Ministero della Salute

Relazione annuale al PNI 2014

Data di pubblicazione: 25 giugno 2015

Pesticidi nelle acque - Monitoraggio

FONTE: Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Dati 2011 - 2012

Monitoraggio dei pesticidi nelle acque

(Piano per il controllo e la valutazione di eventuali effetti derivanti dall’utilizzazione dei prodotti fitosanitari sui comparti ambientali vulnerabili)

Macroarea: Attività trasversali
Settore: Ambiente

 

La presente Relazione sintetizza quanto riportato nel Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque, Edizione 2014 (ISPRA, R 208/2014), a cui si rimanda per una più completa trattazione. La Relazione è stata predisposta dalla Dott.ssa Emanuela Pace e dal Dott. Gianluca Maschio del Settore Sostanze Pericolose del Dipartimento RIS di ISPRA.

L’ISPRA, in continuità con quanto fatto dall’APAT, realizza il rapporto nazionale sulla presenza dei pesticidi nelle acque al fine di acquisire informazioni sullo stato di qualità della risorsa idrica e di individuare eventuali effetti non previsti adeguatamente nella fase di autorizzazione dei prodotti fitosanitari. La realizzazione del rapporto è stata avviata nel 2003 nell’ambito del “Piano di controllo degli effetti ambientali dei prodotti fitosanitari”, previsto dal Decreto Legislativo 194/95 (in attuazione della Direttiva 91/414/CEE, ad oggi abrogata dal Regolamento (CE) n. 1107/2009) e reso operativo con l’Accordo Stato-Regioni 8 maggio 2003, che ne stabiliva le modalità attuative nel triennio 2003-2005. Il mancato rinnovo dell’Accordo Stato-Regioni ha reso meno efficace l’azione di controllo, che è comunque proseguita seppure in assenza di impegni e di scadenze precise. Il monitoraggio si inserisce nel quadro più ampio della disciplina per la tutela delle acque, che con la Direttiva 2000/60/CE e le direttive originate in quel contesto, stabilisce i criteri per lo sviluppo delle reti e per l’esecuzione del monitoraggio e fissa standard di qualità ambientale per un certo numero di sostanze “prioritarie”.

Il Piano di Azione Nazionale (PAN), previsto dalla direttiva 2009/128/CE [Dir. 2009/128/CE] sull’utilizzo sostenibile dei pesticidi, e adottato con il decreto 22 gennaio 2014, tra le altre cose, ha definito un nuovo contesto normativo per il monitoraggio dei pesticidi nelle acque, definendo i compiti e le scadenze per la realizzazione del rapporto. In questo ambito, l’ISPRA svolge un compito di indirizzo tecnico-scientifico per la scelta delle sostanze da ricercare prioritariamente, i metodi di campionamento, l’analisi, il controllo di qualità. Le Regioni trasmettono i risultati del monitoraggio all'ISPRA, che li elabora e valuta. L’Istituto, inoltre, predispone gli indicatori individuati dal PAN stesso, per quanto riguarda la verifica dell’efficacia delle misure previste per la tutela dell’ambiente acquatico.

Nel corso di questi anni c’è stata una razionalizzazione e armonizzazione dei programmi di monitoraggio regionali, con un’estensione della rete di campionamento, un miglioramento delle prestazioni dei laboratori e un ampliamento dello spettro delle sostanze cercate anche in relazione ai potenziali rischi ambientali.

Il monitoraggio dei pesticidi nelle acque è reso complesso dal grande numero di sostanze interessate e dalla mancata conoscenza dei tipi di utilizzo, delle quantità in gioco e della distribuzione geografica delle sorgenti di rilascio. In particolare, poi, per quanto riguarda l’inquinamento di origine agricola, di tipo diffuso, che interessa grandi estensioni territoriali, la difficoltà è determinata dal fatto che gli inquinanti seguono percorsi poco identificabili, dipendenti dagli eventi idrologici e dalle vie di drenaggio.

