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immagine di una donna durante una seduta di terapia

La depressione è uno dei più gravi e, al contempo, più comuni disturbi mentali, causa di grande sofferenza umana e di enormi costi per la società. Si presenta con umore caratterizzato da sentimenti di tristezza e sensazione di vuoto interiore, perdita di interesse e piacere, sensi di colpa e autosvalutazione, disturbi del sonno e dell’appetito, astenia e scarsa capacità di concentrazione. Questi problemi possono diventare cronici o ricorrenti e possono condurre a un sostanziale peggioramento della qualità della vita e a limitazioni nelle attività quotidiane. Nelle sue manifestazioni estreme, la depressione può portare a condotte suicidarie, a causa delle quali muoiono in Italia circa 4 mila persone ogni anno.

La depressione colpisce soprattutto le donne

Numerosi studi epidemiologici concordano sul dato che le donne hanno maggior probabilità di soffrire di disturbi depressivi rispetto agli uomini, una prevalenza lifetime, che inizia a prendere consistenza attorno ai 13-15 anni, con un gap che aumenta gradualmente e, attorno ai 18 anni, si assesta su valori simili a quelli degli adulti e torna gradualmente a ridursi dopo i 55 anni.
Uno dei periodi della vita a maggior rischio per le donne è rappresentato dalla gravidanza e dal post-partum. Studi epidemiologici condotti in nazioni e culture diverse evidenziano che la depressione post-partum colpisce, con diversi livelli di gravità, dal 7 al 12% delle neomamme ed esordisce generalmente tra la 6ª e la 12ª  settimana dopo la nascita del figlio, con episodi che durano tipicamente da 2 a 6 mesi. La donna si sente triste senza motivo, irritabile, facile al pianto, non all’altezza nei confronti degli impegni che la attendono. 

"Baby blues" o stato depressivo?

Il 70-80% delle puerpere sperimenta il cosiddetto “baby blues” che consiste in una certa instabilità emotiva che colpisce la donna immediatamente dopo il parto e nei giorni ad esso successivi. Non si tratta di uno stato patologico e non vi è necessità di uno strutturato intervento terapeutico (farmacologico o psicoterapeutico), perché questo stato di disagio tende a rientrare spontaneamente in tempi brevi (circa due settimane).
ll 10-15% delle puerpere va invece incontro ad un vero e proprio stato depressivo che non tende a scomparire spontaneamente come il “baby blues”; delle madri non trattate il 50% risultano ancora depresse dopo 6 mesi e il 25% ancora dopo 1 anno.

Cosa fare

Poiché è scientificamente comprovato che la depressione è un disturbo prevenibile, diventa estremamente importante implementare azioni integrate fra diversi settori e a diversi livelli per favorire l’inclusione sociale e garantire il coinvolgimento dell’intera comunità.
La depressione post-partum se non riconosciuta e trattata, interferisce con le abilità della donna di instaurare un interscambio di comportamenti e di emozioni con il suo bambino e con l’attaccamento, capaci di prevenire le conseguenze negative a lungo termine sullo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo del bambino.
Nonostante l'elevata frequenza dei contatti con operatori sanitari (ostetriche, infermieri, puericultrici, pediatri) sia prima che dopo il parto, raramente il disturbo è riconosciuto né viene offerto un trattamento.
Programmi di screening per l’individuazione delle donne a rischio di sviluppare depressione post-partum, effettuati già in occasione della prima visita con il medico di famiglia o con lo specialista, o nell’immediato post partum come parte integrante della valutazione del benessere psicofisico della donna, nonché successivi interventi clinici realizzati in questi anni in varie regioni italiane, hanno fornito risultati di grande interesse e suggeriscono che diagnosi ed interventi terapeutici precoci e strutturati risultano efficaci e ben accettati dall’utenza.

Per approfondire consulta:


Data di pubblicazione: 21 aprile 2016, ultimo aggiornamento 10 aprile 2017

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