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Peste Suina Africana - Piano di eradicazione

FONTE: Ministero della Salute

Piano di eradicazione della Peste Suina Africana

Capitolo 5b. Analisi Critica e Conclusioni

Sicuramente rispetto agli anni scorsi, le ferme esortazioni della Commissione europea hanno reso possibile l’incentivazione, la rivisitazione ed il potenziamento di tutte le misure sanitarie di controllo e lotta alla malattia ai fini dell’eradicazione. Pertanto, nell’ultimo triennio sono sensibilmente migliorati i livelli di controllo nelle aziende domestiche e nel selvatico, è stata registrata una flessione del numero di focolai notificati, si è in definitiva assistito ad un migliore controllo della situazione attraverso una maggiore consapevolezza degli operatori del settore e degli organismi di controllo, nonché attraverso l’irrigidimento delle misure sanitarie e di controllo.

Le varie criticità di ordine politico, sociale ed economico, che negli anni hanno condizionato la gestione della malattia, in alcuni casi impedendo il coordinamento necessario per uniformare e monitorare le attività da svolgersi, e per raggiungere il fine ultimo dell’eradicazione, seppure in fase di miglioramento, non sono ancora tuttavia completamente risolte.

Durante il 2015 il numero totale di focolai di malattia nei suini domestici è sensibilmente diminuito rispetto agli anni precedenti. L'obiettivo di confinare quanto più possibile la malattia in quei  territori storicamente interessati da circolazione virale costante e di difficile controllo ed eradicazione per motivazioni di carattere epidemiologico, sociale e per le caratteristiche intrinseche del territorio, quali i territori delle AA.SS.LL. di Nuoro e Ogliastra, oltre che in poche altre aree dell'isola (parti del AASSLL di Sassari, Olbia e Cagliari), dove la malattia è ancora presente principalmente nei cinghiali, è stato raggiunto. Questo suggerisce l'efficacia delle rafforzate misure di controllo svolte nell'ambito del programma.

Tuttavia, persistono notevoli criticità nelle zone sopracitate che possono essere considerate quali serbatoi tradizionali del virus, in virtù del fatto che molte aziende suinicole non sono state sottoposte ai controlli sanitari programmati per criticità di ordine sociale, e in esito alla persistenza della pratica del pascolo illegale di suini. Ancora oggi elemento individuato quale  principale fattore di rischio per la diffusione della malattia, e che non è stato ancora adeguatamente affrontato, specialmente in quei comuni particolarmente ‘difficili’, anche se gli interventi che ad oggi è stato possibile attuare hanno avuto un certo effetto deterrente.

Pertanto, a fronte di una tendenza ad un miglioramento generale della situazione epidemiologica, la persistenza del virus della PSA nei cinghiali in alcune zone dell'isola resta fonte di preoccupazione, che necessita di essere affrontata in modo ancora più deciso ed incisivo, specialmente tenendo conto che in detti territori la fonte persistente di virus è rappresentata esclusivamente dai selvatici, dal momento che nel domestico sono state innalzate le misure di controllo e gli standard allevatoriali in materia di biosicurezza.


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Data di pubblicazione: 30 giugno 2016


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