Immagine raffigurante la bandiera dell'UE

La prima risoluzione mondiale (World Health Assembly - WHA) sulla resistenza agli antimicrobici (AMR) risale al 1998. Con questo documento l’Organizzazione momdiale della sanità (OMS) ha riconosciuto l’AMR come grave minaccia per la salute pubblica nazionale e globale e ha proposto che ogni Paese provvedesse a programmare campagne informativo/educative per i professionisti del settore e implementasse azioni ad hoc per monitorare l’andamento dell’AMR.

A livello Europeo, la Conferenza “The Microbial Threat”, tenutasi a Copenaghen nel 1998, si è conclusa con una serie di raccomandazioni, tra le quali il rafforzamento delle reti di sorveglianza europee dell’AMR e la realizzazione di campagne per l’uso prudente degli antibiotici.

Dal 2001 la Commissione Europea ha emanato documenti di indirizzo sulla tematica, tra cui la Raccomandazione del Consiglio Europeo sull’uso prudente degli antibiotici” del 15 novembre 2001, in cui si chiede agli Stati Membri di porre in atto iniziative per la sorveglianza e il monitoraggio di tale fenomeno, quali:

  • creazione di un gruppo di lavoro multisettoriale sull’antibiotico resistenza, che in Italia è stato istituito presso il Ministero della Salute
  • sistemi di sorveglianza efficaci sull’emergenza del fenomeno dell’AMR; in Italia la sorveglianza epidemiologica e di laboratorio sono affidate all’ISS per parte umana, le cui informazioni sono integrate dalla sorveglianza veterinaria (animali e alimenti) affidata all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazione e della Toscana per la veterinaria e dai dati sul consumo dei farmaci dell’AIFA e dei medicinali veterinari (Ufficio 4 DGSAF)
  • promozione di principi e linee guida di buona pratica sul corretto percorso diagnostico clinico e di laboratorio per la diagnosi di infezioni batteriche
  • Indicazioni sul corretto uso e il corretto dosaggio degli antibiotici e raccomandazioni sull’uso corretto e razionale degli antibiotici in zootecnica
  • realizzazione di interventi di formazione del personale sanitario, agli operatori del settore alimentare e agli allevatori sull’AMR
  • promozione delle buone pratiche igieniche (es. igiene delle mani) tra il personale sanitario e delle misure preventive, della sorveglianza e del controllo delle malattie nella promozione della sanità animale
  • effettuazione di campagne di informazione per il pubblico sull’uso prudente degli antimicrobici.

Dal 2008, l’ECDC ha indetto la Giornata europea sull’uso prudente degli antibiotici, che ha visto coinvolti, a diversi livelli, la popolazione generale, i medici di famiglia, i medici ospedalieri.

Nel 2011 la Commissione ha approvato il Piano di azione contro le minacce crescenti di resistenza antimicrobica che contiene 12 azioni da implementare con gli Stati Membri e individua 7 aree prioritarie di intervento:

  1. Uso appropriato di antimicrobici nell’uomo e negli animali
  2. Prevenzione delle infezioni e della loro diffusione
  3. Sviluppo di nuovi farmaci o approcci alternativi
  4. Cooperazione a livello internazionale per contenere il rischio di AMR
  5. Miglioramento di monitoraggio e sorveglianza del fenomeno in medicina umana e veterinaria
  6. Promozione della ricerca e della innovazione
  7. Implementazione delle attività di comunicazione, educazione e formazione.

Dal punto di vista della sorveglianza di laboratorio, l’Unione Europea ha sostenuto, a partire dagli anni ’90, il programma del Sistema Europeo di Sorveglianza dell’AMR (European Antimicrobial Resistance Surveillance System - EARSS), supportato dalla Direzione Generale per la Salute e la Protezione dei Consumatori (DG-SANCO) della Commissione Europea e da gennaio 2010 tale sistema è coordinato dall’ECDC, con il nome di EARS-net. Esso consiste in una rete di laboratori di riferimento per la sorveglianza e il rilevamento della frequenza di alcuni germi, indicatori di AMR, che danno origine a problemi clinico-epidemiologici.

Dal 2004 la Direzione Generale per la Salute e la Protezione dei Consumatori (DG SANCO) della Commissione Europea ha finanziato un progetto di ricerca, fino al 2008, denominato Improving Patient Safety in Europe - IPSE, con l’obiettivo di armonizzare i dati sulle infezioni associate all’assistenza sanitaria e meglio delineare i contorni del fenomeno, soprattutto in riferimento ai tre ambiti di maggiore impatto clinico: le infezioni del sito chirurgico, le batteriemie associate a catetere vascolare centrale e le polmoniti associate a ventilazione invasiva nelle Unità di Terapia Intensiva (UTI). A tale progetto hanno partecipato tutti i Paesi Membri della Comunità Europea. L’Italia ha aderito a tale iniziativa nel 2006. Oltre alle autorità sanitarie dei Paesi membri, tale progetto ha visto l’adesione di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) di Stoccolma e di altre organizzazioni scientifiche di livello europeo.

