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Violenza sulle donne



La violenza contro le donne rappresenta un importante problema di sanità pubblica, oltre che una violazione dei diritti umani.

La violenza ha effetti negativi a breve e a lungo termine, sulla salute fisica, mentale, sessuale e riproduttiva della vittima. Le conseguenze possono determinare per le donne isolamento, incapacità di lavorare, limitata capacità di prendersi cura di sé stesse e dei propri figli. I bambini che assistono alla violenza all’interno dei nuclei familiari possono soffrire di disturbi emotivi e del comportamento. Gli effetti della violenza di genere si ripercuotono sul benessere dell’intera comunità.

Secondo il rapporto dell'OMS Valutazione globale e regionale della violenza contro le donne: diffusione e conseguenze sulla salute degli abusi sessuali da parte di un partner intimo o da sconosciuti (in lingua inglese), la violenza contro le donne rappresenta “un problema di salute di proporzioni globali enormi”. 

A chi rivolgersi

  • 112: chiamare il numero di emergenza senza esitare, né rimandare:
    • in caso di aggressione fisica o minaccia di aggressione fisica;
    • se si è vittima di violenza psicologica;
    • se si sta fuggendo con i figli (eviti in questo modo una denuncia per sottrazione di minori);
    • se il maltrattante possiede armi.
  • Numero antiviolenza e anti stalking 1522 - Il numero di pubblica utilità 1522 è attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno ed è accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile, con un’accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. L'App 1522,  disponibile su IOS e Android, consente alle donne di chattare con le operatrici. E' possibile chattare anche attraverso il sito ufficiale del numero anti violenza e anti stalking 1522
  • App YouPol realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare episodi di spaccio e bullismo, l’App è stata estesa anche ai reati di violenza che si consumano tra le mura domestiche 
  • Pronto Soccorso, soprattutto se si ha bisogno di cure mediche immediate e non procrastinabili. Gli operatori sociosanitari del Pronto Soccorso, oltre a fornire le cure necessarie, sapranno indirizzare la persona vittima di violenza verso un percorso di uscita dalla violenza
  • Mappa dei consultori in Italia
  • Centri antiviolenza sul sito del Dipartimento delle Pari opportunità
  • Farmacie, per avere informazioni se non è possibile contattare subito i Centri antiviolenza o i Pronto soccorso
  • Telefono Verde AIDS e IST 800 861061 se si è subita violenza sessuale. Personale esperto risponde dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00 sui possibili rischi di contrarre infezioni a trasmissione sessuale a seguito della violenza. Si può accedere anche al sito www.uniticontrolaids.it
  • Poliambulatorio dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà (INMP), dall'8 marzo 2021 è attivo il Servizio Salute e Tutela della Donna, dedicato alla presa in carico delle donne più fragili o comunque bisognose di assistenza sanitaria e psicologica.

La Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Il 25 novembre si celebra  nel mondo International Day for the Elimination of Violence against Women  - Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne-, una ricorrenza istituita dall' Assemblea generale delle Nazioni Unite, che in questa data invita i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica su una delle più devastanti violazioni dei diritti umani.

“Orange the World” - Colora il mondo di arancione è il tema centrale della campagna promossa da UN Women, organizzazione delle Nazioni Unite dedicata all'uguaglianza di genere e all'emancipazione delle donne e da UNiTE che ha proclamato il 25 di ogni mese “Orange Day”, una giornata per sensibilizzare e agire per porre fine alla violenza contro donne e ragazze.

“UNITE! Invest to prevent violence against women and girls” – “Investire per prevenire la violenza contro le donne e le ragazze” è il tema specifico per la Giornata 2023 ed è un’esortazione a concentrarsi sull’importanza di finanziare diverse strategie di prevenzione per fermare la violenza.

La campagna invita cittadini e governi a dimostrare il loro impegno per porre fine alla violenza nei confronti delle donne e delle ragazze.

#NoExcuse è l’hashtag della Giornata 2023.

Come negli anni precedenti la Giornata Internazionale lancia 16 giorni di attivismo che si concluderanno il 10 dicembre con la Giornata Internazionale dei Diritti Umani.

