Iniziative di competenza volte a salvaguardare e valorizzare il ruolo dei medici di medicina generale
Grazie, signor Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti per questa opportunità di confrontarci su un tema cruciale per il futuro della nostra sanità.
I medici di medicina generale rappresentano non solo il primo contatto dei cittadini con il Servizio sanitario nazionale, ma il vero cuore pulsante della medicina di prossimità. La salute di prossimità non è un concetto astratto, vive concretamente negli studi dei nostri medici di famiglia, che custodiscono quel patto di fiducia che è alla base del rapporto medico-paziente.
Il loro contributo è determinante, tanto nella prevenzione, quanto nell'orientare i cittadini verso stili di vita corretti, in un'epoca in cui le malattie croniche rappresentano la sfida principale dei sistemi sanitari moderni. Oggi, però, dobbiamo riconoscere che la domanda di assistenza è cambiata profondamente. Cittadini più informati, con aspettative diverse e bisogni complessi, richiedono risposte spesso innovative. La rivoluzione digitale, con l'implementazione del fascicolo sanitario elettronico, non rappresenta, semplicemente, un cambiamento tecnologico, ma l'opportunità per un'evoluzione virtuosa, che porti a riaffermare e rafforzare la centralità di questa professione fondamentale, con una relazione con i pazienti rinnovata e potenziata.
I dati parlano chiaro: dal 2017 al 2023 abbiamo assistito ad una diminuzione del 13 per cento dei medici di medicina generale e il numero dei massimalisti è aumentato del 42 per cento, segnale di un sistema sottopressione. L'attuale organizzazione del corso di formazione specifica in medicina generale, gestito dalle regioni e province autonome, non sta rispondendo adeguatamente alle sfide del presente, e ne è prova tangibile la questione vocazionale. Molti giovani medici pensano che la medicina generale rappresenti, oggi, una seconda scelta rispetto alle scuole di specializzazione, considerate più prestigiose e remunerative. Basti pensare che un medico in formazione per la medicina generale riceve una borsa di studio di soli 11.603 euro annui, contro i 25.000-26.000 euro degli specializzandi.
Non possiamo più permetterci che la medicina generale sia percepita come un ripiego. È tempo di trasformarla in una vocazione di eccellenza e di equipararla alle altre specializzazioni, non solo nel percorso formativo, ma anche nel riconoscimento professionale, economico e con nuovi parametri di efficienza. Non è solo una questione di giustizia, ma di visione strategica per il futuro della sanità italiana. Per affrontare questa sfida, il Ministero della Salute ha istituito, insieme al Ministero dell'Università e della ricerca, un tavolo di lavoro dedicato, che ha elaborato un documento condiviso anche dal gruppo per l'accesso sostenibile alle professioni sanitarie. La proposta è necessaria. Bisogna superare l'attuale corso di formazione e trasformarlo in una vera e propria scuola di specializzazione. Questo permetterebbe di strutturare il percorso post lauream del medico di medicina generale, allineandolo con le altre specialistiche.
Sul fronte contrattuale voglio essere chiaro. L'obiettivo primario di questo Governo è garantire ai cittadini prestazioni di eccellenza da parte di professionisti motivati e consapevoli. I contratti seguiranno, come naturale conseguenza, un processo che mette al centro la qualità, la quantità dell'assistenza e la dignità della professione. Concludo, con un impegno concreto: il mio Ministero, in sinergia con il MIUR, adotterà tutte le iniziative necessarie per realizzare questa evoluzione del percorso formativo. Investire nella medicina generale significa investire nella salute di prossimità e nella prevenzione. Significa, in ultima analisi, investire nel futuro della salute di tutti gli italiani.
Camera dei deputati
Resoconto stenografico dell'Assemblea n. 435
Mercoledì 26 febbraio 2025