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FAQ - Antibiotico-resistenza

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L’antibiotico-resistenza ha un importante impatto sulle persone, sugli animali e sull’ambiente. Nel caso in cui, infatti, un microrganismo acquisisca la capacità di resistere all’azione di un antibiotico, la malattia infettiva da esso causata può essere più difficile da curare: il decorso risulta più lungo, aumenta il rischio di complicanze, fino ad arrivare a esiti che possono essere invalidanti o portare al decesso del paziente. L’antibiotico-resistenza, pertanto, ha importanti conseguenze sulla qualità della vita delle persone e anche un rilevante impatto economico per il singolo e per la collettività. 

La stessa difficoltà di cura delle infezioni antibiotico-resistenti si riflette anche nella medicina veterinaria, ove sono disponibili una varietà minore di antibiotici in grado di curare le infezioni sia degli animali domestici che di allevamento.

È necessario sottolineare che i batteri, anche quelli resistenti, non riconoscono confini geografici, né barriere di specie, ed è per questo che il fenomeno dell’antibiotico-resistenza rappresenta una minaccia globale. L’uso eccessivo o non appropriato degli antibiotici induce lo sviluppo di nuove resistenze non solo direttamente nei microrganismi, ma comporta un rischio anche per il possibile rilascio nell’ambiente di residui di questi medicinali, che possono così contaminare acqua, suolo e vegetazione. Questi residui continuando a essere attivi nell’ambiente, inducendo una pressione selettiva nei confronti dei batteri che comunemente vi abitano.

Pertanto, un approccio cosiddetto “One Health”, che non si limiti alla sola salute umana o animale, ma promuova interventi coordinati nei diversi ambiti, inclusi l'agricoltura e l'ambiente, risulta fondamentale per ridurre lo sviluppo e la diffusione dell’antibiotico-resistenza.

Gli antibiotici sono medicinali efficaci esclusivamente nel contrastare le malattie causate da batteri. Non sono utili, invece, per curare infezioni virali, come ad esempio il raffreddore o l’influenza.

Le persone dovrebbero assumere antibiotici solo dopo valutazione da parte di un medico. Non sono, infatti, medicinali per automedicazione e, in farmacia, possono essere venduti esclusivamente dietro presentazione di ricetta medica. Una volta acquistato il farmaco, è indispensabile seguire scrupolosamente le indicazioni del medico prescrittore riguardo a dosaggio, modi e durata della terapia. Infatti, ogni antibiotico è specifico per curare solo determinate malattie batteriche.

Anche nel settore veterinario, è necessario evitare il “fai da te” e attenersi scrupolosamente al dosaggio e alla durata del trattamento antibiotico prescritto dal medico veterinario, e lavarsi le mani prima e dopo il contatto con un animale o il mangime.

Un uso scorretto degli antibiotici potrebbe portarci indietro nel tempo, quando gli antibiotici non esistevano e le malattie infettive avevano frequentemente un esito fatale.

Gli antibiotici sono un bene prezioso la cui efficacia si sta restringendo nel tempo. Affinché la loro utilità possa continuare in futuro, è necessario che tutti contribuiscano a preservarla attraverso un uso corretto e responsabile.

Sia in campo umano che animale, gli antibiotici vanno assunti solo dopo prescrizione da parte del medico o del medico veterinario. È importante assumere le dosi consigliate, senza eccedere o ridurre autonomamente il dosaggio, e non interrompere la cura prima del tempo indicato dal personale sanitario.

Un comportamento non corretto, infatti, potrebbe ridurre l’efficacia della terapia e aumentare il rischio che i batteri sviluppino resistenza all’azione di quell’antibiotico, rendendolo quindi inutile o addirittura dannoso.

Qualora nella confezione dovessero avanzare delle dosi di antibiotico, queste non vanno assunte senza aver consultato prima il medico o il medico veterinario, neanche in presenza di un’infezione batterica simile alla precedente. Poiché alcune malattie infettive pur essendo provocate da microrganismi differenti presentano sintomi simili, solo il personale sanitario potrà valutare l’eventuale necessità di intraprendere la terapia antibiotica e il tipo di antibiotico da assumere.

