L’alcolismo è una malattia cronica caratterizzata da alterazioni comportamentali, fisiche e psichiche causate dal consumo continuativo o periodico di quantità elevate di alcol


uomo che beve alcol

Gli effetti dell'alcolismo interferiscono pesantemente con la salute della persona e con la vita lavorativa, relazionale e sociale.

La dipendenza alcolica è caratterizzata da un comportamento ossessivo di ricerca compulsiva di bevande alcoliche (tipica la necessità di bere al mattino, appena svegliati) e da assuefazione e tolleranza (per raggiungere un determinato effetto desiderato dall’individuo è costretto a bere quantità sempre maggiori di bevande alcoliche). Anche per l’alcoldipendenza, come per qualunque tossicodipendenza da droghe illegali, la brusca interruzione del consumo di alcol causa la sindrome da astinenza caratterizzata da tachicardia, tremori, nausea e vomito, agitazione, allucinazioni, convulsioni.

L’alcol è causa di patologie e problematiche correlate anche quando il suo consumo non è arrivato al punto da poter definire “alcolista” un individuo.

Si parla per esempio di consumo rischioso o dannoso di bevande alcoliche quando le quantità di alcol consumate possono esporre la persona o i terzi ad un pericolo o un rischio per la salute o la sicurezza, giungendo ad interferire sul regolare svolgimento della vita sociale, lavorativa o scolastica, a condizionare negativamente l’integrità delle capacità individuali, come quelle necessarie ad affrontare potenziali situazioni di pericolo (ad esempio prima di mettersi alla guida), a provocare in chi lo consuma problemi con la legge. Non esistono quantità considerabili “sicure” di consumo alcolico e maggiore il consumo , maggiore è il rischio per salute e sicurezza.

L’alcol deprime il sistema nervoso centrale, riduce i freni inibitori e influenza pensieri, emozioni e capacità di giudizio. Può causare dunque problemi di vario grado di gravità che coinvolgono non solo il soggetto ma anche la sua famiglia e la società (ad esempio in caso di incidenti stradali o di atti di violenza).

Epidemiologia

L’alcolismo colpisce gli uomini con una frequenza doppia rispetto alle donne; più precoce è l’avvio al consumo alcolico, maggiore è il rischio e la probabilità di insorgenza di alcolismo in età adulta.

I consumatori a maggior  rischio, secondo le definizioni dell’Osservatorio Nazionale Alcol CNESPS presso l’Istituto Superiore di Sanità (ONA) sono più frequenti tra: anziani di età pari o superiore a 65 anni (il 43,0% degli uomini e il 10,9% delle donne), giovani di 18-24 anni (il 22,8% dei maschi e l’8,4% delle femmine) e tra gli adolescenti di 11-17 anni (il 14,1% dei maschi e l’8,4% delle femmine).

Tra i giovani di 18-24 anni il comportamento a rischio più diffuso è il binge drinking.

Secondo dati dell’ONA il consumo a rischio di alcol riguarda oltre 8 milioni di persone in Italia, mentre sono più di 4 milioni i binge drinker e quelli che almeno una volta nel corso dell’ultimo anno hanno consumato più di 6 drink alcolici in un'unica volta.

Un problema di sanità pubblica

Nelle società occidentali l’alcol è un importante problema di sanità pubblica; è responsabile del 9% della spesa sanitaria nei Paesi europei ed è uno dei fattori di rischio più importanti per la salute, rappresentando una delle principali cause di mortalità e morbilità. Il 40-60% di tutte le morti traumatiche in Europa sono attribuibili, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, all’alcol.

Negli adolescenti è la sostanza d’abuso più comune. In Europa, un decesso su quattro tra quelli registrati nei giovani tra i 15 e i 29 anni, è dovuto all’alcol. L’alcol rappresenta dunque il primo fattore di rischio di invalidità, mortalità prematura e malattia cronica in questa fascia d’età.

Il binge drinking è il consumo di più di 5-6 drink alcolici di fila in un breve periodo di tempo che esita in un intossicazione e può portare agli stessi problemi sociali e di salute associati all’alcolismo.

Cosa significa 1 drink

1 drink equivale a 12 grammi di alcol puro e a:

  • 330 ml di birra (4.5% di alcol)
  • 125 ml di vino (12% alcol)
  • 40 ml di superacolico (40% di alcol).

