Il Ministero della Salute, attraverso il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM), finanzia numerosi progetti di collaborazione, per la conduzione di indagini conoscitive sui sistemi di sorveglianza delle infezioni associate all’assistenza, a livello nazionale, e per standardizzare le metodiche di sorveglianza in grado di fornire dati di qualità e comparabili, a livello nazionale ed europeo, e per la promozione di pratiche sicure nell’assistenza ai pazienti i cui risultati sono i seguenti:

In tema di comunicazione e informazione l'Italia collabora, congiuntamente con Oms, Fao e Organizzazione mondiale della sanità animale (OIE) alla Campagna mondiale “Antibiotics: Handle With Care” (Antibiotici: maneggiare con cura!). Lo slogan riflette il messaggio che gli antibiotici sono una risorsa preziosa da utilizzare per il trattamento delle infezioni batteriche solo quando prescritti da un medico o, nel caso di salute animale, da un veterinario. L’iniziativa, si rivolge a un pubblico eterogeneo che va dalla popolazione generale, agli operatori sanitari, dai decisori politici a coloro che lavorano nel settore agricolo e veterinario. 

Negli ultimi 10 anni, in particolare, si è assistito ad un incremento esponenziale dei batteri resistenti ai farmaci carbapenemici (CPE) in tutto il mondo. L'Italia, insieme alla Grecia, detiene questo triste primato in Europa.
Nel ribadire l’importanza di misure di controllo da adottare a livello locale e regionale per contrastare il fenomeno, il Ministero ha emanato il 13 febbraio 2013 la Circolare n. 4968 Sorveglianza, e controllo delle infezioni da batteri produttori di carbapenemasi (CPE). Con la circolare si forniscono, oltre alla scheda per la raccolta dei dati, anche le misure di controllo suggerite come efficaci, da questo documento e da altre linee guida internazionali, che sono, in particolare: l’identificazione tempestiva dei pazienti infetti; la sorveglianza attiva dei pazienti colonizzati, attraverso lo screening con tampone rettale dei pazienti-contatti del caso (paziente colonizzato o infetto da CPE) e dei pazienti ad alto rischio di colonizzazione al momento del ricovero; l’isolamento dei pazienti colonizzati/infetti (isolamento in coorte o stanza singola) e l’adozione, da parte del personale d’assistenza, delle precauzioni da contatto nella gestione di questi pazienti.

L’Italia partecipa, inoltre, dal 2006, al Progetto coordinato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità Clean care is safer care (Cure pulite sono cure più sicure). Tale progetto ha promosso, presso le strutture partecipanti la distribuzione di materiale educativo-informativo sulle procedure di lavaggio delle mani, pubblicate dall’OMS, l’implementazione di tali procedure da parte del personale sanitario, attraverso azioni di monitoraggio e stewardship, svolte da operatori appositamente formati. I risultati sull’implementazione e adesione a pratiche igieniche che riducono i punti critici all’origine di possibili ICA sono stati incoraggianti.

Durante il Semestre italiano di Presidenza della UE sono state emanate le Conclusioni del Consiglio sulla sicurezza dei pazienti e la qualità dell’assistenza medica, compresi la prevenzione e il controllo delle infezioni associate all’assistenza sanitaria e della resistenza agli antimicrobici, in cui vengono riprese e ribadite tutte le indicazioni già presenti in precedenti atti di indirizzo internazionali.

Il controllo e la prevenzione dell’antimicrobicoresistenza (AMR) e delle infezioni correlate all’assistenza sono stati inseriti nel macro obiettivo del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 (PNP) che mira a “Ridurre la frequenza di infezioni/malattie infettive prioritarie”. Nello specifico, il PNP include quattro obiettivi specifici riguardanti il contrasto dell’antimicrobico-resistenza e delle infezioni correlate all’assistenza, che le Regioni si sono impegnate a perseguire con Piani/Programmi specifici:

  1. Migliorare la qualità della sorveglianza delle infezioni invasive da Enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE)
  2. Monitorare il consumo di antibiotici in ambito ospedaliero e territoriale
  3. Promuovere la consapevolezza da parte della comunità nell’uso degli antibiotici
  4. Definire un programma di sorveglianza e controllo delle infezioni correlate all’assistenza

Il Piano di valutazione del PNP, anch’esso approvato con Intesa Stato-Regioni, prevede che i progressi delle Regioni relativamente al perseguimento dei menzionati obiettivi, vengano misurati attraverso indicatori specifici che sono, rispettivamente:

  1. Proporzione di strutture ospedaliere, appartenenti ad aziende sanitarie e aziende ospedaliere, aderenti alla Circolare del 26 febbraio 2016 - Sorveglianza e controllo delle infezioni da batteri produttori di carbapenemasi (CPE), sul totale delle strutture ospedaliere
  2. Proporzione di Regioni che producono un report annuale che documenti l'uso degli antibiotici, con finalità di controllo dell'antibiotico resistenza
  3. Proporzione di Regioni che realizzano il programma di comunicazione. Il programma deve prevedere interventi periodici di cui deve essere valutato l’impatto
  4. Proporzione di CIO (Comitato per il controllo delle infezioni ospedaliere) che producono un report annuale sulle infezioni correlate all'assistenza.

Il processo di monitoraggio annuale e valutazione finale del Piani Regionali della Prevenzione è a carico del Ministero.

Il 24 aprile 2015, il Ministero della Salute, anche in considerazione dell’esigenza di procedere all’elaborazione del Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza, ha istituito, presso la Direzione generale della Prevenzione un Gruppo di lavoro sull’antimicrobico-resistenza, con il compito di predisporre linee di indirizzo per la prevenzione e il controllo della resistenza anti-microbica.

Anche sui tavoli internazionali (G7, OMS, GHSA, ONU) l’Italia sta sostenendo le iniziative comuni con l'obiettivo di ridurre il fenomeno dell’AMR.

Per approfondire leggi:


Data di pubblicazione: 18 novembre 2016, ultimo aggiornamento 18 novembre 2016

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