L'epatite A è una malattia virale del fegato che si trasmette attraverso gli alimenti e le bevande contaminate o il contatto diretto con persone infette


Immagine raffigurante una mano

L'epatite virale A è una malattia infettiva acuta causata da un virus a RNA appartenente al genere Heparnavirus della famiglia dei Picornaviridae, che aggredisce le cellule del fegato.

Altri virus che causano epatiti virali acute e croniche sono il virus dell´epatite B (HBV) e il virus dell´epatite C (HCV).

L’epatite A è diffusa in tutto il mondo sia in forma sporadica che epidemica. Nei Paesi in via di sviluppo, con scarse condizioni igienico-sanitarie, l’infezione si trasmette rapidamente tra i bambini, nei quali la malattia è spesso asintomatica; molti adulti, essendo venuti a contatto con il virus in età infantile, risultano immuni alla malattia. Nei Paesi più avanzati, con il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, il contatto con il virus in età infantile diventa molto meno frequente; di conseguenza aumenta l’età media dei casi notificati e la percentuale dei casi sintomatici.

In Italia la malattia è endemica soprattutto nelle Regioni meridionali, dove più diffusa è la pratica di consumare frutti di mare crudi.Possono comunque verificarsi epidemie o casi sporadici su tutto il territorio nazionale, legati al consumo di alimenti (non solo frutti di mare ma anche vegetali e frutta) o acqua (per es. di pozzo) contaminati, viaggi in aree endemiche, scarse condizioni igieniche, comportamenti a rischio.

L’epatite A si distingue dalle epatiti virali B e C sia per le modalità di trasmissione che l'evoluzione, non cronicizza mai.

Leggi:

  • domande e risposte più frequenti sull'epatite A
  • Circolare del 26 luglio 2017. Aggiornamento delle raccomandazioni di prevenzione e immunoprofilassi in relazione alla epidemia di Epatite A

In genere il contagio avviene per contatto diretto da persona a persona o attraverso il consumo di acqua o di alcuni cibi crudi (o non cotti a sufficienza) contaminati.

La trasmissione avviene per via oro-fecale. Il virus entra nell´organismo per ingestione, si riproduce nel fegato dove causa la malattia e, infine, viene eliminato con le feci dalle quali può essere isolato per lungo tempo. L’esame di campioni fecali consente l’isolamento del virus da 7-10 giorni prima della comparsa della sintomatologia ad una settimana dopo; la fase viremica ematica dura invece pochi giorni.

Il diffondersi della malattia è favorito da condizioni igieniche ambientali scadenti e, soprattutto, dall’assenza di norme igieniche durante  la preparazione degli alimenti. Anche l’uso di droghe aumenta il rischio di infezione.

Inoltre risulta diffusa la trasmissione tramite pratiche sessuali di natura proctogenitale od ano-linguale e, proprio per questo motivo, i maschi che fanno sesso con maschi (MSM) presentano un rischio maggiore di contrarre l’infezione.

Solo raramente sono stati osservati casi di contagio per trasfusioni di sangue o prodotti derivati.

Sono considerati soggetti esposti a maggior rischio di contrarre l’infezione:

  • coloro che sono a stretto contatto con persone infette
  • viaggiatori diretti in paesi in cui l’epatite A è endemica e/o residenti in aree endemiche
  • tossicodipendenti
  • bambini
  • anziani non autosufficienti
  • MSM

La malattia ha un periodo di incubazione che va da 15 a 50 giorni e un decorso, generalmente, autolimitante e benigno. Frequenti sono le forme asintomatiche, soprattutto nel corso di epidemie e nei bambini (in caso di infezione contratta durante l’infanzia la malattia è asintomatica nel 70% dei casi).

I sintomi, quando presenti, durano dalle 2 alle 10 settimane e sono caratterizzati da stanchezza, perdita di appetito, nausea, vomito intermittenti, febbre, dolori addominali, ittero (colorito giallognolo della pelle e delle sclere, la parte bianca dell'occhio) e prurito dovuto all'aumentata concentrazione di bilirubina nel sangue.

Talvolta la patologia si manifesta con sintomatologia evidente e decorso protratto; sono state osservate anche forme fulminanti, rapidamente fatali per insufficienza epatica. Un decorso aggravato dell’epatite e il rischio di esito infausto si osserva, generalmente, in soggetti che hanno contrato l’infezione in età adulta (> 50 anni)  o affetti da altre patologie concomitanti.

La guarigione conferisce un’immunità permanente. I pazienti guariscono completamente senza mai cronicizzare; pertanto, non esiste lo stato di portatore cronico del virus A, nè nel sangue, nè nelle feci.

Il sospetto della presenza di infezione da HAV si basa, inizialmente, sulla sintomatologia e sull’evoluzione clinica.
La conferma della diagnosi si effettua attraverso gli esami ematochimici (alti valori delle transaminasi e aumento della bilirubina) e attraverso la rilevazione di IgM anti-HAV nel sangue, tramite test ELISA o test radioimmunologici, che rilevano un’infezione in corso e/o recente.
La rilevazione di IgG anti-HAV indica, al contrario, un’infezione avvenuta nel passato.


