L’assistenza distrettuale proponendosi di coordinare ed integrare tutti i percorsi di accesso ai servizi sanitari da parte del cittadino, si avvale in primis dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, convenzionati con il SSN. Essi, valutando il reale bisogno sanitario del cittadino, regolano l’accesso agli altri servizi offerti dal SSN.

Il contratto dei medici di medicina generale e di pediatria prevede, salvo eccezioni, che ciascun medico di medicina di base assista al massimo 1.500 pazienti adulti (di età superiore ai 13 anni) e ciascun pediatra 800 bambini (di età compresa fra 0 e 13 anni). Esistono comunque realtà territoriali in cui, per carenza di medici pediatri o per libera scelta dei genitori, è consentito che i bambini siano assistiti da medici di medicina generale.

In media a livello nazionale ogni medico di base ha un carico potenziale di 1.197 adulti residenti. A livello regionale esistono notevoli differenziazioni: per le Regioni del Nord, fatte salve alcune eccezioni, gli scostamenti dal valore medio nazionale sono positivi. In particolare si evidenzia la Provincia Autonoma di Bolzano con 1.584 residenti adulti per medico di base: va però tenuto presente che in detta Provincia Autonoma il contratto di convenzione con il SSN dei medici di base stabilisce quale massimale di scelte 2.000 assistiti.

In tutte le Regioni del Sud, ad eccezione della Regione Sardegna, il carico potenziale dei medici di medicina generale è inferiore al valore medio nazionale; la Regione Basilicata in particolare registra il valore minimo di 1.028 residenti adulti per medico. Il carico medio potenziale per pediatra è a livello nazionale di 995 bambini, con un’ampia variabilità territoriale (da un valore di 865 bambini per pediatra in Sicilia a 1.252 bambini per pediatra nella Prov. Aut. di Bolzano). Tutte le Regioni sono comunque caratterizzate da una carenza più o meno accentuata di pediatri in convenzione con il SSN.

A fronte del carico potenziale dei medici di base (di medicina generale e pediatri), è possibile valutare il carico assistenziale effettivo, dato dal numero degli iscritti al SSN (coloro che hanno scelto presso la ASL di competenza il proprio medico di base) per ciascun medico.

Nella maggior parte delle Regioni tale indicatore evidenzia che il numero di scelte per medico di medicina generale è di poco inferiore al numero di adulti residenti per medico di medicina generale. Il numero di scelte per pediatra è sempre inferiore al numero dei bambini residenti per pediatra.

Tuttavia è in atto una tendenza di riduzione dello scostamento tra i due indicatori. Complessivamente il numero totale delle scelte è di poco inferiore al numero complessivo dei residenti.

Per molti bambini l’assistenza di base continua ad essere erogata dal medico di medicina generale anziché dal pediatra.

Il servizio di guardia medica garantisce la continuità assistenziale per l’intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana: esso si realizza assicurando interventi domiciliari e territoriali per le urgenze notturne festive e prefestive. L’attività di guardia medica è organizzata nell’ambito della programmazione regionale per rispondere alle diverse esigenze legate alle caratteristiche geomorfologiche e demografiche.

Nel 2016 sono stati rilevati in Italia 2.981 punti di guardia medica; con 12.064 medici titolari ovvero 20 medici ogni 100.000 abitanti. A livello territoriale si registra una realtà notevolmente diversificata sia per quanto riguarda la densità dei punti di guardia medica sia per quanto concerne il numero dei medici titolari per ogni 100.000 abitanti.

L’assistenza farmaceutica convenzionata consiste nella fornitura di specialità medicinali e preparati galenici utili per la prevenzione o la cura delle malattie; essa rappresenta, nell’ambito dei servizi erogati dal SSN, quella più suscettibile di variazione poiché è strettamente dipendente dalle disposizioni dettate dalle varie leggi finanziarie.

In Italia nel 2016 sono state prescritte 585.337.324 ricette con un importo di quasi 10 miliardi di euro, con un costo medio per ricetta di 15,69 euro. Il costo medio per ricetta risulta fortemente variabile all’interno del territorio nazionale registrando il valore minimo in Toscana (12,77 euro) e quello massimo (20,10 euro) in Lombardia.

