Ministero della Salute

FAQ Salute Mentale

Ultimo aggiornamento:  31 maggio 2021

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I disturbi mentali possono essere curati?



I disturbi mentali comprendono un’ampia gamma di patologie e, come molti studi dimostrano, la maggior parte di questi possono essere curati, ottenendo una significativa riduzione dei sintomi e restituendo alle persone che ne sono affette il proprio stato di benessere psicofisico, il miglioramento della qualità di vita e il recupero dell’indipendenza. Esistono, infatti, trattamenti efficaci sia per disturbi mentali lievi che per quelli più gravi. L’importante è diagnosticarli precocemente per poter intervenire tempestivamente con i trattamenti necessari.



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Le persone con disturbi mentali possono lavorare?



La maggior parte delle persone che soffrono di disturbi mentali sono in grado di lavorare o di svolgere attività di vario tipo, ad esempio volontariato, etc, con risultati di ottimo livello. Essere integrati in attività sociali/lavorative è salutare perché conferisce non solo stabilità finanziaria e integrazione sociale, ma soprattutto sensazioni di utilità, identità e status. Al contrario, l’essere disoccupati produce stress, caduta dell’autostima, isolamento sociale e affettivo, problemi nella gestione delle relazioni interpersonali, con un possibile maggior rischio di sviluppare o di peggiorare una patologia mentale. 



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Le persone con disturbi mentali sono da considerare più a rischio di commettere atti violenti?



La grande maggioranza delle persone con disturbi mentali non è pericolosa, anzi, è vittima della violenza più frequentemente delle persone che non soffrono di disturbi mentali. In alcune persone, però, che soffrono di disturbi mentali gravi come la schizofrenia o i disturbi di personalità, l’abuso di alcool e droghe può far commettere atti violenti. Alcuni studi condotti negli Stati Uniti hanno stimato che solo il 3-5% degli atti violenti può essere attribuito ad individui con problemi mentali seri. Infatti, è più probabile che un individuo con problemi mentali seri sia più spesso vittima di un reato rispetto alla popolazione generale (si stima 10 volte in più) o possa commettere il suicidio. Sebbene ci siano studi che segnalino una relazione tra violenza e malattia mentale, il contributo al tasso di violenza, in generale, di soggetti con disturbi psichici è nella realtà minimo. Erroneamente, però, tale relazione viene percepita dalla popolazione generale in maniera esagerata contribuendo, pertanto, alla discriminazione e all'allontanamento degli individui con disturbi psichici.

Alcuni studi hanno rilevato che alcuni fattori di rischio possono aumentare la probabilità di essere violenti nei pazienti con disturbi mentali (schizofrenia o disturbo bipolare). Tali fattori sono, ad esempio, una pregressa storia di violenza, utilizzo e dipendenza da sostanze d’abuso, detenzione giovanile, aver subito abusi fisici, essere vittima di un crimine, aver affrontato un divorzio o la perdita del lavoro. Inoltre, la ricerca suggerisce che un trattamento adeguato (psicofarmaci, psicoterapia, supporto della comunità etc.) può aiutare a diminuire la “violenza” nei soggetti con disturbi mentali.

 



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Per uscire dalla depressione basta la forza di volontà?



La depressione è una malattia causata dall’interazione di diversi fattori: genetici, biologici, psicosociali, ambientali e può essere curata, ma perché questo avvenga la forza di volontà da sola non basta.  Per curare la depressione è necessario che chi ne è affetto si rivolga a specialisti del settore che definiranno il percorso terapeutico/psicologico più indicato per ogni paziente. Come per tante altre malattie è molto importante riuscire a diagnosticarla e identificarne il livello di gravità già dai primi segnali di allarme, perché spesso viene sottovalutata.



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L’anoressia colpisce solo le donne?



L'anoressia è una malattia particolarmente diffusa nel genere femminile, anche se sono in aumento nei maschi e in tutte le fasce d’età. La fascia di età per l’esordio è 15-19 anni, con una tendenza negli ultimi anni ad un esordio sempre più precoce. Segnali di allarme infatti anche in bambini prima degli 8 anni e nelle persone anziane.

 Le cause derivano dalla concomitanza di fattori sociali, psicologici e biologici. Si associa ad una grave sofferenza psicologica, emotiva e a difficoltà relazionali e sociali. Può presentare forme gravi combinate con depressione, disturbo bipolare, disturbi di ansia, vissuti di traumi, disturbi del sonno, disturbi dell’immagine corporea.  Il riconoscimento precoce del disturbo comporta un miglioramento dell’evoluzione a lungo termine e una più alta probabilità di guarigione. Necessita di un trattamento specialistico multidimensionale e interdisciplinare in cui è essenziale una grande collaborazione tra figure professionali con differenti specializzazioni.

Per approfondire consulta:



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L’ADHD dipende dal fatto che gli adulti non ascoltano abbastanza i bambini?



Il Disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività (ADHD) ha basi fisioneurologiche ed è la conseguenza di una diversa risposta del sistema nervoso centrale agli stimoli. Non dipende dal fatto che gli adulti non ascoltino abbastanza i bambini, né da una cattiva educazione e non è responsabilità della famiglia, della scuola o dei ragazzi stessi. 



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I vaccini possono causare l'autismo?



L’autismo è causato da una combinazione di fattori genetici e ambientali in grado di agire precocemente sullo sviluppo cerebrale. Oggi è ampiamente dimostrato che le cause dei disturbi dello spettro autistico non sono da attribuire né ai vaccini né ad errori educativi o a conflitti familiari. I bambini nascono con questo disturbo e i genitori non ne hanno alcuna responsabilità.



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Quanto è frequente l’autismo?



Le stime di prevalenza internazionali concordano che almeno 1 persona ogni 100 presenti un disturbo dello spettro autistico. La più recente stima di prevalenza negli Stati Uniti indica che 1 persona ogni 58 presenti il disturbo dello spettro autistico. In Italia, i dati dell’Osservatorio Nazionale per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico stimano che 1 bambino ogni 77 nella fascia di età di 7-9 anni presenti il disturbo dello spettro autistico.