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La resistenza agli antibiotici, o antibiotico-resistenza, è un fenomeno naturale biologico di adattamento di alcuni microrganismi, che acquisiscono la capacità di sopravvivere o di crescere in presenza di una concentrazione di un agente antibatterico, che è generalmente sufficiente ad inibire o uccidere microrganismi della stessa specie.

Si parla di resistenza intrinseca quando è dovuta alla natura del microrganismo stesso, che non è mai stato sensibile a un particolare antimicrobico.

Si parla invece di resistenza acquisita quando il microrganismo, in precedenza sensibile a un particolare antimicrobico, sviluppa in un secondo tempo resistenza nei suoi confronti.

Il problema

  • L'antibiotico-resistenza è in aumento in molti Paesi, rendendo problematica la terapia di molte infezioni ed è aggravata anche dalla mancanza di nuovi antibiotici in commercio o in fase di sperimentazione, che risultano efficaci nel trattamento di infezioni altrimenti incurabili.
  • Le infezioni causate da microrganismi resistenti, non rispondendo al trattamento standard, portano ad un prolungamento della malattia e ad un maggiore rischio di morte.
  • Riducendo l'efficacia del trattamento, inoltre, i pazienti rimangono contagiosi per un tempo più lungo, aumentando il rischio di diffondere microrganismi resistenti generando quindi possibili focolai epidemici.
  • Le infezioni da batteri resistenti ai farmaci di prima linea, devono essere trattate con terapie spesso più costose.
  • Una più lunga durata della malattia e del trattamento, spesso in ospedali, aumenta i costi di assistenza sanitaria, nonché l'onere economico sulle famiglie e le società.
Donna che prende una compressa

Secondo l'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) ogni anno 700 mila persone nel mondo muoiono a causa di un’infezione dovuta a batteri resistenti agli antibiotici. Di queste, secondo le stime dell’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) 33 mila si registrano in Europa (UE) e oltre 10 mila riguardano il nostro Paese.

Esiste una relazione certa tra il consumo eccessivo e inappropriato di antibiotici e l’insorgenza del fenomeno della resistenza, presente sia nel mondo umano sia nel mondo animale.

La sorveglianza dell’antibiotico-resistenza in Italia e in Europa

Nel nostro Paese sono attivi il sistema di Sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza e il sistema di Sorveglianza delle CPE (batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi, una classe di antibiotici ad ampio spettro), entrambi coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità, collegati al sistema europeo EARS-Net (European Antimicrobial Resistance Surveillance Network), coordinato dall’ECDC, che pubblica i dati a livello europeo in Surveillance Atlas of Infectious Diseases.

Il sistema di sorveglianza ha registrato in Italia percentuali di resistenza delle otto specie batteriche responsabili di infezioni gravi in ospedale (Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter species) più alte rispetto alla media UE nel 2018. 

  • Consumo di antibiotico: 47% rispetto a media EU 32%
  • Infezioni dovute all’AMR: 200.000 su 670.000 in UE 
  • Decessi attribuibili all’AMR: 10.000 all’anno su 33.000 in UE (stime ECDC)

In generale, si comincia a mostrare una diminuzione dei casi rispetto agli anni precedenti.

Infezioni correlate all’assistenza

Un aspetto importante dell’antibiotico-resistenza (ABR) è rappresentato dalle infezioni correlate all’assistenza (ICA).

ICA e ABR sono strettamente correlate: due facce della stesa medaglia.

Infatti, il 75% delle infezioni da batteri resistenti agli antibiotici è rappresentato da ICA. 

Il monitoraggio sul consumo degli antibiotici

Secondo i dati AIFA (Agenzia italiana del farmaco) nel 2018, il 90% delle prescrizioni a carico del SSN proviene dai Medici di Medicina Generale (MMG) e dai Pediatri di Libera Scelta (PLS) e sono cosi distribuite:

  • Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta: 75,2% - farmaci acquistati con ricetta rossa
  • Strutture sanitarie pubbliche: 8,9% - farmaci prescritti ai pazienti in ospedale o acquistati su prescrizione della struttura ospedaliera per proseguire il trattamento dopo la dimissione
  • Acquisto privato: 15,9%. Farmaci acquistati dal cittadino in una farmacia senza ricetta rossa.