L’ultimo rapporto realizzato è quello relativo al biennio 2011-2012, attualmente disponibile sul sito web dell’Istituto: http://www.isprambiente.gov.it/it/temi/rischio-sostanze-chimiche-reach-prodotti-fitosanitari.

Il dato nazionale complessivo del monitoraggio, suddiviso per anno e tipologia di acque è riportato in tabella 1. Le informazioni ricoprono quasi interamente il territorio nazionale, riguardano infatti 19 fra regioni e province autonome.

Tabella 1

 

A livello nazionale, nelle acque superficiali, su un totale di 1.469 punti di monitoraggio analizzati, 816 (55,5%) sono contaminati da pesticidi, 495 dei quali (33,7%) con concentrazioni superiori ai limiti dell’acqua potabile. Nelle acque sotterranee, su un totale di 2.404 punti di monitoraggio, 764 (31,8%) sono contaminati, 229 dei quali (9,5%) sopra ai limiti dell’acqua potabile.

Gli erbicidi e alcuni loro metaboliti sono la tipologia di sostanze più trovate, in particolar modo nelle acque superficiali dove costituiscono il 73,3% delle misure positive. Questo è dovuto probabilmente sia alle modalità di utilizzo, che può avvenire direttamente al suolo, sia al periodo dei trattamenti, in genere concomitante con le precipitazioni meteoriche più intense, che attraverso il ruscellamento e l’infiltrazione ne determinano un trasporto più rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei. Rispetto agli anni passati è aumentata la presenza di fungicidi e insetticidi soprattutto nelle acque sotterranee.

Nella Figura 1 sono indicate le sostanze più rilevate in termini di frequenza (% trovato/cercato), per il 2012. Per ogni sostanza sono riportati fra parentesi il numero dei ritrovamenti e quello totale dei campioni.

Nelle acque superficiali, glifosate e il suo metabolita AMPA, cercati solo in Lombardia, sono presenti con frequenze rispettive del 18% e del 47%; gli erbicidi terbutilazina, terbutilazina-desetil, metolaclor con frequenze del circa 15% dei campioni; l’insetticida imidacloprid, il cui rilevamento è in crescita rispetto agli anni passati, è ritrovato con una frequenza del 21%.

Nelle acque sotterranee il fungicida carbendazim è la sostanza più rinvenuta, 24% di ritrovamento, nonostante l’esiguo livello di ricerca, solo 292 campioni totali; l’insetticida imidacloprid, anche per questo compartimento idrico, è tra le sostanze più ritovate con il 13% dei campioni; superano il 10% dei ritrovamenti anche terbutilazina-desetil, oxadixil e ciprodinil; triadimenol, atrazina-desetil, dimetomorf, bentazone, metalaxil e terbutilazina sono tutte rinvenute con frequenze superiori al 5%.

Tabelle 2 e 3

 


Confronto con standard

Le concentrazioni dei residui di pesticidi nelle acque sono state confrontate con i limiti ambientali stabiliti a livello europeo e nazionale: gli Standard di Qualità Ambientale (SQA) per le acque superficiali, istituiti dalla Direttiva 2008/105/CE e le norme di qualità ambientale per la protezione delle acque sotterranee, Direttiva 2006/118/CE. Il confronto, in questo caso, viene fatto con le concentrazioni medie annue nelle stazioni di monitoraggio e non con il peggior risultato analitico rilevato nel corso dell’anno. Si è inoltre tenuto conto del rispetto dei criteri minimi di efficienza per i metodi di analisi come stabiliti dalla Direttiva 2009/90/CE. La direttiva 2000/60/CE, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque, fissa il 2015 come data entro cui le acque di tutta Europa dovranno essere in condizioni di «buono stato chimico», ossia la concentrazione degli inquinanti non deve superare gli standard di qualità ambientali fissati dalle norme. Il confronto con gli SQA, pertanto, consente di evidenziare lo stato di qualita' delle acque rispetto ai limiti entro cui gli eventuali superamenti dovranno essere ricondotti entro il 2015. Nel 2013 sono state individuate nuove sostanze prioritarie e definiti i relativi SQA e, sulla base delle nuove acquisizioni scientifiche, sono stati rivisti gli SQA di alcune sostanze già in elenco, inoltre sono stati fissati SQA per il biota [Dir. 2013/39/UE]. Gli SQA rivisti saranno applicati a partire dal 2015, mentre i nuovi entreranno in vigore nel 2018. Il raggiungimento di un buono stato chimico delle acque superficiali, per cui le concentrazioni degli inquinanti non dovranno superare gli SQA, è fissato alla fine del 2015 per le sostanze già in elenco, mentre è previsto nel 2021 per le sostanze con SQA rivisti e nel 2027 per le nuove sostanze identificate.