Per approfondire consulta:

Non esiste una singola causa in grado di determinare i problemi e le patologie alcolcorrelate (PPAC). L’alcolismo deriva da un insieme di cause predisponenti genetiche e biologiche. Sul fronte della genetica, un ruolo importante sembra essere giocato dal gene dei recettori D2 per la dopamina: una forma particolare di questo gene conferisce un rischio aumentato di sviluppare dipendenza da alcol.

Tra i fattori sociali che possono predisporre ai problemi con l’alcol, molto importante è la presenza di una storia familiare di alcolismo, oltre a fattori individuali quali alti livelli di stress e incapacità di affrontare situazioni problematiche.

Importante è anche l’influenza dell’ambiente e delle amicizie più strette.

Fattori di rischio

Sono diverse le condizioni che possono favorire l’alcolismo:

  • il genere: gli uomini sono colpiti il doppio delle donne
  • l’età: chi comincia a bere in giovanissima età (adolescenza) è più a rischio di malattie alcolcorrelate o di alcolismo
  • la storia familiare di alcolismo: chi ha uno o entrambi i genitori alcolisti è più a rischio di alcolismo; anche avere il partner o uno stretto amico con problemi di alcol, aumenta il rischio di alcolismo
  • la presenza di altre malattie psichiatriche: la depressione in particolare è molto comune nelle persone con problemi di alcol
  • uno stile di vita molto stressante o che esponga a un elevato numero di eventi sociali
  • la bassa autostima

Un eccesso di alcol deprime il sistema nervoso centrale; il linguaggio diventa impastato e rallentato, si perde la coordinazione dei movimenti, si perdono i freni inibitori e la capacità di giudizio. Questo può causare incidenti stradali, episodi di violenza familiare, crimini violenti. I sintomi possono essere progressivamente sperimentati a partire da quantità moderate di alcol e variano da persona, a persona in funzione di sesso , età, condizioni di stomaco pieno o di digiuno.

L’alcolismo è sempre accompagnato dalla comparsa di tolleranza, cioè dalla necessità di bere sempre di più, per ottenere un determinato effetto desiderato e inevitabilmente da  sindrome da astinenza alla cessazione dell’assunzione di alcol, con diverse manifestazioni a seconda del tempo passato dall’ultima ingestione.

I diversi stadi della sindrome da astinenza alcolica
Stadio I (inizia dopo 6-12 ore dall’ultima ingestione)lieve agitazione, ansia, irrequietezza
inappetenza
tremori
insonnia
sudorazione
ipertensione
tachicardia
Stadio II: inizia 24 ore dopo l’ultima assunzioneallucinazioni uditive, tattili e olfattive (l’alcolista in astinenza tipicamente vede piccoli insetti e vermi che camminano sui muri o sulla sua pelle; arriva a ‘sentirseli’ camminare addosso)
Stadio III (compare dalle 6 alle 48 ore dalla sospensione di alcol)ai sintomi del I-II stadio si possono aggiungere convulsioni (40% singole, 3% stato epilettico)
Stadio IV o Delirium Tremens (compare 2-3 giorni dopo la sospensione dell’alcol ma l’esordio può avvenire fino a 10 giorni dell’assunzione di alcol se sono coinvolte altre sostanze)Ai sintomi degli stadi precedenti, si aggiungono:
profonda confusione
disorientamento
ipertermia
ipertensione
frequenza cardiaca rapida
allucinazioni visive e uditive
Il Delirium Tremens rappresenta un’emergenza medica e presenta una percentuale di mortalità di circa il 20% se trattato, di oltre il 30% se non trattato.

Gli alcolisti possono presentare numerose patologie (oltre 200 tra cui 14 tipi di cancro prevalentemente dell’apparato digerente) strettamente correlate all’abuso di alcol:

