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West Nile Disease - Piano nazionale di sorveglianza

FONTE: Ministero della Salute

Piano di sorveglianza nazionale per la West Nile Disease

Capitolo 1. Attività svolta

La West Nile Disease dal 2008 ha continuato ad evidenziarsi sul territorio nazionale e nel 2016 si è presentata sia in territori già interessati dalla circolazione virale negli anni precedenti e in nuove aree (Lazio e Toscana).

Nel corso del 2016 il Centro di Referenza Nazionale per lo Studio delle Malattie Esotiche (CESME) ha confermato positività su:

  • 141 pool di zanzare nelle regioni Sardegna, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte;
  • 52 (46 focolai) cavalli nelle regioni Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana, Sardegna e Piemonte di cui 16 con segni clinici;
  • 67 uccelli sinantropici appartenenti a specie target nelle regioni Emilia Romagna, Piemonte, Sardegna, Veneto e Lombardia;
  • 25 uccelli selvatici nelle regioni Emilia Romagna, Sardegna e Piemonte.


Le analisi condotte nell’ambito della sorveglianza entomologica, ornitologica e sugli equidi hanno confermato la circolazione del Lineage 2, mentre il Lineage 1 è stato rilevato in Sardegna su equidi, zanzare e uccelli.

Relativamente alla sorveglianza sugli umani[1], sono stati segnalati 71 casi di West Nile nelle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte e Sicilia.

La sorveglianza veterinaria (animale ed entomologica) e quella dei casi umani nel corso del 2016, sono state integrate in un unico Piano (Circolare del 10/08/2016 - Piano Nazionale integrato di sorveglianza e risposta al virus della West Nile – 2016).

L’obiettivo principale della sorveglianza integrata è quello di individuare precocemente, attraverso programmi mirati, la circolazione del West Nile Virus sul territorio nazionale negli uccelli, insetti o mammiferi per valutare e ridurre il rischio di trasmissione della malattia all’uomo mettendo in atto tutte le misure disponibili per prevenire la trasmissione.

Il Piano 2016 si è avvalso delle seguenti attività:

  1. sorveglianza su uccelli stanziali appartenenti a specie bersaglio. In caso di mancato raggiungimento del 50% delle attività previste, è possibile, in alternativa, attuare la sorveglianza su allevamenti avicoli rurali o all’aperto o tramite il posizionamento di gruppi di polli sentinella;
  2. sorveglianza clinica e sierologica sugli equidi;
  3. sorveglianza entomologica;
  4. sorveglianza su carcasse di uccelli selvatici.


Le modalità di attuazione delle 4 componenti differiscono a seconda della situazione epidemiologica riscontrata. Per il 2016 sono state individuate 2 aree geografiche distinte:

A. Aree endemiche. Il territorio (Provincia) dove il WNV sta circolando o ha circolato nel corso degli anni precedenti e dove, quindi, si sono ripetutamente osservati episodi di infezione, nonché le aree limitrofe:

  • Italia Continentale: aree già interessate dalla circolazione virale,
  • Italia Insulare: regioni Sardegna e Sicilia.

B. Resto del territorio nazionale.

Mappa1

La sorveglianza nelle aree endemiche deve essere attuata tramite:

  • il controllo su uccelli stanziali appartenenti a specie bersaglio, o in alternativa su allevamenti avicoli rurali o all’aperto oppure su gruppi di polli sentinella appositamente allestiti;
  • la sorveglianza entomologica.


Le attività di sorveglianza nel resto del territorio nazionale prevedono:

  • il monitoraggio sierologico a campione su sieri di cavalli per rilevare la presenza di IgM.

 

Le Regioni hanno potuto effettuare, previa formalizzazione al Ministero e in accordo con il CESME, un monitoraggio sierologico a campione sui sieri di bovini ed ovi-caprini prelevati come sentinelle nell’ambito del piano di sorveglianza sierologica della bluetongue, oppure su altre specie animali (ad es. cani in aree urbane).

Su tutto il territorio nazionale, inoltre, è stata resa obbligatoria la notifica immediata di tutti i casi sospetti di sintomatologia nervosa negli Equidi e di tutti gli episodi di mortalità in uccelli selvatici non riferibili ad altre patologie infettive.



[1] Fonte: Reparto di Epidemiologia delle malattie infettive (Cnesps-Iss), con il contributo del Dipartimento di Malattie infettive parassitarie immunomediate (Mipi) dell’Istituto superiore di sanità, e con il coordinamento dell’Ufficio V della Direzione Generale della Prevenzione del Ministero della Salute


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Data di pubblicazione: 30 giugno 2017

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