A livello nazionale, su 1.469 punti di monitoraggio delle acque superficiali, 253 (17,2%) hanno livelli di concentrazione superiore agli SQA. La Lombardia, con il 54,3% dei punti che superano gli SQA, ha il livello più elevato di non conformità. Va detto che le sostanze che determinano il maggior numero di casi di superamento dei limiti sono glifosate e il metabolita AMPA, che sono cercati esclusivamente nella Regione Lombardia; essendo l’erbicida largamente impiegato, è probabile che il suo inserimento nei programmi di monitoraggio possa determinare un sensibile aumento dei casi di non conformità nelle regioni dove ora non viene cercato. La percentuale dei punti con livelli di contaminazione superiori ai limiti è elevata in Veneto (18,0% dei casi), Lazio (16,7% dei casi), Piemonte (13,9% dei casi).

Nelle acque sotterranee, su 2.404 punti, 152 (6,3%) hanno una contaminazione superiore agli SQA. La Sicilia con il 19,0% dei punti di monitoraggio sopra i limiti è la Regione con la più elevata frequenza di casi di non conformità. Il monitoraggio della Regione, d’altra parte, riguarda essenzialmente la provincia di Ragusa, dove esiste una rete capillare e il monitoraggio copre uno spettro di sostanze molto ampio. Seguono il Friuli-Venezia Giulia con 15,3%, la Lombardia con il 9,5%, il Piemonte con il 9,0% dei punti di monitoraggio sopra i limiti.

La contaminazione da pesticidi risulta più diffusa nelle aree della pianura padano-veneta. Tale stato è legato ovviamente alle caratteristiche idrologiche del territorio in questione e al suo intenso utilizzo agricolo, ma dipende anche dal fatto non secondario che le indagini sono più complete e rappresentative nelle regioni del nord. D’altra parte, l’aumentata copertura territoriale e la migliore efficacia del monitoraggio, sta portando alla luce una contaminazione significativa anche al centro-sud.

Nelle figure 2 e 3 allegate sono riportate: nella figura 2, le mappe dei livelli di contaminazione rispetto agli SQA per le acque superficiali e sotterranee relativi all’anno 2012; nella figura 3, le sostanze più frequentemente rinvenute sopra agli SQA; in parentesi è indicato il rapporto fra i superamenti e i punti monitorati.

Nelle acque superficiali il maggior numero di superamenti è dato dal glifosate e il suo metabolita AMPA, superiori agli SQA rispettivamente nel 31,0% e nel 56,6% dei siti monitorati. Da segnalare per frequenza il triciclazolo, sopra i limiti nel 46,2% dei siti, sebbene riferito a un numero di siti limitato.

Nelle acque sotterranee il numero più elevato di casi di non conformità è dato da bentazone, metalaxil, terbutilazina-desetil, atrazina-desetil, oxadixil, imidacloprid, oxadiazon, bromacile, 2,6-diclorobenzammide, atrazina, terbutilazina, metolaclor. In termini di frequenza da segnalare imidacloprid superiore ai limiti nel 3,6% dei punti dove è stato monitorato, metomil nel 3,4% dei casi ed AMPA nel 3,2%.