I numeri della violenza contro le donne: omicidi, violenze fisiche e sessuali

  • Nel mondo la violenza contro le donne interessa 1 donna su 3
  • In Italia i dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.
  • I dati del Report  del Servizio analisi criminale della Direzione Centrale Polizia Criminale aggiornato al 19 novembre 2023 evidenzia che:
    • nel periodo 1 gennaio – 19 novembre 2023  sono stati registrati 295 omicidi (+4% rispetto allo stesso periodo del 2022), con 106 vittime donne (-3% rispetto allo stesso periodo del 2022 in cui le donne uccise furono 109)
    • le donne uccise in ambito familiare/affettivo sono state 87 (-4% rispetto allo stesso periodo del 2022 in cui vittime furono 91); di queste, 55 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner (+4%).
  • L’ultima nota Istat sulle vittime di omicidio evidenzia che:
    •  nel 2022 sono stati commessi 322 omicidi (+6,2% rispetto al 2021). Le vittime sono 196 uomini e 126 donne (il 39,1% del totale).
    • l’età media delle donne vittime di omicidio è pari a 55,1 anni
    • i dati mostrano per il 2022 un aumento del numero di donne uccise da parenti (0,14x100mila donne, 0,10 nel 2021)
    • nei casi in cui si è scoperto l’autore, il 92,7% delle donne è vittima di un uomo
    • le donne uccise da un partner o ex partner, tutti di sesso maschile, sono 61
    • l’Istat stima che i femminicidi siano 106, sul totale delle 126 donne uccise
    • gli omicidi di genere rappresentano l’84,1% degli omicidi di donne.  


Vedi anche

Ricoveri ospedalieri delle donne vittime di violenza

L’analisi Istat sui dati relativi ai ricoveri ospedalieri, rilevati con il flusso della Scheda di dimissione ospedaliera (SDO), evidenzia che:

  • nel 2022 si sono registrati 1.196 ricoveri ordinari di donne con indicazione di violenza, il 19,6% in meno rispetto al 2019, riferiti a 1.093 donne: nell’arco di 12 mesi queste donne hanno avuto più di un ricovero riconducibile alla violenza subita (in media 1,1)
  • rispetto al complesso dei ricoveri ordinari di donne (esclusi i ricoveri per parto), l’incidenza di quelli con indicazione di violenza è circa pari a 4,8 per 10.000 fino al 2019, si è ridotta a 4,2 nell’anno della pandemia per poi risalire a 4,4 nel 2021 e 2022.
  • nel 2022 l’ospedalizzazione femminile riconducibile alla violenza è più elevata per le minorenni e per le giovani di 18-34 anni (rispettivamente 0,59 e 0,65 ricoveri ordinari per 10.000 residenti, rispetto a 0,40 per il totale), è prossima alla media per le donne adulte di 35-49 anni e più bassa dopo i 50 anni di età
  • tra le minorenni le diagnosi di violenza più frequenti corrispondono ai maltrattamenti (sindrome del bambino maltrattato 36,6% nel triennio 2020-2022), seguono le lesioni inflitte da altre persone (aggressioni, stupri, ecc.) con il 26,7%, i problemi genitori-figli riportati nel 16,7% delle schede
  • tra le donne adulte le lesioni inflitte da altre persone sono di gran lunga i codici di diagnosi riportati più di frequente (66,1% nel triennio 2020-2022), seguiti dai maltrattamenti (abusi fisici, psichici, sessuali e trascuratezza) con una percentuale pari al 23,6%, oltre 4 punti percentuali più elevata del triennio pre-Covid
  • tra le minorenni l’esecutore indicato in oltre la metà dei casi è il padre o patrigno (era il 31,5% nel 2017-2019), mentre la madre o matrigna è indicata nel 4,5% dei ricoveri con indicazione dell’esecutore della violenza
  • tra le donne adulte il partner è dichiarato come esecutore nel 39,2% dei ricoveri con indicazione del responsabile della violenza (era il 34,4% nel triennio pre-Covid) e il padre o patrigno nel 8,8% di questi ricoveri
  • tra le bambine e le ragazze con meno di 18 anni oltre il 20% dei ricoveri ordinari con diagnosi di violenza è riconducibile all’abuso sessuale e al maltrattamento
  • tra le donne adulte il maltrattamento è passato dal 4,8% del periodo pre-pandemia al 6,3% del triennio post pandemia. In aumento anche l’abuso sessuale (dal 5,1% al 6,2%) e soprattutto lo stupro (dal 2,8% al 5,2%). Fonte: Analisi Istat su dati SDO (periodo analizzato 2017-2022)