  • fegato: steatosi (fegato grasso), epatite alcolica (un’infiammazione cronica del fegato); cirrosi alcolica, cancro del fegato
  • apparato digerente: gastrite (infiammazione dello stomaco) e ulcere gastriche; esofagite (infiammazione dell’esofago) anche con ulcere; pancreatite (infiammazione del pancreas) fino alla pancreatite cronica (con alterata produzione di enzimi digestivi e degli ormoni prodotti dal pancreas), cancro dell’esofago e dello stomaco
  • cuore: l’alcol danneggia il cuore, provocando la cardiomiopatia alcolica che può portare a scompenso cardiaco e aritmie; provoca inoltre ipertensione arteriosa e aumenta il rischio di ictus
  • apparato genitale: con l’uso prolungato nel tempo l’alcol negli uomini può provocare disfunzione erettile e nelle donne alterazioni del ciclo mestruale e un incrementato rischio di insorgenza  di lesioni e cancro del seno. Nelle prime fasi, la riduzione dei freni inibitori può portare a promiscuità sessuale (con rischio di contrarre infezioni trasmette sessualmente) e aumenta il rischio di violenza sessuale
  • occhi: nistagmo (movimenti rapidi e incontrollati degli occhi) e paralisi dei muscoli oculari (da deficit di vitamina B1)
  • sistema nervoso: l’alcol può provocare neuropatia periferica (riduzione della sensibilità e comparsa di formicolii a carico delle mani e dei piedi), perdita della memoria, atrofia cerebellare, encefalopatia di Korsakoff (una forma di demenza legata all’alcol), allucinazioni, stato confusionale, convulsioni
  • sistema immunitario: riduzione delledifese immunitariee maggior suscettibilità alle infezioni (es. polmoniti e TBC)
  • morte violenta: per incidenti stradali, annegamento, atti violenti
  • gravidanza: l’alcol in gravidanza può provocare la sindrome feto- alcolica (dimorfismi facciali, ritardo nell’accrescimento, anomalie nello sviluppo del sistema nervoso centrale).

Le emergenze

Alcune condizioni legate all’abuso di alcol/alcolismo rappresentano un’emergenza medica:

•  Sindrome da astinenza alcolica: il paziente attraversa tipicamente 4 fasi: tremori, convulsioni, allucinazioni e delirium tremens. Nella prima fase, il paziente presenta tremori delle gambe e delle mani, è ansioso e irrequieto; successivamente compaiono le convulsioni generalizzate a tutto il corpo e il paziente perde conoscenza. Oltre questa fase, compaiono allucinazioni visive (tipicamente microzoopsie, ossia il paziente crede di vedere piccoli insetti e vermi che camminano sulle pareti della stanza e sulla loro pelle; a volte queste allucinazioni sono accompagnate dalla sensazione di tattile di avere insetti che gli camminano addosso. Lo stadio più pericoloso della sindrome da astinenza alcolica è il delirium tremens; compare nel 5% dei soggetti che vanno incontro a sindrome da astinenza, da 72 ore a 10 giorni dopo aver smesso di assumere alcol. Il paziente appare vigile ma profondamente confuso, è agitato, suda abbondantemente e presenta allucinazioni, tachicardia e ipertensione. Se non si interviene rapidamente questa condizione porta a morte un soggetto su tre (ma anche con i trattamenti più adeguati la condizione è gravata da un tasso di mortalità del 5-15%).

•  Chetoacidosi alcolica: è un’altra emergenza medica che compare da 2 a 4 giorni dopo che il paziente alcolista ha smesso di assumere alcol, ma anche di bere e di mangiare (in genere per problemi come gastrite e pancreatite). Il paziente presenta nausea, vomito, dolori addominali, appare disidratato e ha un alito aceto nemico (odore di mele marce); questa complicanza accade quando l’individuo ha esaurito le sue scorte di carboidrati e acqua e per trovare energia deve bruciare proteine e grassi, che producono appunto corpi chetonici.

Secondo i criteri del DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) dell’American Psychiatric Association per poter far diagnosi di alcol-dipendenza (alcolismo) devono ricorrere almeno tre dei seguenti elementi nell’arco di un periodo di 12 mesi:

  • tolleranza: il paziente è costretto a bere quantità sempre maggiori di alcol per poter ottenere un determinato effetto (es. ubriacarsi). Con il tempo, la quantità di alcol necessaria per arrivare all’intossicazione alcolica tende a ridursi per il danno prodottosi a carico del fegato e del sistema nervoso
  • sindrome d’astinenza: quando il paziente interrompe bruscamente l’assunzione alcol, a distanza di poche ore compaiono i sintomi astinenziali (tremori, stato confusionale, nausea e vomito, allucinazioni, convulsioni, crisi ipertensive, tachicardia). Il paziente tende a bere sempre più , la mattina al risveglio, ma anche durante tutto l’arco della giornata, per evitare la comparsa di questi sintomi
  • il paziente beve più alcol di quello che avrebbe voluto o beve più a lungo di quanto avrebbe desiderato (perdita di controllo)
  • il paziente cerca di smettere di bere o di ridurre l’assunzione di bevande alcoliche, facendo una serie di tentativi infruttuosi
  • il paziente trascorre sempre più tempo cercando di procurarsi l’alcol, bevendo alcol e riprendendosi da episodi di intossicazione alcolica
  • il paziente a causa dell’alcol può perdere il lavoro, rovinare i rapporti familiari fino al divorzio, allontanarsi dagli amici
  • il paziente continua ad assumere bevande alcoliche nonostante sappia che questo può procuragli problemi fisici e psichici.

