Per visualzzare correttamente il contenuto della pagina occorre avere JavaScript abilitato.
La pagina non è disponibile, tornare in homepage www.salute.gov.it

L'infezione da papillomavirus si trasmette per via sessuale; rappresenta il principale fattore di rischio per il carcinoma della cervice uterina


Infezione da Papillomavirus umano

L'infezione da papillomavirus (HPV - Human Papilloma Virus) è in assoluto la più frequente infezione sessualmente trasmessa; l'assenza di sintomi ne favorisce la diffusione poiché la maggior parte degli individui affetti non è a conoscenza del processo infettivo in corso. L'infezione da HPV è più frequente nella popolazione femminile.

Esistono oltre 100 tipi di papillomavirus, differenziati in base al genoma. Alcuni sono responsabili di lesioni benigne come i condilomi (specie i tipi 6 e 11), altri sono in grado di produrre lesioni pre-invasive (displasie) ed invasive. Tra queste, la principale in termini di frequenza e impatto sanitario è il tumore della cervice uterina, che è causato nella quasi totalità dei casi dall’infezione da HPV (specie i tipi 16 e 18), ma vi sono anche alcuni tumori in altre sedi, come vulva, vagina, pene, ano e oro-faringe.

Generalmente, il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di circa 5 anni, mentre la latenza per l’insorgenza del carcinoma cervicale può essere di decenni.

Il tumore della cervice uterina (collo dell'utero) è la prima neoplasia ad essere riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità come totalmente riconducibile ad una infezione e, quindi, eliminabile attraverso una efficace strategia basata sulle vaccinazioni e sulla diagnosi precoce.

La strategia globale per accelerare l’eliminazione del carcinoma cervicale come problema di sanità pubblica, è stata infatti lanciata dall’OMS nel 2020, con l’obiettivo di raggiungere un’incidenza del tumore inferiore a 4 casi su 100.000 donne in tutti i Paesi del mondo.

In Italia, nel 2020, sono stati stimati circa 2.400 nuovi casi di carcinoma della cervice uterina (pari all’1,3% di tutti i tumori nelle donne), che si posiziona al quinto posto fra i tumori più frequenti nelle donne di età compresa fra 0 e 49 anni (I numeri del cancro in Italia 2020). A questo carico di malattia, già considerevole, va aggiunto quello delle altre patologie HPV-correlate, nonché i costi economici diretti e indiretti legati alla diagnosi, al trattamento e all’impatto sui pazienti e sulle loro famiglie.

Per approfondire 

Nella maggior parte dei casi, l'infezione da HPV decorre in maniera del tutto asintomatica.
L'organismo, il più delle volte, ha la capacità di debellare il virus prima che possa provocare danni importanti.
In altri casi, però, il sistema immunitario non riesce a sconfiggere il virus, che provoca, così, sintomi e disturbi anche piuttosto gravi, come il tumore della cervice uterina (collo dell'utero).

Nel 10% circa delle donne contagiate dal virus, infatti, l’infezione può diventare cronica: se il virus responsabile appartiene alla categoria dei virus "ad alto rischio", le lesioni a livello dell’apparato genitale - e in particolare a livello del collo dell’utero - possono trasformarsi nel giro di qualche anno (in media, dai 7 ai 15 anni) in una lesione tumorale.

Il tumore della cervice uterina è stata la prima neoplasia ad essere riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come totalmente riconducibile ad una infezione: essa è infatti causata nella quasi totalità dei casi da un’infezione genitale da HPV.

Ci sono alcuni sintomi e segni che ci possono far pensare ad un'infezione uterina; tra i più comuni ricordiamo:

  • sanguinamento o flusso vaginale inconsueto (soprattutto dopo il rapporto sessuale)
  • dolore nella parte bassa della schiena
  • dolore quando si urina (particolarmente in concomitanza a dolore nella parte inferiore dell'addome)
  • dolore durante i rapporti sessuali.