Le dosi avanzate, ormai scadute, vanno eliminate nei rifiuti in maniera opportuna. In questo caso bisogna rivolgersi al farmacista. Provvederà lui al corretto smaltimento o ci informerà su come fare.

Usare bene gli antibiotici è una responsabilità del singolo nei confronti della propria salute e della collettività.

L’uso responsabile degli antibiotici permetterà di avere a disposizione medicinali efficaci per la cura delle malattie batteriche. Al contrario, lo sviluppo e la diffusione di antibiotico-resistenza, conseguente soprattutto ad un uso inappropriato degli antibiotici, mette a rischio la salute di ognuno di noi.

Per prevenire o limitare la diffusione delle infezioni è importante, oltre all'uso responsabile degli antibiotici, adottare comportamenti adeguati.

L’azione più semplice è l'igiene delle mani. Le mani sono un ricettacolo di germi, alcuni dei quali risiedono normalmente sulla cute senza creare danni, altri invece sono responsabili di infezioni e malattie. Le nostre mani, quindi, toccando altre persone, animali, superfici, oggetti vari, possono essere contaminate da vari tipi di microrganismi, e alcuni di questi possono essere patogeni per gli esseri umani e/o per gli animali con cui veniamo in contatto.

È indispensabile lavare sempre le mani con acqua e sapone prima di manipolare gli alimenti, cucinare e mangiare, prima di rimuovere le lenti a contatto, prima e dopo l’utilizzo dei servizi igienici o del cambio del pannolino dei neonati e negli anziani, dopo aver viaggiato sui mezzi pubblici, dopo aver maneggiato la spazzatura o essere stati a contatto con animali e mangimi o le loro lettiere, prima e dopo essere entrati in una struttura sanitaria, dopo aver utilizzato i mezzi di trasporto pubblici. Soprattutto nel contesto epidemico attuale, con il virus SARS-CoV-2 ancora circolante in Italia come anche in molti altri Paesi del mondo, è indispensabile igienizzare frequentemente le mani e, solo in caso di prescrizione medica, utilizzare i farmaci antibiotici soltanto nel modo appropriato. In particolare, durante la stagione invernale, mal di gola e raffreddore non richiedono l’utilizzo degli antibiotici, in quanto gli agenti eziologici delle sindromi influenzali e simil-influenzali sono virus, verso i quali gli antibiotici non hanno alcun effetto. In caso di tosse e starnuti si raccomanda di utilizzare un fazzoletto possibilmente usa e getta, oppure, in sua assenza, l’incavo del gomito, in modo da non contaminare le superfici e le persone a noi vicine.

Quando non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare un gel idroalcolico, che è altrettanto efficace per igienizzare le mani.

Anche la vaccinazione contro le malattie infettive rappresenta uno dei modi per prevenire le infezioni sia nelle persone che negli animali.

In particolare, l’applicazione delle misure di prevenzione e di controllo delle malattie porta a una riduzione dell’utilizzo di antibiotici, così come un  loro uso appropriato permetterà di ridurre il fenomeno dell’antibiotico-resistenza e ci aiuterà a mantenere gli antibiotici efficaci contro le malattie batteriche.

Il numero di animali domestici è in crescita anche nel nostro Paese, insieme alla maggiore attenzione per la loro salute e il loro benessere, e tutto questo si traduce in un numero maggiore di cure.

L’eventuale utilizzo inappropriato e, in alcuni casi, indiscriminato di antibiotici e la cattiva abitudine da parte di alcuni proprietari di non rispettare scrupolosamente le prescrizioni del medico veterinario, può facilitare la diffusione della resistenza antimicrobica.

La propagazione di microrganismi resistenti è favorita, inoltre, dalla crescente condivisione di abitudini e ambienti tra animali da compagnia (pets) e proprietari. Bisogna infatti tenere a mente che i batteri resistenti e i geni di trasmissione della resistenza non riconoscono barriere e possono passare dall’animale alle persone  e viceversa.