Impiego inappropiato

L’impiego inappropriato di antibiotici supera il 30% in tutte le condizioni cliniche studiate: influenza, raffreddore comune, laringotracheite, faringite e tonsillite, cistite non complicata e bronchite acuta.

Sempre secondo i dati AIFA, si segnalano i seguenti indici di inappropriatezza:

  • il consumo di antibiotici varia in modo significativo dalla stagione invernale a quella estiva 
  • si rileva, inoltre, una forte variabilità regionale, maggiore al Sud, nelle Isole e al Centro, rispetto al Nord. 

Il maggior consumo di antibiotici è rilevato:

nelle fasce di età estreme:

  • Età pediatrica (primi sei anni di vita): 1 bambino su 2 ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici. 4 volte su 10 non vengono scelti antibiotici di prima linea
  • Età adulta - dopo i 75 anni.

... e in base al genere

  • più alto per le donne nelle fasce di età intermedie e per gli uomini in quelle estreme.

Per saperne di più:


Le iniziative di contrasto del Ministero sono oggi coordinate dal Piano nazionale PNCAR, che affronta il problema con azioni di monitoraggio, sorveglianza e contrasto del fenomeno dell’antibiotico-resistenza (ABR) sia nel settore umano sia veterinario, in linea con i piani delle agenzie internazionali.

Sistemi di sorveglianza

  1. Dal 2001 l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) coordina in ambito umano il sistema di sorveglianza dell’antibiotico-resistenza AR-ISS, costituito da una rete di laboratori ospedalieri di microbiologia clinica reclutati su base volontaria, con l’obiettivo primario di descrivere frequenza e andamento dell’antibiotico-resistenza in un gruppo di patogeni isolati da infezioni invasive (batteriemie e meningiti) che rappresentano sia infezioni acquisite in ambito comunitario che associate all’assistenza sanitaria.
    Sono rilevate le sensibilità agli antibiotici, eseguite di routine dai laboratori ospedalieri di microbiologia clinica, dei ceppi appartenenti a otto specieStaphylococcus aureusStreptococcus pneumoniaeEnterococcus faecalisEnterococcus faeciumEscherichia coliKlebsiella pneumoniaePseudomonas aeruginosa e Acinetobacter, isolati da sangue o liquor.
    Il Ministero con circolare 18 gennaio 2019  ha aggiornato il protocollo AR-ISS.
  2. Nel 2013 il Ministero ha istituito, con circolare 26 febbraio 2013, il sistema di sorveglianza delle batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE), che raccoglie e analizza, presso l'Istituto superiore di sanità, le segnalazioni dei casi di batteriemie da K. pneumoniae ed E. coli resistenti ai carbapenemi e/o produttori di carbapenemasi da tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di monitorare la diffusione e l’evoluzione di queste infezioni e sviluppare strategie di contenimento adeguate.
    I dati analizzati si basano sulle segnalazioni anonime e individuali inviate dagli Ospedali/Aziende ospedaliere e dalle Unità sanitarie locali al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
  3. L'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) contribuisce alla sorveglianza dei consumi degli antibiotici nell’uomo. Ogni anno l'AIFA pubblica il rapporto nazionale “L’uso degli antibiotici in Italia” fornendo dati di consumo e spesa degli antibiotici a livello nazionale e regionale.