Non vi sono farmaci indicati per la terapia dell’epatite A. Come già detto, nella maggioranza dei casi, i sintomi sono lievi e la malattia si risolve spontaneamente.

In generale si consiglia il riposo a casa, una dieta bilanciata, con astensione dall’alcol (che potrebbe causare ulteriori danni al fegato), riduzione del consumo di alimenti troppo grassi a favore di quelli più facilmente digeribili, e assunzione di molti liquidi.

Una persona a cui viene posta diagnosi di epatite A, e che è già in terapia per altre patologie preesistenti, deve tener presente che l’infezione, causando una diminuzione della funzionalità epatica, potrebbe alterare il metabolismo, e di conseguenza la concentrazione, dei farmaci assunti. Bisogna pertanto consultare il proprio medico curante per aggiornare la terapia.

La prevenzione dell’epatite A può attuarsi sia attraverso precauzioni igieniche e ambientale che profilassi vaccinale.

In caso di trasmissione interumana le possibilità maggiori di contagio si osservano nei 15 giorni prima della comparsa dei sintomi.

Le misure di prevenzione consistono principalmente nel rispetto delle norme igieniche generali consigliate in tutte le malattie a trasmissione oro-fecale:

  • non consumare frutti di mare crudi: la cottura è l’unica misura efficace per eliminare o inattivare il virus dell’epatite A dai molluschi bivalvi o da altri prodotti freschi contaminati come frutta e verdura
  • lavare accuratamente le verdure prima di consumarle
  • lavare e sbucciare la frutta
  • non bere acqua di pozzo
  • curare scrupolosamente l’igiene personale, specie delle mani: lavarsi le mani dopo aver usato il bagno, dopo aver cambiato un pannolino, prima di preparare il cibo, prima di mangiare, ecc.
  • essere scrupolosamente puliti nella manipolazione di cibi e bevande
  • proteggere gli alimenti dagli insetti, che possono rappresentare un vettore per il virus
  • applicare i metodi di prevenzione per le infezioni sessualmente trasmesse (IST) e per la pratica sessuale sicura.

Si raccomanda, inoltre, ai viaggiatori, diretti verso paesi con scarse condizioni igienico-sanitarie o endemici per epatite A, una volta arrivati nel paese, di mangiare solo cibi cotti, in particolare verdure e frutti di mare, e di bere esclusivamente acqua in bottiglia e non consumare ghiaccio (se non si conosce l’esatta provenienza dell’acqua con cui è stato preparato).

Vaccino

In Italia sono disponibili diversi tipi di vaccini contro l’epatite A, sia in formulazione monocomponente che associato al vaccino dell’epatite B.

Si tratta di vaccini a virus inattivato, cioè ucciso, che viene somministrato in 2 dosi, a distanza di 6-12 mesi l’una dall’altra, per via intramuscolare nella regione deltoidea (parte alta del braccio).

La protezione si raggiunge dopo 14-21 giorni dalla prima dose. Già dopo la prima somministrazione risultano immunizzati circa il 95% dei vaccinati (anticorpi anti-HAV > 20 UI/ml). La seconda dose a distanza di 6/12 mesi dalla prima ne prolunga l’efficacia protettiva. I dati di letteratura più recenti hanno suggerito una durata dell’immunizzazione verso l’epatite A, dopo vaccinazione, di circa 25 anni negli adulti e 14-15 anni nei bambini (CDC, 2010)

La vaccinazione è raccomandata:

  • ai residenti in aree in cui l’epatite A è endemica
  • ai viaggiatori che si recano in aree in cui l’epatite è endemica
  • ai soggetti a rischio.

In Italia, secondo il Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019  è offerta attivamente ai soggetti ad aumentato rischio, fra cui:

  • persone affette da malattie epatiche croniche(in conseguenza della maggiore suscettibilità di tali pazienti per l’insorgenza di forme fulminanti)
  • persone affette da coagulopatie tali da richiedere terapia a lungo termine con derivati di natura ematica
  • tossicodipendenti
  • soggetti a rischio per soggiorni in aree particolarmente endemiche
  • persone che lavorano nei laboratori dove ci può essere contatto con il virus
  • maschi che fanno sesso con maschi
  • contatti familiari di soggetti con epatite A in atto.

Una persona che è stata esposta al rischio di infezione può essere trattata con immunoglobuline che vengono usate per prevenire o per attenuare la malattia. In questo caso, il trattamento deve essere intrapreso entro le due settimane dal contagio. Le immunoglobuline possono essere somministrate anche in gravidanza e durante l’allattamento.
Le immunoglobuline permettono una rapida immunizzazione mentre il vaccino richiede dalle 2 alle 3 settimane per fornire la protezione desiderata.
Occorre peraltro rilevare che mentre il vaccino assicura una immunità per almeno un decennio, l'effetto delle immunoglobuline esogene si esaurisce nell'arco di 3-6 mesi.

