Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) sono infezioni acquisite in tutti gli ambiti assistenziali, inclusi ospedali per acuti, day-hospital/day-surgery, lungodegenze, ambulatori, assistenza domiciliare, strutture residenziali territoriali. Di fatto sono la complicanza più frequente e grave dell’assistenza sanitaria.
Le ICA sono l’effetto della progressiva introduzione di nuove tecnologie sanitarie, che, se da una parte migliorano le possibilità terapeutiche e l’esito della malattia, dall’altra possono consentire l’ingresso dei microrganismi anche in sedi corporee normalmente sterili, causando malattie severe o addirittura la morte. L’emergenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, visto il largo uso di questi farmaci a scopo profilattico o terapeutico, complica ulteriormente il decorso di molte ICA, essendo di fatto la circolazione di questi patogeni maggiore in ambito assistenziale e, a causa delle maggiori difficoltà di trattamento, causano un ulteriore incremento dell’impatto clinico.
Queste infezioni hanno un impatto clinico ed economico rilevante: secondo il primo rapporto globale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le ICA provocano un prolungamento della durata di degenza, disabilità a lungo termine, aumento della resistenza dei microrganismi agli antibiotici, un carico economico aggiuntivo per i sistemi sanitari e per i pazienti e le loro famiglie e una significativa mortalità in eccesso. In Europa, le ICA provocano ogni anno 16 milioni di giornate aggiuntive di degenza, 37.000 decessi attribuibili e 110.000 decessi per i quali l’infezione rappresenta una concausa. I costi vengono stimati in approssimativamente 7 miliardi di Euro, includendo solo i costi diretti.

Le ICA sono un fenomeno frequente

Un recente studio nazionale di prevalenza, condotto utilizzando il protocollo dell’ECDC, ha rilevato una frequenza di pazienti con una infezione contratta durante la degenza pari a 6,3 ogni 100 pazienti presenti in ospedale; nell’assistenza domiciliare 1 paziente ogni 100 contrae una ICA.
Non tutte le ICA sono prevenibili, ma si stima attualmente che possa esserlo una quota superiore al 50%.
La maggior parte delle ICA interessa il tratto urinario, l’apparato respiratorio, le ferite chirurgiche, le infezioni sistemiche (sepsi, batteriemie). Le più frequenti sono le infezioni urinarie, che da sole rappresentano il 35-40% di tutte le infezioni ospedaliere.

I microrganismi coinvolti

I microrganismi coinvolti variano nel tempo. Fino all’inizio degli anni '80, le ICA erano dovute principalmente a batteri gram-negativi (per esempio, E. coli e Klebsiella pneumoniae). Poi, per effetto della pressione antibiotica e del maggiore utilizzo di presidi sanitari in materiale plastico, sono aumentate le infezioni sostenute da gram-positivi (soprattutto Enterococchi e Stafilococcus epidermidis) e quelle da miceti (soprattutto Candida), mentre sono diminuite quelle sostenute da gram-negativi. Tuttavia, recentemente, alcuni gram-negativi, come gli enterobatteri produttori carbapenemasi e Acinetobacter spp., responsabili di gravi infezioni, sono diventati molto frequenti in ambito assistenziale ospedaliero.

Fattori di rischio e trasmissione

Le persone a maggior rischio di contrarre una ICA sono gli assistiti; tuttavia sono esposti e possono essere colpiti anche il personale e i visitatori.
Tra le condizioni che aumentano la suscettibilità alle infezioni ci sono l’età (neonati e anziani), altre infezioni o gravi patologie concomitanti (tumori, immunodeficienza, diabete, anemia, cardiopatie, insufficienza renale, trapianti), malnutrizione, traumi, ustioni, esposizioni a particolari tecniche assistenziali invasive (cateteri, interventi chirurgici, endoscopie). Come le altre infezioni, le ICA si possono trasmettere per contatto diretto da persona a persona (soprattutto tramite le mani, le goccioline emesse durante la fonazione, gli starnuti o i colpi di tosse, o via aerea) o indiretta mediante oggetti contaminati (sia strumenti diagnostici o assistenziali, che oggetti comuni). La modalità cambia a seconda del patogeno.

