Sei in: Home > 5. Obiettivi del PNI e conclusioni > 5b - Ulteriori elementi di analisi > Corpi di Polizia - Corpo forestale dello Stato

Corpi di Polizia - Corpo forestale dello Stato

FONTE: Corpo Forestale dello Stato

Attività svolte dal Corpo Forestale dello Stato

L’attività di sicurezza agroalimentare e agro ambientale del Corpo forestale dello Stato nell’anno 2015, sintetizzata nel prospetto allegato, relativamente agli indicatori di performance individuati, ha prodotto:

  • 8.486 controlli effettuati;
  • 179 reati accertati;
  • 250 persone segnalate all’Autorità Giudiziaria;
  • 1.589 illeciti amministrativi accertati e sanzionati;
  • € 1.900.000 di importo notificato;
  • 45 operazioni complesse;
  • 160 tonnellate di merce sequestrata;
  • 4.000 litri di prodotti sequestrati delle filiere olearia, lattiero casearia e vitivinicola.

I controlli agroalimentari del 2015, in particolare, hanno permesso di sviluppare diverse e complesse indagini con l’utilizzo delle metodologie di contrasto più sofisticate.

Le filiere dove si è operato con maggiore continuità d’intervento sono:

  • contrasto alle contraffazioni dei prodotti agroalimentari di origine e a indicazione geografica protetta (D.O.P., I.G.P., S.T.G. e bio);
  • tutela del vero made in Italy;
  • vitivinicolo;
  • oleario;
  • lattiero caseario.


Operazioni: la tutela della qualità agroalimentare e la lotta alle frodi

Nel 2015 la lotta alle frodi in campo agroalimentare e, più in particolare, alla contraffazione e all’italian sounding, è stata condotta attraverso una serie di attività a tutela dei prodotti di qualità certificata e del made in Italy alimentare.

In allegato si riportano alcune delle principali operazioni del Corpo forestale dello Stato, suddivise secondo le differenti filiere:

  • Settore Ittico-alimentare - igiene e sanità
  • Altri settori alimentari - igiene e sanità
  • Made in Italy
  • Settore Zootecnico
  • Settore Vitivinicolo
  • Denominazioni protette
  • Altri controlli
  • Settore Ogm


Filiere individuate dal Nucleo valutatore per gli obiettivi del PNI 2015-2018

I controlli condotti dal Corpo forestale dello Stato nelle diverse filiere agroalimentari sono riportati nell'allegato grafico "Filiere": come si può osservare, nel settore lattiero caseario sono stati, in particolare, 196, mentre in quello oleario circa 935. I controlli sul miele e prodotti apistici, nonché sui molluschi bivalvi, rientrano invece nei 2.112 controlli operati su differenti filiere di comparto.

Si sottolinea tuttavia come, in molti casi, anche parte dei controlli sugli altri ambiti evidenziati degli istogrammi riportati  (settore zootecnico, tipicità Dop/Igp, agricoltura biologica, etichettatura e tracciabilità), possano inerire a una delle 4 filiere individuate dal nucleo valutatore per gli obiettivi del PNI 2015/18: per esempio, un controllo sugli allevamenti di bovine da latte, su un formaggio Dop, su un miele biologico o sull’origine di determinate specie di molluschi bivalvi o di certi lotti di olio di oliva.

Le principali attività svolte nel corso del 2015 sulle 4 filiere target del PNI sono riportate nel capitolo 5a.


Il progetto C.I.V.I.C.: una finestra aperta sull'olio extravergine di oliva(EVO) e sul Parmigiano Reggiano DOP

La rapidità con cui il nostro mondo è divenuto globalizzato, la velocità di spostamento delle merci, la possibilità di acquistare materie prime agroalimentari e/o prodotti a un costo inferiore rispetto a quanto costerebbero se fossero prodotti in Italia, sono tutti fattori che di fatto hanno “scollegato” il prodotto alimentare dalla sua origine, e di cui non abbiamo ancora compreso in modo completo gli effetti sulla nostra società.