I dati dell'anno 2021

  • Nel 2021, sono state 1.083 le donne ricoverate in ospedale in conseguenza della violenza per un totale di 1.171 ricoveri nell’anno. Dopo una sensibile diminuzione di questi ricoveri nel 2020 (-29,9% rispetto al 2019) per le elevate difficoltà di accesso alle strutture ospedaliere durante l’emergenza sanitaria, nel 2021 il recupero è stato più consistente rispetto al totale dei ricoveri ordinari (+12,4% contro +5,6% rispetto al 2020). Per gli uomini i ricoveri sono più frequenti (3.197 uomini per un totale di 3.459 ricoveri) e il tasso raggiunge l’1,20 per 10.000 uomini, contro lo 0,39 del tasso femminile. Differiscono tuttavia le motivazioni della violenza: per le donne sono più frequenti rispetto agli uomini il maltrattamento e le violenze all’interno della coppia e della famiglia, per gli uomini sono più frequenti le lesioni inflitte da altre persone, analogamente a ciò che accade per gli omicidi.
  • I tassi di ricovero di donne con indicazione di violenza (0,39 per 10.000 nel 2021) sono più elevati per le minorenni (0,66 nel 2021, anno in cui il tasso supera quello delle giovani di 18-34 anni pari a 0,57), sono prossimi alla media per le donne adulte di 35-49 anni e più bassi dopo i 50 anni di età.
  • I tassi di ricovero in regime ordinario con indicazione di violenza delle donne straniere sono oltre tre volte più elevati di quelli delle italiane (0,99 per 10.000 residenti contro 0,29) nel 2020-2021. Il divario sale a quattro volte tra le giovani di 18-34 anni.
  • I ricoveri di donne con indicazione di violenza presentano una spiccata variabilità regionale, ulteriormente aumentata nel biennio della pandemia 2020-2021, in conseguenza di una riduzione più forte al Sud: il tasso di ricovero per 10.000 donne residenti è passato da 0,37 nel triennio 2017-2019 a 0,23 nel 2020-2021 (-38,6%), rispetto a una diminuzione a livello nazionale da 0,46 a 0,35 (-25,5%).
  • L’informazione sull’esecutore della violenza è ancora poco presente nei dati raccolti (10,8% dei ricoveri femminili). Nel biennio 2020-2021, il padre o patrigno è l’esecutore indicato nel 2,8% dei casi (1,9% nel periodo pre-pandemico), il partner o consorte nel 2,2%. Considerando anche la tipologia “altri parenti”, l’ambito familiare sale al 5,2% dei casi (4,1% nel periodo pre-pandemico). Ciò anche a causa della particolarità del periodo: le misure restrittive hanno ridotto infatti l’esposizione a rischio da parte di altri autori (le violenze “da altra persona esterna alla famiglia” sono passate da 2,7% a 2,3%).
  • La dimissione volontaria caratterizza fortemente i ricoveri con indicazione di violenza (8,3% contro 1,9% nel complesso dei ricoveri ordinari) ed è più frequente nelle donne straniere (12,2% contro 6,8% nelle italiane).
  • Le donne con ricoveri per violenza hanno più spesso ricoveri ripetuti. Considerando il quinquennio 2017-2021 sono state 6.211 le donne con almeno un ricovero con indicazione di violenza, per un totale di 8.645 ricoveri complessivi.
  • Nei cinque anni 2017-2021, sia per gli accessi in PS sia per i ricoveri ospedalieri, le diagnosi più frequentemente associate alla violenza sono relative a traumatismi e avvelenamenti (fratture, ferite, contusioni, ustioni e avvelenamenti) e a disturbi mentali (disturbi predominanti dell’emotività, alcuni disturbi e reazioni dell’adattamento, abuso di cannabinoidi, abuso di droghe senza dipendenza, disturbi d’ansia, dissociativi e somatoformi).

