Ministero della Salute

FAQ - Acque potabili

Ultimo aggiornamento:  7 ottobre 2016

1. Quando si definisce potabile l’acqua?

Un’acqua è definita potabile quando non contienemicrorganismi e parassiti né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana. Inoltre, l’acqua deve possedere caratteristiche organolettiche accettabili per il consumatore, tra cui limpidezza, trasparenza, assenza di colore e odori anomali.

2. Cosa si intende per acque destinate al consumo umano?

Sono considerate acque destinate al consumo umano:
  • le acque trattate o non trattate, destinate ad uso potabile, per la preparazione di cibi e bevande o per altri usi domestici, a prescindere dalla loro origine (fornite tramite una rete di distribuzione o mediante cisterne, o in bottiglie o in contenitori);
  • le acque utilizzate in un'impresa alimentare per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l'immissione sul mercato di prodotti o di sostanze destinate al consumo umano, escluse quelle la cui qualità non può avere conseguenze sulla salubrità del prodotto alimentare finale.


3. Fino a quale punto della rete idrica è garantita la conformità dell’acqua ai requisiti di legge?

La conformità delle acque ai requisiti previsti dalla normativa deve essere assicurata nel punto in cui le acque sono disponibili per il consumo, come il rubinetto dell’utenza domestica da cui le acque fuoriescono. Le acque utilizzate dalle imprese alimentari devono garantire la conformità ai parametri legislativi nella fase in cui esse sono fornite all’industria. In quest’ultimo caso è il titolare dell'impresa il responsabile della qualità dell'acqua impiegata nelle diverse fasi del ciclo di produzione alimentare.

4. Come viene garantito il rispetto degli standard di qualità dell'acqua destinata al consumo umano?

Attraverso azioni integrate, in sintesi:
  • la selezione, caratterizzazione, protezione e sorveglianza delle risorse idriche idonee da destinare al consumo umano;
  • i trattamenti delle acque da distribuire, con particolare attenzione ai processi di disinfezione per garantire il controllo del rischio microbiologico;
  • l’utilizzo di prodotti e materiali a contatto con le acque, sia in fase di trattamento che di distribuzione, che non presentino rischi di contaminazione o alterazioni della qualità dell’acqua, sia di ordine microbiologico che chimico;
  • l’attuazione di un sistema di monitoraggio articolato sull’intera rete affidato sia ai gestori della risorsa idrica che alle autorità sanitarie presenti sul territorio sotto il controllo regionale e centrale. 


5. Chi effettua i controlli sulla qualità dell'acqua?

Il sistema di controllo sulle acque destinate al consumo umano è strutturato su due piani e prevede controlli interni e controlli esterni:
  • i controlli interni sono effettuati dal gestore che fornisce il servizio idrico, o da chiunque fornisca acqua a terzi, attraverso impianti idrici autonomi o cisterne. tenuti ad effettuare tutte le verifiche necessarie a garantire il rispetto della conformità dell'acqua ai requisiti previsti, eventualmente concordando con l'azienda unità sanitaria locale il programma di controllo per quanto riguarda punti di prelievo e frequenza, ed eseguendo analisi presso laboratori propri o in convenzione;
  • i controlli esterni sono effettuati dall'azienda unità sanitaria locale territorialmente competente. L’azienda unità sanitaria locale è responsabile della verifica sulle acque destinate al consumo umano dei requisiti di legge, attraverso programmi di controllo regionali che prevedono l'ispezione degli impianti e il prelievo di campioni. Le attività di laboratorio possono essere condotte presso laboratori interni all’azienda unità sanitaria locale o presso agenzie regionali per la protezione dell'ambiente.


6. Dove e quando vengono effettuati i controlli?

I programmi regionali di controllo si riferiscono, in particolare, all'ispezione degli impianti, alla fissazione dei punti di prelievo dei campioni da analizzare, anche con riferimento agli impianti di distribuzione domestici, e alle frequenze dei campionamenti, intesi a garantire la significativa rappresentatività della qualità delle acque distribuite durante l'anno.

La rete dei controlli è diffusa su tutto il territorio nazionale ed è particolarmente articolata; ogni anno sono effettuate centinaia di migliaia di analisi sulle acque in distribuzione.