Al riguardo esistono, tuttavia, alcuni preoccupanti campanelli d’allarme, come il progressivo abbandono dei terreni agrari e forestali, con tutti i conseguenti problemi di dissesto idrogeologico; tra le colture sofferenti per un’assenza ormai cronica di manutenzione figurano per esempio gli oliveti, il costo della cui gestione non può reggere il confronto con quello delle produzioni di origine spagnola o nordafricana, soprattutto quando, come negli ultimi anni, esistono anche più o meno latenti profili di illegalità.

Nel settore agroalimentare, infatti, il marchio italiano è indice riconosciuto di qualità a livello internazionale, in virtù del fatto che l’Italia è uno degli Stati con il più ricco e variegato patrimonio agroalimentare, in grado di vantare produzioni tipiche di eccellenza: da qui consegue la maggiore vulnerabilità delle nostre produzioni di qualità rispetto a tentativi di imitazione, usurpazione di marchi e vera e propria contraffazione.

Un fenomeno che colpisce molto da vicino soprattutto le produzioni certificate (Dop, Igp, Stg, bio), che a livello europeo rappresentano il 15% delle esportazioni agroalimentari e che, solo in Italia, fatturano annualmente circa 12 miliardi di Euro (il 22% circa del fatturato complessivo dei medesimi prodotti in ambito UE, pari a circa 54 miliardi di Euro, secondo una stima della Commissione del 4 marzo 2013): tra queste, probabilmente le più colpite sono le prime 10 Dop e Igp italiane, che nel 2011 rappresentavano da sole più dell’80% del fatturato e, in particolare, il Parmigiano Reggiano Dop, che nel 2011 presentava un fatturato al consumo di 2,29 miliardi, pari al 18% dell’intera quota del settore delle indicazioni protette in Italia.

La contraffazione, tuttavia, colpisce pesantemente anche il comparto dell’olio extravergine di oliva (Evo), che in Italia vanta ben 42 Dop e 1 Igp, ma soprattutto rappresenta uno dei simboli indiscussi del “made in Italy”: basti pensare che il nostro Paese, con le sue circa 350.000 tonnellate di Evo prodotte annualmente, rappresenta circa il 12% della produzione mondiale, ma che il consumo di “oro liquido”, come lo definì Omero, si attesta nella nostra penisola intorno alle 580.000 tonnellate, circa il 66% in più rispetto alle produzioni nazionali. Ne consegue che, su tre bottiglie su tre bottiglie di Evo acquistate al supermercato, necessariamente almeno una non è di origine italiana, con tutte le connesse problematiche di sofisticazioni, di tentativi di evocazione, di frodi relative alla qualità e all’origine, ecc.

Non sorprende, pertanto, che, in occasione di un progetto europeo denominato C.I.V.I.C. (Common Intervention on Vulnerability in Chains), volto, tra l’altro [Il progetto si occupa anche del monitoraggio di due filiere del comparto rifiuti (R.A.E.E. e plastiche) e di altrettante filiere relative a merci soggette al controllo C.I.T.E.S. (pellami e legname)], all’analisi di due filiere del comparto agroalimentare allo scopo di individuarne le principali criticità e di ottimizzare le azioni di prevenzione e contrasto, il Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con Legambiente Onlus, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ed Eurispes, abbia scelto proprio l’Evo e il Parmigiano Reggiano Dop come oggetto privilegiato di indagine.

Il progetto, finanziato per il 90% dalla Commissione europea, ha durata biennale e terminerà nell’agosto del 2016: per maggiori informazioni in merito e per eventuali approfondimenti si rimanda al sito http://progettocivic.eu/il-progetto/.


Data di pubblicazione: 30 giugno 2016

Tag associati a questa pagina: Alimenti di origine animaleAlimenti di origine non animaleProdotti alimentari di qualità regolamentata


Condividi:

  • Facebook