Come ridurre l’impatto delle ICA

La prevenzione e il controllo delle ICA rappresentano quindi degli interventi irrinunciabili per ridurre l’impatto di queste infezioni e più in generale per ridurre la diffusione dei microrganismi antibiotico-resistenti.
Uno dei punti cruciali per il contrasto alle ICA è la definizione e l’applicazione di buone pratiche di assistenza e di altre misure, secondo un programma integrato che deve essere adattato a ogni ambito assistenziale.
Tra le misure chiave ricordiamo il lavaggio corretto delle mani (che rimane una delle più importanti ed efficaci), la riduzione delle procedure diagnostiche e terapeutiche non necessarie, il corretto uso degli antibiotici e dei disinfettanti, la sterilizzazione dei presidi, il rispetto della asepsi nelle procedure invasive, il controllo del rischio di infezione ambientale, la protezione dei pazienti con utilizzo appropriato della profilassi antibiotica e la somministrazione delle vaccinazioni raccomandate (quando possibile con adeguato anticipo per consentire una adeguata risposta immunitaria), le attività di sorveglianza delle infezioni, l’identificazione e il controllo delle epidemie, la vaccinazioni degli operatori sanitari.
La prevenzione in ambito assistenziale richiede comportamenti costantemente corretti da parte degli operatori sanitari e da chiunque frequenti questi ambienti. La mancata conoscenza delle regole o la disattenzione possono portare a comportamenti scorretti, potenziale causa di trasmissione di batteri patogeni e di conseguenti ICA. 
In caso di ICA sono importanti anche adeguati interventi di controllo, quali l’immediata identificazione dei casi e della modalità di trasmissione - mediante indagini epidemiologiche -, il loro adeguato trattamento, l’eventuale isolamento dagli altri pazienti, il rinforzo delle misure che già di norma devono essere  adottate per evitare la trasmissione tra i pazienti.  
Allo scopo di assicurare un'operatività continua in materia di infezioni ospedaliere, in Italia sono state pubblicate 2 Circolari del Ministero della sanità:

  • la circolare ministeriale 52/1985 - Lotta alle infezioni ospedaliere nella quale viene raccomandato l’avvio di un programma di controllo delle infezioni in ciascun presidio ospedaliero, che includa la costituzione di un Comitato multidisciplinare, l’istituzione di un gruppo operativo, il dotarsi di personale infermieristico dedicato. Viene affidato alle Regioni il compito di coordinare le attività e di rinforzare i programmi di formazione professionale
  • la circolare ministeriale 8/1988 - Lotta alle infezioni ospedaliere: la sorveglianza in cui vengono definiti i criteri standardizzati per la definizione e la diagnosi dei diversi siti di infezione ospedaliera e i metodi di sorveglianza. Raccomanda di utilizzare oltre ai dati del laboratorio anche sistemi di sorveglianza “attiva”.

Nel tempo sono stati emanati dal Ministero della Salute una serie di documenti specifici sul controllo delle ICA (quali il Compendio delle misure per il controllo delle ICA e le Raccomandazioni sul controllo della diffusione nosocomiale dello Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA)) o relativi alla prevenzione di alcune malattie infettive, che possono avere un impatto significativo anche in ambito assistenziale, come morbillo, rosolia, HIV, TBC, malattie trasmesse da vettori.
Anche nel Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 è riportata la importanza delle malattie infettive e dalla antibiotico resistenza. Le strategie raccomandate, in sintesi, sono:

  • la sorveglianza epidemiologica finalizzata non solo a quantificare il carico delle malattie infettive, ma anche al riconoscimento dei determinanti e dei rischi per la valutazione dell’impatto degli interventi di prevenzione
  • gli interventi di prevenzione individuati in base alla loro efficacia di campo e offerti in modo tempestivo e omogeneo alla popolazione
  • l’organizzazione per le emergenze infettive sviluppando sia azioni di prevenzione (mirate alla riduzione dei rischi) sia interventi di preparazione alle emergenze
  • la comunicazione per la popolazione e formazione degli operatori sanitari, volta in primo luogo a costruire e mantenere la fiducia della popolazione nelle istituzioni sanitarie
  • il coordinamento e l’integrazione funzionale tra i diversi livelli istituzionali e le varie competenze territoriali nella attuazione degli interventi di prevenzione, nella raccolta e nel periodico ritorno delle informazioni, nel sistematico monitoraggio della qualità e dell’impatto delle azioni poste in essere.

Un Piano nazionale di contrasto della resistenza antimicrobica, che definisce le linee strategiche dei prossimi anni, e che ovviamente è fortemente correlato alle ICA, è attualmente in preparazione da parte del Ministero della salute.

Per approfondire:


Data di pubblicazione: 4 maggio 2017, ultimo aggiornamento 4 maggio 2017

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