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Malattia vescicolare dei suini (MVS)

Malattia

Che cos’è

La Malattia Vescicolare dei Suini (MVS) è una malattia infettiva contagiosa che colpisce i suini ed è caratterizzata nella sua forma clinica da:

  • ipertermia
  • zoppia
  • lesioni vescicolari
  • erosioni localizzate sulla cute e sulle mucose (piedi, grugno, labbra e lingua)

Non è trasmissibile agli esseri umani. Tuttavia, negli ultimi anni l'infezione subclinica è stata di gran lunga la condizione più frequentemente osservata.

Diagnosi

È causata da un virus della famiglia Picornaviridae, genere Enterovirus.

Diagnosi clinica:

Per l’OIE (Organizzazione mondiale della sanità animale) il periodo massimo di incubazione della MVS è di 28 giorni. Benché negli ultimi anni la malattia abbia avuto quasi esclusivamente un decorso sub clinico, situazioni particolari quali, ad esempio, condizioni di sovraffollamento, specie durante il trasporto, ricomposizione dei gruppi o altre situazioni ambientali sfavorevoli, possono condizionare l’insorgenza della sintomatologia clinica.

L’individuazione precoce degli eventuali sintomi ed il conseguente coinvolgimento del Servizio veterinario dell’ASL competente sul territorio è di fondamentale importanza per ridurre al minimo la possibilità di diffusione del virus verso altre aziende. È necessario considerare, inoltre, che la MVS non è clinicamente distinguibile da un’altra malattia ad elevatissima diffusibilità denominata Afta epizootica (FMD) che colpisce oltre i suini anche i ruminanti e può causare ingenti danni economici all’intero comparto zootecnico nazionale. Anche il semplice sospetto clinico della malattia comporta l’applicazione delle misure sanitarie restrittive da parte del Servizio veterinario finalizzate alla conferma della malattia tramite indagini di laboratorio effettuate sul sangue prelevato agli animali sospetti di infezione.

I sintomi principali sono:

  • Febbre (transitoria anche fino a 41°C)
  • Perdita di appetito per alcuni giorni
  • Sviluppo di vescicole che possono interessare il cercine coronario, lo spazio interdigitale o tutta la banda coronaria con conseguente perdita degli unghielli
  • Più raramente le vescicole possono comparire sul grugno, in particolare sulla superficie dorsale, su labbra, lingua, capezzoli
  • In particolare nelle zone soggette a sfregamento le vescicole possono lasciare posto ad aree rossastre di erosione
  • Zoppia (in particolare su superfici dure)

Diagnosi di laboratorio:

Nell’ambito dell’attività di sorveglianza nazionale di questa malattia sul territorio nazionale il Servizio veterinario dell’ASL preleva in allevamento campioni di sangue per il rilevamento degli anticorpi nei confronti del virus MVS. In caso di positività anticorpale del campione di sangue vengono prelevate in allevamento le feci degli animali sospetti, per valutare l’eventuale eliminazione del virus nell’ ambiente e l’adozione delle conseguenti misure sanitarie previste dalla normativa. In caso di presenza di vescicole il Servizio veterinario dell’ASL, in collaborazione con i veterinari dell’Istituto Zooprofilattico competente, procedono anche al prelievo di campioni di epitelio e liquido vescicolare.

La tecniche diagnostiche utilizzate sul sangue (siero) sono l’ELISA, come test di screening, e la siero neutralizzazione come test di conferma. Sulle feci si effettuano invece test PCR per l’individuazione del genoma virale nel campione associato eventualmente ad altre tecniche di isolamento virale.

Per approfondire consulta

Terapia e profilassi

Al momento la normativa vigente non consente la possibilità di interventi terapeutico profilassi vaccinali sugli animali positivi. Tenuto conto della natura virale della malattia, eventuali interventi terapeutici comporterebbero solo l’ aumento del rischio di diffusione del virus nell’ambiente mentre la profilassi vaccinale è vietata in quanto l’ Italia ha raggiunto il riconoscimento di territorio indenne da MVS.

Dati epidemiologici

L’epidemiologia della MVS e le relative modalità di controllo sono fortemente condizionate dalle caratteristiche fisico-chimiche di resistenza del virus nell’ambiente.

