Ministero della Salute

Che cosa sappiamo sulle varianti del SARS-CoV-2

Ultimo aggiornamento:  6 luglio 2021

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Cosa significa che un virus muta?



Quando un virus si replica o crea copie di se stesso a volte cambia leggermente. Questi cambiamenti sono chiamati "mutazioni". Un virus con una o più nuove mutazioni viene indicato come una "variante" del virus originale. 

Finora sono state identificate in tutto il mondo centinaia di varianti di questo virus. L'OMS e la sua rete internazionale di esperti monitorano costantemente le modifiche in modo che, se vengono identificate mutazioni significative, l'OMS può segnalare ai Paesi eventuali interventi da mettere in atto per prevenire la diffusione di quella variante.

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Cosa sappiamo delle varianti del virus SARS-CoV2 che preoccupano di più?



Queste le varianti che preoccupano di più gli esperti dell'OMS e dell'ECDC:

  • Variante Alfa (Variante VOC 202012/01, nota anche come B.1.1.7) identificata per la prima volta nel Regno Unito.
    Questa variante ha dimostrato di avere una maggiore trasmissibilità rispetto alle varianti circolanti in precedenza (trasmissibilità superiore del 37% rispetto ai ceppi non varianti, con una grande incertezza statistica, tra il 18% e il 60%). La maggiore trasmissibilità di questa variante si traduce in un maggior numero assoluto di infezioni, determinando, così, anche un aumento del numero di casi gravi.
  • Variante Beta (Variante 501Y.V2, nota anche come B.1.351) identificata in Sud Africa.
    Dati preliminari indicano che, nonostante non sembri caratterizzata da una maggiore trasmissibilità, questa variante potrebbe indurre un parziale effetto di "immune escape" nei confronti di alcuni anticorpi monoclonali. Siccome potenzialmente questo effetto potrebbe interessare anche l'efficacia degli anticorpi indotti dai vaccini tale variante viene monitorata con attenzione.
  • Variante Gamma (Variante P.1) con origine in Brasile.
    Gli studi hanno dimostrato una potenziale maggiore trasmissibilità e un possibile rischio di reinfezione. Non sono disponibili evidenze sulla maggiore gravità della malattia.
  • Variante Delta (Variante VUI-21APR-01, nota anche come B.1.617) rilevata per la prima volta in India.
    Include una serie di mutazioni tra cui E484Q, L452R e P681R, la cui contemporanea presenza desta ragionevole preoccupazione per la potenziale maggiore trasmissibilità e il possibile rischio di reinfezione. Sono state riscontrate anche varianti appartenenti al ceppo indiano, quindi geneticamente correlate, ma sprovviste della mutazione E484Q.

Ad oggi non ci sono prove che queste varianti causino malattie più gravi o rendano i vaccini attualmente impiegati meno efficaci. Sono in corso approfondimenti di ricerca, in collaborazione con i partner internazionali, per capire meglio l'impatto delle mutazioni sul comportamento del virus e per garantire che vengano presi tutti gli interventi di salute pubblica appropriati.

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Perché una variante può risultare più trasmissibile?



Alcune mutazioni possono portare a cambiamenti nelle caratteristiche di un virus, come un’aumentata trasmissione (può diffondersi più facilmente) o una maggiore gravità (ad esempio, può causare una malattia più grave).



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Quanto sono diffuse le varianti nel nostro Paese?



La stima sulla prevalenza delle varianti di SARS-CoV-2, riportata nell' indagine di prevalenza condotta dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler, mostra che, in Italia, al 22 giugno 2021, tra le cosiddette Variants of Concern (VOC):

  • la prevalenza della cosiddetta variante Alfa (B.1.1.7) è pari al 57,8%, in calo rispetto all’88,1% del 18 maggio, con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 16,7% e il 100%
  • la variante Beta (B.1.351) non è stata riportata in nessuna Regione/PPAA 
  • la variante Gamma (P.1) ha una prevalenza pari a 11,8% (con un range tra 0 e 37,5%, mentre nella precedente survay era al 7,3%)
  • la variante Delta (B.1.167.2) ha una prevalenza pari al 22,7% ed è stata identificata in 16 Regioni/PA, con un range tra lo 0 e il 70,6%.


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I vaccini sono efficaci contro le varianti del nuovo coronavirus?



I primi dati confermano che tutti i vaccini attualmente disponibili in Italia sono efficaci contro la variante Alfa del nuovo coronavirus (variante VOC 202012/01, nota anche come B.1.1.7).

Vi sono evidenze che quanti hanno ricevuto solo la prima dose di una vaccinazione, che prevede la somministrazione di due dosi per il completamento del ciclo vaccinale, sono meno protetti contro l'infezione con la variante Delta rispetto all’infezione da altre varianti, indipendentemente dal tipo di vaccino somministrato.
Il completamento del ciclo vaccinale fornisce invece una protezione contro la variante Delta quasi equivalente a quella osservata contro la variante Alpha.



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Quali misure di contrasto alla diffusione delle varianti ha messo in campo il nostro Paese?



L’emergenza di nuove varianti rafforza l’importanza, per chiunque, compresi coloro che hanno avuto l’infezione o che sono stati vaccinati, di aderire rigorosamente alle misure di controllo sanitarie e socio-comportamentali (l’uso delle mascherine, il distanziamento fisico e l’igiene delle mani).

Al fine di limitare la diffusione di nuove varianti, l'Italia ha disposto specifiche azioni di sanità pubblica:

  • rafforzare la sorveglianza di laboratorio nei confronti delle nuove varianti SARS-CoV-2
  • fornire indicazioni per implementare le attività di ricerca e gestione dei contatti dei casi COVID-19 sospetti/confermati per infezione da variante
  • limitare gli ingressi in Italia dei viaggiatori provenienti dai paesi più colpiti dalle varianti
  • realizzare indagini rapide di prevalenza per stimare correttamente la diffusione delle varianti nel nostro Paese
  • disporre misure di contenimento (aree rosse) nelle aree più colpite del Paese anche a livello comunale

Per approfondire

Per conoscere le limitazioni ai viaggi




Direzione Generale della Prevenzione sanitaria
in collaborazione con Istituto Superiore di Sanità