Lo screening per la diagnosi precoce del tumore mammario si rivolge alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni e si esegue con una mammografia ogni 2 anni

Il tumore della mammella è la neoplasia più frequente nelle donne, in cui circa un tumore maligno ogni tre (30%) è un tumore mammario (I numeri del cancro in Italia 2020). Nel 2018 il carcinoma mammario ha rappresentato la prima causa di morte per tumore nelle donne, con 13.076 decessi (fonte ISTAT).

Negli ultimi decenni si è registrato un costante aumento di frequenza di diagnosi, accompagnata, però, da una riduzione della mortalità.
Ciò è stato possibile anche grazie alla sempre più ampia diffusione della diagnosi precoce, che ha permesso di aumentare il numero di tumori identificati ai primi stadi di sviluppo della malattia, quando il trattamento ha maggiori probabilità di essere efficace e meno invasivo.

L’esame di screening

Lo screening per la diagnosi precoce del tumore mammario si rivolge alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni e si esegue con una mammografia ogni 2 anni. In alcune Regioni si sta sperimentando l’efficacia in una fascia di età più ampia, quella compresa tra i 45 e i 74 anni.

La mammografia è un esame radiologico della mammella, efficace per identificare  precocemente i tumori del seno, in quanto consente di identificare i noduli, anche di piccole dimensioni, non ancora percepibili al tatto.

I programmi organizzati di screening prevedono che l’esame venga eseguito visualizzando la mammella sia dall’alto verso il basso che lateralmente. 

Gli esami di approfondimento

Una positività alla mammografia non equivale a una diagnosi certa di cancro al seno, anche se indica una maggiore probabilità di essere affette dalla patologia.

Per questa ragione, in caso di un sospetto, al primo esame seguono ulteriori accertamenti diagnostici che, all’interno dei programmi organizzati di screening, consistono in una seconda mammografia, in un’ecografia e in una visita clinica.
A questi esami può far seguito una biopsia per valutare le caratteristiche delle eventuali cellule tumorali.

Soltanto al completamento di questo percorso si ottiene la conferma della diagnosi e, in caso di positività, si dà il via all’iter terapeutico.

Il trattamento 

Se gli approfondimenti confermano la presenza di lesioni tumorali maligne, viene proposto un trattamento secondo un preciso protocollo terapeutico nei centri di riferimento del programma di screening.

Il tipo di intervento è strettamente connesso al tipo di tumore diagnosticato e al suo stadio.
Tuttavia, nella quasi totalità dei casi, il percorso terapeutico per il cancro del seno prevede un intervento chirurgico per rimuovere i tessuti malati.
Negli ultimi anni, nei casi di cancro circoscritto a un’area ristretta, si ricorre alla chirurgia conservativa, che consente di asportare soltanto la parte del seno in cui si trova la lesione (è quella che viene chiamata quadrantectomia).

Gli interventi, tuttavia, se necessario, possono essere più invasivi. Spesso si procede all’asportazione dei linfonodi dell'ascella, che rappresentano la via principale attraverso cui il tumore tenta di diffondersi al resto dell’organismo.
Il trattamento del cancro al seno può prevedere inoltre il ricorso alla radio e chemioterapia e a specifici farmaci.

Per approfondire consulta:


I programmi di screening prevedono l’invito attivo della donna alla scadenza dei periodi stabiliti e secondo le modalità previste dal programma regionale (in genere la donna riceverà una lettera di invito dalla Asl di appartenenza per concordare le modalità e la data di esecuzione dell’esame).


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Data di pubblicazione: 26 marzo 2021, ultimo aggiornamento 16 giugno 2021

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