Per visualzzare correttamente il contenuto della pagina occorre avere JavaScript abilitato.
Vai al sito Alleanza italiana per le malattie cardio-cerebrovascolari

Le malattie cerebrovascolari sono patologie del sistema nervoso centrale provocate da alterazioni della circolazione sanguigna. Tali alterazioni possono essere indotte da:

  • occlusioni dei vasi sanguigni da parte di un trombo o di un embolo;
  • rotture della parete dei vasi sanguigni;
  • alterazioni anatomo-funzionali della parete dei vasi sanguigni (alterazioni della permeabilità, restrizioni o dilatazioni del lume vasale, ecc.);
  • aumento della viscosità del sangue o modifiche di altre sue caratteristiche reologiche.

A seconda delle cause, le conseguenze sul cervello delle malattie cerebrovascolari consistono essenzialmente in: edema, ischemia (con o senza infarto cerebrale) ed emorragia.

La sintomatologia varia a seconda delle cause, dell’area cerebrale colpita, nonché della durata del deficit circolatorio (temporaneo o permanente). Spesso hanno un’insorgenza improvvisa ed eclatante, ma possono anche manifestarsi subdolamente con una sintomatologia sfumata e lentamente ingravescente nel tempo.

Le malattie cerebrovascolari più frequenti sono l’ictus ischemico (circa l’80% degli eventi cerebrovascolari acuti), l’emorragia intracerebrale (15-20%), l’emorragia subaracnoidea (3-5%) e gli eventi cerebrovascolari acuti mal definiti (1-3%).

A livello mondiale nel 2019 le malattie cerebrovascolari sono state la seconda causa di morte. Rappresentano una delle principali cause di disabilità oltre a essere responsabili di circa un decimo degli anni persi per morte prematura o disabilità (disability-adjusted life years, DALY) e di un considerevole carico sociale (burden) per il paziente e per i familiari che lo assistono. 

Grazie al miglioramento dell’efficacia delle misure preventive, terapeutiche e assistenziali delle malattie cerebrovascolari e dei correlati fattori di rischio, negli ultimi decenni si è osservata una progressiva diminuzione dei tassi di mortalità e ospedalizzazione da queste patologie, sulle quali sarà tuttavia da valutare l’impatto diretto e indiretto della COVID-19.


L’ictus

L’ictus (termine latino che letteralmente significa “colpo”, in inglese stroke) è una malattia cerebrovascolare acuta causata dall’improvvisa chiusura (da parte di un trombo o di un embolo) oppure dalla rottura di un vaso sanguigno che irrora l’encefalo. Nel primo caso il danno cerebrale è provocato dalla carenza/mancanza di ossigeno e glucosio (zucchero) veicolati dal sangue alle cellule nervose (ictus ischemico), nel secondo dalla fuoriuscita del sangue dal vaso (emorragia primaria o ictus emorragico).

La mortalità per ictus è del 20-30% a 30 giorni dall’evento e del 40-50% a distanza di un anno, ed è maggiore nelle forme emorragiche rispetto a quelle ischemiche. Solo il 25% dei pazienti sopravvissuti ad un ictus guarisce completamente, il 75% sopravvive con una qualche forma di disabilità, e di questi circa la metà è portatore di un deficit così grave da perdere l’autosufficienza.

La prevalenza e l’incidenza dell’ictus cerebrale aumentano con l’età, in particolare a partire dai 55 anni; dopo i 65 anni l’aumento dell’incidenza è esponenziale.


FATTORI DI RISCHIO DELL’ICTUS E DELLE MALATTIE CEREBROVASCOLARI 

Fattori di rischio non modificabili

  • Età. L'incidenza dell’ictus aumenta a partire dai 55 anni e dopo i 65 anni l’aumento è esponenziale.
  • Familiarità/fattori genetici. È evidenziata dalla presenza di eventi vascolari a carico dei familiari di primo grado (genitori, fratelli, sorelle, figli) in età precoce, ovvero prima dei 55 anni nei maschi e dei 65 anni nelle femmine.
  • Genere. La maggiore aspettativa di vita delle donne è accompagnata sino alla menopausa da un minor rischio cardio-cerebrovascolare rispetto agli uomini, favorito dalla protezione ormonale naturale estro-progestinica tipica dell’età fertile. Le donne dai 55 ai 75 anni hanno, rispetto agli uomini, un maggior rischio di ictus che aumenta con l’età. Le donne colpite da ictus hanno una mortalità più alta degli uomini e se sopravvivono presentano maggiore disabilità e più frequente ricovero in reparti di lungodegenza.
  • Etnia. I bianchi caucasici rispetto agli afroamericani sono a minor rischio di ictus cerebrale, mentre le popolazioni asiatiche sono a maggior rischio di emorragia cerebrale.

