Il fumo attivo rimane la principale causa di morbosità e mortalità prevenibile nel nostro Paese; si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco dalle 70.000 alle 83.000 morti l’anno, con oltre il 25% di questi decessi compreso tra i 35 ed i 65 anni di età. La mortalità e l’incidenza per carcinoma polmonare sono in calo tra gli uomini ma in aumento tra le donne.

Nel 2018, secondo i dati ISTAT, la prevalenza dei fumatori di tabacco tra la popolazione di 14 anni e più è pari al 19%. Forti sono le differenze di genere: tra gli uomini i fumatori sono il 23,3 per cento, tra le donne invece il 15 per cento.
L’abitudine al fumo di tabacco è più diffusa nelle fasce di età giovanili, in particolare, sia tra i maschi che tra le femmine la quota più elevata si raggiunge tra i 20-24 anni (32,4% M e 22,2% F). come si vede dal grafico il dato è in costante diminuzione e negli ultimi 26 anni la prevalenza dei fumatori è diminuita del 26% (un punto all’anno). Molto più tra gli uomini (-34,5%) molto meno tra le donne (-9,6%).

Dai dati del periodo 2015-2018 del  sistema di sorveglianza PASSI, relativi alle persone tra i 18 e i 69 anni, emerge che in Italia, la maggioranza degli adulti non fuma (57%) o ha smesso di fumare (17%), ma un italiano su 4 è fumatore attivo (25%). Il fumo di sigaretta è più frequente fra le classi socioeconomiche più svantaggiate (meno istruiti e/o con maggiori difficoltà economiche) e negli uomini. Il consumo medio giornaliero è di circa 12 sigarette, tuttavia un quarto dei fumatori ne consuma più di un pacchetto.  La variabilità regionale mostra in testa alla classifica delle Regioni con le più alte quote di fumatori alcune del Centro–Sud, come Umbria, Abruzzo, Lazio e Sicilia, anche in Emilia Romagna la prevalenza resta elevata.

Analizzando il trend dal 2008 si osserva una riduzione significativa della prevalenza dei fumatori in tutto il territorio Italiano (dal 29,8% al 24,8%), da Nord a Sud, in tutte le classi di età (in particolare fra i più giovani 18-24enni), in tutte le classi sociali, in particolare nelle classi sociali più agiate ma meno fra le persone economicamente più svantaggiate, per cui si amplia la forbice delle disuguaglianze sociali nel fumo.
La quota di ex fumatori cresce all'avanzare dell'età, è maggiore fra le persone senza difficoltà economiche, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri e fra i residenti nelle Regioni settentrionali.

I giovani e il fumo

Per quanto riguarda il fumo tra i minori, i dati sono forniti da due rilevazioni: la HBSC (Health Behaviour in School-aged Children - Comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare) promossa dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS che coinvolge dal 2001 gli studenti di 11, 13 e 15 anni in tutte le Regioni italiane e la GYTS ((Global Youth Tobacco Survey - Indagine globale sul tabacco e i giovani), promossa dall’OMS e dal Centro di controllo delle malattie di Atlanta/USA (CDC), che coinvolge dal 2010 gli studenti del terzo anno della scuola secondaria di primo grado e del primo e secondo anno della scuola secondaria di secondo grado (13, 14 e 15 anni).

Secondo i dati della rilevazione HBSC del 2014 la percentuale degli studenti 15enni che dichiarano di aver fumato almeno una volta nella vita è il 42,1% tra i ragazzi e sfiora il 50% tra le ragazze. Valori più bassi si rilevano tra i 13enni (19,7% le ragazze e 18,5% i ragazzi) e tra gli 11enni (3,7% i ragazzi e 2,5% le ragazze). È importante notare che, a parte tra gli 11enni, le ragazze sperimentano il fumo più dei ragazzi e sono in aumento. Nel 2014 gli studenti 15enni che dichiarano di fumare tutti i giorni sono il 13,8% dei ragazzi e il 13,3% delle ragazze. L’andamento è in crescita rispetto al 2010.

