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Covid-19 - Donne



  • Rischio contagio - In base ai dati della Sorveglianza Integrata Covid-19 in Italia, le diagnosi di Covid-19 hanno riguardato per la maggior parte donne: circa il 54% dei casi si è verificato, infatti, in soggetti di sesso femminile e il numero tende a crescere. In particolare, tra gli operatori sanitari, professione in cui le donne sono più rappresentate, il 68% delle persone contagiate da SARS-CoV-2 è di sesso femminile (Report Istituto Superiore di Sanità (ISS) Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente primo quadrimestre 2020).
  • Gravidanza - La gravidanza comporta cambiamenti del sistema immunitario, che possono aumentare il rischio di contrarre infezioni respiratorie virali, tra cui quella da SARS-CoV-2. Inoltre, le donne in gravidanza potrebbero mostrare un rischio maggiore di sviluppare una forma severa di infezioni respiratorie virali. Ad oggi, non è stata dimostrata la trasmissione verticale da madre a feto durante la gravidanza. Sono vari i casi in Italia di positività tra i neonati, presumibilmente infettati a seguito del contatto con la madre positiva durante o dopo il parto. Questi bambini, però, non hanno presentato sintomi importanti e la condizione non desta particolari preoccupazioni.  Il nuovo coronavirus non è stato rilevato né nel liquido amniotico, né nel latte materno.
  • Parto - Le donne in gravidanza positive al nuovo coronavirus non devono necessariamente effettuare un parto cesareo. In relazione alle attuali conoscenze in materia, non è stata dimostrata la presenza di SARS-CoV-2 nel sangue del cordone ombelicale, liquido amniotico e latte materno. Pertanto, come indica anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità, non c'è indicazione elettiva al taglio cesareo nelle donne positive al nuovo coronavirus, anche se è opportuno valutare accuratamente tale modalità di parto in base allo stato di salute della donna e del nascituro. Per tutte le donne in gravidanza è, comunque, consigliato seguire le normali azioni preventive per ridurre il rischio di infezione, come lavarsi spesso le mani ed evitare contatti con persone malate.
  • Allattamento - Le donne positive al nuovo coronavirus non devono necessariamente rinunciare ad allattare al seno il proprio bambino. Qualora la madre abbia pochi sintomi, può farlo adottando tutte le precauzioni per evitare di trasmettere il virus al figlio, lavandosi le mani e indossando una mascherina chirurgica mentre allatta. Se la madre presenta, invece, un’infezione con febbre, tosse o dispnea, madre e figlio andrebbero separati. Andrebbe, comunque, evitato il ricorso automatico ai sostituti del latte materno, implementando la spremitura del latte materno o il ricorso al latte umano donato.
  • Depressione - La pandemia può rappresentare un “fattore di rischio aggiuntivo” per le donne in gravidanza o che hanno appena partorito. La paura del virus, la riduzione dei contatti con gli altri vanno, infatti, a sommarsi alle difficoltà emotive che possono verificarsi in questa fase della vita. L'ISS ha pubblicato, a riguardo, le Indicazioni di intervento per la gestione dell’ansia e della depressione perinatale nell’emergenza e post-emergenza Covid-19. Tra i vari punti descritti dal programma sono previsti l’attuazione di screening precoci per l’identificazione del rischio ansioso-depressivo anche da parte di ginecologi, ostetriche o pediatri, ed interventi portati avanti dai consultori o dall'ospedale (evitando il ricorso ai centri di salute mentale) attraverso incontri individuali o di gruppo, anche tramite piattaforme online e servendosi dell’aiuto di App telefoniche. 
  • Violenza - ll trascorrere molto tempo in casa e isolati, unito alla crisi economica, secondo l'ISS, può aver aumentato il rischio di abuso di alcol e di violenza domestica. Le telefonate pervenute al Numero Rosa Antiviolenza 1522 sono state il 73% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le case rifugio e i centri antiviolenza sono rimasti aperti durante l’emergenza. Sono pervenute 1.200 richieste di aiuto in più e le vittime che hanno chiesto aiuto sono 2.013 (+59%). Rimasto attivo anche il numero verde contro le dipendenze, 800 632 000, a cui rispondono operatori dell'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell'ISS (locandina Se sei vittima di violenza... non sei obbligata a rimanere a casa).
  • Mortalità - Le donne hanno un rischio inferiore di sviluppare forme gravi o letali di Covid-19 rispetto agli uomini. L'analisi Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 dell'ISS, relativa a un campione di 32.448 pazienti deceduti e positivi all'infezione in Italia, ha evidenziato che le donne sono circa il 41% del totale ed hanno un'età maggiore rispetto agli uomini (85 anni a fronte di 79 anni). Per spiegare questo fenomeno sono state avanzate alcune ipotesi, tra cui il possibile ruolo protettivo degli estrogeni nelle donne in età fertile. Gli estrogeni, infatti, sono in grado di aumentare la presenza di ACE2 (Angiotensin Converting Enzyme 2, Enzima di Conversione dell'Angiotensina), recettore mediante cui SARS-CoV-2 penetra nelle nostre cellule, facendo sì che questo enzima, anche dopo l'infezione, riesca a svolgere la sua funzione di protezione, in particolare nei confronti dei polmoni.

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Data ultimo aggiornamento: 23 luglio 2020



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