(Fonte: Analisi Istat su dati Sistema EMUR, Rapporto SDO - anni 2017- 2021)

I numeri della violenza nel contesto lavorativo


Infortuni femminili in ambito lavorativo: violenza, aggressione e minaccia

Dati Inail evidenziano che nel quinquennio 2017-2021 tra gli infortuni femminili in occasione di lavoro e riconosciuti positivamente da Inail (al netto dei Covid), la causa «violenza, aggressione e minaccia», che può provenire da persone esterne all’azienda o da colleghi della stessa azienda, rappresenta oltre il 5% dei casi codificati, circa 20.500 infortuni nell’intero quinquennio (poco più di 4.000 l’anno).

Tra le lavoratrici vittime di aggressioni o violenze, quasi il 60% svolge professioni sanitarie e assistenziali, a seguire (ma a distanza) insegnanti e specialisti dell’educazione-formazione, impiegati postali, personale di pulizia e servizi di vigilanza e custodia, ecc. (Fonte: Inail)


I numeri della violenza sulle lavoratrici della sanità e del sociale

  • il 10% dei lavoratori del settore riportano che al lavoro sono soggetti a violenza e vessazioni da parte di colleghi e superiori (Fonte: Inail “Indagine nazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro.  Lavoratori e datori di lavoro. INSuLa, 2021”)
  • 11.000 i casi di aggressione accertati dall’Inail dal 2015 al 2019 nel nostro Paese: una media di oltre 2 mila casi l’anno  con un andamento stabile.
  • Il 9% del totale degli infortuni accertati da Inail nel settore sanità e sociale in 5 anni sono casi di aggressione
  • Il 72,4% dei casi di aggressione ha riguardato le donne. 7.858 casi per le donne contro i 3.000 per gli uomini
  • Le aggressioni alle donne sono avvenute:
    • il 24,9% dei casi in ospedali e case di cura
    • il 25% nelle strutture di assistenza sociale residenziale
    • il 22,4% nell’assistenza sociale non residenziale
  • Dei casi accertati, 9 episodi di violenza su 10 provengono da pazienti, familiari o altre persone esterne ai servizi di assistenza. 1 caso su 10 avviene da parte di colleghi.

(Fonte: Inail Andamento degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali - n.10, ottobre, 2020)

In Europa

Le operatrici e gli operatori del settore sanitario e sociale sono tra i più colpiti in Europa da episodi di violenza al lavoro. In particolare:

  • Abusi verbali: settore sanitario 20% - media europea di tutti i settori 12% (+ 8%)
  • Violenza fisica: settore sanitario 7% - media europea di tutti i settori 2% (+ 5%)
  • Attenzioni non richieste e molestie sessuali: settore sanitario 5% - media europea settori 3% (+ 2%)

La formazione degli operatori sociosanitari

Poiché spesso la violenza rimane nascosta, al fine di individuarne il più rapidamente possibile i segni è importante rafforzare le competenze degli operatori sociosanitari che entrano in contatto con le vittime, mediante specifici programmi di formazione. Il Ministero della salute ha richiesto agli Assessorati competenti delle regioni e delle province autonome, già nella prima metà del 2019, le informazioni relative agli atti formali di recepimento delle Linee Guida nazionali per le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza. Inoltre, ogni regione e provincia autonoma è stata invitata a designare i propri referenti, in qualità di focal point, ai fini del monitoraggio della piena attuazione delle disposizioni in argomento e per le attività di contrasto alla violenza sulle donne.

I percorsi formativi promossi dal Ministero della Salute

Il Ministero della Salute riconoscendo come cruciale la formazione del personale sanitario e socio-sanitario per la prevenzione della violenza, ha affidato all’Istituto Superiore di Sanità (ISS) due Progetti CCM (2014, 2019).