L’indagine GYTS 2018 oltre a fornire dati sulla prevalenza del fumo di sigaretta e di altri prodotti del tabacco, esplora cinque determinanti dell’abitudine al fumo: accessibilità/disponibilità e prezzo, esposizione a fumo passivo, cessazione, media e pubblicità, curriculum scolastico. I risultati più rilevanti evidenziano che più di uno studente su cinque dai 13 ai 15 anni fuma tabacco, il fumo di sigaretta è più diffuso tra le ragazze (23,6%) rispetto ai coetanei maschi (16,2%) mentre per quanto riguarda la sigaretta elettronica sono i ragazzi ad usarla abitualmente di più (21,9%) rispetto alle ragazze (12,8%). La metà ha respirato fumo passivo in casa, la maggior parte dei ragazzi è consapevole che il fumo è dannoso.

Per quello che riguarda l’accessibilità ai prodotti del tabacco, il 42% degli studenti ha dichiarato che esistono rivendite di tabacco vicino la propria scuola e nonostante l’esistenza del divieto di vendita, risulta che il 15% degli studenti fumatori ha acquistato le sigarette al distributore automatico (era l’8% nel 2014) e il 68% di questi ultimi non ha avuto problemi all’acquisto nelle rivendite autorizzate nonostante la minore età (la vendita è vietata ai minori di 18 anni).

Fumo passivo

Dai dati della Sorveglianza PASSI 2018 risulta che nel nostro Paese oltre 90 adulti su 100 riferiscono che il divieto di fumo nei locali pubblici (91,9%) e sul luogo di lavoro (93,9%), da loro frequentati nei trenta giorni precedenti l'intervista, è sempre o quasi sempre rispettato; tuttavia esistono chiare differenze regionali e un chiaro gradiente Nord-Sud a sfavore delle Regioni meridionali, dove il rispetto del divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro è dichiarato da meno persone.

Fortunatamente questo gradiente geografico va riducendosi nel tempo grazie all'aumento del rispetto del divieto che investe tutto il Paese e in particolare le Regioni meridionali. 

Il fumo in ambiente domestico 

L'esposizione al fumo passivo in ambito domestico è ancora rilevante: 16 intervistati su 100 dichiarano che nella propria abitazione è ammesso fumare; un'abitudine meno frequente, ma affatto trascurabile (11,2%), fra coloro che vivono in case in cui sono presenti minori di 15 anni. 
Le Regioni in cui vi sono meno case "libere da fumo" sono prevalentemente quelle con la quota più alta di fumatori e, generalmente, in quelle stesse Regioni è anche minore il rispetto del divieto di fumo nei luoghi pubblici e di lavoro.

La buona notizia è che il numero di case "libere da fumo" continua ad aumentare significativamente nel tempo, come effetto presumibile di un passaggio culturale che dalla legge del divieto nei luoghi pubblici conduce, attraverso una maggiore consapevolezza dei danni del fumo passivo, all'astensione di fumare negli ambienti di vita privati.

Tentativi di smettere

Dai dati della Sorveglianza PASSI, nel 2018 i tentativi di smettere di fumare sono leggermente aumentati rispetto all’anno precedente (37,9% vs 35,4% del 2017) ma ancora inferiori ai valori del 2008. Il tentativo fallisce nella stragrande maggioranza dei casi (oltre l'80%): solo una bassa quota (meno del 10%) raggiunge l'obiettivo e riferisce di aver smesso di fumare da più di 6 mesi. Chi riesce in questo tentativo dichiara di averlo fatto perlopiù senza alcun ausilio, scarso invece l'utilizzo di farmaci o cerotti e rarissimo il ricorso ai servizi o ai corsi offerti dalle Asl. Ancora troppo bassa è l'attenzione degli operatori sanitari al fumo: solo il 51,4% dei fumatori dichiara di aver ricevuto il consiglio di smettere di fumare da un medico o da un operatore sanitario. I dati non mostrano un chiaro gradiente geografico nell'attenzione degli operatori sanitari.

Il Telefono Verde per smettere di fumare

Con il D.L.vo n.6 del 2016 il Numero verde contro il fumo 800 554088 dell’Istituto Superiore di Sanità è stato inserito su tutti i pacchetti di sigarette e tabacco da arrotolare.