Questi sintomi non indicano necessariamente la presenza di un tumore, ma possono metterci in allerta. In loro presenza è consigliabile consultare il proprio medico o il ginecologo.

L'HPV può dar luogo ad altre manifestazioni cliniche, come le verruche, che oltre a livello della cervice uterina, della vagina, della vulva, dell'uretra, del perineo e dell'ano, possono localizzarsi anche in sedi extragenitali, come a livello della congiuntiva, del naso, della bocca, della laringe. Spesso presentano dimensioni così piccole da renderne difficile l'identificazione ad occhio nudo.

Si deve però precisare che i ceppi responsabili delle verruche genitali non sono gli stessi implicati nell'insorgenza del tumore della cervice uterina; di conseguenza una persona colpita da condilomi acuminati, non presenta necessariamente un rischio aumentato di neoplasie ano-genitali.

La maggior parte (80-90%) delle infezioni da HPV è transitoria e guarisce spontaneamente senza lasciare esiti.

La complicanza più grave dell'infezione da HPV è rappresentata dal carcinoma della cervice uterina.
Il passaggio dall'infezione all'insorgenza delle lesioni precancerose avviene circa in 5 anni. Solo le infezioni che diventano croniche possono trasformarsi nell'arco di 7-15 anni in una lesione tumorale.
La sintomatologia si manifesta, purtroppo, quando il carcinoma è già è in fase avanzata.

Altre complicanze dell'infezione da HPV sono:

  • condilomi acuminati o verruche genitali: singole o raggruppate escrescenze o protuberanze sulla cute o sulla mucosa genitale, sull'inguine, ano o cavità orale; si possono manifestare dopo settimane o mesi dal contagio avvenuto tramite rapporti sessuali non protetti con un partner infetto. Nella maggior parte dei casi non causano dolore.
  • carcinomi localizzati in altre sedi, come vulva, vagina, pene, ano e oro-faringe.
  • papillomatosi respiratoria recidivante: formazione rara di escrescenze a livello della laringe, che possono bloccare la respirazione (bambini contagiati da madre infetta durante il parto).

L’approccio diagnostico per il monitoraggio dell’infezione da papillomavirus e delle eventuali lesioni è costituito dai seguenti passaggi:

  • diagnosi clinica
  • colposcopia
  • Pap-test (esame citologico)
  • HPV-DNA test sopra i 30 anni

La diagnosi clinica si basa sull’osservazione delle lesioni, riconoscibili ad occhio nudo, in occasione della visita ginecologica, e confermabili, eventualmente, con la colposcopia.

La colposcopia è un esame ambulatoriale che serve a controllare la cervice uterina e che comporta al massimo un leggero fastidio. Si esegue con il colposcopio, uno strumento munito di una sorgente luminosa e di un sistema di ingrandimento che permette di vedere eventuali alterazioni. A volte l’esame è accompagnato da una biopsia, un prelievo di una piccola quantità di tessuto dal collo dell’utero.

Il Pap-test completa le informazioni ottenute con la normale diagnosi clinica e/o colposcopica.
Viene in genere eseguito contestualmente a visita ginecologica e consiste nel prelievo di cellule dalla superficie del collo e dal canale cervicale dell’utero, anche in assenza di lesioni macroscopiche; può essere tuttavia eseguito successivamente all’esame colposcopico, per approfondire l’analisi su lesioni già osservabili ad occhio nudo. Il Pap test viene eseguito ogni 3 anni.
Il Pap-test ha permesso, dalla sua introduzione, di ridurre drasticamente l’incidenza e la mortalità per carcinoma della cervice uterina.

Per quanto riguarda il test per il Papilloma virus (HPV-DNA test), recenti evidenze scientifiche hanno dimostrato che è più costo-efficace effettuato ogni 5 anni sopra i 30 anni di età,. Il test si basa sulla ricerca dell’infezione dell’HPV ad alto rischio. Il prelievo è simile a quello del Pap-test.
Se il test HPV risulta positivo la donna dovrà sottoporsi a un Pap-test che quindi diventa un esame di completamento, (chiamato anche test di triage).