Consulta il  Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 

 

Epidemia del 2013

Nell’aprile del 2013 il Sistema di Epidemic Intelligence di informazione per le malattie trasmesse da alimenti e acqua (EPIS-FWD) e il sistema di Allerta rapida della Commissione Europea (EWRS) segnalavano due focolai di epatite A.

Il primo, legato presumibilmente al consumo di frutti di bosco surgelati, interessava i Paesi Nord-europei, il secondo interessava turisti di rientro dall’Egitto.

Anche in Italia il Sistema Epidemiologico integrato dell'epatite virale acuta (Seieva), rilevò un aumento del numero di casi di epatite A rispetto agli anni precedenti. Le analisi di laboratorio, attraverso l’accertamento della sequenza virale, indicavano una comune fonte di infezione: frutti di bosco misti congelati.
Furono sequestrati un gran numero di lotti di prodotto congelato che erano risultati infetti. Nonostante questo, sia per la complessità della catena di distribuzione, a monte dei lotti incriminati, che per il numero delle aziende coinvolte, non era possibile escludere la presenza sul mercato di altri prodotti contaminati.
Il Ministero della Salute predispose una campagna di comunicazione sul rischio associato al consumo di frutti di bosco e sulle precauzioni da mettere in atto, in particolare:

  • evitare di impiegare i frutti di bosco scongelati crudi ( per es. per guarnire torte, semifreddi, yogurt ecc). Il lavaggio, infatti, può ridurre la concentrazione virale ma non eliminarla
  • consumare i frutti di bosco congelati e/o surgelati solo dopo cottura, facendoli bollire, portandoli a 100°C, per almeno 2 minuti
  • lavare accuratamente i contenitori e gli utensili usati per maneggiare i frutti di bosco scongelati, per evitare una contaminazione crociata con altre fonti alimentari.

Leggi la Circolare 23 maggio 2013 sulla sorveglianza dell’epatite A

Epidemia del 2016

Nell’estate del 2016 il Regno Unito ha, per primo, segnalato casi di epatite A infettati con una identica sequenza virale del genotipo IA, raggruppati in 4 cluster (tre in Inghilterra e uno in Irlanda del Nord). Tutti i casi interessavano maschi, di età compresa tra 23 e 63 anni, la maggior parte dei quali dichiarava di avere rapporti con maschi (MSM).

A dicembre 2016 l’ECDC, attraverso un  Rapid Risk Assessment (RRA), evidenziava un aumento del numero di casi di epatite A in ben 13 paesi dell’Unione europea. Tali focolai epidemici, confermati dagli aggiornamenti del RRA di febbraio e maggio 2017, interessavano prevalentemente MSM. In particolare, la Spagna e l’Italia hanno riportato un considerevole incremento rispetto agli anni precedenti

In Italia, al Seieva sono stati notificati , per il periodo compreso tra agosto 2016 e aprile 2017, 1.410 casi, con un incremento di circa 10 volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (4,1x100.000 rispetto a 0,4x100.000 nell’anno precedente)

Le analisi molecolari indicano che i soggetti interessati risultano infettati da virus con sequenza identica ai 4 ceppi epidemici isolati dai focolai presenti negli altri Paesi europei (VRD_521_2016 -UK, V16-25801- DE, RIVM-HAV16-069  -NL, RIVN-HAV16-090 -NL): ceppi mai rilevati in Italia prima dell’estate 2016.

Delle dodici regioni delle quali è stata effettuata la caratterizzazione virale mediante sequenziamento, undici sono risultate coinvolte nell’epidemia con la sola eccezione della Sardegna (l’unico campione pervenuto conteneva un ceppo non correlato a quelli della presente epidemia).

Per contrastare il diffondersi dei focolai epidemici è stata incrementata la vaccinazione antiepatite A, soprattutto nelle persone esposte a rischio di infezione, e sono state effettuate campagne di comunicazione con le misure da adottare per prevenire l’infezione:

  • curare l’igiene personale
  • curare l’igiene in modo particolare durante la preparazione dei pasti
  • evitare di toccare /mangiare cibo con le mani nude e fare attenzione all’acquisto di alimenti da venditori ambulanti
  • informarsi sui metodi di prevenzione per le infezioni sessualmente trasmesse (IST) e per la pratica sessuale sicura
  • in caso di viaggi informarsi sulla situazione epidemiologica e igienica del Paese che si visiterà

Leggi la Circolare del 26 luglio 2017


Le informazioni pubblicate in "La nostra salute" non sostituiscono in alcun modo i consigli, il parere, la visita, la prescrizione del medico.

Data di pubblicazione: 10 giugno 2013, ultimo aggiornamento 28 luglio 2017