I controlli veterinari sui prodotti di origine animale, a seconda della loro provenienza da Stati membri dell'Unione Europea o da Paesi Terzi, si differenziano in:

  • controlli sui prodotti di origine comunitaria
  • controlli sui prodotti importati da Paesi terzi

Tali controlli sono assicurati, rispettivamente, dagli Uffici Veterinari per gli Adempimenti Comunitari (UVAC) e dai Posti d'Ispezione Frontaliera (PIF), il cui coordinamento, per quanto di competenza, è a cura della Direzione Generale della sanità animale e del farmaco veterinario, sulla base delle indicazioni della Direzione Generale della Sicurezza degli alimenti e della nutrizione. 

Controlli sui prodotti di origine comunitaria

A seguito dell'abolizione delle frontiere tra gli Stati membri della Comunità e della creazione del Mercato unico (1993) i controlli veterinari sui prodotti di origine animale, effettuati a tutela della salute pubblica, sono svolti dall'Autorità dello Stato di produzione ed immissione in commercio del prodotto.

Tale sistema, pertanto, codificato con le Direttive del Consiglio n. 89/662/CEE e 90/425/CEE (recepite nell'ordinamento nazionale con D. Lgs 30 gennaio 1993, n. 28), si basa principalmente sulle garanzie fornite dal Paese comunitario speditore.
Allo Stato di destinazione del prodotto è consentito di procedere solo a controlli a sondaggio a carattere non discriminatorio, per l'effettuazione dei quali, in Italia, si è provveduto ad istituire (D. Lgs 30 dicembre 1993 n. 27) gli UVAC dipendenti dal Ministero, con compiti di:

  • "mutua assistenza" con le omologhe Autorità degli altri Stati membri al fine di assicurare la corretta applicazione della legislazione veterinaria e zootecnica sulle merci di provenienza comunitaria
  • consulenza ed interazione con i Servizi veterinari territoriali (Servizi veterinari delle Regioni e delle ASL) al fine di garantire un coordinamento nell'esecuzione dei controlli veterinari a destino.

Per l'esecuzione dei controlli a destino, la normativa nazionale (D. Lgs 30 gennaio 1993, n. 28 e successive modifiche) stabilisce che gli operatori che ricevono i prodotti da un altro Paese comunitario debbano rispettare alcuni obblighi:

  • preventiva registrazione presso l'UVAC territorialmente competente
  • registrazione di tutte le consegne
  • segnalazione all'UVAC e al Servizio Veterinario dell'Azienda Sanitaria Locale (ASL) competenti per territorio, dell'arrivo dei prodotti.

Il mancato rispetto di tali obblighi è soggetto a sanzioni.

Qualora si sospetti la presenza di una qualsiasi forma di rischio per la salute pubblica o per la sanità animale, le Autorità veterinarie di controllo dispongono specifici accertamenti differendo contestualmente la commercializzazione dei prodotti e/o degli animali provenienti dagli altri Stati membri, in attesa dell'acquisizione degli esiti.

Nel caso in cui l'accertamento sia stato sfavorevole, le successive 5 partite di analoga tipologia e provenienza introdotte nel territorio nazionale sono sottoposte ad ulteriori controlli, con differimento della loro commercializzazione.
Oltre a tali controlli, in caso di rischio (come avvenuto, ad esempio, in relazione alle emergenze sanitarie dovute a BSE e diossina), gli Stati membri possono adottare misure temporanee di salvaguardia a tutela della salute pubblica e/o degli animali, in attesa di eventuali misure armonizzate in sede comunitaria.

Un ulteriore intervento finalizzato alla gestione del rischio sanitario, riguardante sia i prodotti origine comunitaria che quelli importati da Paesi terzi, è l'attivazione del Sistema di Allerta, che consente di informare tutte le Autorità degli Stati partecipanti al Sistema dell'esistenza di un rischio grave ed immediato che consente l'eventuale adozione di misure cautelari sulle partite di tipologia e provenienza analoga a quella accertata a rischio.

Controlli sui prodotti importati da Paesi terzi

I prodotti importati da Paesi terzi devono essere conformi a specifiche garanzie igienico-sanitarie stabilite dalla normativa comunitaria.
La verifica di tale conformità è affidata ai Border Inspection Post (BIP's) dell'Unione europea che effettuano i controlli veterinari alle frontiere esterne nell'interesse dell'intero territorio comunitario, e pertanto a prescindere dal Paese di effettiva destinazione dei prodotti.
Tali Bip, presenti in tutti gli Stati membri, assumono, in Italia, la denominazione PIF e sono Uffici veterinari periferici del Ministero della salute.

Le modalità di controllo da essi effettuati sono state stabilite dalle direttive del Consiglio n. 97/78/CE e 97/79/CE, recepite nell'ordinamento nazionale con D. Lgs 25 febbraio 2000, n. 80.

Ciascun Paese terzo interessato ad esportare verso il territorio comunitario deve:

  • sulla base delle garanzie generali esistenti nei settori di sanità pubblica e sanità animale, essere riconosciuto ed inserito in un elenco comunitario
  • offrire garanzie specifiche in relazione a ciascun prodotto da esportare, comprovate da un modello di certificato sanitario stabilito in sede comunitaria che deve essere sottoscritto dalle competenti autorità del Paese terzo ed accompagnare il prodotto fino al destinatario
  • avere stabilimenti di produzione riconosciuti ed inseriti in un elenco comunitario.
    L'arrivo di ciascuna partita di prodotto, destinata al mercato comunitario, deve essere preannunciato al BIP d'ingresso nel territorio dell'UE al fine dell'esecuzione dei controlli veterinari.

I controlli ispettivi sono, di regola, effettuati secondo percentuali stabilite con decisioni della Commissione europea le quali variano in funzione della tipologia di prodotto, giungendo ad assumere anche carattere di "sistematicità".

In caso di controlli sfavorevoli, i PIF, in dipendenza della non conformità e/o del rischio accertato:

  • adottano misure sanitarie specifiche sulla partita interessata, comprensive di: annullamento dei certificati/documenti di accompagnamento della partita al fine di impedirne la reintroduzione nel territorio comunitario; respingimento o distruzione della partita o, in assenza di rischi sanitari, destinazione della stessa ad usi diversi dal consumo umano
  • dispongono controlli rafforzati sulle successive 10 partite importate della stessa tipologia, origine e provenienza con sequestro delle stesse ed analisi di laboratorio. Un ulteriore intervento finalizzato alla gestione del rischio sanitario, riguardante sia i prodotti importati da Paesi terzi che di origine comunitaria, è l'attivazione del cosiddetto Sistema di Allerta che consente di informare tutte le Autorità degli Stati partecipanti al Sistema dell'esistenza di un rischio grave ed immediato.
    Nel caso di prodotti importati da Paesi terzi, la comunicazione diramata a tutti i BIP's dell'UE consente di attivare le procedure di controllo rafforzate nonché l'eventuale adozione di misure cautelari sulle partite di tipologia e provenienza analoga a quella accertata a rischio.

Per approfondire:


Data di pubblicazione: 10 ottobre 2008, ultimo aggiornamento 4 giugno 2019

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