Piano nazionale della prevenzione

Il controllo e la prevenzione dell’ABR e delle ICA sono stati inseriti nel macro obiettivo del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018. Il piano include quattro obiettivi, che le Regioni si sono impegnate a perseguire con piani/programmi specifici:

  1. migliorare la qualità della sorveglianza delle infezioni invasive da Enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE)
  2. monitorare il consumo di antibiotici in ambito ospedaliero e territoriale
  3. promuovere la consapevolezza da parte della comunità nell’uso degli antibiotici
  4. definire un programma di sorveglianza e controllo delle infezioni correlate all’assistenza

I progressi delle Regioni vengono misurati attraverso indicatori specifici:

  • proporzione di strutture ospedaliere, appartenenti ad aziende sanitarie e aziende ospedaliere, aderenti alla circolare 26 febbraio 2016, sul totale delle strutture ospedaliere
  • proporzione di Regioni che producono un report annuale che documenti l'uso degli antibiotici, con finalità di controllo dell'antibiotico resistenza
  • proporzione di Regioni che realizzano il programma di comunicazione. Il programma deve prevedere interventi periodici di cui deve essere valutato l’impatto
  • proporzione di CIO (Comitato per il controllo delle infezioni ospedaliere) che producono un report annuale sulle infezioni correlate all'assistenza.

Il processo di monitoraggio annuale e la valutazione finale del Piani Regionali della Prevenzione è a carico del Ministero.

Progetti CCM 

Il Ministero, attraverso il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM), finanzia numerosi progetti di collaborazione per la conduzione di indagini conoscitive sui sistemi di sorveglianza delle infezioni associate all’assistenza, a livello nazionale, e per standardizzare le metodiche di sorveglianza in grado di fornire dati di qualità e comparabili, a livello nazionale ed europeo, e per la promozione di pratiche sicure nell’assistenza ai pazienti i cui risultati sono i seguenti:

  • costituzione di una banca dati nazionale di dati provenienti dai sistemi di sorveglianza regionali o da studi di prevalenza sulle infezioni correlate alla assistenza (ICA) e in particolare sviluppando una sorveglianza delle infezioni del sito chirurgico e sorveglianza delle infezioni in terapia intensiva
  • pubblicazione di linee guida sui principali micro-organismi “sentinella”, per la sorveglianza delle ICA 
  • supporto alla rete di sorveglianza della antibiotico resistenza nel settore umano AR-Istituto Superiore di sanità (ISS) e Micronet
  • pubblicazione di un documento di compendio sulle principali misure per la prevenzione e il controllo delle infezioni associate all’assistenza (Progetto “INF-OSS”)
  • iniziative di comunicazione destinate ai professionisti sanitari e alla popolazione.

Partecipazione ad attività internazionali

Durante il Semestre italiano di Presidenza della UE sono state emanate le Conclusioni del Consiglio sulla sicurezza dei pazienti e la qualità dell’assistenza medica, compresi la prevenzione e il controllo delle infezioni associate all’assistenza sanitaria e della resistenza agli antimicrobici, in cui vengono riprese e ribadite tutte le indicazioni già presenti in precedenti atti di indirizzo internazionali.

Formazione 

Il 19 novembre 2019 il Ministero della Salute ha organizzato il Corso di formazione "AMR One health" accreditato ECM per le professionalità sanitarie, con lo scopo di mettere in comune le conoscenze e le competenze di medici, veterinari e farmacisti, in relazione al tema dell’antimicrobico-resistenza.

Iniziative di comunicazione

In occasione della Settimana mondiale sull'uso consapevole degli antibiotici (World Antibiotic Awareness Week, 12-18 November 2018) e della Giornata europea degli antibiotici (18 novembre) il Ministero della Salute ha rilanciato la campagna mondiale “Antibiotics: Handle With Care” (Antibiotici: maneggiare con cura!), in collaborazione con OMS, FAO e OIE e pubblicato i materiali predisposti dal Gruppo tecnico di coordinamento, tradotti e adattati da ECDC in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità.
ll 22 novembre 2019 il Ministero ha organizzato la Giornata sull'uso consapevole degli antibiotici, dedicata all’antimicrobico resistenza (AMR) in collaborazione con AIFA, ISS e Agenas.

