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Importazioni - Controlli alle frontiere svolti dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

FONTE: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

Controlli alle frontiere svolti dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

Capitolo 5b. Analisi Critica e Conclusioni

L’attività di controllo svolta dall’Autorità doganale ed i risultati conseguiti hanno continuato a testimoniare il forte impegno dell’Agenzia sia nel settore merci che in quello passeggeri internazionali.

Anche per il 2016 il livello di coordinamento tra le amministrazioni a vario titolo coinvolte nello sdoganamento dei prodotti di interesse del PNI si può ritenere assolutamente soddisfacente, in considerazione anche della ormai completa implementazione dello sportello unico doganale relativamente alla documentazione veterinaria e sanitaria da presentare all’importazione, così come il sistema di comunicazione tra le due Autorità per la diffusione agli Uffici delle dogane delle istruzioni operative connesse ai diversi allerta sanitari diramati dal Ministero della Salute.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e il Ministero della salute hanno proseguito nel 2016 la collaborazione volta alla concreta realizzazione dell’interoperabilità telematica, mediante lo svolgimento di riunioni di servizio nell’ambito della task force costituita presso l’Agenzia. Per ogni informazione di dettaglio si rinvia alla pagina web dedicata, disponibile sul sito web dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Le attività formative organizzate, organizzate negli anni anche congiuntamente al Ministero della salute, sono state funzionali a sensibilizzare il personale doganale circa le problematiche di carattere sanitario e ad approfondirne la relativa conoscenza normativa, consentendo un’utile occasione per lo scambio informativo tra le differenti amministrazioni per la soluzione di criticità emerse nel corso delle attività di controllo.

Nelle materie di interesse del Piano, si rileva nel 2016 un trend lievemente in crescita delle non conformità riscontrate (4,6 %) alle relative norme di settore dei prodotti importati, da ricondursi principalmente con l’aumento del numero di importazioni (5,1 %) di prodotti rientranti nella disciplina del Piano, aumento che ha determinato una risposta altrettanto crescente da parte delle autorità preposte ai controlli in frontiera.

Grafico 1
Grafico 2
Grafico 3

Con le innovazioni e le semplificazioni adottate in seguito all’entrata in vigore dal 1° maggio 2016 del nuovo codice doganale unionale (Regolamento UE n. 952/2013 del 9 ottobre 2013) gli operatori economici possono flussare telematicamente le proprie dichiarazioni doganali e scaricare il relativo prospetto di svincolo in totale autonomia, senza più recarsi in dogana. Inoltre, una ulteriore novità introdotta dal codice doganale unionale riguarda i documenti che accompagnano la dichiarazione doganale necessari all’applicazione delle disposizioni che disciplinano il regime doganale. Tali documenti, sempre a partire dal 1° maggio 2016, sono forniti alla dogana, non più sistematicamente, ma solo se la normativa dell'Unione lo richiede o se sono necessari per controlli doganali.

Per informazioni di dettaglio sul nuovo codice doganale unionale si rimanda al seguente link sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Come già rappresentato nelle precedenti relazioni annuali, comunque l’ormai avvenuta implementazione dello sportello unico doganale nei settori di competenza del Ministero della salute (coerentemente alla “Dichiarazione di Venezia in materia di dogana elettronica e implementazione dello Sportello Unico nell’Unione Europea” sottoscritta dai Direttori Generali delle dogane degli Stati Membri dell’UE il 14 e 15 ottobre 2014) ha confermato i benefici in termini di riduzione di tempi e costi di sdoganamento, il miglioramento  della qualità dei controlli da parte di entrambe le amministrazioni, che ora possono concentrare in un solo momento le attività di verifica, con evidenti vantaggi per tutti gli operatori.

A fronte dell’incremento di circa il 5% del numero delle operazioni commerciali di importazione di prodotti rientranti nella disciplina del Piano vi è stato un correlativo aumento di circa il 4,6 % del numero dei controlli fisici/documentali/scanner, a testimonianza dell’attenzione sempre intatta dell’Agenzia nel particolare settore alimentare, che ha fronteggiato un aumento di circa il 4,7 % delle infrazioni rilevate nel 2016 rispetto all’anno precedente.

Criticità connesse alla mancanza di deterrenza del dispositivo ed alla necessità di migliorare l’attuazione della responsabilità delle società commerciali di cui al D. Lgs. n. 231 del 2001
L’esperienza operativa induce a ritenere che nel settore in argomento potrebbe essere utile, in caso di violazioni, prevedere, oltre alla sanzione penale della reclusione, la concorrente applicazione - pendente procedimento penale - di misure interdittive e cautelari a carico del soggetto giuridico, rendendo effettiva l’applicazione del D. Lgs. n. 231 del 2001.

Nel commercio internazionale, il soggetto “agente” dell’illecito è, di fatto, la società commerciale.

In questo ambito, il dispositivo sanzionatorio è di fatto carente e di scarsa rilevanza, poiché i termini prescrizionali brevi connessi alla pena minima prevista, nonché, in generale, la lunghezza dei procedimenti penali, non impediscono la pianificazione delle frodi agroalimentari, né la reiterazione degli illeciti.

Le attuali previsioni normative prevedono, infatti, per l'assunzione delle sanzioni a carico dell'ente, previste in "quote", il riconoscimento giudiziario del "deficit organizzativo dell'impresa", di modo che la responsabilità della azienda si aggiunga a quella della persona fisica che materialmente ha commesso il reato.

Ogni anno centinaia di procedimenti penali connessi a reati commessi nel commercio internazionale - di fatto e nell’interesse - dal soggetto agente “impresa commerciale “, non portano conseguenze né per le persone fisiche (prescrizione per una parte considerevole dei reati previsti dagli artt. 515 e 517 c.p.) né per il soggetto giuridico “impresa” che secondo le rilevazioni condotte dall’Agenzia risulta iscritta nei registri previsti dal D. Lgs. n. 231 del 2001 solo in un numero minore di casi (procedimenti penali rilevati con conteggio delle CNR  e delle iscrizioni a Modello 21 R.G.NR. ). 

La criticità del sistema si evidenzia proprio perché le misure interdittive teoricamente attuabili potrebbero, invece, corrispondere alla esigenza di maggiore deterrenza e di contrasto alla reiterazione delle violazioni e dei reati finora rilevata, perché potrebbero prevedere la sospensione della partita IVA almeno per un periodo di tempo e quindi l’impossibilità di procedere, tra l’altro, ad ulteriori importazioni o esportazioni.

Nel contesto del commercio internazionale ed allo scopo di evitare che la costituzione di una società commerciale dedita al commercio internazionale possa costituire un filtro per la responsabilità penale, pare importante sollecitare la riflessione sulla possibilità di valorizzare ulteriormente i dispositivi afflittivi basati su misure interdittive a carico delle attività aziendali, pendente procedimento penale, piuttosto che quelli che prevedono la sanzione “per quota” disposta solo a termine del procedimento in caso di condanna, unita alla reclusione della persona fisica responsabile.

Appare utile segnalare che, nel merito, potrebbero risultare efficaci e dotate di maggior effetto deterrente anche le misure che consentano, pendente procedimento penale, già a partire dalla prima o dalla seconda notizia di reato o sequestro a carico della medesima azienda, il rafforzamento della sorveglianza presso le sedi ed i magazzini societari, istituendo una vigilanza amministrativa speciale a cura del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali per i rispettivi ambiti di competenza direttamente con i propri Organi ispettivi o tramite reparti specialistici delle FF.PP.


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Data di pubblicazione: 30 giugno 2017


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