La pediculosi del pube si può considerare una malattia sessualmente trasmissibile; non è grave e può essere facilmente trattata


Pediculosi del pube

La pediculosi del pube è una parassitosi causata da un insetto parassita dell’uomo, il Phthirus pubis  (volgarmente chiamato piattola, per la sua forma schiacciata), che può infettare la zona del pube e riprodursi, nutrendosi del sangue alla base del bulbo pilifero e deponendovi le uova.

Può infettare anche le ascelle, i peli del corpo, i capelli (Phthirus capitis dalla forma ovale), le ciglia, le sopracciglia.

La pediculosi si può considerare una malattia sessualmente trasmissibile, in quanto il parassita si trasmette facilmente per contatto sessuale, ma più raramente, anche attraverso il contatto con il vestiario, la biancheria da letto ecc., sui quali siano rimasti uova o parassiti.

Le persone che ne sono affette si rivolgono al medico o perché manifestano prurito o perché notano i pidocchi sui peli pubici.

Per approfondire consulta:

L’infestazione da pidocchi può essere considerata una malattia sessualmente trasmissibile.

Il contagio, infatti, avviene in genere durante l’attività sessuale, ma può verificarsi anche attraverso il contatto fisico con gli oggetti contaminati, come ad esempio con i servizi igienici o con i posti a sedere o con o biancheria intima, lenzuola e coperte.

La sintomatologia è data dal prurito nelle zone colpite, che può essere molto intenso, e  da possibili segni di escoriazioni, dovuti a lesioni da grattamento.

A volte si determina un'infiammazione e a volte sono presenti microtracce di sangue sulla biancheria intima.

La diagnosi spesso viene fatta dal paziente stesso, che nota i parassiti sui peli pubici (sono  visibili  ad occhio nudo o con una lente di ingrandimento).

La diagnosi si esegue clinicamente, con l’esame dei genitali esterni, dove si vedono i piccoli parassiti o le loro uova chiamate lendini, di colore bianco–grigiastro traslucido, attaccate ai peli pubici.

La terapia più utilizzata è quella locale, con applicazione di creme o polveri o lozioni o schiume, a base di permetrina e/o piretrina, tetrametrina o malathion.

L’applicazione deve essere accurata, estesa a tutta la zona colpita e coadiuvata anche da un lavaggio successivo, sempre con prodotti anti parassitari. In alcuni casi si può somministrare una terapia sistemica con assunzione orale di ivermectina per due settimane.

Il trattamento  locale va eseguito e ripetuto dopo una settimana-dieci giorni per essere sicuri di avere eradicato tutte le uova dei parassiti.

Tutta la biancheria personale utilizzata e la biancheria dei letti andrà trattata e lavata ad alte temperature separatamente. Gli indumenti e le coperte, che potrebbero essere stati contagiati dai parassiti, vanno lavati anche essi ad alte temperature o lavati a secco.

Terminato il trattamento, è utile un controllo dopo una settimana, se i sintomi persistono.

I partner sessuali che hanno avuto contatti con la persona infetta fino ad un mese prima, vanno informati e trattati.

In gravidanza e nelle donne che allattano si utilizza solo il trattamento locale.

Per evitare l'infestazione utile il rispetto delle comuni norme igieniche.

Una buona azione preventiva comprende:

  • la cura dell’igiene personale
  • un’adeguata informazione
  • il trattamento completo di entrambi i partner.

Le informazioni pubblicate in "La nostra salute" non sostituiscono in alcun modo i consigli, il parere, la visita, la prescrizione del medico.

Data di pubblicazione: 11 ottobre 2013, ultimo aggiornamento 17 aprile 2015