Ministero della Salute

Relazione annuale al PNI 2015

Data di pubblicazione: 30 giugno 2016

Qualità e genuinità degli oli di oliva nazionali - Programma di controlli

FONTE: Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

Premessa

Programma di controlli a tutela della qualità e genuinità degli oli di oliva nazionali

Capitolo 1. Attività svolta

L’olio di oliva rappresenta un comparto strategico del made in Italy agroalimentare, fondamento della dieta mediterranea, che incide per il 3% nella produzione dei prezzi di base dell’intero settore primario. Sempre del 3% è il fatturato dell’industria dell’olio di oliva sul totale agroalimentare (Ismea).

Tradizionalmente l’Italia acquista dai Paesi del bacino mediterraneo oli sfusi e vende all’estero prevalentemente oli confezionati. Negli scambi con l’estero, infatti, l’Italia è importatore netto in volume, con una spesa per gli oli di oliva e di sansa in entrata del 3% in valore del totale dell’import agroalimentare e un valore del flusso in uscita che ammonta al 4% dell’export agroalimentare complessivo.

In particolare l’olio extravergine di oliva italiano, prodotto d’eccellenza del comparto, ha quotazioni di mercato sensibilmente più alte degli analoghi prodotti esteri, gode di notorietà e largo apprezzamento in ambito mondiale e ha la preferenza dei consumatori nazionali. Proprio per questi motivi l’olio extravergine nazionale è soggetto a frodi e contraffazioni, motivate da fattori di natura essenzialmente economica.  

La categoria “extravergine di oliva”, in particolare, è utilizzata quale tipico  prodotto “civetta” nelle promozioni dei supermercati, con sconti esagerati e anche questa corsa al ribasso favorisce i comportamenti illeciti.

Nella campagna olearia 2014/2015, l’andamento climatico sfavorevole ha causato una drastica contrazione della produzione di olio d'oliva nazionale (205 mila tonnellate secondo dati Agea estrapolati dal registro Sian) e anche una resa in olio delle olive decisamente bassa.

Il calo della disponibilità di materia prima nazionale ha provocato un forte incremento nel 2014 (+38% rispetto al 2013 secondo Coldiretti) dei flussi in entrata di oli di oliva e sansa provenienti da altri Paesi del Mediterraneo, attestatisi su un totale di 666.000 tonnellate, di cui 635.000 dai partner UE e 31.000 dai Paesi terzi (elaborazioni Ismea su dati Istat), per un valore di oltre un miliardo e mezzo di euro.

La ridotta produzione, unitamente ai prezzi al frantoio eccezionalmente elevati e al livello record dell’import, hanno delineato un aumento del rischio di contraffazione di olio extravergine di oliva di origine italiana.


Tra le dinamiche congiunturali che possono favorire la commissione di illeciti e frodi c’è anche l’abolizione delle barriere doganali tra UE e Paesi del nord Africa e i piani di sviluppo attuati negli ultimi anni dai governi locali (p. es. in Marocco, attraverso il “Piano verde per l’agricoltura”e più di recente le misure favorevoli all’export dalla Tunisia) che determinano forte tendenza al ribasso dei prezzi della materia prima disponibile sul mercato.

In effetti l’azione svolta dall’ICQRF nel 2014, anche in concorso con la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane, ha portato alla luce frodi di notevole rilevanza economica (oltre 9 milioni di euro) a danno di oli falsamente dichiarati extravergini, talora anche 100% italiani e da agricoltura biologica, ampiamente illustrate nella relazione al PNI 2014 (Operazioni: Fuente, Aliud pro olio, Olio di carta) imputabili all’impiego di miscele con oli sottoposti processi non consentiti (come gli oli deodorati “soft”, o sottoposti a blandi processi di raffinazione) o con oli vergini di oliva o lampanti caratterizzati da difetti organolettici.

Le stime produttive per la campagna olearia 2015/2016 (Ismea su dati Agea) sono, invece, buone sia dal punto di vista quantitativo (350.000 tonnellate pari a +60% rispetto alla campagna 2014/2015 e buona resa in olio delle olive) che qualitativo (assenza di problemi fitosanitari).


Attività svolta

In considerazione di quanto precedentemente rappresentato (frodi di rilievo accertate nel 2014, dinamiche congiunturali negative e conseguente aumento del rischio) nonché della necessità di approfondire taluni filoni d’indagine, nel 2015 l’ICQRF ha disposto un articolato programma di controllo sugli oli di oliva, intensificando gli interventi lungo la filiera.

L’azione ha interessato tutto il territorio nazionale e, nel caso dell’operazione “Mamma mia”, concretizzatasi all’inizio del 2016 e illustrata nei risultati, ha avuto anche risvolti in Croazia, dove, a seguito di contatti con il Ministero dell’agricoltura di Zagabria, l’Autorità competente ha svolto controlli sugli operatori interessati di quel Paese.

