La Malattia di Chagas, conosciuta anche come tripanosomiasi americana, è causata da un protozoo parassita. È diffusa principalmente in America latina


Immagine del parassita che causa la malattia

La malattia di Chagas è causata dal Trypanosoma cruzi (T. cruzi). Si verifica principalmente nella parte continentale dell’America Latina (Argentina, Belize, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Salvador, Guiana Francese, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Suriname, Uruguay, e Venezuela), ad eccezione delle isole Caraibiche, dove non è stata segnalata.

Nell’ultimo decennio, tuttavia, è aumentato il numero di casi notificati negli Stati Uniti d’America, in Canada, in molti paesi europei, inclusa l’Italia, e in alcuni paesi del pacifico occidentale. Ciò è dovuto principalmente ai viaggi internazionali.

La malattia di Chagas è generalmente trasmessa all’essere umano da vettori, attraverso il contatto con le feci o l’urina delle cimici triatomine, note anche come "insetti che baciano.

Il nome della malattia proviene da Carlos Ribeiro Justiniano Chagas, il medico e ricercatore brasiliano che ha scoperto la malattia nel 1909.

In America Latina T. cruzi è trasmesso principalmente dal contatto con le feci/urine delle cimici ematofaghe triatomine infette. Queste cimici, sono i vettori che possono albergare il parassita, vivono tipicamente nelle crepe dei muri o dei tetti delle case costruite con materiali precari nelle aree rurali o suburbane.

Normalmente si nascondono durante il giorno e diventano attive di notte, quando si alimentano di sangue umano. Generalmente pungono una parte del corpo non coperta, come il viso, e sono solite defecare vicino alla parte che hanno punto.

Il parassita si introduce nel corpo quando la persona istintivamente grattandosi, si imbratta le mani con le feci o l’urina della cimice e infetta la parte punta, gli occhi, la bocca o una lesione cutanea.

T. cruzi può inoltre essere trasmesso attraverso:

  • consumo di alimenti contaminati da T. cruzi attraverso, per esempio, il contatto con feci o urina delle cimici triatomine;
  • trasfusioni di sangue, trapianto di organi o di cellule e tessuti, quando il sangue provenga da un donatore infetto
  • per via verticale, da madre infetta al feto, durante la gravidanza o il parto (infezione congenita)
  • incidenti di laboratorio.

La malattia di Chagas presenta un decorso caratterizzato da due fasi distinte:

  • acuta
  • cronica.

La fase iniziale, acuta, dura per circa due mesi dopo l’infezione. Durante la fase acuta, la sintomatologia è assente o lieve nella maggior parte dei casi, anche se nel sangue circola un gran numero di parassiti. In meno della metà delle persone punte da una cimice triatomina, i primi segni visibili e caratteristici consistono in una lesione cutanea o in un gonfiore arrossato delle palpebre di un occhio. Possono inoltre essere presenti febbre, mal di testa, linfonodi ingrossati, pallore, dolore muscolare, difficoltà respiratoria, edema, dolore addominale e dolore al petto.

Durante la fase cronica, i parassiti si concentrano principalmente nel cuore e nei muscoli dell'apparato digerente. Fino al 30% dei pazienti sviluppano disturbi cardiaci e fino al 10% dei pazienti sono affetti da disordini digestivi (tipicamente ingrossamento dell’esofago o del colon), neurologici o misti. Col progredire degli anni, l’infezione può portare a morte improvvisa o a insufficienza cardiaca.

Complicanze cardiache

Possono includere aritmie, cardiomiopatie (con ingrossamento del muscolo cardiaco) e trombosi secondaria. Con la progressione della malattia di Chagas, le complicanze cardiache possono portare all'insufficienza cardiaca o alla morte per un improvviso arresto cardiaco;

Complicanze intestinali (malattia chagasica digestiva)

Includono la dilatazione dell'esofago (megaesofago) o del colon (megacolon). La forma cronica digestiva può causare difficoltà di deglutizione (acalasia secondaria), grave perdita di peso, malnutrizione, dolore addominale e stipsi (a causa dell'allargamento del colon).

La malattia di Chagas può essere trattata con benznidazo o con nifurtimox. Entrambi i farmaci sono molto efficaci, se somministrati precocemente, anche in caso di trasmissione congenita. L’efficacia di entrambi i farmaci diminuisce, tuttavia, in pazienti con infezioni croniche.

Il trattamento è indicato anche nei pazienti in cui l’infezione si è riattivata (per esempio a causa di immunosoppressione), e nei pazienti in fase cronica iniziale. Il trattamento farmacologico negli adulti infetti, anche asintomatici, può prevenire o limitare la progressione della malattia. Il trattamento terapeutico è lungo e può durare fino a due mesi. può inoltre causare in circa il 40% dei pazienti sottoposti a trattamento farmacologico).

Sia il benznidazolo che il nifurtimox non dovrebbero essere somministrati alle donne in gravidanza o alle persone con problemi renali o epatici. Il nifurtimox è inoltre controindicato nelle persone con una storia di disordini neurologici o psichiatrici. Può inoltre essere necessario somministrare un trattamento specifico per alleviare i sintomi cardiaci o digestivi.

Non esiste un vaccino per la malattia di Chagas. Il controllo dei vettori è il metodo di prevenzione più efficace in America Latina. È necessario effettuare un test di screening sul sangue per prevenire la trasmissione dell’infezione attraverso le trasfusioni e il trapianto d’organo.

In origine, più di 9.000 anni fa, T. cruzi colpiva gli animali selvatici. Successivamente si è diffuso agli animali domestici e alle persone. Essendo gli animali selvatici il maggior serbatoio di T. criuzi nelle Americhe, è impossibile l’eradicazione del parassita. Gli obiettivi dei programmi di controllo, pertanto, consistono nell’eliminazione della trasmissione e nel trattamento precoce dei casi infetti e malati.

T. cruzi può infettare diverse specie di cimici triatomine, la maggioranza delle quali si trova nelle Americhe.

 


Le informazioni pubblicate in "La nostra salute" non sostituiscono in alcun modo i consigli, il parere, la visita, la prescrizione del medico.

Data di pubblicazione: 13 luglio 2015, ultimo aggiornamento 26 marzo 2019