Ciò ha comportato un forte incremento delle telefonate: infatti se nel 2011 il TVF ha ricevuto 500 chiamate, nel 2014 ne ha ricevute 5.415, nel 2015 ne ha ricevute 3.600 che sono più che raddoppiate nel 2016 (7.767 telefonate) e raddoppiate ancora nel 2017. Chiamano più gli uomini rispetto alle donne e le persone di età compresa tra i 46 e i 55 anni, quasi esclusivamente i fumatori ma anche i loro familiari.

I controlli dei NAS

Per monitorare l’applicazione delle leggi sul Fumo, il Ministero e i Carabinieri per la Salute (NAS) collaborano ad un’attività di controllo a campione su tutto il territorio nazionale in diverse tipologie di locali in cui non è consentito fumare.  

Dal 2002 al 2018 i NAS hanno compiuto oltre 53.000 controlli in tutta Italia, presso diverse tipologie di locali (stazioni ferroviarie, ospedali, ambulatori, musei e biblioteche, aeroporti, uffici postali, sale scommesse, discoteche, pub e pizzerie, rivendite di tabacchi), che hanno evidenziato il sostanziale rispetto della norma.

Nel 2018, i NAS hanno eseguito 4.330 ispezioni che hanno compreso 928 controlli ai distributori automatici di sigarette e rivendite di tabacchi e sigarette elettroniche e la ripetizione dei controlli presso i luoghi maggiormente a rischio di mancato rispetto della legge (discoteche, bar, ristoranti e pizzerie, sale scommesse, ospedali e rivendite). Tali verifiche hanno portato a contestare 125 infrazioni (il 2,9%) 26 a persone che fumavano dove vietato (0,6%) e 99 (2,3%) per tutte le altre cause (cartelli assenti o non a norma, distributori irregolari, vendite a minori, pubblicità vietata, ecc.).

Le infrazioni contestate ai fumatori sono state inferiori a quelle elevate nel 2005. Si conferma, dunque, l’importanza di continuare i controlli e mantenere alto il livello di vigilanza, sostenendo l’applicazione della norma finalizzata alla tutela della salute pubblica, anche attraverso una ampia e mirata attività di controllo.

Vendite dei prodotti del tabacco

Dall’elaborazione dei dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nel corso del 2018 risulta che le vendite dei prodotti del tabacco sono diminuite dello 0,8%, rispetto al 2017. In particolare le vendite di sigarette sono diminuite del 2,8% accentuando il trend decrescente degli ultimi 15 anni che hanno visto per le sigarette una diminuzione pari al 31,8%.

È da notare, per altro, che dopo un leggerissimo calo nel 2013, le vendite del tabacco trinciato (per le sigarette “fai da te”: RYO – Roll Your Own) sono di nuovo in aumento con un +6,1% nel 2018 rispetto al 2017 e comunque dal 2004 le vendite sono più che sestuplicate. Questo tipo di tabacco è arrivato a rappresentare il 6,5% del mercato (le sigarette il 88%), ha un costo inferiore rispetto alle sigarette ed è, quindi, particolarmente “appetibile” per i giovani consumatori. Altro fenomeno da segnalare la rapidissima crescita delle vendite dei prodotti da inalazione senza combustione (HnB) introdotti nel mercato a fine 2014 che nel 2018 sono arrivati a rappresentare il 2% delmercato e si avviano a diventare il terzo prodotto più consumato in Italia.

Per approfondire:


A livello mondiale

L'OMS stima che il consumo di tabacco uccida attualmente quasi 6 milioni di persone ogni anno. Tale cifra potrebbe raggiungere gli otto milioni entro il 2030 in assenza di provvedimenti volti a invertire questa preoccupante tendenza. Nel mondo si stima che il fumo passivo provochi 603.000 morti premature (28% bambini, 26% uomini e 47% donne) e la perdita di 10,9 milioni (61% per i bambini, 16% per gli uomini e 24% per le donne) di anni di vita in buona salute (DALYs).