7. Quali sono i fattori di rischio che possono essere presenti nell’acqua?

La fornitura di acqua qualitativamente idonea all'uso umano e la protezione da malattie idrodiffuse sono attualmente garantite in Italia da una serie di misure normative particolarmente rigorose, da prassi consolidate nei sistemi di gestione idrica in grado di assicurare la produzione di acque sicure, e da un livello di sorveglianza particolarmente esteso e capillare, con centinaia di migliaia di accertamenti analitici distribuiti nel corso dell'anno.

I fattori di rischio potenzialmente presenti nelle acque utilizzate dall'uomo, in termini normativi definiti “parametri” si possono differenziare in base alla loro natura, origine e impatto sulla salute. A differenza dei parametri microbiologici, causa di patologie infettive a carattere epidemico insorgenti in un breve lasso di tempo dopo l'esposizione, i contaminanti chimici nelle acque rappresentano generalmente un rischio sanitario di medio-lungo termine in quanto gli effetti tossici e le patologie associate, salvo rare eccezioni, insorgono anche a distanza di anni dall'esposizione.

La protezione della salute dai rischi derivanti da utilizzo di acque non conformi al consumo umano è affidata in primo luogo al rispetto di valori guida.



8. Cosa sono i valori guida?

I valori guida sono elaborati a livello internazionale (in primo luogo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) per ogni potenziale contaminante delle acque mediante criteri standardizzati di valutazione del rischio. I valori costituiscono la base decisionale per stabilire a livello normativo europeo e nazionale la concentrazione massima di un contaminante tale da assicurare un consumo sicuro dell'acqua nell'intero arco di una vita, cosiddetti valori di parametro, tenendo conto anche delle fasce di popolazione più deboli come i soggetti in età infantile.

9. Quali sostanze chimiche possono contaminare le acque? 

Nei paesi ad economia avanzata rischi di natura chimica associabili al consumo di acqua vengono sistematicamente controllati attraverso strategie di prevenzione e processi di trattamento adeguatamente pianificati e controllati.

In molti paesi, tuttavia, ancora oggi numerosi contaminanti chimici possono ritrovarsi nelle acque al rubinetto di utenza perché presenti naturalmente nelle acque di origine, non adeguatamente trattate prima della loro distribuzione ed utilizzo. È il caso dell'arsenico, di natura geologica in acque sotterranee, responsabile di intossicazioni acute a livello gastrointestinale e, in seguito ad esposizioni di lungo termine ad elevate concentrazioni, di patologie tumorali a carico della pelle e di diversi organi. Tenori di arsenico notevolmente superiori ai valori limite sono riportati in almeno 70 paesi, nel continente asiatico e in altri continenti, con circa 140 milioni di individui esposti che spesso si correlano a rilevanti ed estesi problemi sanitari; solo in Bangladesh si stimano più di 250.000 casi di insorgenza di tumori dovuti all'elevato tenore in arsenico dell'acqua.

Tra i contaminanti di origine geologica nelle acque, importante rilevanza sanitaria assume anche il fluoro, elemento, che in moderate concentrazioni svolge un ruolo protettivo nei denti dei bambini. L'esposizione ad elevate concentrazioni di fluoro, riportata in vaste aree geografiche dei diversi continenti, con più di 100 milioni di individui esposti, può determinare l'insorgenza di patologie di medio-lungo termine quali fluorosi dentali ed ossee che possono assumere carattere più o meno epidemico; è il caso di alcune comunità rurali del Brasile in cui più del 62% dei bambini è affetto da fluorosi dentale per consumo di acque contaminate.

Intossicazioni di tipo acuto possono correlarsi anche a contaminazione da sostanze rilasciate da improprie pratiche agricole in acque superficiali e falde, nelle quali possono persistere per decenni. I nitrati, a elevate concentrazioni, sono causa di metaemoglobinemia e conseguente cianosi nei bambini. L’incidenza di questi fenomeni è assai rilevante e causa di seri problemi sanitari soprattutto in molti paesi in via di sviluppo che ancora non adottano efficaci misure di prevenzione.

Numerosi altri fattori di rischio chimico possono ritrovarsi nelle acque, in contesti geografici e con esposizioni generalmente limitate, come risultato di episodiche e massive contaminazioni delle risorse idriche sotterranee e superficiali da attività industriali, rilascio da prodotti e materiali non idonei a contatto nel corso dei trattamenti e distribuzione dell'acqua, o come sottoprodotti indesiderati dei processi di disinfezione.



10. Quali sono i microrganismi patogeni che possono essere presenti nelle acque e che impatto hanno nel mondo le malattie idrodiffuse? 

