La celiachia è una patologia di tipo autoimmunitario, primariamente localizzata nell’intestino tenue ma di natura sistemica, scatenata dall’ingestione di glutine nei soggetti geneticamente predisposti.
Si tratta di una delle patologie permanenti più frequenti, in quanto colpisce circa l’1% della popolazione generale su scala nazionale e mondiale.

Le cause necessarie della celiachia sono:

  1. presenza dei geni predisponenti DQ2 e/o DQ8 legati al sistema di istocompatibilità HLA
  2. ingestione di cereali contenenti glutine: grano (farro e grano khorasan), segale, orzo e avena 

La diagnosi

Al fine di assicurare un percorso diagnostico più efficace è stato definito, con accordo tra Stato e Regioni e Province Autonome del 30 luglio 2015, un nuovo protocollo di diagnosi e follow up per la celiachia.
La diagnosi sarà effettuata o confermata solo da presidi accreditati con il Servizio Sanitario Nazionale e in possesso di documentata esperienza in attività diagnostica specifica per la celiachia, nonché di idonea dotazione di strutture di supporto e di servizi complementari, appositamente individuati dalle Regioni e dalle Provincie Autonome.
Il nuovo algoritmo comprende uno screening iniziale con test sierologici, seguito da una biopsia intestinale di conferma in tutti gli adulti mentre per la fascia pediatrica la novità è la possibilità di porre diagnosi di celiachia senza ricorrere alla biopsia intestinale, a specifiche condizioni.

I dati in Italia

I dati epidemiologici dimostrano chiaramente che la celiachia non è una malattia rara: nel 2014, infatti, in Italia risultano più di 170.000 celiaci diagnosticati, con un trend in crescita e con una stima di celiaci ancora non diagnosticati che si aggira intorno ai 400.000 soggetti.
Dall’implementazione del nuovo protocollo ci si aspetta una ricaduta positiva in termini di appropriatezza, con un maggior numero di diagnosi precoci e minor numero di diagnosi errate, con un notevole risparmio in termini di sofferenza, cure inappropriate e ospedalizzazioni per i pazienti non diagnosticati o diagnosticati tardivamente. 


Per approfondimenti consulta:


Data di pubblicazione: 5 ottobre 2009, ultimo aggiornamento 28 gennaio 2016

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