I segni clinici della malattia interessano principalmente la cute, le unghie e i denti, il sistema nervoso, il cuore, i reni, l’occhio e il polmone


La sclerosi tuberosa (ST) è una malattia genetica rara, la seconda sindrome neurocutanea per frequenza dopo la Neurofibromatosi tipo 1.

La malattia è detta anche malattia di Bourneville, dal medico francese che per primo l’ha identificata.
Il termine è ormai abbandonato ed oggi si preferisce quello di Complesso sclerosi tuberosa, che ne sottolinea il carattere multisistemico.

Ogni anno si verifica 1 nuovo caso di ST su 5.800 persone.
E’ affetta 1 persona su 12.900 - 30.000, nella popolazione generale e 1 bambino su 6.800 bambini di età compresa tra 11 e 15 anni.

La ST è presente all’interno dell’Allegato 1 del DM 279/2001 “Regolamento di istituzione della rete nazionale delle malattie rare e di esenzione dalla partecipazione al costo delle relative prestazioni sanitarie”, con codice d’esenzione RN0750.
Sono stati pertanto identificati sul territorio nazionale dei centri clinici per la prevenzione, sorveglianza, diagnosi e terapia delle malattie rare.
L’elenco completo dei centri clinici è consultabile alla pagina Centro nazionale malattie rare del sito dell'Istituto superiore di sanità.

La malattia è causata da mutazioni in due geni: TSC1 (cromosoma 9) e TSC2 (cromosoma 16) che sintetizzano due proteine, amartina e tuberina. Queste modulano fenomeni di accrescimento e moltiplicazione cellulare controllando attraverso specifiche vie metaboliche la soppressione tumorale.

La ST si trasmette in maniera autosomica dominante, le persone affette possono essere presenti in ogni generazione, poiché il gene-malattia si trasmette in maniera verticale all’interno della famiglia.

Il rischio per una persona affetta (qualsiasi gravità) di avere un bambino con la malattia è del 50% ad ogni gravidanza, indipendentemente dal sesso del genitore e del nascituro. Il figlio, se affetto, avrà a sua volta la stessa probabilità di trasmettere la mutazione-malattia alla sua prole.

Si segnala una considerevole proporzione di casi sporadici (circa il 50%), cioè di soggetti affetti in assenza di precedenti casi in famiglia. La diagnosi prenatale è eseguibile qualora la mutazione sia già stata identificata in un genitore o in un altro figlio.

 

I segni clinici della ST interessano principalmente la cute, le unghie e i denti, il sistema nervoso, il cuore, i reni, l’occhio e il polmone.

Le tipiche lesioni cutanee sono le macchie ipomelanotiche (bianche) a forma ovale o rotonda; le placche fibrotiche (cioè ispessimenti circoscritti della pelle) al volto; le macchie zigrinate (simili ad una buccia d’arancia) al dorso; gli angiofibromi facciali e i fibromi delle unghia delle mani e dei piedi.

Le lesioni cardiache, che sono congenite e appaiono sin dai primi mesi di vita fetale, consistono in rabdomiomi cardiaci (tumori benigni delle cellule cardiache).

Le lesioni del sistema nervoso, anche esse congenite e riscontrabili già in epoca fetale sono di diversi tipi, si possono osservare:

  • tuberi corticali (cioè alterazioni dell’architettura delle cellule della strato esterno del cervello)
  • noduli subependimali (noduli nelle pareti dei ventricoli cerebrali)
  • displasie (alterazioni strutturali) della sostanza bianca cerebrale
  • cisti cerebrali e astrocitoma subependimale a cellule giganti (tumore benigno che origina dai noduli subependimali).

Le lesioni renali comprendono gli angiomiolipomi renali (tumori benigni del tessuto vascolare, muscolare liscio e adiposo) e cisti renali. Tra le lesioni oculari si riscontrano:

  • gli amartomi (facomi) retinici (aree di tessuto anomalo nella retina)
  • anomalie dello smalto dei denti decidui e permanenti caratterizzano le lesioni dentarie
  • linfangioleiomiomatosi (LAM) (piccole lesioni angiolipomatose diffuse), una lesione polmonare che colpisce in età adulta entrambi i polmoni sostituendo gradualmente il parenchima polmonare (tessuto che compone la massa principale dell’organo) .

