La nuova direttiva 2015/1787/CE della Commissione integra e modifica gli allegati II e III della direttiva 98/83/CE, introducendo l’obbligo di accreditamento sulla base della norma UNI CEI EN 17025, dei laboratori designati dalle autorità competenti degli Stati membri, per i controlli sulle acque potabili, modificando le caratteristiche di prestazione già stabilite per i metodi di analisi. Tra l’altro, sono ridefiniti i metodi standard per i controlli microbiologici sulle acque e, nell’ambito delle caratteristiche di prestazione per i metodi chimici, è introdotto il criterio del limite di quantificazione e dell’incertezza, come misura associata al metodo. Per quanto riguarda le sostanze radioattive, i programmi di controllo istituiti sono disciplinati dalla direttiva 2013/51/Euratom del Consiglio.


Verso un controllo integrato della filiera idro-potabile: i piani di sicurezza dell’acqua

L’attuale normativa prescrive il rispetto di requisiti minimi di salubrità e qualità fisica, chimica, microbiologica e radiologica, nel punto in cui le acque sono disponibili per il consumo. Nel nostro paese la qualità delle acque potabili è generalmente garantita dalla buona qualità delle risorse idriche (per circa l’85% di origine sotterranea e naturalmente protette), nonché da un insieme di misure di controllo e tecnologie avanzate.

Diverse sono le azioni intraprese dal Ministero della Salute per potenziare le strategie di controllo sulla qualità delle acque, soprattutto aggiornando le conoscenze sull’analisi dei rischi.
Fondamentale è la promozione di un nuovo approccio olistico che sposta l’attenzione dal controllo retrospettivo sulle acque distribuite, alla prevenzione e gestione dei rischi nella filiera idropotabile, estesa dalla captazione al rubinetto, sul modello dei  Water Safety Plans  (WSP), elaborati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’implementazione dei principi di WSP è presente nella revisione degli allegati della Direttiva europea 98/83/CE, processo cui l’Italia ha sostanzialmente contribuito.

L’attività di un progetto di ricerca, coordinato dal Ministero della Salute e affidato all’Istituto Superiore di Sanità, ha consentito di produrre le prime linee guida nazionali per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano secondo il modello WPS, definiti “Piani di Sicurezza dell’Acqua” (PSA).

Consulta: Linee guida per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano secondo il modello dei Water Safety Plan (Piani di Sicurezza dell’Acqua - PSA)
Rapporto ISTISAN 14/21



Data di pubblicazione: 6 ottobre 2016, ultimo aggiornamento 6 ottobre 2016

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