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Infarto miocardico

L’infarto è la morte di una parte del muscolo cardiaco (miocardio), dovuta a un’ischemia prolungata, cioè al mancato apporto di sangue in un determinato territorio per un certo periodo di tempo.

La maggior parte degli infarti si verifica a causa della formazione di un coagulo di sangue denominato trombo (massa solida formata da fibrina, piastrine, globuli rossi e globuli bianchi), che va a ostruire una o più arterie coronarie (le arterie che irrorano il muscolo cardiaco), interrompendo il flusso di sangue e, quindi, l’apporto di ossigeno e sostanze nutritive da esso veicolati.
Se il coagulo non viene rimosso rapidamente, la zona di miocardio irrorata da quell’arteria muore e si verifica l’infarto. Causa della trombosi è la rottura improvvisa di una placca aterosclerotica, un’alterazione della parete arteriosa dovuta ad un accumulo di grassi, proteine e tessuto fibroso, che si sviluppa lentamente all’interno di una coronaria.
Più raramente, l’infarto può prodursi per dissezione o embolia coronarica, oppure su coronarie sane per spasmo delle coronarie, condizioni di grave anemia, insufficienza respiratoria, grave abbassamento della pressione, aritmie importanti.

L’infarto colpisce gli uomini con maggior frequenza rispetto alle donne nelle età più giovani; le donne sono colpite con maggiore frequenza in età avanzata e la malattia si manifesta in modo più severo.

Nella fase acuta dell’infarto, le complicanze più temibili sono il deficit della funzione di pompa del cuore (scompenso cardiaco) e l’insorgenza di pericolose aritmie che possono causare arresto cardiaco, come la tachicardia ventricolare e la fibrillazione ventricolare; per questo motivo il paziente viene sottoposto a monitoraggio continuo dell’elettrocardiogramma.



Data di pubblicazione: 16 gennaio 2013 , ultimo aggiornamento 20 gennaio 2022



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