L’assistenza domiciliare integrata è intesa come l’assistenza domiciliare erogata in base ad un piano assistenziale individuale attraverso la presa in carico multidisciplinare e multi professionale del paziente. Sono comprese anche le cure palliative domiciliari e i casi di dimissione protetta. Il piano assistenziale consiste nella definizione di un insieme organizzato di trattamenti medici, infermieristici e riabilitativi, necessari per stabilizzare il quadro clinico, limitare il declino funzionale e migliorare la qualità della vita.

In generale le ipotesi di attivazione dell’intervento si riferiscono a malati terminali, incidenti vascolari acuti, gravi fratture in anziani, forme psicotiche acute gravi, riabilitazione di vasculopatici, malattie acute temporaneamente invalidanti dell’anziano e dimissioni protette da strutture ospedaliere.

Nel corso del 2016 sono stati assistiti al proprio domicilio 946.812 pazienti, di questi l’82,3% è rappresentato da assistibili di età maggiore o uguale a 65 anni e il 10,4% è rappresentato da pazienti terminali.

Mediamente a ciascun paziente sono state dedicate circa 17 ore di assistenza erogata in gran parte da personale infermieristico (12 ore per caso). In particolare, le ore dedicate a ciascun assistito anziano sono state 16, di cui 11 erogate da personale infermieristico, mentre le ore dedicate a ciascun malato terminale risultano pari a 18, di cui 14 erogate dal personale infermieristico.

Le strutture sanitarie che erogano prestazioni in ambito di assistenza distrettuale sono: gli ambulatori/laboratori in cui si erogano prestazioni specialistiche come l’attività clinica, di laboratorio e di diagnostica strumentale; le strutture di assistenza territoriale in regime residenziale; le strutture di assistenza territoriale in regime semiresidenziale; le strutture territoriali di altro tipo quali i centri di dialisi ad assistenza limitata, gli stabilimenti idrotermali, i centri di salute mentale, i consultori familiari, i centri distrettuali, ecc.; gli istituti o centri di riabilitazione ex art. 26 L. 833/78 che svolgono la propria attività fornendo prestazioni diagnostiche e terapeutico-riabilitative in forma residenziale, semiresidenziale, ambulatoriale, extramurale e domiciliare.

Nel 2016 in totale sono state censite 8.928 strutture sanitarie di tipo ambulatorio/laboratorio: la percentuale di strutture pubbliche è molto variabile a livello regionale; in generale nelle Regioni Centro-meridionali si ha una prevalenza di strutture private accreditate. Una situazione opposta si registra per quanto riguarda le altre strutture territoriali (centri dialisi ad assistenza limitata, stabilimenti idrotermali, centri di salute mentale, consultori familiari, centri distrettuali ecc.) nelle quali prevale la gestione diretta delle Aziende Sanitarie.

Le strutture di tipo Ambulatorio/Laboratorio pubbliche erogano nella maggior parte dei casi assistenza clinica, mentre quelle private accreditate erogano in egual misura prestazioni di laboratorio e cliniche.

Per quanto riguarda le altre strutture territoriali, nel 2016 sono stati censite 7.324 strutture residenziali, 3.064 strutture di tipo semiresidenziale, 5.649 strutture di altro tipo (come centri di salute mentale, consultori, stabilimenti idrotermali). Con riferimento alle strutture residenziali e semiresidenziali sono stati censiti 244.928 posti, pari a 497 per 100.000 abitanti. Di questi il 69,4% sono stati dedicati all’assistenza agli anziani, il 12,4% all’assistenza psichiatrica, il 17,2% all’assistenza ai disabili psichici e fisici, 1,0% ai pazienti terminali.

Nel 2016 sono state rilevate 1.109 strutture riabilitative con 14.702 posti per l’attività di tipo residenziale e 14.609 per l’attività di tipo semiresidenziale. Nel complesso in Italia sono presenti 48 posti in strutture riabilitative ogni 100.000 abitanti. Il numero di utenti totali assistiti in regime residenziale è superiore agli utenti assistiti in regime semiresidenziale (rispettivamente 61.771 e 25.440 utenti); tale rapporto cambia a seconda della tipologia di attività riabilitativa, in particolare la riabilitazione neuropsichiatrica infantile è svolta preferibilmente in strutture semiresidenziali. Nel 2016 le strutture riabilitative hanno impiegato 51.038 unità di personale di cui il 9,83% costituito da medici ed il 43,1% da terapisti e logopedisti.


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Data di pubblicazione: 25 giugno 2019, ultimo aggiornamento 25 giugno 2019

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