Gli alcolisti difficilmente cercano aiuto in prima persona, in gran parte perché negano a sé stessi e agli altri il problema. Spesso è quindi un familiare o un amico a spingere il paziente dal medico.

L’iter diagnostico per le patologie alcol-correlate prevede un’accurata anamnesi (anche familiare, raccolta anche con l’aiuto di un familiare, di un amico o di un collega di lavoro), la somministrazione di questionari specifici, l’esecuzione di esami del sangue e strumentali.

I test diagnostici

Alcuni test aiutano a capire se un soggetto ha problemi legati all’alcol. Quelli più comunemente usati sono:

  • il MAST (Michigan Alcoholism Screening Test)
  • il questionario CAGE (Cut-down, Annoyed, Guilty, Eye-opener, cioè: Ridurre la quantità, Essere infastidito, Sentirsi in colpa, Alcol consumato al risveglio mattutino)
  • il questionario TACE (Take, Annoyed, Cut-down, Eye-opener cioè: Quantità di alcol assunta per sentirsi “su”, Essere infastidito, Ridurre la quantità, Alcol consumato al risveglio mattutino).

Il test CAGE, ad esempio, consiste di quattro domande che possono facilmente essere inserite nel colloquio con il soggetto o con i familiari:

  • ha mai sentito la necessità di ridurre (C = cut down) il bere?
  • è mai stato infastidito (A = annoyed) da critiche sul suo modo di bere?
  • ha mai provato disagio o senso di colpa (G = guilty) per il suo modo di bere?
  • ha mai bevuto alcolici appena alzato (E = eye opener)?

Una risposta positiva al test equivale a un risultato sospetto negli adolescenti, ma negativo negli adulti. Due risposte positive indicano un’alta probabilità che il soggetto abbia problemi legati all’alcol. Tre risposte positive indicano la certezza che il soggetto abbia problemi legati all’alcol.

Gli esami del sangue

Gli esami del sangue non sono specifici per un danno alcol correlato ma contribuiscono a valutare la presenza di danni al fegato (es. transaminasi); possono essere presenti anche anemia e alterazione degli elettroliti (in particolare bassi livelli di potassio, calcio e magnesio).

Gli esami di routine contemplano:

  • Gamma-GT: aumenta, indipendentemente dalla presenza di un danno epatico indotto dall’alcol, in caso di consumo recente di bevande alcoliche e si normalizza dopo 4-5 settimane di astensione
  • MCV (volume globulare medio): l’aumento di volume dei globuli rossi negli alcolisti è conseguenza all’azione tossica diretta dell’acetaldeide e all’interferenza dell’alcol sull’assorbimento intestinale di acido folico e vitamina B12
  • GOT (AST) e GPT (ALT): vengono effettuati per valutare la presenza di un danno al fegato; un maggior incremento della GOT rispetto alla GPT, fa propendere per un danno epatico alcol-correlato
  • Alcolemia: viene effettuata in pronto soccorso e in ambito di medicina legale (es. incidente stradale ecc.)

Scopo del trattamento per le persone affette da alcolismo è portare il paziente a smettere completamente di assumere bevande alcoliche (astinenza).

Il trattamento dell’alcolismo è gestito normalmente da psichiatri esperti in problemi di abuso di sostanze e da uno staff medico in grado di gestire i problemi legati all’alcolismo (gastrite, cirrosi, pancreatite, anemia, problemi neurologici).

Nei casi più gravi si ricorre al ricovero ospedaliero per disintossicare il paziente e gestire la sindrome da astinenza alcolica o la chetoacidosi. In questi casi il paziente viene idratato per via endovenosa e vengono somministrate benzodiazepine. In caso di chetoacidosi alcolica vengono somministrati liquidi e zuccheri fino a quando il paziente non sia in grado di rialimentarsi e di bere autonomamente.