 

 


Analisi dei risultati

Complessivamente, nel corso di questi anni c’è stata una razionalizzazione e armonizzazione dei programmi di monitoraggio regionali, con un’estensione della rete di campionamento, un miglioramento delle prestazioni dei laboratori e un ampliamento dello spettro delle sostanze cercate anche in relazione ai potenziali rischi ambientali. Permangono, tuttavia, sensibili differenze tra le regioni: in generale il monitoraggio è più efficace nelle regioni del nord rispetto a quelle del centro-sud. Tale disomogeneità, ad oggi, non consente una rappresentazione adeguata dell’intera situazione nazionale sulla presenza dei pesticidi nelle acque.

Come in passato, nei campioni sono presenti in genere miscele di sostanze. Nelle acque superficiali è stata riscontrata la presenza di almeno due sostanze nel 17,7% dei campioni, con un massimo di 31 sostanze in un singolo campione e una media di circa 2,8 sostanze. Nelle acque sotterranee si trovano almeno 2 sostanze nel 13,2% dei campioni, la media è di 3,4 sostanze, e il massimo di 36 sostanze. La valutazione del rischio deve, pertanto, tenere conto che l’uomo e gli altri organismi sono spesso soggetti all’esposizione simultanea a diverse sostanze chimiche, e che lo schema di valutazione normalmente usato non è cautelativo riguardo ai rischi della poliesposizione. L’importanza di considerare i possibili effetti cumulativi delle miscele è stata ribadita sia nei consessi scientifici sia in quelli regolatori. La valutazione di rischio, infatti, nello schema tradizionale considera gli effetti delle singole sostanze, situazione non corrispondente a quello che i dati di monitoraggio indicano come presente nell’ambiente; mancano, inoltre, dati sperimentali sugli effetti combinati di diverse sostanze. Tutte queste lacune conoscitive non consentono una corretta valutazione tossicologica e impongono una particolare cautela anche verso i livelli di contaminazione più bassi.

I componenti rilevati con maggior frequenza nelle miscele sono gli erbicidi triazinici e alcuni loro metaboliti (terbutilazina, terbutilazina-desetil, atrazina, atrazina-desetil ) e il metolaclor. Nelle acque superficiali, inoltre, si segnala la presenza degli erbicidi oxadiazon, glifosate e AMPA. Nelle acque sotterranee è rilevante la presenza di fungicidi quali metalaxil, oxadixil e pirimetanil. L’insetticida imidacloprid è riscontrato sia nelle acque superficiali sia sotterranee.

Nell’edizione 2014 del Rapporto nazionale pesticidi è stata ampliata sensibilmente la parte dedicata allo studio dell’evoluzione della contaminazione. Si è tenuto conto, infatti, degli indicatori previsti dal PAN, per seguire la contaminazione delle acque, la cui elaborazione è assegnata all’ISPRA. In particolare è stata fatta una prima applicazione degli indicatori relativi alla tutela dell’ambiente acquatico: il numero 6 “Frequenza e concentrazione di sostanze attive nelle acque a livello nazionale” e il numero 7 “Frequenza e concentrazione di specifiche sostanze attive nelle acque”.

Il dato complessivo delle sostanze monitorate (indicatore 6) mostra fino al 2009 un aumento della frequenza di pesticidi nei campioni, sia nelle acque superficiali sia in quelle sotterranee. La crescita è concomitante all’aumento delle dimensioni e dell’efficacia del monitoraggio. In questa prima fase, pertanto, il trend è in primo luogo l’indicazione di una contaminazione all’inizio non completamente evidenziata dalle dimensioni più ridotte e dall’inadeguata impostazione del monitoraggio. Dal 2010 la frequenza si assesta su livelli più bassi in entrambi i comparti. L’interpretazione del dato non è semplice e deve tenere conto, tra le altre cose, dei limiti del monitoraggio in molte regioni, del mancato adeguamento, in generale, di tutti i programmi di monitoraggio regionali per tenere conto delle sostanze nuove e del fatto che molte sostanze sono state revocate in seguito al programma di revisione europeo completato negli scorsi anni. Sembra, pertanto, azzardato affermare che è in atto una reale diminuzione della presenza di pesticidi nelle acque. Più ragionevolmente si può concludere che, dopo una prima fase in cui diverse regioni hanno ampliato le indagini, ora si è nuovamente determinato uno sfasamento tra il monitoraggio e le sostanze presenti nell’ambiente.