L’OMS, inoltre, ha analizzato i risultati di oltre 40 studi sull’impatto del fumo dei genitori sulle malattie delle basse vie respiratorie dei bambini. E’ stato stimato che i figli di madri fumatrici hanno un eccesso di rischio del 70% di avere malattie delle basse vie respiratorie rispetto ai bambini figli di madri non fumatrici. Il fumo materno durante la gravidanza, inoltre, è la principale causa di morte improvvisa del lattante (Sudden infant death sindrome, SIDS) e di altri effetti sulla salute, incluso il basso peso alla nascita e una ridotta funzionalità respiratoria. L’asma, la malattia cronica più comune nei bambini, è più frequente tra i bambini i cui genitori fumano. Il fumo passivo è inoltre un fattore di rischio per l’induzione di nuovi casi di asma e per l’esacerbazione dell’asma in bambini con malattia stabilizzata.  L’esposizione a fumo passivo nell’infanzia è anche associata con otite media acuta e cronica: più di 40 studi che hanno indagato gli effetti del fumo dei genitori sull’otite dei bambini, hanno rivelato un eccesso di rischio che va dal 20% al 40%. 

Nell'Unione Europea

Il tabacco è responsabile di quasi 700.000 morti ogni anno (una cifra pari all’intera popolazione delle città di Bologna e Firenze messe insieme), mentre milioni di cittadini dell'UE soffrono di malattie correlate al fumo, tra cui cancro, malattie cardiovascolari e malattie respiratorie. Anche l’Unione Europea è, pertanto, impegnata per la riduzione del consumo di tabacco, in particolare tra i giovani, tenendo conto che il 94% dei fumatori inizia prima dei 25 anni di età, che circa il 50% dei fumatori muore in media 14 anni prima e che i fumatori sono affetti per più anni da condizioni precarie di salute nel corso della vita.

Secondo i dati dell’indagine Eurobarometro 2017 il 26% degli europei fuma (30% gli uomini e il 22% le donne) lo stesso valore del 2014, ma sono in aumento i fumatori nella classe di età 15-24 anni (da 24% a 29%). L’Italia è al 10 posto con una prevalenza del 24% inferiore alla media europea.

La spesa sanitaria pubblica annuale dell'Unione Europea per il trattamento di sei principali categorie di malattie legate al fumo è stimata intorno a 25,3 miliardi di Euro, mentre è stimata in ulteriori 8.3 miliardi di Euro all'anno la perdita in termini di produttività (inclusi prepensionamenti / morti e assenteismo dal lavoro) legata al fumo: se monetizzati, gli anni di vita persi a causa del fumo corrisponderebbero a 517 miliardi di Euro ogni anno. 

Diversi studi documentano, inoltre, l’effetto negativo del tabacco sull’economia e sul lavoro. L’evidenza mostra che per le aziende i fumatori sono fonte di costi più alti, dovuti, in particolare, alla perdita di produttività associata a malattia e a pause per fumare, alle assicurazioni malattie più alte, ai maggiori incidenti durante l’orario di lavoro, ai maggiori costi dei premi assicurativi contro l’incendio, a effetti negativi sui colleghi non fumatori e a pensionamenti anticipati per disabilità.

Alcuni studi hanno evidenziato differenze a svantaggio dei fumatori per quanto riguarda il salario e stimato che i fumatori guadagnano il 4-8% in meno dei non fumatori. La relazione tra il fumo e la differenza dei salari è spesso spiegata dalla minore produttività dei fumatori al lavoro: le frequenti pause per fumare, le assenze per malattia e la salute più cagionevole dovuta all’uso del tabacco riduce le prestazioni e porta a salari più bassi.

Per approfondire:


Da uno studio che utilizza i dati PASSI, risulta che in Italia, 1 adulto 10 dieci, tra coloro che provano a smettere di fumare, lo fa usando la sigaretta elettronica. La e-cig viene utilizzata tre volte più degli altri metodi tradizionali per tentare di smettere di fumare (farmaci, centri antifumo e altro). Lo studio mette in evidenza però che la probabilità di smettere di fumare è minore tra chi tenta di farlo usando la e-cig rispetto a chi sceglie metodi tradizionali ed è simile alla probabilità di smettere di coloro che tentano di farlo da soli senza alcuno ausilio.