La lotta all’antibiotico-resistenza passa attraverso la consapevolezza che tutti abbiamo responsabilità e tutti possiamo contribuire alle soluzioni. Il cittadino/consumatore/ medico veterinario/ farmacista/proprietario di animali può fare la sua parte per conservare l'efficacia degli antibiotici. In primo luogo attraverso un utilizzo responsabile dei farmaci, evitando iniziative autonome e ricorrendo agli antibiotici soltanto sulla base della prescrizione del medico veterinario, che dovrà essere poi seguita in maniera corretta, rispettando i tempi delle somministrazioni e la durata della terapia.

È invece compito del Ministero della Salute registrare e monitorare l’uso degli antibiotici veterinari così come l’utilizzo in deroga di medicinali contenenti agenti antibiotici autorizzati per uso umano.

Per agevolare questo tipo di controlli, in Italia è obbligatorio un sistema di tracciabilità dei medicinali impiegati negli animali, che con  la ricetta elettronica veterinaria e la registrazione elettronica dei trattamenti consente  di tracciare in modo completo l’intera filiera del medicinale, dalla produzione, alla vendita in farmacia, fino all’utilizzo.

Gli allevamenti, in particolari gli intensivi, si trovano molto spesso sotto accusa quale presunto luogo in cui vi è un abuso di antibiotici, favorendo lo sviluppo di antimicrobico-resistenza.

Ma come stanno davvero le cose? Si tratta di fake news. È sicuramente falso che negli allevamenti intensivi si faccia uso di antibiotici per accelerare la crescita degli animali. Questo tipo di utilizzo è, infatti, vietato in Europa, per legge, dal 2006 e la Commissione europea lo ha fortemente ribadire nel regolamento (UE) 2019/6 che fa della lotta all’antibiotico-resistenza (e nel suo contesto più ampio all’antimicrobico-resistenza) il suo cavallo di battaglia.

Non vi sono dubbi sulla sicurezza microbiologica dei prodotti di origine animale, all’interno dei quali non si trovano neppure residui di medicinali, grazie all’esistenza di controlli specifici che lo garantiscono.

Il Ministero della Salute e le Regioni/Province Autonome svolgono controlli ufficiali, che rappresentano un fiore all’occhiello del nostro Paese e garantiscono alimenti sicuri sulle nostre tavole.

Anche gli allevatori, però, possono e devono fare la loro parte, in primo luogo adottando una gestione sanitaria corretta dell’allevamento che consenta di non ricorrere agli antibiotici in modo sistematico, per compensare un’igiene carente, pratiche zootecniche inadeguate o mancanza di cure.

Il Ministero della Salute ha, inoltre, messo a punto un sistema integrato, denominato ClassyFarm, per la categorizzazione del rischio di sviluppo di antibiotico-resistenza all’interno degli allevamenti, che si basa sulla raccolta e l’elaborazione dei dati di diverse aree (salute e benessere animale, uso di medicinali, lesioni al macello) provenienti dalle attività del controllo ufficiale, dai sistemi informativi e banche dati già in uso dal Ministero e dalle attività in autocontrollo dell’azienda.

La resistenza agli antibiotici è un meccanismo naturale di difesa dei batteri. I due principali fattori esterni favorenti lo sviluppo e la diffusione di resistenza agli antibiotici sono:

  • l'uso di antibiotici, che esercita una pressione ecologica sui microrganismi e contribuisce all'emergenza e alla selezione di batteri resistenti agli antibiotici nelle popolazioni
  • la diffusione e la trasmissione incrociata di batteri resistenti agli antibiotici tra gli esseri umani, gli animali e l'ambiente.

Il trattamento delle infezioni dovute a batteri resistenti è un serio problema di sanità pubblica: gli antibiotici comunemente usati non sono più efficaci e i medici devono scegliere altri antibiotici. Ciò può ritardare l'inizio del trattamento efficace per i pazienti e causare complicanze, incluse invalidità permanenti e decesso. Inoltre, un paziente potrebbe aver bisogno di diversi antibiotici alternativi e maggiormente costosi, che potrebbero avere effetti collaterali più gravi.

