L'epatite A è una malattia virale del fegato che si trasmette attraverso gli alimenti e le bevande contaminate o il contatto diretto con persone infette


Immagine raffigurante una mano

L'epatite virale A è una malattia infettiva acuta causata da un virus a RNA appartenente al genere Heparnavirus della famiglia dei Picornaviridae, che aggredisce le cellule del fegato.

E' presente in tutto il mondo, sia in forma sporadica che epidemica, ma con una maggior frequenza nei Paesi del sud del mondo, dove l’infezione colpisce generalmente l’infanzia e presenta un decorso asintomatico nel 70% dei casi o sintomi lievi.

In Italia la malattia è endemica soprattutto nelle Regioni meridionali, dove più diffusa è la pratica di consumare frutti di mare crudi.

Tuttavia, possono verificarsi epidemie o casi sporadici su tutto il territorio nazionale, legati non solamente al consumo di frutti di mare ma anche di altri alimenti (vegetali e frutta) o acqua (per es. di pozzo) contaminati.

L’epatite A si distingue dalle epatiti virali B e C per le modalità di trasmissione (prevalente trasmissione fecale-orale) e per il fatto che non cronicizza mai.

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In genere il contagio avviene per contatto diretto da persona a persona o attraverso il consumo di acqua o di alcuni cibi crudi (o non cotti a sufficienza) contaminati.

Il virus è presente nelle feci di persone infette 7-10 giorni prima dell’esordio dei sintomi e fino a una settimana dopo, mentre è presente nel sangue solo per pochi giorni.

Condizioni ambientali scarsamente igieniche, scarsa igiene personale nonché il non rispetto delle norme igieniche durante la preparazione degli alimenti favoriscono la trasmissione.

Diffusa risulta, anche, la trasmissione tramite pratiche sessuali di natura proctogenitale od ano-linguale e, proprio per questo motivo, gli omosessuali presentano un rischio maggiore di contrarre l’infezione.

L’epatite A decorre spesso in maniera del tutto asintomatica, soprattutto nel corso di epidemie e nei bambini.

I sintomi, quando presenti, sono caratterizzati da stanchezza, perdita di appetito, nausea e vomito intermittenti, febbre, dolori addominali e ittero (colorito giallognolo della pelle e delle sclere, la parte bianca dell'occhio), dovuto all'aumentata concentrazione di bilirubina nel sangue, a causa della diminuita funzionalità del fegato.

I sintomi si manifestano prevalentemente dopo 15-45 giorni dal contatto con il virus.

Con il proseguire della malattia possono comparire altri sintomi, quali il prurito, una colorazione molto scura delle urine (color marsala), una colorazione molto chiara delle feci.

La malattia ha generalmente un’evoluzione benigna, dura dalle 2 alle 10 settimane, e dopo la guarigione conferisce un’immunità permanente.

La malattia è benigna nella maggior parte dei casi e non lascia conseguenze.

Sono rare le forme fulminanti che si manifestano più frequentemente dopo i 50 anni. In questo caso la prognosi è sfavorevole con un tasso di mortalità dell’80%.

L’epatite A non cronicizza mai.

La diagnosi di epatite A viene effettuata in base alla sintomatologia, al decorso della malattia e attraverso la ricerca nel sangue di anticorpi anti-HAV.

In particolare, la rilevazione di IgM anti-HAV nel sangue, tramite test ELISA o test radioimmunologici, indica l’infezione in corso.

La rilevazione di IgG anti-HAV indica, al contrario, un’infezione avvenuta nel passato.

L’epatite A non si cura con alcun farmaco, poiché, nella maggioranza dei casi, i sintomi sono lievi e la malattia si risolve spontaneamente.

In generale si consiglia il riposo a casa, per compensare la riduzione delle energie, una dieta bilanciata, riducendo il consumo di alimenti troppo grassi a favore di quelli più facilmente digeribili, e l’assunzione di molti liquidi. Evitare il consumo di alcol, che potrebbe causare ulteriori danni al fegato.

In casi molto rari si rende necessario il ricovero in ospedale, per tenere sotto controllo la funzionalità del fegato, gestire eventuali complicanze legate ad un’insufficienza epatica e fornire un’adeguata nutrizione.

Le misure di prevenzione consistono principalmente nel rispetto delle norme igieniche generali per la prevenzione delle malattie a trasmissione oro-fecale:

  • non consumare frutti di mare crudi; la cottura è l’unica misura efficace per eliminare o inattivare il virus dell’epatite A dai molluschi bivalvi o da altri prodotti freschi contaminati come frutta e verdura
  • lavare accuratamente le verdure prima di consumarle
  • lavare e sbucciare la frutta
  • non bere acqua di pozzo
  • curare scrupolosamente l’igiene personale, specie delle mani: lavarsi le mani dopo aver usato il bagno, dopo aver cambiato un pannolino, prima di preparare il cibo, prima di mangiare ecc.
  • essere scrupolosamente puliti nella manipolazione di cibi e bevande
  • proteggere gli alimenti dagli insetti, che possono rappresentare un vettore per il virus.

Si raccomanda, inoltre, ai viaggiatori, diretti verso paesi con scarse condizioni igienico-sanitarie o endemici per epatite A, una volta arrivati nel paese, di mangiare solo cibi cotti, in particolare verdure e frutti di mare, e di bere esclusivamente acqua in bottiglia e non consumare ghiaccio (se non si conosce l’esatta provenienza dell’acqua con cui è stato preparato).

Vaccino

Esiste, inoltre, un vaccino che protegge da questo tipo di infezione, altamente efficace e ben tollerato.

Si tratta di un vaccino a virus inattivato, cioè ucciso, che viene somministrato, per via intramuscolare nella regione deltoidea (parte alta del braccio).

La vaccinazione può essere effettuata seguendo un calendario a 2 dosi a distanza di 6-12 mesi l’una dall’altra.

La protezione si raggiunge già dopo 14-21 giorni dalla prima dose, è quindi molto importante per proteggere rapidamente persone (es. familiari) venute in contatto con una persona affetta da epatite A o persone in procinto di recarsi all’estero in paesi a rischio. La seconda dose a distanza di 6/12 mesi dalla prima ne prolunga l’efficacia protettiva, fornendo una protezione per un periodo di 10-20 anni.

La vaccinazione è raccomandata e offerta gratuitamente ai soggetti ad aumentato rischio, fra cui:

  • persone affette da malattie epatiche croniche
  • persone che viaggiano in Paesi dove l’epatite A è endemica
  • persone che lavorano nei laboratori dove ci può essere contatto con il virus
  • omosessuali maschi
  • soggetti che fanno uso di droghe
  • contatti familiari di soggetti con epatite A in atto.

Consulta il  Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 .  


Le informazioni pubblicate in "La nostra salute" non sostituiscono in alcun modo i consigli, il parere, la visita, la prescrizione del medico.

Data di pubblicazione: 10 giugno 2013, ultimo aggiornamento 3 febbraio 2017