Con il Progetto CCM 2014, primo percorso formativo blended (Formazione A Distanza, FAD e incontri de visu): “Prevenzione e contrasto della violenza di genere attraverso le reti territoriali” è stata definita ed applicata nel periodo 2015 -2017, una strategia innovativa ed efficace di formazione per gli operatori sociosanitari dei Pronto Soccorso (PS) relativamente alla gestione dei casi di violenza di genere. Sono stati formati operatori socio-sanitari di 28 PS presenti in 4 regioni italiane (Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia). L’intero percorso blended è stato portato a termine da 636 professionisti, pari al 73,3% di coloro i quali si erano iscritti (868).

Con il secondo corso FAD associato al Progetto “Implementazione di un programma di formazione a distanza (FAD) per operatori sociosanitari dei Pronto Soccorso (PS) italiani, mirato alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere” (2019) sono stati raggiunti tutti i 651 PS italiani. Sono stati coinvolti complessivamente 26.347 professionisti, di questi il 67% (pari a 17.637) ha terminato il corso FAD. L’inclusione massima e capillare dei PS, inoltre, ha evidenziato la necessità di coinvolgere nella formazione i Servizi territoriali di area sanitaria e socio-sanitaria, in quanto nodi cruciali della rete di prevenzione e contrasto della violenza.

Il 24 febbraio 2022 nell’ambito delle iniziative finanziate dal Ministero della Salute - CCM 2021, è stato lanciato inoltre il Progetto IPAZIA CCM 2021 “Strategie di prevenzione della violenza contro le donne e i minori, attraverso la formazione di operatrici e operatori di area sanitaria e socio-sanitaria con particolare riguardo agli effetti del COVID-19”

Il progetto, tutt'ora in corso, intende estendere la formazione a operatori e operatrici dei servizi socio-sanitari della rete di assistenza sanitaria territoriale. 

L'obiettivo del progetto Ipazia è quello di mettere a punto e sperimentare un modello formativo, basato sulla metodologia del problem based learning – competence oriented. Si articola in un percorso di base (corso FAD) rivolto a operatrici e operatori dei servizi sanitari e socio-sanitari territoriali e in un percorso specifico per la “formazione di formatori”, individuati dalle singole Asl partecipanti.

La finalità generale è quella di favorire l’applicazione sistematica di corretti protocolli tecnico-scientifici e comunicativo-relazionali, anche con percorsi dedicati alla emergenza Covid-19 ed ai suoi effetti, affinché a ciascuna vittima venga fornita la medesima opportunità di essere accompagnata in percorsi di fuoriuscita dal circuito della violenza, anche nei casi di discriminazioni multiple. Altro obiettivo del progetto è quello di facilitare lo scambio di buone prassi.

Con il Progetto è stato avviato un corso FAD (luglio-dicembre 2022) dove al PBL è associato il modello basato sulle competenze. Il corso ha registrato 4.361 iscritti, di questi hanno terminato con successo il corso FAD 2.346 partecipanti.

Successivamente, come previsto dal Progetto, il corso residenziale “Il Problem Based Learning nella formazione continua in sanità pubblica per lo sviluppo delle competenze: Ruolo, funzioni e compiti del Facilitatore dell’apprendimento (Progetto #IpaziaCCM2021)” ha consentito di formare, in un corso in autonomia, svoltosi presso l’ISS, 21 facilitatori dell’apprendimento, che nei territori delle Aziende e Strutture coinvolte nel Progetto possano attivare e condurre, con gli esperti impegnati nella prevenzione e nel contrasto della violenza di genere, percorsi di formazione secondo la metodologia del Problem Based Learning (PBL)-competence oriented. Ed è questa la terza fase del Progetto IpaziaCCM2021 che ha programmato e realizzato nel 2023, Corsi residenziali di formazione per i formatori in ciascuno dei territori delle Strutture coinvolte nel Progetto con la formazione di oltre 200 professionisti.


