Iniziative a sostegno delle regioni per l'abbattimento delle liste di attesa e la piena erogazione dei livelli essenziali di assistenza, anche al fine di evitare processi di privatizzazione della sanità pubblica
Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Quartini. Prima di tutto, vorrei fare una precisazione. C'è confusione, non inedita nel dibattito politico, fra Fondo sanitario nazionale e spesa sanitaria totale: sono due aggregati diversi e non comparabili. Ho già avuto modo di spiegare, in una recente lettera a Il Sole 24 Ore, che il Fondo sanitario finanzia esclusivamente il fabbisogno standard per i livelli essenziali di assistenza; la spesa sanitaria del documento programmatico include, invece, anche Istituto superiore di sanità, Croce rossa, AIFA, Agenas, università, spese extra LEA.
Quando si confrontano dati non omogenei, i risultati sono spesso distorsioni interpretative che finiscono per alimentare un dibattito più orientato al consenso immediato che alle sostanze delle politiche sanitarie.
Parliamo di numeri reali e verificabili: nel 2022 il Fondo sanitario era di 125 miliardi, nel 2026 raggiungerà 142,9 miliardi, con un incremento di quasi 18 miliardi in 4 anni. Certo, è sempre più comodo parlare di tagli, quando i dati dicono il contrario. Poi, sul rapporto spesa sanitaria-PIL, altro elemento che spesso viene citato in modo strumentale, va chiarita la natura congiunturale di questo indicatore: oscilla in funzione del PIL.
Nel 2026 il rapporto del Fondo sul PIL aumenterà proprio grazie alle risorse aggiunte stanziate da questo Governo, mentre la previsione di spesa sanitaria resterà al 6,5 per cento secondo l'ultimo Documento di finanza pubblica. Quando poi si citano Francia e Germania come riferimenti, cosa che accade spesso, sarebbe corretto ricordare che questi Paesi hanno un PIL superiore al nostro - la Francia del 31,7 per cento, la Germania del 38 per cento - e soprattutto non hanno lo stesso modello universalistico di Servizio sanitario nazionale (concorrono i cittadini).
Un dato significativo emerge dall'analisi del rapporto tra spesa sanitaria pro capite e PIL pro capite: nel periodo prepandemico, il gap dell'Italia rispetto alla media europea era di circa 15 miliardi; dal 2022 questo divario si è ridotto a 7,8 miliardi. L'iniezione di risorse fatte da questo Governo porta l'Italia verso la retta di regressione europea, una situazione mai verificatasi negli ultimi dieci anni. Quando, poi, ci si basa su pareri di fondazioni private non è utile per un dibattito di merito; un analista che diventa testimonial di una parte politica perde credibilità scientifica.
Veniamo poi al tema delle regioni. Non è scaricabarile, richiama la Costituzione. L'articolo 117 del Titolo V precisa che la tutela della salute è materia concorrente, con le regioni che hanno competenza legislativa e organizzativa e questo non lo dico io ma lo dice la Costituzione. Quindi, ci aspettiamo che le regioni facciano la loro parte. I dati della Corte dei conti sono eloquenti: un quarto dei fondi stanziati per l'abbattimento delle liste d'attesa tra il 2022 e il 2024 non è stato speso per lo scopo previsto o è stato inutilizzato. Se alcune regioni registrano disavanzi, occorre considerare anche le scelte gestionali e organizzative locali e non solo il livello del finanziamento statale, e questo non significa stigmatizzare le regioni in difficoltà.
Quanto alla deriva privatistica, anche qui serve chiarezza. Il rapporto tra pubblico e privato in sanità deve essere inteso come un modello di integrazione virtuosa, non come mera contrapposizione. Il settore pubblico mantiene il ruolo centrale e di garanzia; il privato accreditato opera in modo complementare all'interno di un sistema regolato e orientato all'interesse dei cittadini. L'obiettivo è assicurare accesso tempestivo, appropriato e universalistico alle prestazioni sanitarie. Se il pubblico non riesce a erogare una prestazione in tempo utile per una diagnosi o una cura, è nostro dovere trovare soluzioni. Non è ideologia, è responsabilità verso i cittadini.
Stiamo riordinando un sistema che nonostante tutto funziona, un sistema che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone, un sistema che ci rende una delle Nazioni più longeve al mondo e i 23.500 centenari italiani lo dimostrano ogni giorno. Chi ha responsabilità di Governo non può permettersi il lusso della demagogia…
Camera dei deputati
Resoconto stenografico dell'Assemblea n. 569
Mercoledì 19 novembre 2025