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Alimenti di origine animale - Controlli veterinari a seguito di scambi intracomunitari

FONTE: Ministero della Salute

Scambi intracomunitari di prodotti di origine animale - Controlli veterinari

Capitolo 1. Attività svolta

Ai sensi del decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 28, gli operatori che ricevono partite di prodotti o animali provenienti da un altro Stato membro sono soggetti a preventiva registrazione presso l’U.V.A.C. (Uffici Veterinari per gli Adempimenti Comunitari) di competenza territoriale. Inoltre, tali operatori sono tenuti a prenotificare l’arrivo delle partite di prodotti o animali secondo le procedure disposte da tale decreto legislativo. Al 31 dicembre 2016 risultano registrati complessivamente 32.199 operatori prevalentemente situati nelle regioni del nord del Paese: Veneto (7.072), Lombardia (5.984), Piemonte (4.043), Trentino Alto Adige (3.075) ed Emilia Romagna (2.794). Rispetto al 2015 si riscontra un decremento delle registrazioni del 16%.

Il numero di partire segnalate agli U.V.A.C. tramite prenotifica nel 2016 è di 2.085.814 (con un incremento pari a + 11,6 % rispetto all’anno 2015) di cui 1.927.866 sono costituite da prodotti di origine animale destinati al consumo umano (Tabella 1).

Tali flussi di merci rappresentano un volume di circa 48 volte superiore a quello delle partite importate dai Paesi Terzi. L’aumento del numero delle partite prenotificate è testimonianza sia di un aumento generale delle partite spedite in Italia da altri Paesi membri, che dell’evoluzione delle funzionalità del sistema informativo SINTESIS-Scambi nonché dell’azione di controllo operata, anche per il 2016, dagli U.V.A.C. e dalle AA.SS.LL.

Nel 2016 sono state sottoposte a controlli documentali e fisici n. 7.796 partite di prodotti di origine animale destinate al consumo umano, pari allo 0,40% (vedi tabella 1) delle partite introdotte dai Paesi UE. La percentuale complessiva dei controlli fisici ha avuto un lieve decremento rispetto al 2015 (- 0,1%) e varia a seconda della tipologia di merce.

Laddove i controlli documentali e fisici ne hanno suggerito l'opportunità, oppure in applicazione di specifiche indicazioni di controllo stabilite dalla Direzione Generale della sanità animale e dei farmaci veterinari, si è provveduto ad effettuare i controlli di laboratorio. Dalla tabella 1 emerge che nel 2016 sono stati eseguiti 3.619 controlli di laboratorio su 7.796 partite di merci sottoposte a controlli documentali e fisici (46,42%) con un incremento rispetto al 2015 (+3,46%).

La percentuale dei controlli di laboratorio (46,42%) varia in modo anche considerevole in funzione della diversa tipologia di merci. Per quanto riguarda le carni, la percentuale degli esami di laboratorio rispetto al numero dei controlli documentali e fisici ha fatto registrare variabilità rilevanti (tra il 38,37 % ed il 76,08%) collegabili in generale con la procedura che prevede siano sottoposte a controllo le cinque partite successive alla partita riscontrata irregolare (decreto legislativo n. 181 del 22 maggio 1999). Quindi, le categorie di merci sulle quali, effettuando monitoraggi a fini conoscitivi, si riscontrano più frequentemente irregolarità agli esami di laboratorio (es. salmonelle in carni di pollame), determinano più elevate percentuali di controlli di laboratorio, perché impongono l'esame delle "successive 5 partite". Le stesse considerazioni valgono anche per i prodotti della pesca (percentuali comprese tra il 42,86% ed il 60,34%) per il latte e le uova (rispettivamente il 43,81% per i prodotti a base di latte e il 5,38% per le uova).

Esaminando le percentuali del controllo documentale e fisico per U.V.A.C. di competenza (tabella 2), si evidenziano percentuali di controllo diverse applicate dai vari U.V.A.C. Ciò può derivare sia dalle diverse tipologie e dalle differenti provenienze delle merci che vengono spedite nel territorio di competenza (es. regioni con vocazioni produttive particolari) sia dall’attivazione di allerta comunitarie che in alcuni casi possono interessare solo determinate destinazioni e pertanto causare un aumento nella percentuale dei controlli solo per alcuni U.V.A.C.

Dalla Tabella 2 emerge come la maggior parte delle partite provenienti dai Paesi dell’UE nel 2016 sia destinata alle Regioni del nord Italia e, in particolare alla Lombardia (387.274 partite), Veneto (341.917), Emilia-Romagna (164.789), Piemonte (151.232), seguite da Lazio, Toscana e Campania. Un discorso a parte deve essere fatto per l’U.V.A.C del Trentino-Alto Adige, in cui l’elevato numero di partite prenotificate (389.402) è strettamente correlato al fatto che le partite sono composte da piccoli quantitativi di merci differenti per cui ogni partita dà origine ad una prenotifica.

Nella Tabella 3 sono riportate le partite prenotificate, controllate e respinte, in base al Paese UE di provenienza. Dalla tabella risulta che i principali Paesi dell’UE che spediscono prodotti verso l’Italia sono: Germania, Francia, Austria, Spagna, Olanda e Danimarca. Su questi Paesi, considerato l’elevato numero di partite introdotte, si è concentrato il maggior numero di controlli anche di laboratorio, tenendo conto che la normativa sugli scambi intra-UE impone che i controlli debbano essere effettuati a destino in modo casuale e non discriminatorio.


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Data di pubblicazione: 30 giugno 2017

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