La normativa nazionale sulla violenza contro le donne

La prima significativa innovazione legislativa in materia di violenza sessuale, in Italia, si era avuta con l’approvazione della Legge 15 febbraio 1996, n. 66, che ha iniziato a considerare la violenza contro le donne come un delitto contro la libertà personale, innovando la precedente normativa, che la collocava fra i delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume.
Con la Legge 4 aprile 2001, n. 154 vengono introdotte nuove misure volte a contrastare i casi di violenza all’interno delle mura domestiche con l'allontanamento del familiare violento.
Nello stesso anno vengono approvate anche le Leggi n. 60 e la Legge 29 marzo 2001, n. 134 sul patrocinio a spese dello Stato per le donne, senza mezzi economici, violentate e/o maltrattate, uno strumento fondamentale per difenderle e far valere i loro diritti, in collaborazione con i centri anti violenza e i tribunali.
Con la Legge 23 aprile 2009, n. 38 sono state inasprite le pene per la violenza sessuale e viene introdotto il reato di atti persecutori ovvero lo stalking.
Il nostro Paese ha compiuto un passo storico nel contrasto della violenza di genere con la Legge 27 giugno 2013 n. 77, approvando la ratifica della Convenzione di Istanbul, redatta l'11 maggio 2011. Le linee guida tracciate dalla Convenzione costituiscono infatti il binario e il faro per varare efficaci provvedimenti, a livello nazionale, e per prevenire e contrastare questo fenomeno.
Il 15 ottobre 2013 è stata approvata la Legge 119/2013 (in vigore dal 16 ottobre 2013) “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, che reca disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere”.

Le donne, purtroppo, sono più degli uomini, vittime di aggressioni, anche nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, in particolare nelle postazioni di guardie mediche e nei Pronto soccorso.Il 14 agosto 2020 il Parlamento ha approvato la Legge n.113 che dispone misure di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni. 

Al fine di progettare adeguate politiche di prevenzione e contrasto alla violenza di genere e di assicurare un effettivo monitoraggio del fenomeno è stata approvata la legge 5 maggio 2022, n. 53 recante “Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere” che all’articolo 4 prevede che tutte le strutture sanitarie pubbliche, e in particolare le unità operative di pronto soccorso, hanno l'obbligo di fornire i dati e le informazioni relative alla violenza contro le donne. L'articolo prevede anche che il flusso informativo EMUR Pronto Soccorso sia integrato con le informazioni utili e necessarie per la rilevazione della violenza di genere contro le donne, assicurando l'individuazione della relazione tra autore e vittima e rilevando anche: la tipologia di violenza, fisica, sessuale, psicologica o economica, esercitata sulla vittima; se la violenza è commessa in presenza sul luogo del fatto dei figli degli autori o delle vittime e se la violenza è commessa unitamente ad atti persecutori; gli indicatori di rischio di revittimizzazione previsti dall'allegato B al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 novembre 2017, facendo salva la garanzia di anonimato delle vittime.

Vedi anche

Le chiamate al numero antiviolenza e antistalking 1522


I dati sulle chiamate nei primi tre trimestri 2023

I dati Istat relativi alle chiamate al numero 1522 Antiviolenza e Antistalking (servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità) nei primi tre trimestri 2023 evidenziano che il numero delle chiamate per telefono e chat rimane sostanzialmente stabile, con un calo che si registra nel II trimestre e, su base annuale, in crescita rispetto agli anni precedenti (tav.6), arrivando a totalizzare nel corso di tutti e tre i trimestri considerati 30.581 chiamate (erano 22.553 nel 2022 e 24.699 nel 2021).

Nel corso del III trimestre i dati evidenziano un aumento delle richieste di aiuto degli utenti e delle vittime rispetto al trimestre precedente (rispettivamente + 6,5% e + 3,7%). L’incremento maggiore di chiamate proviene da utenti che si rivolgono al 1522 per avere informazioni sulla tipologia del servizio erogato (+24,8%). Questa richiesta, secondo i dati Istat, costituisce peraltro, in termini di composizione percentuale, il motivo più frequente tra quelli che inducono a rivolgersi a questo servizio (31,9%), nel corso del III trimestre.

Nei tre trimestri considerati circa i 2/3 delle chiamate al 1522 (68,2%) sono state indirizzate verso i servizi più idonei alle richieste che, per il 93,9% dei casi, sono rappresentati da Centri e Servizi Antiviolenza, Case protette e di accoglienza per vittime.

Riguardo i tipi di violenze subite nei tre trimestri del 2023 (tav.12) l’indagine evidenzia che per circa la metà delle vittime è quella fisica a motivare il ricorso alla chiamata di aiuto (47,6% sul totale delle risposte.).