Non esistono attualmente farmaci per curare l'infezione da HPV. Per fortuna, nella maggior parte dei casi, l'infezione si risolve spontaneamente o è eliminata dall'organismo prima che causi problemi.
Tuttavia se l'infezione persiste, il trattamento disponibile riguarda solo le cellule anomale che si formano in conseguenza di essa.

Per il trattamento dei condilomi e delle verruche genitali, si effettua, in genere, un'applicazione di soluzioni chimiche, stimolanti le difese dell’organismo, che tendono a distruggere le lesioni. Usato anche il trattamento laser.

Le cellule precancerose della cervice possono essere rimosse mediante procedure chirurgiche o laserterapia, a seconda dell'estensione della lesione.

Quando il tumore si è già sviluppato, la terapia varia a seconda dello stadio e consiste in:

  • asportazione parziale o totale dell'utero, ed eventualmente delle ovaie e tube
  • chemioterapia
  • radioterapia.

La carta vincente per la battaglia contro l'infezione da papillomavirus e le malattie ad essa associate, in primis il cancro della cervice uterina, è la prevenzione.

Oggi abbiamo a disposizione dei vaccini sicuri, ben tollerati ed efficaci nel prevenire l’insorgenza di un’infezione persistente da parte dei ceppi di virus HPV responsabili della gran parte dei casi dei casi di tumore della cervice uterina.

Inoltre, è possibile identificare precocemente una lesione genitale "pericolosa" sottoponendosi regolarmente ad un Pap-test o esame citologico cervico-vaginale, un prelievo di cellule dalla superficie del collo e dal canale cervicale dell’utero, o all’HPV-test, che prevede un prelievo simile a quello del Pap-test.

Il Pap-test e l’HPV-test sono esami semplici, rapidi e indolori. Eseguiti con regolarità, secondo le tempistiche previste nei programmi di screening, consentono di identificare le displasie, rimuoverle e impedire lo sviluppo del tumore. Se tutte le donne tra i 25 e i 64 anni aderissero allo screening, i casi di tumore del collo dell’utero diminuirebbero drasticamente.

Contro l’infezione da HPV sono stati sviluppati diversi vaccini: uno bivalente (tipi 16 e 18), uno tetravalente (tipi 6, 11, 16 e 18) e uno 9-valente (tipi 6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52, e 58), che esplicano la loro azione protettiva nei confronti dei genotipi responsabili della maggior parte dei carcinomi cervicali, oltre che di alcune altre neoplasie (come tumori dell’ano, della vulva, della vagina, del pene e dell’orofaringe). In particolare, si stima che il vaccino 9-valente, oggi quello utilizzato di norma in Italia, sia in grado di prevenire circa il 90% dei carcinomi cervicali. I vaccini tetravalente e 9-valente consentono inoltre di prevenire anche una quota importante di condilomatosi genitali.

Il dodicesimo anno di vita, ovvero quello che inizia dal compimento di 11 anni, è l’età preferibile per l’offerta attiva della vaccinazione anti-HPV a tutta la popolazione (femmine e maschi). In funzione dell’età, la schedula vaccinale prevede la somministrazione di due dosi a 0 e 6 mesi (per soggetti fino a 14 anni) o tre dosi a 0, 1-2 e 6 mesi per i più grandi.

E' bene comunque sottolineare che l’utilizzo del vaccino affianca, ma non sostituisce, lo screening con il Pap-test e l’HPV-test.
Infatti, dal momento che il vaccino non fornisce protezione nei confronti di tutti i tipi di HPV e che, in ogni caso, nessun vaccino può garantire una protezione pari al 100%, è opportuno che tutte le donne aderiscano agli screening, anche dopo la vaccinazione.


  • Condividi
  • Stampa
  • Condividi via email
Le informazioni pubblicate in "La nostra salute" non sostituiscono in alcun modo i consigli, il parere, la visita, la prescrizione del medico.

Data di pubblicazione: 10 gennaio 2013, ultimo aggiornamento 17 gennaio 2022