L’ECDC, dal 2008, coordina la rete di sorveglianza delle infezioni associate all’assistenza (Health Care Associated Infections–network, HAI-net), collezionando dati dai sistemi di sorveglianza di 17 Paesi europei, secondo le definizioni di caso fornite dalla rete HELICS. Tali dati vengono periodicamente immessi nel database del sistema europeo di sorveglianza dell’ECDC denominato TESSy.

Tra i tavoli internazionali che si stanno occupando in maniera forte della problematica, vanno sicuramente menzionati il G7 e la Global Health Security Agenda (GHSA), una iniziativa promossa dal governo degli Stati Uniti.

Nel 2015, la Presidenza tedesca del G7 ha, infatti, individuato l’AMR tra le problematiche su cui fosse opportuno e necessario un impegno e una presa di posizione degli Stati membri. La Dichiarazione sottoscritta dai Ministri della Salute durante il meeting tenutosi a Berlino nei giorni 8-9 ottobre 2015 riporta le priorità e le azioni per un impegno condiviso. Anche le conclusioni del Consiglio d’Europa del 17 giugno 2016, sviluppate, durante la presidenza olandese del 2016, chiedono agli Stati membri di sviluppare entro metà 2017 un piano nazionale di contrasto all’AMR basato sulla strategia “one health” e in linea con il WHO Global Action Plan. Inoltre è chiesto agli Sati membri e alla Commissione Europea di sviluppare un nuovo Piano di azione Europeo e di sviluppare una linea guida europea per l’uso prudente degli antibiotici.

In tale Dichiarazione, i leader:

  • invitano all’integrazione delle azioni pubbliche e private con l'approccio integrato di OMS, FAO E OIE, per assicurare coerenza agli sforzi contro la minaccia globale derivante dall’AMR
  • raccomandano un triplice approccio integrato per combattere il fenomeno (miglioramento della prevenzione e controllo, conservazione dell'efficacia degli antibiotici esistenti e futuri, impegno nella ricerca per sviluppare nuovi antimicrobici, vaccini, trattamenti alternativi e strumenti di diagnosi precoce)
  • si impegnano a rivedere i propri piani di azione nazionali tenendo conto del Piano d'azione globale dell'OMS in un’ottica "one health" e a fornire la propria disponibilità a sostenere gli altri paesi nello sviluppo dei propri piani d'azione, per contribuire a costruire una capacità globale di affrontare il problema
  • si impegnano ad aumentare gli sforzi su nuove o esistenti iniziative per promuovere la consapevolezza dell’opinione pubblica sulla problematica. La riduzione dell'uso inappropriato di questi farmaci fondamentali è essenziale per continuare ad assicurarne l'efficacia, saranno quindi rafforzati i programmi per medici e veterinari sulla gestione del farmaco antibiotico e salvaguardia degli effetti. Nell'ottica dell'uso prudente degli antibiotici, tutti i paesi sono invitati a rendere disponibili questo tipo di farmaci solo dietro prescrizione, medica o veterinaria
  • si impegnano a migliorare i sistemi per la comparabilità dei dati su consumo e utilizzo degli antibiotici e prevalenza di AMR nella popolazione, attraverso un rafforzamento dei sistemi di sorveglianza.

Anche l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 21 settembre 2016 ha approvato una Dichiarazione politica sull’AMR, per sottolineare il livello di attenzione politica nei confronti della problematica e l’accordo ad agire nel settore della salute umana, sicurezza degli alimenti, veterinario e ambientale.

Infine, nell’ambito della Global Health Security Agenda, l’Action Package Prevent1 - AMR è dedicato alla problematica.

In merito alle Conclusioni del Consiglio sulle prossime tappe dell’approccio “one health” di lotta alla resistenza agli antimicrobici, il Consiglio dell'Unione Europea del 17 giugno 2016 invita:

  • gli Stati membri a istituire, prima della metà del 2017, un piano d’azione nazionale contro la resistenza agli antimicrobici, sulla base dell’approccio “one health” e in conformità con gli obiettivi del piano d’azione mondiale dell’OMS
  • gli Stati membri e Commissione Europea a sviluppare congiuntamente, nel rispetto delle competenze degli Stati membri, un nuovo piano d’azione globale dell’UE sulla resistenza agli antimicrobici basato sull’approccio “one health”, con misure tese a prevenire le infezioni e garantire un uso prudente degli antimicrobici nella medicina umana e veterinaria
  • la Commissione Europea ad agevolare e assistere gli Stati membri nello sviluppo, nella valutazione e nell’attuazione dei piani d’azione nazionali contro la resistenza agli antimicrobici, anche sostenendo il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio e sorveglianza, e valutare il sostegno finanziario.

Si sottolinea, infine, l’importanza di una maggiore cooperazione tra gli Stati membri e con la Commissione e l’industria farmaceutica riguardo alla ridotta disponibilità inclusi i possibili ritiri dal mercato di antimicrobici che possono portare a scarsità di antimicrobici e a una terapia sostitutiva inadeguata.

Per approfondire:


Data di pubblicazione: 18 novembre 2016, ultimo aggiornamento 11 maggio 2018

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