L’Italia partecipa, inoltre, dal 2006, al Progetto coordinato dall’OMS Clean care is safer care (Cure pulite sono cure più sicure). Tale progetto ha promosso la distribuzione di materiale educativo-informativo sulle procedure di lavaggio delle mani, pubblicate dall’OMS, l’implementazione di tali procedure da parte del personale sanitario, attraverso azioni di monitoraggio e stewardship, svolte da operatori appositamente formati. I risultati sull’implementazione e adesione a pratiche igieniche che riducono i punti critici all’origine di possibili ICA sono stati incoraggianti.

Altre iniziative di comunicazione sono state destinate ai professionisti sanitari e alla popolazione (come la Campagna sulla consapevolezza e uso prudente degli antibiotici), in partnership con le campagne annuali dell’European Antibiotic Awareness Day - EAAD dell’ECDC.

Note e circolari


La prima risoluzione mondiale (World Health Assembly - WHA) sulla resistenza agli antimicrobici (AMR) risale al 1998. Con questo documento l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha riconosciuto l’AMR come grave minaccia per la salute pubblica nazionale e globale e ha proposto che ogni Paese provvedesse a programmare campagne informativo/educative per i professionisti del settore e implementasse azioni ad hoc per monitorare l’andamento dell’AMR.

A livello Europeo, la Conferenza “The Microbial Threat”, tenutasi a Copenaghen nel 1998, si conclude con una serie di raccomandazioni, tra le quali il rafforzamento delle reti di sorveglianza europee dell’AMR e la realizzazione di campagne per l’uso prudente degli antibiotici.

Dal punto di vista della sorveglianza, l’Unione Europea sostiene, a partire dagli anni ’90, il programma del Sistema Europeo di Sorveglianza dell’AMR (European Antimicrobial Resistance Surveillance System - EARSS), supportato dalla Direzione Generale per la Salute e la Protezione dei Consumatori (DG-SANCO) della Commissione Europea e da gennaio 2010 tale sistema è coordinato dall’ECDC, con il nome di EARS-net. Esso consiste in una rete di laboratori di riferimento per la sorveglianza e il rilevamento della frequenza di alcuni germi, indicatori di AMR, che danno origine a problemi clinico-epidemiologici.

Dal 2001 la Commissione Europea emana documenti di indirizzo sulla tematica, tra cui la Raccomandazione del Consiglio Europeo sull’uso prudente degli antibiotici del 15 novembre 2001, in cui si chiede agli Stati Membri di porre in atto iniziative per la sorveglianza e il monitoraggio di tale fenomeno.

Dal 2004 la Direzione Generale per la Salute e la Protezione dei Consumatori (DG SANCO) della Commissione Europea finanzia un progetto di ricerca, fino al 2008, denominato Improving Patient Safety in Europe - IPSE, con l’obiettivo di armonizzare i dati sulle infezioni associate all’assistenza sanitaria e meglio delineare i contorni del fenomeno, soprattutto in riferimento ai tre ambiti di maggiore impatto clinico: le infezioni del sito chirurgico, le batteriemie associate a catetere vascolare centrale e le polmoniti associate a ventilazione invasiva nelle Unità di Terapia Intensiva (UTI). L’Italia aderisce all'iniziativa nel 2006. Oltre alle autorità sanitarie dei Paesi membri, tale progetto vede l’adesione di esperti dell’OMS, dell'ECDC e di altre organizzazioni scientifiche di livello europeo.

Dal 2008 l'ECDC coordina la rete di sorveglianza delle infezioni associate all’assistenza (Health Care Associated Infections–network, HAI-net), collezionando dati dai sistemi di sorveglianza di 17 Paesi europei, secondo le definizioni di caso fornite dalla rete HELICS. Tali dati vengono periodicamente immessi nel database del sistema europeo di sorveglianza dell’ECDC denominato TESSy.
Sempre nel 2008 l’ECDC indice la Giornata europea sull’uso prudente degli antibiotici, che ogni anno vede coinvolti, a diversi livelli, la popolazione generale, i medici di famiglia, i medici ospedalieri.

Tra i tavoli internazionali che si occupano in maniera forte della problematica, vanno sicuramente menzionati il G7 e la Global Health Security Agenda (GHSA), un'iniziativa promossa dal governo degli Stati Uniti.