Principali fattori di rischio modificabili

  • Tabagismo: è tra i fattori di rischio più nocivi per la salute; anche il fumo passivo contribuisce ad aumentare il rischio cardio-cerebrovascolare sia pure in modo minore.
  • Sedentarietà/scarsa attività fisica: la sedentarietà aumenta il rischio cardio-cerebrovascolare, anche favorendo il sovrappeso, in particolare quando associata a scorretta alimentazione.
  • Consumo rischioso e dannoso di alcol: l’abuso di alcol aumenta il rischio di ictus cerebrale; l’alcol contribuisce a innalzare la pressione arteriosa, favorisce l’aumento di peso, modifica la risposta all’insulina, danneggia la funzionalità epatica e interferisce con il metabolismo di molti farmaci.
  • Scorretta alimentazione: uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardio-cerebrovascolari è rappresentato da un’alimentazione ricca di grassi saturi e/o di sale e/o povera di verdure, frutta e pesce e/o caratterizzata da un apporto calorico inadeguato (in genere eccessivo) rispetto al fabbisogno energetico.
  • Sovrappeso/obesità: l’aumento di peso protratto nel tempo aumenta il rischio di malattia cardio-cerebrovascolare, anche perché si associa spesso a ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia e iperglicemia; il rischio di ictus aumenta progressivamente al crescere dell’indice di massa corporea (IMC o body mass index, BMI) e della circonferenza addominale.
  • Diabete mellito: i soggetti affetti da diabete mellito hanno un aumentato rischio di malattia cardio-cerebrovascolare, in quanto l’iperglicemia favorisce l’insorgenza di danni vascolari e dell’aterosclerosi.
  • Dislipidemie: le dislipidemie (elevati valori di colesterolemia totale; elevati valori di colesterolemia LDL; bassi valori di colesterolemia HDL; elevati valori di trigliceridemia) aumentano il rischio cardio-cerebrovascolare favorendo lo sviluppo dell’aterosclerosi.
  • Ipertensione arteriosa: l’elevata pressione del sangue nelle arterie (≥140/90 mmHg) è uno dei fattori di rischio più importanti per ictus ed è molto diffuso nella popolazione; la prevalenza aumenta con l’età fino a superare il 50% oltre i 74 anni e nella popolazione di età superiore ai 60 anni è tendenzialmente maggiore nelle donne rispetto agli uomini. Molti studi hanno dimostrato che le donne ipertese vanno più frequentemente incontro a ictus rispetto agli uomini ipertesi. Spesso si accompagna a tabagismo, consumo rischioso e dannoso di alcol, sedentarietà, scorretta alimentazione (in particolare eccessivo consumo di sale) e sovrappeso/obesità.
  • Fibrillazione atriale (FA): è un’aritmia cardiaca che aumenta di 4-5 volte il rischio di ictus ischemico e si associa a un aumento della mortalità e della disabilità. La FA favorisce, infatti, la formazione di trombi nell’atrio sinistro del cuore da cui poi si possono distaccare emboli che raggiungono il circolo cerebrale ed è particolarmente pericolosa. L’incidenza e la prevalenza aumentano con l’età e, dopo i 55 anni, l’incidenza raddoppia in ogni decade di vita successiva. Il rischio di sviluppare FA negli uomini è 1,5-2 volte superiore rispetto alle donne. Tuttavia, dal momento che le donne vivono più a lungo, il numero assoluto di donne con FA risulta superiore rispetto agli uomini.
  • Cardiopatie (cardiopatia ischemica, cardiomiopatie, valvulopatie, forame ovale pervio, aneurisma del setto interatriale).
  • Vasculopatie (lesioni ateromasiche dell’arco aortico, delle carotidi, dei vasi intracranici e aneurismi cerebrali).

Altri fattori di rischio modificabili

  • Alterazioni dell’emostasi (disordini emorragici e trombofilici provocati da alterazioni endotelio-vasali, della coagulazione e dei suoi fattori, della fibrinolisi, della funzionalità o del numero delle piastrine)
  • Anemia a cellule falciformi
  • Artriti croniche (artropatia psoriasica, artrite reumatoide, spondilite anchilosante, ecc.)
  • Emicrania
  • Infezioni
  • Iperomocisteinemia
  • Iperuricemia
  • Malattie infiammatorie intestinali croniche (MICI)
  • Malattia renale cronica (MRC)
  • Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSAS)
  • Tumori
  • Sindromi mieloproliferative
  • Sindrome metabolica (condizione clinica caratterizzata dalla contemporanea presenza di almeno tre variabili che rappresentano un fattore di rischio cardio-cerebrovascolare: obesità addominale, ipertrigliceridemia, bassi livelli di colesterolo HDL, ipertensione arteriosa, iperglicemia)
  • Steatosi epatica non alcolica
  • Tachicardia
  • Uso di contraccettivi orali
  • Terapia ormonale sostitutiva (Hormone Replacement Therapy, HRT) in menopausa
  • Assunzione di droghe (cocaina; metanfetamina o prodotti simili quali ecstasy e anfetamina; oppiacei, in particolare eroina)
  • Fattori correlabili all’ambiente socio-familiare (tipo di professione, stress, basso livello culturale ed economico)
  • Inquinamento atmosferico (monossido di carbonio, ossido di azoto, anidride solforosa, ozono, piombo, particolato)
  • Fattori climatici (temperatura ambientale, sia esterna sia interna alle abitazioni)

  • Condividi
  • Stampa
  • Condividi via email

Data di pubblicazione: 19 maggio 2022, ultimo aggiornamento 27 settembre 2022

Pubblicazioni   |   Opuscoli e poster   |   Normativa   |   Home page dell'area tematica Torna alla home page dell'area