Iniziative di competenza in ordine al ripristino di una gestione a livello centrale della sanità, anche attraverso la promozione di una riforma del Titolo V della Costituzione

    19 novembre, 2025 - Camera dei deputati
    Question time n. 3-02326 Ministro Schillaci

    Ringrazio l'interrogante e confermo che dal proprio insediamento questo Governo ha riservato un crescente e costante impegno a favore della sanità pubblica, come dimostrano i dati relativi all'incremento del Fondo sanitario nazionale. Tuttavia, come evidenziato nell'interrogazione, la qualità dei servizi sanitari non dipende solo dall'ammontare delle risorse finanziarie; è strettamente correlato alla loro gestione, programmazione e capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini sul territorio.

    L'attuale modello di gestione sanitaria, fondato sul principio costituzionale sancito dal Titolo V della Costituzione, consente una governance più prossimale rispetto ai cittadini, capace di rispondere a specificità territoriali, alla diversa demografia e ai fabbisogni sanitari locali. Più volte, in considerazione delle difficoltà di alcune regioni, si è ipotizzata la possibilità di rivedere il Titolo V della Costituzione. Devo ricordare che la riforma costituzionale del 2001 ha ridefinito le competenze legislative tra Stato e regioni, con particolare riferimento alla tutela della salute, proprio per garantire maggiore uniformità. Ricordo, infatti, che la riforma ha stabilito che lo Stato conservi la competenza esclusiva nella determinazione dei LEA per assicurare uniformità e pari accesso alle prestazioni su tutto il territorio nazionale, e le regioni esercitano competenza concorrente in materia di tutela della salute, definendo l'organizzazione e la gestione dei servizi sanitari regionali in conformità ai principi generali stabiliti dallo Stato.

    Alle regioni, poi, tocca la responsabilità dell'equilibrio economico-finanziario, la programmazione delle strutture e delle risorse. Non si deve trascurare al riguardo che la sanità è un settore che richiede sicuramente capacità di adattamento ai bisogni locali, anche in considerazione delle differenti caratteristiche demografiche, sociali e geografiche. Alle regioni, poi, è stata affidata la programmazione sanitaria, la responsabilità di decidere quali servizi offrire ai cittadini, dove collocarli, come distribuire le risorse economiche. Devono verificare che le aziende sanitarie eroghino servizi efficaci, appropriati e di qualità.

    Alle regioni, poi, spetta anche la gestione del rapporto con il settore privato accreditato, stabilendo quali strutture possono erogare prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale e, poi, anche una piena responsabilità finanziaria.

    Fermo restando quanto ho fin qui ricordato, resta sempre in capo allo Stato l'esercizio delle funzioni di indirizzo, controllo e tutela volte a garantire l'accesso ai LEA e la sostenibilità economica del Servizio sanitario nazionale. Spetta al Ministero della Salute stabilire quali prestazioni e servizi debbano essere garantiti su tutto il territorio nazionale, definire i LEA e il relativo monitoraggio e verificare la qualità, l'efficacia e l'appropriatezza dei servizi erogati.

    Lo Stato, quindi, a prescindere da qualsivoglia riforma finalizzata al ripristino della gestione centrale della sanità, può intervenire con strumenti mirati; penso ai piani di rientro, che prevedono misure di riequilibrio economico e di miglioramento dell'efficienza dei servizi o eventuali gestioni per tramite di commissari ad acta con poteri straordinari per assicurare il ritorno a condizioni normali e il pieno rispetto dei LEA.

     

    Camera dei deputati
    Resoconto stenografico dell'Assemblea n. 569
    Mercoledì 19 novembre 2025