Nel 2011 la Commissione approva il Piano di azione contro le minacce crescenti di resistenza antimicrobica che contiene 12 azioni da implementare con gli Stati Membri e individua 7 aree prioritarie di intervento:

  1. Uso appropriato di antimicrobici nell’uomo e negli animali
  2. Prevenzione delle infezioni e della loro diffusione
  3. Sviluppo di nuovi farmaci o approcci alternativi
  4. Cooperazione a livello internazionale per contenere il rischio di AMR
  5. Miglioramento di monitoraggio e sorveglianza del fenomeno in medicina umana e veterinaria
  6. Promozione della ricerca e della innovazione
  7. Implementazione delle attività di comunicazione, educazione e formazione.

Nel 2015 la Presidenza tedesca del G7 individua l’AMR tra le problematiche su cui fosse opportuno e necessario un impegno e una presa di posizione degli Stati membri. La Dichiarazione, sottoscritta dai Ministri della Salute, durante il meeting tenutosi a Berlino l'8 e 9 ottobre 2015 riporta le priorità e le azioni per un impegno condiviso.

La 68° Assemblea Mondiale della Sanità, nel maggio 2015, con la Risoluzione WHA68.7 adotta il Piano d’azione globale sull’antimicrobico-resistenza (Global action plan on antimicrobial resistance - GAP) dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Quest'ultima sottolinea l’importanza della collaborazione tripartita tra FAO (Food and Agriculture Organization), OIE (World Organisation for Animal Health) e stessa OMS su questo tema.

A queste attività fanno seguito nel giugno 2016: la Risoluzione sulla resistenza agli antimicrobici adottata dalla 39° Conferenza della FAO, la Risoluzione sulla lotta alla resistenza agli antimicrobici e la promozione dell'uso prudente degli agenti antimicrobici negli animali, adottata nel maggio 2015 dall'Assemblea generale dei delegati dell'OIE e l'iniziativa della Commissione del Codex Alimentarius riguardo alla necessità di riesaminare e aggiornare gli standard, i codici e gli orientamenti connessi alla resistenza agli antimicrobici.

Durante la presidenza olandese del 2016 le conclusioni del Consiglio d’Europa del giugno 2016 chiedono agli Stati membri di sviluppare entro metà 2017 un piano nazionale di contrasto all’AMR basato sulla strategia “one health” e in linea con il WHO Global Action Plan. Inoltre si chiede a Stati membri e  Commissione Europea di sviluppare un nuovo Piano di azione Europeo e di sviluppare una linea guida europea per l’uso prudente degli antibiotici.

Nel settembre 2016 durante la 71° Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel corso di un meeting di alto livello sull’antimicrobico-resistenza, viene approvata una Dichiarazione politica con l’intento di aumentare la consapevolezza dei governi e accelerare l’impegno globale sul problema.

Infine, nell’ambito della Global Health Security Agenda, l’Action Package Prevent1 - AMR è dedicato alla problematica.

Il 30 giugno 2017 la Commissione Europea adotta lo European One Health Action Plan against Antimicrobial Resistance (AMR) in cui l’approccio “one health” guida le azioni in maniera molto peculiare e indirizza verso attività con un chiaro valore aggiunto europeo e, ove possibile, su risultati concreti e misurabili.

A novembre 2018 vengono pubblicati i risultati dell’ultimo sondaggio, condotto, per conto della CE, dalla rete pubblica Kantar di Bruxelles, nei 28 Stati membri dell'UE tra l'8 e il 26 settembre 2018. Leggi il report completo Special Eurobarometer 478 -Antimicrobial Resistance e la sintesi in inglese.

Il 14 giugno 2019 vengono adottate anche le Conclusioni del Consiglio dell’Unione Europea sulle prossime tappe per fare dell'UE una regione in cui si applicano le migliori pratiche nella lotta alla resistenza antimicrobica

Per approfondire:


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Data di pubblicazione: 13 dicembre 2019, ultimo aggiornamento 13 dicembre 2019

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