attività progettuali sullo screening per la diagnosi della cataratta congenita.



Il Piano nazionale di prevenzione 2014-2018 contiene, come il precedente, un capitolo dedicato alla prevenzione in campo oftalmologico.
L’impatto psicosociale della cecità e dell’ipovisione è molto rilevante. Tali condizioni, specie se compaiono alla nascita o precocemente nell’infanzia, creano situazioni complesse perché, oltre a determinare una disabilità settoriale, interferiscono con numerose aree dello sviluppo e dell’apprendimento. A prescindere dagli aspetti più squisitamente umani, riguardo al dramma di un bambino non vedente, esistono i problemi economici legati alla sua assistenza e alla sua formazione che incidono pesantemente sulla famiglia e sulla società.

I difetti oculari congeniti: cataratta, glaucoma, retinoblastoma, retinopatia del prematuro (la cui prevenzione deve seguire protocolli nazionali specifici) rappresentano oltre l’80% delle cause di cecità e ipovisione nei bambini fino a cinque anni di età e più del 60% sino al decimo anno.

La prevenzione dell'ipovisione e dell'ambliopia trova il suo ideale primo momento alla nascita (considerato che il parto in regime di ricovero consente di raggiungere l’intera popolazione neonatale, che la visita oculare alla nascita è più facilmente eseguibile rispetto ad età successive e che la struttura ospedaliera può disporre del personale, degli ambienti e dello strumentario necessario). L’identificazione delle cause di danno funzionale o di ostacolo alla maturazione della visione tanto più è precoce, tanto più garantisce possibilità di trattamento o di efficaci provvedimenti riabilitativi. Anche se le difficoltà di valutazione dell'integrità anatomo-funzionale del sistema visivo in età neonatale costituiscono un limite indiscutibile all'identificazione di affezioni e difetti rifrattivi lievi, lo screening nei primi giorni di vita ha come obiettivo l’esclusione di affezioni incompatibili con il livello funzionale del neonato e il suo futuro sviluppo.

La strategia del macro obiettivo 2. Prevenire le conseguenze dei disturbi neurosensoriali (ipovisione e cecità) del PNP 2014-2018, si basa sullo screening oftalmologico pediatrico e vede due momenti importanti: la nascita e l’età di 3 anni. Lo screening neonatale può essere eseguito sia dal pediatra sia dall’oculista.
Naturalmente tutti i bambini nati pre-termine devono essere esaminati, secondo i protocolli già esistenti in letteratura, da oftalmologi esperti sia durante la degenza ospedaliera che dopo la dimissione per diagnosticare, monitorare ed eventualmente trattare la retinopatia del pre-termine. Per quanto riguarda la visita ai 3 anni, le figure professionali che possono essere coinvolte sono: il pediatra, l’oculista e l’ortottista. La metodologia di screening deve essere in grado di limitare al massimo i falsi negativi.

Le Regioni e le Province Autonome hanno declinato il macro obiettivo 2 del PNP, articolandolo nei seguenti progetti dei rispettivi Piani regionali:   

  • Abruzzo: progetto "Effettuare lo screening oftalmologico neonatale in tutti i punti nascita", all'interno del programma 4 - Operatori sanitari promotori di Salute
  • Basilicata: progetto “Individuazione precoce dei disturbi audiologici ed oftalmologici del neonato"
  • PA Bolzano: progetto "Effettuare lo screening oftalmologico neonatale in tutti i punti nascita", all'interno del programma 2 - Screening per la diagnosi delle forme di ipovisione congenita
  • Calabria: progetto "Prevenire le conseguenze dei disturbi neurosensoriali - ipovisione e cecità progetto di screening oftalmologico neonatale", all'interno del programma 3 - Promozione della salute della donna e del bambino
  • Campania: progetto "Prevenire le conseguenze dei disturbi neurosensoriali - ipovisione e cecità progetto di screening oftalmologico neonatale", all’interno del programma "I primi 1.000 giorni di vita"
  • Emilia Romagna: progetto "Implementazione e monitoraggio di alcuni fra i principali screening neonatali", all’interno del programma 3 - Setting Comunità - Programmi età specifici
  • Friuli Venezia Giulia: progetto “Consolidamento e sviluppo dello screening oftalmologico neonatale in tutti i Punti nascita", all’interno del programma "Gli Screening in regione Friuli Venezia Giulia"
  • Lazio: progetto "Screening oftalmologico neonatale per la diagnosi precoce della ipovisione", all'interno del programma "Prevenzione e controllo delle MCNT a maggior rilevanza quali malattie CV, tumori, diabete e conseguenze dei disturbi neurosensoriali congeniti"
  • Liguria: progetto "Effettuare lo screening oftalmologico neonatale in tutti i punti nascita", all'interno del programma Prevenzione e promozione di corretti stili e abitudini di vita - Percorso nascita, prima infanzia, età scolare (scuola obbligo) - Ridurre le conseguenze dei disturbi neurosensoriali
  • Lombardia: progetto "Messa a sistema dello screening audiologico e dello screening oftalmologico presso tutti i Punti Nascita", all'interno del programma "Promozione della salute del bambino e della mamma nel percorso nascita"
  • Marche: progetto "Screening neonatali", all'interno del programma 1 - Bambini DOP: Denominazione di Origine Protetta
  • Molise: progetto "Screening oftalmologico neonatale", all’interno del programma di screening neonatali
  • Piemonte: progetti "Ricognizione screening neonatali", "Test con riflesso rosso" e "Screening della retinopatia", all’interno del Programma 5 - Screening di popolazione
  • Puglia: progetto "Screening neonatali", all’interno del programma 3.6 Screening
  • Sardegna: progetti "Ricognizione dello stato di attuazione a livello regionale dei percorsi di screening neurosensoriale neonatale audiologico e oftalmologico" e "Sviluppo del percorso regionale di screening audiologico neonatale e sua attivazione in tutti i punti nascita entro il 2018", all’interno del programma 2.1 - Screening dei disturbi neurosensoriali neonatali
  • Sicilia: progetti "Sensibilizzazione Direzioni Sanitarie di Presidio", "Predisposizione del servizio" e "Attivazione del servizio", all'interno del Programma Regionale di screening oftalmologico neonatale
  • Toscana: progetto "Screening oftalmologico neonatale", all'interno del programma "Percorso nascita"
  • PA Trento: progetto "Screening oftalmologico", all'interno del programma "Screening neonatali"
  • Umbria: progetto "Screening pediatrici: un’attività da monitorare", all’interno del programma "Conoscere per decidere"
  • Veneto: progetto "Genitori Più – Coordinamento Promozione Salute Materno-Infantile, azione 9 Promozione screening audiologico e oftalmologico", all’interno del "Piano della promozione della salute materno infantile"
  • Valle d’Aosta: progetto "Effettuare lo screening oftalmologico neonatale in tutti i punti nascita", all’interno del programma "Comunità che promuove salute".

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Data di pubblicazione: 22 dicembre 2021, ultimo aggiornamento 22 aprile 2024

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