L’elevato turn-over di animali tra allevamenti, centri di raccolta e stalle di sosta ed il trasporto di suini con veicoli contaminati o impropriamente disinfettati sono considerati i principali fattori di rischio per la diffusione e la persistenza del virus della MVS in una popolazione di suini.
La trasmissione dell’infezione può avvenire:

  • tramite il contatto diretto di animali delle specie sensibili (Suidi domestici e selvatici)
  • per via indiretta tramite veicoli, attrezzature e/o personale contaminati con secreti ed escreti di suini infetti

Si evidenzia, dunque, come la corretta applicazione, sia in azienda che in fase di trasporto, di pratiche gestionali e di misure igienico sanitarie basate sui principi di profilassi diretta (bio-sicurezza), possa offrire garanzie sanitarie sufficienti ad evitare l’introduzione dell’infezione in un’azienda ed assicurare il mantenimento dello status di indennità da MVS.

Morbilità e mortalità

Il tasso di morbilità, cioè il numero dei casi di malattia registrati durante un periodo specifico in rapporto al numero complessivo dei capi preso, in esame, può essere basso negli allevamenti ed alto in gruppi di animali (recinti).

A differenza dell’afta epizootica, la MVS ha una tendenza limitata a diffondersi, anche nell’ambito della stessa azienda infetta, tanto che la diffusione da un reparto ad un altro può anche non verificarsi in assenza di spostamento di animali o mezzi/attrezzature contaminate o di sistemi di drenaggio dei reflui aperti e comuni.

Non causa mortalità salvo casi eccezionali che possono verificarsi nei suinetti neonati o per grave interessamento del sistema nervoso centrale.

Ospiti

I suini domestici e selvatici (Sus scrofa) sono gli unici ospiti in natura sensibili al virus della MVS.

Distribuzione geografica

La MVS è stata osservata per la prima volta in Italia nel 1966. Negli anni settanta e nei primi anni ottanta, focolai di malattia si sono manifestati in diversi Paesi Europei e dell’Estremo Oriente. A partire dal 1992 la MVS è riapparsa sporadicamente in alcuni Paesi europei (Portogallo 2002,2004, 2007) mentre in Italia, dopo l’ultima epidemia del 2008, il numero di focolai si è progressivamente ridotto interessando esclusivamente il centro sud Italia (immagine n.1). Ad oggi l’ultimo focolaio di MVS registrato sul territorio nazionale risale al 2015 in Regione Calabria.

Per informazioni aggiornate e dettagliate sulla presenza di questa malattia in tutto il mondo, si può consultare l'OIE World AnimalHealth Information Database (WAHID)

 

Distribuzione temporale dei focolai di MVS

 

Piani di eradicazione e azioni di controllo

Sorveglianza

Attraverso l’applicazione del Piano nazionale di sorveglianza ed eradicazione per la malattia vescicolare del suino (MVS), redatto per la prima volta nel 1995, le regioni del centro nord hanno raggiunto l’accreditamento e la qualifica di territorio indenne fin dal 1997, mentre in alcune Regioni del centro sud, nonostante un miglioramento progressivo, è stata persistentemente segnalata la presenza dell’infezione.

A partire dal 2008, con l’Ordinanza 12 aprile ed attraverso i successivi Piani nazionali, le attività di sorveglianza e le misure sanitarie di eradicazione della malattia dai territori non ancora indenni sono state affinate in funzione della mutata situazione epidemiologica nazionale, prevedendo, ad esempio, modalità di controllo sierologico mirato in base all’indirizzo produttivo dell’azienda, l’individuazione di precisi parametri di bio-sicurezza per le diverse tipologie di aziende suinicole ed una dettagliata descrizione delle attività caratterizzanti le stalle di sosta.

La puntuale applicazione di queste misure ha permesso, negli anni successivi, di raggiungere l’indennità anche per le Regioni Abruzzo e Sicilia.

Le uniche Regioni ancora non indenni secondo la Dec. 2005/779/CE restavano la Campania e la Calabria. Nel 2011 è stata, dunque, istituita una apposita Task force composta da esperti del ministero e del CERVES (Centro di referenza per le malattie vescicolari presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Brescia), che, in collaborazione con i Servizi veterinari regionali, ha realizzato una serie di interventi sul territorio delle Regioni del Centro Sud ancora a rischio MVS, mirati ad individuare le principali criticità e suggerire misure correttive per il raggiungimento dell’obiettivo.

