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Il 29 aprile 2010 la Conferenza Stato-Regioni ha approvato l'Intesa sul Piano nazionale della prevenzione 2010-2012 come parte integrante del Piano sanitario nazionale. L’Intesa tra Governo, Regioni e le Province autonome, prevede che le Regioni si impegnino ad adottare, entro il 30 settembre 2010, il Piano regionale di prevenzione per la realizzazione degli interventi previsti dal Pnp. Il coordinamento dell’attuazione del Pnp è affidato al ministero della Salute, Direzione generale della prevenzione sanitaria.
Alla completa attuazione del Pnp, come già previsto dall’articolo 4 dell’Intesa del 23 marzo 2005, le Regioni e Province autonome, per gli anni 2010-2012, hanno destinato 200 milioni di euro, oltre alle risorse previste dagli accordi per la realizzazione degli obiettivi del Piano sanitario nazionale.
La somma sarà impiegata per sostenere il raggiungimento degli obiettivi del Piano, per lo sviluppo dei sistemi di sorveglianza e per l’armonizzazione delle attività di prevenzione negli ambiti territoriali.
Una apposita convenzione con il Cnesps - Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità garantisce al Ccm - Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, il supporto per la progettazione e la valutazione dei documenti dei Piani regionali.

Le aree di intervento

Il Pnp 2010-2012, distingue come macro-aree di intervento:

  • la medicina predittiva, che si rivolge agli individui sani, ricercando la fragilità o il difetto che conferisce loro una certa predisposizione a sviluppare una malattia
  • i programmi di prevenzione collettiva che mirano ad affrontare rischi diffusi nella popolazione generale, sia con l’introduzione di politiche favorevoli alla salute o interventi di tipo regolatorio, sia con programmi di promozione della salute o di sanità pubblica (come programmi di sorveglianza e controllo delle malattie infettive), sia con interventi rivolti agli ambienti di vita e di lavoro (come controlli nel settore alimentare, delle acque potabili, prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali)
  • i programmi di prevenzione rivolti a gruppi di popolazione a rischio e finalizzati a impedire l’insorgenza di malattie (per esempio i programmi di vaccinazione in gruppi a rischio) o a diagnosticare precocemente altre malattie (per esempio gli screening oncologici), o ancora a introdurre nella pratica clinica la valutazione del rischio individuale e interventi successivi di counselling o di diagnosi precoce e trattamento clinico (per esempio la prevenzione cardiovascolare)
  • i programmi volti a prevenire complicanze e recidive di malattia e che promuovano il disegno e l’implementazione di percorsi che garantiscano la continuità della presa in carico, attraverso il miglioramento dell’integrazione all’interno dei servizi sanitari e tra questi e i servizi sociali, di fasce di popolazione particolarmente fragili, come anziani, malati cronici, portatori di polipatologie, disabili.

Ruoli e responsabilità

Con la legge costituzionale n.3 del 2001, l'assetto istituzionale in tema di tutela della salute si è configurato in modo chiaro: stabiliti i principi fondamentali da parte dello Stato, le Regioni hanno competenza non solo in materia di organizzazione dei servizi, ma anche sulla legislazione per l'attuazione dei principi suddetti, sulla programmazione, sulla regolamentazione e sulla realizzazione dei differenti obiettivi.
In tale quadro istituzionale, l'implementazione del PNP rappresenta un passo ulteriore nell'evoluzione del sistema sanitario del nostro Paese, perché chiarisce i meccanismi di governance, in coerenza con quanto previsto dal quadro normativo.
Le Regioni, infatti, declinano il proprio ruolo contribuendo attivamente alla determinazione delle linee strategiche e dando corso al lavoro previsto dal PNP, mentre il Ministero esplica una funzione di supporto, anche attraverso il CCM e il coordinamento degli organi tecnico-scientifici centrali.
In particolare, il Ministero coopera:

  • nell'interfaccia per quelle aree di confine che vedono sovrapporsi strutture dei SSR o degli Enti locali a strutture che hanno mantenuto il riferimento al livello centrale (scuola, università, ecc)
  • nel mettere a fianco delle Regioni le migliori competenze scientifiche, unitamente a competenze di progettazione
  • nel promuovere l'approfondimento e la diffusione della prevenzione basata su prove di efficacia (EBP)
  • nel mettere a disposizione strumenti per la sorveglianza, vera guida all'azione e componente essenziale della sanità
    pubblica, che serve a valutare i rischiai salute, i bisogni e possibilmente l'impatto degli interventi
  • per la messa a punto di sistemi collaudati di allerta e di pronta risposta alle emergenze.

I contenuti e gli obiettivi del nuovo PNP e dei corrispondenti Piani regionali della prevenzione (Prp), dovranno quindi trovar posto rispettivamente nel PSN e nei piani sanitari regionali: in particolare, il nuovo PNP dovrà costituire nella forma e nella sostanza il capitolo dei prossimo PSN dedicato alla prevenzione.

Piani regionali di prevenzione

Le Regioni e Province Autonome sono chiamate ad adattare obiettivi e finalità del Pnp alle proprie realtà locali elaborando un Piano regionale per i prossimi 3 anni.
Per permettere un intenso scambio di conoscenze e di esperienze fra i numerosi tecnici che da anni lavorano e agiscono sul tema e sui servizi di prevenzione, il Cnesps dell’Iss, ha predisposto una Comunità di pratica per i Piani regionali di prevenzione.
L’intento è attivare, entro la fine del 2010, una comunità di tecnici, esperti, dirigenti del servizio sanitario provenienti da tutto il territorio nazionale che, grazie alla condivisione di conoscenze ed esperienze su questa piattaforma, permetta alle singole Regioni di mettere a punto dei Piani di prevenzione centrati sul cittadino, solidi dal punto di vista metodologico ed efficaci rispetto agli obiettivi fissati.
La Comunità di pratica (CoP – Community of practice) mira, quindi, a coinvolgere 80-100 operatori regionali al fine di realizzare i Prp in modo coordinato e condividendo una comune metodologia di lavoro.

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Data di pubblicazione: 5 marzo 2015, ultimo aggiornamento 5 marzo 2015

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