La violenza psicologica è la seconda causa delle chiamate (36,9%). Considerando inoltre i casi di vittime che hanno subito due o più tipi di violenza, nel 62,3% è la violenza psicologica ad essere subita in forma rilevante. Va notato che, quando le violenze sono multiple, è la violenza economica, oltre a quella fisica, ad essere più frequentemente associata alle altre (12,1%, tav.12bis-tris-quater).

La maggior parte delle vittime riporta un lungo vissuto di violenze subite: il 64,5% di esse infatti dichiara di aver subito per anni, e il 25,5% per mesi la violenza, mentre il dato relativo alle richieste di aiuto di vittime che hanno subito soltanto uno o pochi episodi di violenza si attesta al 10% (tav.13).

Il 24,8% delle vittime che si sono rivolte al 1522 hanno paura di morire e timore per la propria incolumità e dei propri cari, mentre i 2/3 di esse provano ansia e il 24,3% si sente in grave stato di soggezione. Il 10,2% si sente invece molestata, ma non in pericolo (tav.14).

La violenza riportata al 1522 è preminentemente di tipo domestico: nei tre trimestri del 2023 il 79,4% dei rispondenti dichiara che il luogo della violenza è la propria casa (tav.15). Questo spiega l’elevata percentuale dei casi di violenza assistita. Nei tre trimestri considerati circa la metà delle vittime rispondenti (44,5%) ha figli e di esse il 24,3% dichiara di avere figli minori. È pari al 57,1% la percentuale di vittime che dichiarano che i propri figli hanno assistito alla violenza e nel 25,8% l’hanno subita loro stessi (tav.18).

Dal racconto che le vittime fanno alle operatrici del 1522 emerge che la maggior parte di esse non denuncia la violenza subita alle autorità competenti. Solo il 15,8% nei tre trimestri considerati ha infatti denunciato la violenza subita (1.311 vittime). I dati evidenziano una persistente resistenza a denunciare: il 59,4% delle vittime infatti dichiara di non denunciare anche se la violenza subita dura da anni.


I dati relativi al quarto trimestre 2022

I dati Istat evidenziano che nel quarto trimestre 2022, rispetto allo stesso trimestre 2021, si continua a registrare un calo delle chiamate valide al numero di Pubblica Utilità 1522 (si passa da 11.337 chiamate a 9.877 del 2022 (-13%). Analizzando il tipo di canale, la diminuzione delle chiamate valide è evidente nel caso di contatto telefonico (da 9.576 del 2021 a 8.131 del 2022; -15,1%) mentre è trascurabile per le segnalazioni via chat (da 1.761 a 1746; -0.85%). A conferma della tendenza già registrata nel 2021, si evidenzia una riduzione anche delle chiamate da parte delle vittime pari al -11,5% (3.967 nel IV trimestre 2021 e 3.510 nel corrispettivo del 2022). (Fonte: Istat).

Analizzando i tipi di violenze subite, il 63,5% delle vittime dichiara di averne subito più di un tipo. Le violenze maggiormente riportate nel complesso sono le minacce (37,5%) e la violenza psicologica (35,7%). Se si considera, però, la violenza che spinge maggiormente le vittime a contattare il numero di pubblica utilità 1522, quella fisica (40,1%) risulta essere la prevalente.

Riguardo la frequenza degli atti subiti, nel quarto trimestre 2022 si registra una lieve diminuzione delle vittime che dichiarano di subire le violenze da anni (52,3%) mentre il dato relativo alle richieste di aiuto di vittime che hanno subito soltanto uno o pochi episodi di violenza si attesta intorno al 10-11%.

Nel quarto trimestre 2022 nel 55% dei casi le vittime con figli dichiarano che i propri figli hanno assistito alla violenza e nel 15,3% l’hanno subita loro stessi. 

Dal racconto che le vittime fanno alle operatrici del 1522 emerge che la maggior parte di esse non denuncia la violenza subita alle autorità competenti. Solo il 14,5% nel quarto trimestre 2022 ha infatti denunciato la violenza subita (399 vittime). Questo dato è peraltro in lieve diminuzione rispetto ai precedenti trimestri.


Data ultimo aggiornamento, 27 novembre 2023



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