Il sito web dell'ECDC presenta 11 storie di pazienti che illustrano come i batteri multi-resistenti possono influenzare la vita delle persone, le difficoltà che si presentano nel trattamento di queste infezioni e gli scarsi benefici che alcuni pazienti potrebbero avere dalla terapia antibiotica. Ulteriori informazioni sono disponibili alla pagina dell'ECDC Patient stories.

Nel settore veterinario, il problema di mancata efficacia di un antibiotico può compromettere oltre che la salute animale, anche la salute umana di chi lavoro o è a contatto con essi, e la salute pubblica come conseguenza di alimenti derivanti non più sicuri.

La situazione sta peggiorando con l'emergere di nuovi ceppi batterici resistenti a più antibiotici contemporaneamente (noti come batteri multi-resistenti), soprattutto negli ospedali. In particolare, i batteri resistenti agli antibiotici di ultima linea limitano fortemente le opzioni di trattamento per i pazienti infetti. Questi batteri possono addirittura diventare resistenti a tutti gli antibiotici esistenti, con la conseguente assenza di terapia efficace per l’eventuale paziente.

Senza antibiotici efficaci potremmo tornare all'era pre-antibiotica, quando i trapianti di organi, la chemioterapia per il cancro, la terapia intensiva e tutte le altre procedure mediche, incluse alcune cure odontoiatriche, non sarebbero più possibili senza l’insorgenza di infezioni anche gravi. Le malattie batteriche si diffonderebbero e, non potendo più essere curate, causerebbero la morte.

Prima della scoperta di antibiotici, migliaia di persone sono morte per malattie batteriche, come polmonite o infezione a seguito di intervento chirurgico. Da quando gli antibiotici sono stati scoperti e usati, sempre più batteri, che erano originariamente sensibili, sono diventati resistenti e hanno sviluppato numerosi meccanismi per sopravvivere agli antibiotici. Poiché la resistenza è in aumento e pochi nuovi antibiotici sono stati scoperti e commercializzati negli ultimi anni, il problema della resistenza agli antibiotici è oggi una grave minaccia per la salute pubblica globale e per quella di ogni individuo.

Sono state identificate tre strategie principali per affrontare la resistenza agli antibiotici:

  • l'uso prudente di antibiotici è il punto chiave per prevenire l'insorgere e la diffusione della resistenza. Infatti, la resistenza agli antibiotici segnalata in Italia e in Europa è direttamente collegata all'uso eccessivo e improprio di antibiotici
  • l'attuazione di buone pratiche di controllo delle infezioni, compresa per il settore umano l'igiene delle mani, nonché lo screening e l'isolamento dei pazienti infetti/colonizzati negli ospedali, sono importanti al fine di prevenire la diffusione dei batteri resistenti
  • promuovere lo sviluppo di nuovi antibiotici con nuovi meccanismi d'azione è essenziale, poiché la resistenza si sviluppa comunque inevitabilmente nel tempo.

Fino ad ora, solo pochi studi hanno affrontato questo problema e non ci sono prove sufficienti per determinare se le condizioni climatiche abbiano un impatto sulle infezioni batteriche e quindi sul consumo di antibiotici.

Prima della scoperta degli antibiotici, migliaia di persone sono morte a causa di infezioni batteriche, come polmonite o contratte a seguito di un intervento chirurgico. Senza antibiotici potremmo tornare all'era pre-antibiotica. Procedure mediche comuni come trapianti di organi, chemioterapia antitumorale, terapia intensiva e altre procedure mediche, incluse alcune cure odontoiatriche, non sarebbero più possibili. Le malattie batteriche si diffonderebbero e potrebbero non essere più curabili, neanche con antibiotici di ultima linea, e i pazienti morirebbero per l'infezione. Mantenere efficaci gli antibiotici e assicurarsi che funzionino ancora in futuro è una responsabilità condivisa; tutti sono responsabili: pazienti, genitori, medici, infermieri, farmacisti, tutto il personale sanitario, veterinari, allevatori, agricoltori, gente comune.


Fonte:


Data di ultimo aggiornamento: 9 novembre 2022


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