Il programma di controllo aveva i seguenti obiettivi:

Nella tabella 1 sono riassunti i principali indicatori del programma.
Tabella 1

Sono stati svolti circa 6.300 controlli complessivi sugli oli di oliva, privilegiando i prodotti di maggior qualità distintivi del made in Italy.

Il 95,7% dei controlli (6.022), infatti, ha interessato la categoria merceologica “extravergine di oliva” e l’84,2% del totale (circa 5.300 controlli) l’extravergine nazionale, categoria che ricomprende le eccellenze del comparto (oli extravergini di oliva a DOP e a IGP, e/o da agricoltura biologica, e tra questi ultimi alcuni 100% italiani).

Informazioni di dettaglio sulle diverse categorie merceologiche oggetto di controllo sono riportate unitamente ai relativi indicatori nella tabella 2. In particolare, rispetto al totale (6.291), il 10,6% dei controlli ha riguardato gli oli a DOP e a IGP (664) e il 7,3% gli extravergini da agricoltura biologica (461). Di questi ultimi, quasi tutti (436 controlli, pari al 95%) hanno riguardato  oli extravergini biologici 100% italiani
Tabella 2

I controlli, in totale 6.300, sono stati ripartiti per fase di filiera nel modo seguente:

Le verifiche di laboratorio hanno riguardato un totale di 961 campioni, costituiti per il 95,1% da oli extravergini di oliva (914 campioni), dei quali il 43,0% italiani (413), il 6,3% prodotti a DOP e IGP (61 campioni), il 10,7% da agricoltura biologica (103) e l’8,3% oli extravergini bio 100% italiani (80 campioni).

Su 315 campioni di oli extravergini di oliva sottoposti ad analisi, pari al 34,5% del totale (914), è stato effettuato anche il panel test per la valutazione delle caratteristiche organolettiche.

La numerosità dei campioni sottoposti a verifiche analitiche ha tenuto conto di quanto previsto dall’art. 4, c. 1 del D.M. 23/12/2013, di attuazione del Reg. UE 299/2013 della Commissione (effettuando almeno un controllo annuale di conformità degli oli per ogni 1.000 tonnellate di prodotto commercializzato).

Il prelievo dei campioni destinati ai controlli analitici, in relazione alla fase di filiera, è stato il seguente:

Complessivamente sono stati controllati oltre 3.560 operatori e 7.860 prodotti, selezionati applicando i principi dell’analisi del rischio, avvalendosi anche della consultazione delle informazioni residenti nel registro telematico SIAN, che è stato  oggetto di accurate verifiche e riscontri incrociati.

Ciò tenuto conto che dal 1° luglio 2015 l’obbligo della tracciabilità telematica, già previsto per frantoi, commercianti di olio sfuso e imprese di confezionamento, è stato esteso anche a raffinerie, sansifici, commercianti di olive, di sansa di olive, di olio sfuso privi di stabilimento o deposito, contoterzisti che detengono oli destinati alla vendita nonché olivicoltori che detengono per il commercio oli di oliva.

L’obbligo di tracciabilità di lavorazioni e movimentazioni sussiste per tutte le categorie di prodotti derivati dalle olive (oli lampanti, sanse di olive, oli di oliva raffinati, oli di oliva, oli di sansa di oliva, nonché oli extravergini e vergini di oliva, compresi quelli assoggettati ai sistemi di certificazione a DOP e a IGP).

Le informazioni sull’attività di controllo ispettiva e analitica svolta e i relativi risultati sono acquisiti nel sistema informatico dell’ICQRF, dove sono utilizzabili per report di monitoraggio, audit sull’operato degli Uffici territoriali e dei Laboratori, programmazione di nuovi interventi. Inoltre, i dati alimentano il sistema di analisi del rischio consentendo di estrarre elenchi di operatori verso i quali indirizzare prioritariamente i controlli.

I dati sui controlli (data; anno di riferimento; ente esecutore; impresa agricola controllata; settore; tipologia; esito) effettuati da parte dell’ICQRF a carico delle imprese agricole della filiera olivicola-olearia sono inoltre confluiti nel RUCI (Registro unico dei controlli ispettivi, istituito con Decreto 22 luglio 2015 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale S.G. n. 252 del 29 ottobre 2015). Si tratta di un archivio informatico per la raccolta delle informazioni sulle ispezioni - effettuate da amministrazioni pubbliche, forze di polizia, organi di vigilanza, organismi pagatori, nonché organismi privati autorizzati a svolgere controlli - previsto in ambito SIAN per razionalizzare la programmazione degli interventi e renderli più efficienti, evitandone la duplicazione.



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