L’indicatore 7 è stato applicato alle sostanze prioritarie della direttiva quadro acque (DQA) [Dir. 2000/60/CE] . Dopo un aumento nei primi anni, la frequenza di pesticidi tende a decrescere in modo abbastanza graduale sia nelle acque superficiali sia in quelle sotterranee. Questo si spiega probabilmente col fatto che gran parte dei pesticidi dell’elenco di priorità sono ormai fuori commercio e quella misurata è il residuo di una contaminazione storica, che tende a diminuire negli anni.

L’analisi del trend sulle singole sostanze, in generale, consente una lettura più semplice, e in certi casi evidenzia chiaramente la diminuzione delle frequenze di rilevamento in seguito alla cessazione dell’utilizzo delle stesse: è il caso dell’atrazina con un andamento decrescente pressoché asintotico, coda di una contaminazione di vecchia data, e della simazina, per la quale, dopo la revoca, si riscontra una rapida diminuzione delle presenze.

 


Linee guida e Sistemi informativi

L’attività di indirizzo dell’ISPRA è stata finalizzata a fornire le basi conoscitive e i presupposti tecnici per la realizzazione del monitoraggio nazionale. Un impegno particolare è stato rivolto a individuare e valutare secondo una scala di priorità le nuove sostanze immesse sul mercato. Si cita, al riguardo, l’ultimo dei documenti di indirizzo pubblicati dall’Istituto, che aggiorna i precedenti della stessa serie: Sostanze prioritarie per il monitoraggio dei prodotti fitosanitari nelle acque - Aggiornamento 2011 – ISPRA, Manuali e linee guida 74/2011. Nel corso dell’anno è prevista la pubblicazione dell’aggiornamento 2015 della linea guida citata. Tutte le informazioni sui precedenti rapporti e sui documenti di indirizzo sono disponibili sul sito web dell’ISPRA (http://www.isprambiente.gov.it/it/temi/rischio-sostanze-chimiche-reach-prodotti-fitosanitari).

Nel documento vengono evidenziate le sostanze prioritarie ai fini del monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee, prendendo in considerazione tutti gli aspetti che concorrono a determinare la possibilità di contaminazione delle acque e conseguentemente il rischio per l’uomo e per l’ambiente attraverso questa via di esposizione. In particolare si è tenuto conto delle quantità immesse nell’ambiente e dei dati di monitoraggio, delle caratteristiche che determinano il comportamento delle sostanze nell’ambiente e delle loro proprietà (eco)tossicologiche.

Il documento costituisce un ausilio nella pianificazione del monitoraggio e nella scelta delle sostanze, non può pertanto prescindere da un giudizio esperto che tenga conto di queste e di tutte le altre informazioni necessarie. Viene inoltre affidata alla competenza dei responsabili regionali il compito di individuare, tra tutte le sostanze utilizzate a livello nazionale presentate nel documento, quelle rilevanti per i diversi ambiti territoriali.

