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Che cosa sappiamo sulle varianti del SARS-CoV-2

Indice

Data ultima verifica: 16 febbraio 2021


Varianti del virus SARS-CoV-2 (Mostra risposte)

Quando un virus si replica o crea copie di se stesso a volte cambia leggermente. Questi cambiamenti sono chiamati "mutazioni". Un virus con una o più nuove mutazioni viene indicato come una "variante" del virus originale. Alcune mutazioni possono portare a cambiamenti nelle caratteristiche di un virus, come la trasmissione alterata (ad esempio, può diffondersi più facilmente) o la gravità (ad esempio, può causare una malattia più grave).

Finora sono state identificate in tutto il mondo centinaia di varianti di questo virus. L'OMS e la sua rete internazionale di esperti monitorano costantemente le modifiche in modo che, se vengono identificate mutazioni significative, l'OMS può segnalare ai Paesi eventuali interventi da mettere in atto per prevenire la diffusione di quella variante.

Per saperne di più

Tre nuove varianti preoccupano di più gli esperti dell'OMS e dell'ECDC:

  • Regno Unito (Variante VOC 202012/01, nota anche come B.1.1.7)
    Questa variante ha dimostrato di avere una maggiore trasmissibilità rispetto alle varianti circolanti in precedenza. Sono in corso studi aggiuntivi per valutare un'eventuale maggiore gravità della malattia, a oggi non confermata.
  • Sud Africa (Variante 501.V2)
    Dati preliminari indicano che anche questa variante possa essere caratterizzata da maggiore trasmissibilità, inferiore a quella della variante B.1.1.7, mentre al momento non è chiaro se provochi differenze nella gravità della malattia.
  • Brasile (Variante P.1)
    Gli studi hanno dimostrato una potenziale maggiore trasmissibilità o propensione alla reinfezione. Non sono disponibili evidenze sulla gravità della malattia.

Sono in corso studi per confermare l’efficacia dei vaccini su queste tre principali varianti.

L’emergenza di nuove varianti rafforza l’importanza, per chiunque, compresi coloro che hanno avuto l’infezione o che sono stati vaccinati, di aderire rigorosamente alle misure di controllo sanitarie e socio-comportamentali (l’uso delle mascherine, il distanziamento fisico e l’igiene delle mani).

Al fine di limitare la diffusione di nuove varianti, l'Italia ha disposto specifiche azioni di sanità pubblica:

  • rafforzare la sorveglianza di laboratorio nei confronti delle nuove varianti SARS-CoV-2
  • fornire indicazioni per implementare le attività di ricerca e gestione dei contatti dei casi COVID-19 sospetti/confermati per infezione da variante
  • limitare gli ingressi in Italia dei viaggiatori provenienti dai paesi più colpiti dalle varianti
  • realizzare indagini rapide di prevalenza per stimare correttamente la diffusione delle varianti nel nostro Paese
  • disporre misure di contenimento (aree rosse) nelle aree più colpite del Paese anche a livello comunale

Per approfondire

Per conoscere le limitazioni ai viaggi

I contatti dei casi COVID-19 sospetti/confermati per infezione da variante devono:

  • eseguire un test molecolare il prima possibile dopo l’identificazione e al 14° giorno di quarantena, al fine consentire un ulteriore rintraccio di contatti, considerando la maggiore trasmissibilità delle varianti
  • non interrompere la quarantena al decimo giorno
  • nella settimana successiva al termine della quarantena, devono osservare rigorosamente le misure di distanziamento fisico, indossare la mascherina e in caso di comparsa di sintomi isolarsi e contattare immediatamente il medico curante.

Il Dipartimento di prevenzione deve effettuare la ricerca retrospettiva dei contatti di un caso confermato, vale a dire oltre le 48 ore e fino a 14 giorni prima dell’insorgenza dei sintomi del caso, o di esecuzione del tampone se il caso è asintomatico, al fine di identificare la possibile fonte di infezione ed estendere ulteriormente il contact tracing ai casi eventualmente individuati.

Attualmente la malattia si presenta con le stesse caratteristiche e i sintomi sono gli stessi in tutte le varianti del virus.

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Fonte:

Direzione Generale della Prevenzione sanitaria
in collaborazione con Istituto Superiore di Sanità


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