La sintomatologia è legata alla variabilità e alla gravità delle lesioni sopradescritte, poiché non tutti i segni clinici della malattia sono presenti nello stesso individuo.

Nella storia naturale della malattia si riscontrano, nel 50% circa dei casi, i rabdomiomi cardiaci con esordio fetale o neonatale, in genere asintomatici. I bambini possono avere le macchie ipomelanotiche alla nascita (in numero maggiore di 3, ed è il segno cutaneo più precoce) e manifestare convulsioni (epilessia) nei primi mesi di vita (crisi parziali o tipo spasmi infantili) o durante la prima o seconda o anche la terza infanzia (crisi parziali, assenze, crisi miocloniche o atoniche) spesso difficili da trattare.

L’epilessia è, infatti, la manifestazione neurologica più frequente nelle persone con ST. Man mano che il bambino cresce, possono comparire le altre lesioni cutanee e manifestarsi disturbi comportamentali associati o meno deficit cognitivi, disturbi dell’apprendimento e del sonno. Nei soggetti con un quadro clinico grave si può anche avere un fenotipo autistico.

In età adulta, gli angiomiolipomi renali possono essere la causa di ipertensione, ematuria, uremia, febbre e dolori addominali. Una situazione d’emergenza può essere data da un’emorragia all’interno di un angiomiolipoma o per la rottura dei vasi da compressione. Solo un certo numero di donne con ST hanno un coinvolgimento polmonare dovuto alla linfangioleiomiomatosi, che può essere diagnosticata anche dopo anni dall’esordio dei sintomi e segni, come difficoltà respiratorie, pneumotorace e versamento pleurico. In una certa percentuale dei casi, uno o due noduli subependimali, localizzati nel forame di Monro (struttura che mette in comunicazione i ventricoli cerebrali), possono accrescersi e trasformarsi in astrocitoma subependimale a cellule giganti , un tumore benigno, che, però, causa complicanza da idrocefalo. Le lesioni oculari solo raramente sono sintomatiche.

Per il follow-up si consiglia un controllo medico annuale presso lo specialista di riferimento per la malattia, a meno che non ci siano particolari indicazioni cliniche o strumentali per valutazioni più frequenti.

La diagnosi di ST viene posta in base alla storia del paziente e quella familiare e a un accurato esame clinico, che includa anche l’esame del fondo oculare e un controllo odontoiatrico. Esistono dei criteri diagnostici a cui fare riferimento.

E’ importante ricordare che nessuna singola manifestazione della ST è necessariamente presente in tutti i pazienti, viceversa, nessun segno clinico o dato strumentale sembra essere del tutto specifico per la ST.

E’ possibile trattare alcune manifestazioni cliniche della malattia o prevenirne le complicanze. Si può ricorrere alla laser-terapia o a tecniche di abrasione cutanea per gli angiofibromi facciali.

Una serie di farmaci anti-epilettici sono utilizzati per il trattamento dell’epilessia, che può richiedere a volte un trattamento chirurgico.

Quest’ultimo è consigliabile anche nei casi di angiomiolipomi renali.

Oggi in Italia è possibile utilizzare una nuova terapia con l’everolimus, farmaco biologico derivato della rapamicina, che serve a ripristinare la funzione delle vie intracellulari alterate nella ST. Questo farmaco consente di arrestare la crescita cellulare, contribuendo alla regressione della proliferazione cellulare nelle lesioni del sistema nervoso (astrocitoma subependimale a cellule giganti), lesioni renali (angiomiolipoma), lesioni cutanee (angiofibromi facciali), polmonari (linfangioleiomiomatosi) e nell’epilessia.


Le informazioni pubblicate in "La nostra salute" non sostituiscono in alcun modo i consigli, il parere, la visita, la prescrizione del medico.

Data di pubblicazione: 22 gennaio 2013, ultimo aggiornamento 22 gennaio 2013