Il lavoro della task force, associato all’emanazione di provvedimenti regionali sia in Campania che in Calabria, contenenti misure straordinarie per l’eradicazione della MVS, hanno permesso di ottenere un netto miglioramento della situazione epidemiologica tale da consentire il riconoscimento di territorio indenne dalla malattia per la Campania nel 2017 e per la Calabria nel 2019.

Con il riconoscimento alle ultime due regioni, pertanto, tutto il territorio italiano è ufficialmente indenne dalla malattia da febbraio 2019

Azioni a seguito di sieropositività o conferma focolaio

La MVS è una malattia soggetta a denuncia obbligatoria, a livello nazionale ed internazionale. La sua presenza in un territorio può provocare gravi restrizioni commerciali sia per gli animali vivi che per i prodotti derivati.

Le attività di contenimento e risanamento della MVS contemplano sia l’applicazione di misure generali di lotta stabilite dal DPR 362/96 contro talune malattie degli animali citate in allegato I sia l’attuazione di specifiche misure di lotta ed eradicazione per la MVS indicate nell’Allegato II del citato DPR 362/96 come modificato e sostituito dall’Allegato al D.M. 28 marzo 2007.

È disponibile inoltre anche un Manuale Operativo per le malattie vescicolari elaborato dal Centro di referenza CERVES, al fine di fornire uno schema di protocollo operativo in grado di disciplinare le modalità comportamentali delle unità specializzate nella gestione dei focolai chiamate ad un intervento immediato, efficace e risolutivo.

Consulta il Manuale operativo

Normativa nazionale:

  • Ordinanza del ministro della Salute 12 aprile 2008, relativa alle misure sanitarie di eradicazione della malattia vescicolare del suino e di sorveglianza della peste suina classica, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 26 giugno 2008 n. 148
  • Decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1996, n. 362regolamento recante norme per l’attuazione della direttiva 92/119/CEE del Consiglio del 17 dicembre 1992, che introduce misure generali di lotta contro alcune malattie degli animali e misure specifiche in materia di lotta contro la malattia vescicolare dei suini
  • Decisione 2000/428/CE della Commissione del 4 luglio 2000, che stabilisce procedure diagnostiche, metodi per il prelievo di campioni e criteri per la valutazione dei risultati degli esami di laboratorio ai fini della conferma e della diagnosi differenziale della malattia vescicolare dei suini
  • Decreto del ministro della Salute 28 marzo 2007 di recepimento della direttiva 2007/10/CE della Commissione del 21 febbraio 2007 che modifica l’allegato II della direttiva 92/119/CEE del Consiglio, per quanto riguarda le misure da adottare nell’ambito di una zona di protezione a seguito della presenza di un focolaio di malattia vescicolare dei suini, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 luglio 2007 n.161
  • Decreto legislativo 26 ottobre 2010 n. 200 recante attuazione della direttiva 2008/71/CE della Commissione relativa all’identificazione ed alla registrazione dei suini

Raccomandazioni

Tenuto conto della situazione epidemiologica favorevole, caratterizzata da assenza di focolai di malattia notificati, sia sul territorio nazionale che comunitario e mondiale e considerato che si tratta di una malattia non trasmissibile all’essere umano, le principali raccomandazioni riguardano in particolar modo gli allevatori di allevamenti suinicoli.

Per evitare di introdurre in azienda un virus molto resistente nell’ambiente come quello della MVS, gli allevatori devono:

  • rispettare le misure di bio-sicurezza previste dalle normative nazionali e comunitarie
  • avvertire tempestivamente i servizi veterinari competenti nel caso si ravvisino negli animali presenti in azienda i sintomi riferibili alla MVS

Le misure di bio-sicurezza riguardano sia i requisiti minimi strutturali che ogni azienda deve possedere per poter allevare e movimentare suini, che le modalità gestionali finalizzate a ridurre al minimo il rischio di introduzione del virus nell’ azienda quali ad esempio la presenza di procedure per la corretta pulizia e disinfezione delle strutture, delle attrezzature e degli automezzi con prodotti efficaci nei confronti del virus, e la puntuale attività di registrazione di tali operazioni come anche degli ingressi di mezzi, cose o persone all’ interno del perimetro dell’ allevamento.



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