Più di cento tipi di microrganismi patogeni (batteri, virus, parassiti e miceti) possono essere presenti in acque contaminate; il rischio più facilmente associabile all'uso e al consumo di acqua viene primariamente e tradizionalmente correlato alla contaminazione da parte di microrganismi patogeni di origine enterica che causano malattie a carattere gastroenterico, evidenti per la natura stessa dei sintomi e per il livello elevato di diffusione (50% degli esposti). La fornitura e l'utilizzo di acqua qualitativamente accettabile dal punto di vista microbiologico è da tempo sostanzialmente assicurata nei paesi industrializzati, grazie alla messa in opera di tecniche di trattamento e disinfezione delle acque sempre più efficienti.

L'evoluzione dei sistemi di produzione e delle strategie di controllo della qualità delle acque hanno di fatto condotto a un drastico declino delle patologie legate alla diffusione dei più tradizionali patogeni enterici (Salmonella, Shigella, Vibrio). Tuttavia, se da un lato si è assistito a una diminuzione delle patologie a carattere gastroenterico nella popolazione generale, dall'altro, patologie associabili all'uso dell'acqua sono state segnalate negli ultimi decenni, soprattutto in acque non controllate al di fuori delle reti. Alcune vengono causate da agenti di zoonosi, patogeni trasmessi dagli animali (criptosporidiosi, microsporidiosi, campilobacteriosi), altre, da opportunisti ambientali (micobatteriosi) anche a carattere respiratorio (legionellosi).

Il problema della qualità microbiologica dell'acqua è, d'altra parte, ampiamente e drammaticamente presente, soprattutto come rischio infettivo, in molti paesi in via di sviluppo. In questi, i quattro quinti di tutte le malattie segnalate sono di origine idrica e gli episodi diarroici (associati a colera, tifo, dissenteria bacillare) sono la causa prevalente di morte per le fasce più deboli della popolazione, soprattutto i bambini sotto i cinque anni. Anche epatite A ed E rappresentano infezioni, endemiche in tutto il mondo, che si manifestano dove le condizioni igienico-sanitarie sono carenti.

 



11. Quali tra le molteplici sostanze e microrganismi potenzialmente presenti in acqua vengono controllate e perché?

La tutela della qualità delle acque destinate al consumo umano ha il fine di proteggere la salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque, garantendone la salubrità e la pulizia. I criteri correntemente adottati si basano su procedure standardizzate di valutazione del rischio in base alle quali sono identificati alcuni parametri essenziali e le relative soglie di sicurezza (valori di parametro). In particolare, sono seguiti i principi definiti dall'Organizzazione mondiale della sanità per la qualità dell'acqua potabile e gli orientamenti del comitato scientifico della Commissione Europea per l'esame della tossicità e dell'ecotossicità dei composti chimici.

I valori parametrici si basano sulle conoscenze scientifiche disponibili tenendo anche conto del principio di precauzione; i valori sono definiti al fine di garantire che la acque destinate al consumo umano possano essere consumate in condizioni di sicurezza nell'intero arco della vita e rappresentino pertanto un livello elevato di tutela della salute.

In linea generale una sostanza chimica viene ricercata con carattere di priorità nelle acque se:

  • esistono evidenze scientifiche oggettive della contaminazione delle acque da parte di questa sostanza;
  • la sostanza, sulla base delle caratteristiche di tossicità, rappresenta un potenziale pericolo per la salute umana;
  • la sostanza, ai livelli in cui può essere presente nelle acque, può determinare modifiche delle caratteristiche organolettiche delle acque.

Le autorità sanitarie, nel nostro paese l’azienda unità sanitaria locale assicurano una ricerca supplementare, caso per caso, delle sostanze e dei microrganismi per i quali non sono stati fissati valori di parametro ai sensi della normativa, qualora vi sia motivo di sospettare la presenza in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana.



12. È vero che le acque vengono trattate prima di essere distribuite?  

Le acque destinate al consumo umano vengono sottoposte a trattamenti che ne garantiscono la sicurezza e il rispetto degli standard di legge sino al rubinetto del consumatore. I trattamenti variano a seconda della natura delle acque da destinare al consumo e, sostanzialmente, possono prevedere processi chimico-fisici per la rimozione di inquinanti potenzialmente presenti e processi di disinfezione chimica, prevalentemente attraverso l’uso di cloro o ozono, o fisica, generalmente attraverso radiazioni UV.

