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Est Ovicaprine - Piano nazionale di controllo, sorveglianza ed eradicazione

FONTE: Ministero della Salute

Est Ovicaprine (scrapie) - Piano nazionale di controllo, sorveglianza ed eradicazione

Capitolo 2. Risultati

I dati relativi all’andamento temporale dei focolai evidenziano come nel 2016 il numero di allevamenti nei quali è stata riscontrata la malattia (35) sia di poco superiore al 2015, mostrando una tendenza alla diminuzione rispetto agli anni precedenti. In 27 allevamenti sono stati colpiti gli ovini e in 8 allevamenti i caprini.

I risultati confermano l’ampia ed eterogenea diffusione geografica della scrapie nel nostro Paese, pur rimanendo una malattia rara e con bassa prevalenza.

Considerando la sola forma classica della malattia, si evidenzia come nel 2016 la prevalenza per entrambe le specie appare leggermente aumentata rispetto al 2015, ma complessivamente con una tendenza alla diminuzione rispetto agli anni precedenti per la specie ovina. Per la specie caprina l’andamento si mostra più altalenante, mantenendosi, comunque, attorno ad un dato di prevalenza piuttosto basso.

Nel 2016 l’attività di sorveglianza passiva ha portato alla segnalazione di piccoli ruminanti con sintomi neurologici riferibili a EST in 2 casi. Tale dato dimostra che la sorveglianza passiva nel nostro Paese funziona poco e male poiché vengono segnalati solo i capi in cui fortemente si sospetta la presenza della patologia, sottovalutando in generale gli animali che presentano una sintomatologia neurologica e quindi potenzialmente riferibile ad EST. Un’altra lacuna del sistema di sorveglianza, rispetto ai target imposti da regolamento n.999/2001 (10.000 test per specie e categoria) riguarda lo scarso campionamento dei caprini morti (7.116).

Considerato che la sorveglianza sugli esemplari morti e su quelli con sintomatologia presenta maggiori probabilità di individuare soggetti infetti e quindi di identificare focolai d’infezione, questo determina, da un lato, la sottonotifica di focolai e, dall’altro, la permanenza di carcasse potenzialmente infette nell’ambiente.

I problemi connessi alla mancata esecuzione dei test sui capi morti sono riconducibili o alla morte del capo durante l’allevamento allo stato brado o alla mancata denuncia da parte degli allevatori per gli elevati costi di smaltimento delle carcasse negli appositi impianti di incenerimento.


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Data di pubblicazione: 30 giugno 2017


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