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Gli antimicrobici, uso e abuso

Per “antimicrobico" (termine ampio che comprende anche gli antibiotici) si intende qualsiasi sostanza di origine naturale, semi-sintetica o sintetica, che, a concentrazioni in vivo, uccide i microrganismi o ne inibisce la crescita o la moltiplicazione.
In base alla loro attività e al tipo di microorganismo che ne subisce l'azione, possono essere suddivisi in battericidifungicidi e virocidi.

Gli antimicrobici rappresentano una delle più importanti scoperte terapeutiche nella storia della medicina. 
A partire dall’introduzione della penicillina negli anni '40, hanno rivestito un ruolo essenziale nel trattamento di varie infezioni microbiche nell’uomo e negli animali, migliorando significativamente la salute pubblica, il benessere e la salute animale e garantendo elevati standard delle produzioni di alimenti di origine animale.

Purtroppo, settant'anni più tardi, un uso improprio e/o non corretto degli antimicrobici rappresenta una grave minaccia per la salute pubblica mondiale, a causa della selezione e diffusione di microrganismi resistenti agli antimicrobici. Questo fenomeno è chiamato antimicrobico-resistenza.
Per uso improprio si intende sostanzialmente l'uso eccessivo e indiscriminato di antimicrobici, anche quando "non servono". 
L’Italia è ai primi posti  in Europa per utilizzo di antibiotici sul territorio per la salute umana. 
Per uso non corretto si intende l'uso di antimicrobici senza rispettare le indicazioni terapeutiche, che solo il medico può dare. Quando si accorcia di propria iniziativa la durata del trattamento, si riduce la dose o non si osserva la posologia corretta (si assume ad esempio il farmaco una volta al giorno anzichè 2 o 3 volte come prescritto) la quantità di antimicrobico presente nell’organismo sarà insufficiente per combattere efficacemente i batteri, che, sopravvivendo, possono così sviluppare resistenza.

Poichè i dati sottolineano un abuso di antibiotici, non solo in medicina umana, ma anche in medicina veterinaria e in agricoltura, è necessario un approccio "one health" che promuova interventi per uso responsabile di antibiotici in tutti gli ambiti. Consulta l'area tematica Medicinali e dispositivi veterinari, sezione Antimicrobico-resistenza.

Il fenomeno dell'antimicrobico-resistenza nel settore umano

La resistenza agli antimicrobici, o antimicrobico-resistenza (AMR), è un fenomeno naturale biologico di adattamento di alcuni microrganismi, che acquisiscono la capacità di sopravvivere o di crescere in presenza di una concentrazione di un agente antimicrobico, che è generalmente sufficiente ad inibire o uccidere microrganismi della stessa specie.
Il termine antimicrobico-resistenza include, oltre agli antibiotici, anche gli antifungini, gli antiprotozoari e gli antivirali.

Si parla di resistenza intrinseca quando è dovuta alla natura del microrganismo stesso, che non è mai stato sensibile a un particolare antimicrobico.
Si parla invece di resistenza acquisita quando il microrganismo, in precedenza sensibile a un particolare antimicrobico, sviluppa in un secondo tempo resistenza nei suoi confronti.

Il fenomeno della diffusione dell’AMR è in aumento in molti Paesi, rendendo problematica la terapia di molte infezioni, ed è aggravato anche dalla mancanza di nuovi antibiotici in commercio o in fase di sperimentazione, che risultano efficaci nel trattamento di infezioni altrimenti incurabili.

Le infezioni causate da microrganismi resistenti, non rispondendo al trattamento standard, portano ad un prolungamento della malattia e ad un maggiore rischio di morte.

Riducendo l'efficacia del trattamento, inoltre, i pazienti rimangono contagiosi per un tempo più lungo, aumentando il rischio di diffondere microrganismi resistenti generando quindi possibili focolai epidemici.

Le infezioni da batteri resistenti ai farmaci di prima linea, devono essere trattate con terapie spesso più costose.

Una più lunga durata della malattia e del trattamento, spesso in ospedali, aumenta i costi di assistenza sanitaria, nonché l'onere economico sulle famiglie e le società.

Secondo i dati più recenti dell'ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control), l’antibiotico-resistenza è globalmente in aumento nei Paesi europei per la maggior parte dei batteri e antibiotici sotto sorveglianza.  L’Italia in particolare è sempre insieme alla Grecia il paese con una presenza endemica di Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi, con livelli invariati (intorno al 33%) rispetto al 2015 nelle batteriemie. Uno studio Europeo pubblicato su Lancet Infectious Diseases [Occurrence of carbapenemase-producing Klebsiella pneumoniae and Escherichia coli in the European survey of carbapenemase-producing Enterobacteriaceae (EuSCAPE): a prospective, multinational study] al quale hanno partecipato anche ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, ha stimato che in Italia 6 pazienti ogni 10,000 ricoveri hanno un’infezione da Klebsiella resistente, contro una media europea di 1,3 pazienti.

Secondo le stime del sistema di sorveglianza europeo European Surveillance of Antimicrobial Consumption - ESAC in Italia il consumo di antibiotici sistemici a livello extra ospedaliero nel 2012 è stato del 27,6 DDD/1.000 abitanti die, al di sopra della media europea di 21,5 DDD/1.000 abitanti die (DDD = Defined Daily Dose).
La medicina generale è artefice di circa l’80-90% dell’utilizzo degli antibiotici e costituisce pertanto il punto focale per il monitoraggio del consumo di questa classe di farmaci, nonché il punto su cui è importante agire per migliorare l’appropriatezza prescrittiva.

Scarica l'infografica Antibiotici: siate responsabili.

Per approfondire:


Data di pubblicazione: 18 novembre 2016, ultimo aggiornamento 11 maggio 2018

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