13. I trattamenti possono causare problemi per la salute?

Il rischio sanitario associato ai trattamenti delle acque può essere considerato del tutto sotto controllo, grazie alle specifiche richieste dalla normativa sui valori di sicurezza per parametri riconducibili ai trattamenti delle acque, alle moderne tecniche di trattamento, alle norme di sicurezza su prodotti e materiali destinati a venire a contatto con le acque in fase di trattamento e distribuzione e al regime dei controlli adottato in Italia sulle acque distribuite.

Nel caso specifico del processo di disinfezione - grazie al quale sono state sostanzialmente eradicate numerose patologie idrodiffuse - è noto che numerose sostanze inorganiche o organiche possono essere originate in seguito alla reazione tra l’agente chimico impiegato per la disinfezione e composti naturalmente presenti nelle acque (sottoprodotti). Tra i sottoprodotti di disinfezione maggiormente studiati figurano i trialometani - comprendenti composti specifici quali cloroformio, bromoformio, dibromodiclorometano, bromodicolorometano – e formati per reazione fra il cloro e la materia organica presente nell'acqua.

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14. Quale è l'impatto sulla salute dei sottoprodotti di disinfezione?

La conoscenza dei processi e delle variabili che presiedono al processo di disinfezione consente attualmente di gestire il rischio correlato alla potenziale presenza di sottoprodotti sotto livelli accettabili per la tutela della salute umana tenendo conto di alcune considerazioni essenziali:
  • come a più riprese raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità l’impegno a ridurre la concentrazione di eventuali sottoprodotti non deve in alcun caso pregiudicare l’efficacia del processo di disinfezione, né il mantenimento di un’adeguata concentrazione di disinfettante residuo nelle acque nell’ambito della distribuzione;
  • adeguate strategie per garantire il rispetto dei valori di parametro per i sottoprodotti di distribuzione possono essere attuate mediante una preventiva riduzione delle sostanze reagenti nelle acque da trattare, utilizzo di idonei agenti disinfettanti, eventualmente abbinati a processi fisici, o rimozione mediante trattamenti chimico-fisici dei sottoprodotti.


15. Cosa succede se dopo un controllo l'acqua non risponde ai requisiti previsti dalla normativa?

L'azienda unità sanitaria locale interessata, comunica al gestore la non conformità identificata, ne valuta l’entità in termini di rischio correlato al consumo umano e propone quindi al sindaco l'adozione degli eventuali provvedimenti cautelativi a tutela della salute pubblica. La decisione tiene conto in particolare dell'entità del superamento del valore di parametro pertinente e dei potenziali rischi per la salute umana nonché dei rischi che potrebbero derivare da un'interruzione dell'approvvigionamento o da una limitazione di uso delle acque erogate.

16. Chi è responsabile di un’eventuale non conformità nella qualità dell’acqua verificata al rubinetto di un’utenza?

In generale si considera che il gestore abbia adempiuto agli obblighi di legge quando le caratteristiche di qualità previste dalla normativa sono rispettate al punto di consegna, vale a dire il contatore nel punto di consegna.

Per gli edifici e le strutture in cui l'acqua è fornita al pubblico, il titolare ed il responsabile della gestione dell'edificio o della struttura devono assicurare che le caratteristiche di qualità previste dalla normativa, rispettati nel punto di consegna, siano mantenuti nel punto in cui l'acqua fuoriesce dal rubinetto.

In altre fattispecie, come nel caso di utenze private, qualora sussista il rischio che le acque pur essendo nel punto di consegna rispondenti ai requisiti di legge, non siano conformi a tali valori al rubinetto, l'azienda sanitaria locale dispone che il gestore adotti misure appropriate per eliminare il rischio che le acque non rispettino i valori di parametro dopo la fornitura. L'autorità sanitaria competente ed il gestore, ciascuno per quanto di competenza, provvedono affinché i consumatori interessati siano debitamente informati e consigliati sugli eventuali provvedimenti e sui comportamenti da adottare.



17. Quali sono gli obblighi del gestore se dopo un controllo l'acqua non risponde ai requisiti previsti dalla normativa?

Il gestore, sentita l'azienda unità sanitaria locale e l'Autorità d'ambito, deve individuare tempestivamente le cause della non conformità ed attuare i correttivi gestionali di competenza necessari all'immediato ripristino della qualità delle acque erogate.

Il sindaco, l'azienda unità sanitaria locale, l'Autorità d'ambito ed il gestore informano i consumatori in ordine ai provvedimenti adottati, ciascuno per quanto di propria competenza.




Fonte: Direzione generale della prevenzione sanitaria