In occasione della Giornata Mondiale senza tabacco 2018, l’OSSFAD - Osservatorio Fumo, Alcol e Droga del Centro Nazionale Dipendenza e Doping dell’Istituto superiore di sanità (ISS) ha presentato i dati dell’indagine annuale condotta dalla DOXA nell’anno in corso. Per quanto riguarda la sigaretta elettronica anche i dati DOXA confermano che la maggior parte (75,3%) degli utilizzatori è rappresentata da fumatori, quindi da consumatori duali che usano le sigarette tradizionali e contemporaneamente l’e-cig, in particolare quelle contenenti nicotina.

Chi ha usato la sigaretta elettronica dichiara di aver diminuito il consumo di sigarette tradizionali leggermente (il 14,5%) o drasticamente (l’5,2%), mentre il 31,2% non ha cambiato l’abitudine tabagica, il 7,3 ha iniziato a fumare e l’14,3% ha ripreso il consumo delle sigarette tradizionali.

Soltanto nel 17,7% dei casi l’e-cig ha portato a smettere definitivamente. In totale gli utilizzatori (abituali e occasionali) sono circa 1,1 milioni, in lieve calo rispetto allo scorso anno. Il 59,8% dei consumatori di e-cig utilizza quelle contenenti nicotina. Le ricariche sono acquistate nei negozi specializzati (53,3%) o dal tabaccaio (39,2%).

 

 

 

 

I dati PASSI del 2014 (su un campione di 36.372 persone in età dai 18 ai 69 anni), indicano una prevalenza d’uso pari a 1,9% più frequente tra gli uomini (2,5%) rispetto alle donne (1,3%); tra le persone di 35-49 anni (2,4%) rispetto ai più giovani e ai più anziani, pur con differenze non statisticamente significative. Non sono state rilevate differenze tra persone più o meno istruite, mentre l’uso è più frequente tra coloro che hanno dichiarato di avere molte difficoltà economiche. Infine, l’uso della sigaretta elettronica è più diffuso tra i residenti del Centro Italia, rispetto ai residenti del Sud e ancora più rispetto a quelli del Nord, rispecchiando la geografia della distribuzione dei fumatori di tabacco.

L’uso più frequente di sigaretta elettronica si osserva fra i fumatori di sigaretta di tabacco (5,5%) (uso duale). Sigaretta elettronica e tentativi di smettere di fumare Da uno studio che utilizza i dati PASSI13, risulta che in Italia, 1 adulto 10 dieci, tra coloro che provano a smettere di fumare, lo fa usando la sigaretta elettronica. La e-cig viene utilizzata tre volte più degli altri metodi tradizionali per tentare di smettere di fumare (farmaci, centri antifumo e altro).

Lo studio mette in evidenza però che la probabilità di smettere di fumare è minore tra chi tenta di farlo usando la e-cig rispetto a chi sceglie metodi tradizionali ed è simile alla probabilità di smettere di coloro che tentano di farlo da soli senza alcuno ausilio. In occasione della Giornata Mondiale senza tabacco 2017, l’OSSFAD - Osservatorio Fumo, Alcol e Droga del Centro Nazionale Dipendenza e Doping dell’Istituto superiore di sanità (ISS) ha presentato i dati dell’indagine annuale condotta dalla DOXA nell’anno in corso. Per quanto riguarda la sigaretta elettronica anche i dati DOXA confermano che la maggior parte (83,4%) degli utilizzatori è rappresentata da fumatori, quindi da consumatori duali che usano le sigarette tradizionali e contemporaneamente l’e-cig, in particolare quelle contenenti nicotina.

Chi ha usato la sigaretta elettronica dichiara di aver diminuito il consumo di sigarette tradizionali leggermente (il 13,8%) o drasticamente (l’11,9%), mentre il 34,9% non ha cambiato l’abitudine tabagica, il 10,4 ha iniziato a fumare e l’11,7% ha ripreso il consumo delle sigarette tradizionali. Soltanto nel 14,4% dei casi l’e-cig ha portato a smettere definitivamente. In totale gli utilizzatori (abituali e occasionali) sono circa 1,3 milioni, in lieve calo rispetto allo scorso anno. Il 64% dei consumatori di e-cig utilizza quelle contenenti nicotina. Le ricariche sono acquistate nei negozi specializzati (54,7%) o dal tabaccaio (37,3%).

Per approfondire:


Data di pubblicazione: 6 giugno 2007, ultimo aggiornamento 29 maggio 2019

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