La trasmissione dei dati 2011-2012 per la realizzazione del rapporto sul monitoraggio dei pesticidi avviene attraverso il sistema informativo nazionale per la tutela delle acque italiane (SINTAI). Regioni e ARPA hanno a disposizione un canale dedicato al monitoraggio dei pesticidi. Il sistema consente di acquisire la scheda per la trasmissione delle informazioni e le istruzioni per la sua compilazione, di trasmettere i dati, di controllare l'avvenuta trasmissione, eventualmente di modificarla e integrarla, e di controllare lo stato di avanzamento delle operazioni in corso sulle informazioni trasmesse. Una volta trasmessi, i dati del monitoraggio sono sottoposti a controllo per individuare i possibili errori. Le nuove modalità di trasmissione e il controllo hanno consentito di migliorare la qualità dei dati di base, rendendo possibile la georeferenziazione di tutte le stazioni di monitoraggio e la corretta interpretazione dei dati analitici.

È in fase di sviluppo un sistema informativo sui pesticidi, che conterrà i dati del monitoraggio nazionale e le sue elaborazioni, ma anche la documentazione di indirizzo per le indagini, in particolare per l’individuazione delle nuove sostanze da inserire nei protocolli: i dati di vendita dei prodotti fitosanitari, schede (eco)tossicologiche delle sostanze. Il sistema consentirà la produzione in modo assistito delle elaborazioni (tabelle, grafici, mappe) utili alla realizzazione del rapporto annuale, ma anche l’analisi di scenari e la realizzazione di indicatori sullo stato e sulla tendenza della contaminazione da pesticidi, e renderà possibile la pubblicazione delle informazioni tramite web. Il sistema si collegherà alle informazioni territoriali già prodotte dall’Istituto (limiti regionali, reticolo idrografico, uso del suolo) e potrà contribuire a completare le informazioni in tema di qualità delle acque derivanti dall’applicazione di altre norme, integrandosi, ad esempio, con il portale nitrati.

 


Stato del sistema

Nei dieci anni di monitoraggio svolto c’è stata un’evoluzione positiva del monitoraggio, con un’estensione della rete di campionamento, un aumento del numero delle sostanze cercate e un miglioramento delle prestazioni dei laboratori. Rimane ancora, tuttavia, una disomogeneità fra le regioni del nord e quelle del centro-sud, dove il monitoraggio è generalmente meno rappresentativo dello stato di qualità delle acque.

Relativamente alle sostanze cercate, c’è uno sfasamento tra lo sforzo di ricerca, che è cambiato poco in questi anni e si è concentrato soprattutto su alcuni erbicidi e sui loro principali metaboliti, e le sostanze più frequenti nelle acque, gran parte delle quali non figurano tra le più cercate. C’è dunque la necessità di un aggiornamento complessivo dei programmi di monitoraggio, che tenga conto anche delle nuove sostanze. Sono circa 200, infatti, le sostanze presenti sul mercato non cercate nelle acque, molte delle quali sono classificate pericolose per l’uomo o per l’ambiente.

Nel complesso sono migliorate le prestazioni dei laboratori riguardo ai limiti di quantificazione, ma è ancora necessario uno sforzo di armonizzazione, date le differenze ancora presenti, con limiti in alcuni casi inadeguati. I limiti analitici dovranno, in particolare, essere adeguati per consentire un confronto con gli SQA che spesso sono sensibilmente più bassi, tenendo conto di quanto stabilito dalla direttiva 2009/90/CE [Dir. 2009/90/CE], che fissa criteri minimi di efficienza per i metodi di analisi utilizzati per monitorare lo stato delle acque, dei sedimenti e del biota. Sempre riguardo all’aspetto laboratoristico, è da evidenziare l’assenza di adeguate metodiche analitiche per alcune sostanze di largo utilizzo, specialmente quelle di più recente immissione sul mercato.

Rispetto al passato, è complessivamente migliorata la qualità dei dati trasmessi all’Istituto, anche grazie alla razionalizzazione delle modalità di raccolta e di trasmissione. È diminuita la casistica di informazioni incomplete (mancanza di limiti di quantificazione, non corretta indicazione delle sostanze, assenza delle informazioni anagrafiche delle stazioni di monitoraggio) riscontrata in proporzioni minori che nel passato.

 



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