Al paziente vengono inoltre somministrati supplementi vitaminici del gruppo B (in particolare tiamina, vitamina B1) in genere deficitari; questa carenza può contribuire a determinare le gravi complicanze neurologiche dell’alcolismo. In genere è necessario somministrare anche folati e correggere gli elettroliti (magnesio, potassio, calcio).

Nella fase di disintossicazione (che dura in genere una settimana e può essere effettuata, sempre sotto stretta supervisione medica, in via ambulatoriale o in regime di ricovero), al paziente vengono somministrate delle benzodiazepine che vengono poi scalate gradualmente, fino alla scomparsa completa dei sintomi di astinenza.

Esistono inoltre programmi di riabilitazione a breve (cioè per un mese circa) e a lungo termine (possono durare fino a un anno) che vengono effettuati presso strutture dedicate alla cura dei problemi di dipendenza da alcol.

Fondamentale è il supporto psicoterapico e il counseling al paziente e alla famiglia. Un grande aiuto può inoltre venire, anche per prevenire le recidive, dall’entrare in contatto con gruppi di auto-aiuto come gli Alcolisti Anonimi o con i Club Alcologici Territoriali .

Per prevenire le recidive, accanto agli interventi di psicoterapia e al counseling, possono essere utilizzati una serie di supporti farmacologici:

  • disulfiram (un farmaco che interferisce con il metabolismo dell’alcol, provocando nausea e forte malessere alla persona che assume alcol mentre è in terapia con questo farmaco)
  • naltrexone
  • acamprosato
  • metadoxina
  • nalmefene cloridrato
  • sodio oxibato
  • antidepressivi della classe SSRI (inibitori selettivi del reuptake della serotonina).

Prevenzione delle recidive

La persona diventata sobria dopo un programma di disintossicazione dall’alcol, una volta tornata a casa, può avvertire l’impulso irrefrenabile di tornare a bere. Per evitare di riprendere a bere è molto importante:

  • non tenere in casa bevande alcoliche di alcun tipo
  • evitare situazioni sociali che possano esporre al rischio di ricadute (es. andare al pub con gli amici)
  • entrare in contatto con un gruppo di auto-aiuto quali gli AA (Alcolisti Anonimi)
  • assumere puntualmente i farmaci prescritti e continuare con regolarità il follow up con lo psicologo/psichiatra (il tasso di recidive in assenza di un supporto strutturato si aggira sul 50-60%)
  • condurre uno stile di vita salutare: dormire un numero sufficiente di ore, fare esercizio fisico, alimentarsi in modo sano.

In presenza di una storia di alcolismo in famiglia, è bene non tenere/consumare bevande alcoliche in casa e fare di tutto per tenere i figli lontano dall’alcol

Rivolgersi immediatamente a un esperto in problemi di alcol (medico o psichiatra) non appena si abbia l’impressione che un membro della famiglia abbia un rapporto sbagliato con l’alcol (ad es. assuma bevande alcoliche in grandi quantità in momenti di depressione o come reazione a un problema o una frustrazione)

Le quantità massime di alcol che espongono gli adulti a minor rischio in un giorno, sono 2 drink per gli uomini e 1 per le donne, 1 per gli utra65enni e tra i 18 e i 21 anni di età

L’OMS raccomanda la totale astensione dall’alcol fino all’età di 15 anni. La legge italiana vieta la vendita e somministrazione ai minori di 18 anni. 

La sindrome feto alcolica è la più grave delle patologie del feto indotte dal consumo di alcol durante la gravidanza.
Ha una prevalenza, nella popolazione occidentale, di 1-3 casi per 1.000 nati vivi, mentre l’incidenza di FAE (effetti singoli dell’alcol sul feto) è pari ad almeno 10 casi per 1.000 nati vivi.

Il bambino con sindrome feto alcolica presenta:

  • deficit della crescita pre e/o postnatale (peso corporeo, lunghezza e circonferenza cranica <10° centile corretto per l’età)
  • caratteristiche e anomalie cranio-facciali (almeno 2 su 3): microcefalia, microftalmia e/o rima palpebrale breve, scarso sviluppo del filtro e labbro superiore sottile, appiattimento dell’area mascellare
  • disfunzioni del sistema nervoso centrale: anomalie neurologiche (irritabilità nell’infanzia, iperattività nell’adolescenza), ritardo di sviluppo neurologico, alterazioni cognitive (ritardo mentale da lieve a moderato).

Per approfondire leggi:


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Data di pubblicazione: 22 febbraio 2013, ultimo aggiornamento 21 giugno 2016