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immagine di una donna che si guarda

Tra le donne, il più frequente tumore è quello della mammella, rappresentando il 30% di tutte le neoplasie, seguito da quello del colon-retto (12%), polmone (12%), tiroide (5%) e corpo dell’utero (5%) - dati Airtum I numeri del cancro in Italia 2019.
La prevenzione dei tumori nella donna prevede l'esecuzione di 3 screening ed è una delle priorità del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018.


Tumore della mammella

Ci sono diversi tipi di tumore al seno, che possono svilupparsi in diverse parti del seno. Una prima importante distinzione può essere fatta tra forme non invasive e forme invasive.
Le forme non invasive, dette anche carcinoma in situ, si sviluppano nei dotti e non si espandono al di fuori del seno. Difficilmente questa forma dà luogo a noduli palpabili al tatto, più spesso viene identificata attraverso la mammografia. La più comune forma di carcinoma in situ è il carcinoma duttale in situ.
Il cancro al seno invasivo ha la capacità di espandersi al di fuori del seno. La forma più comune è il carcinoma duttale infiltrante, che rappresenta circa i 3/4 di tutti i casi di cancro della mammella.
Il cancro al seno può diffondersi ad altri organi, in genere attraverso i linfonodi.
Raramente dà dolore. Spesso il primo sintomo riconoscibile è un nodulo o un’area ispessita nel seno. Per fortuna la maggior parte dei noduli, circa il 90% non sono forme tumorali.

Grazie allo screening migliora la diagnosi e si riduce la mortalità

Il tumore della mammella è la neoplasia più frequente nelle donne rappresentando nel 2016 la prima causa di morte per tumore nelle donne, con 12.760 decessi (dati ISTAT).
Negli ultimi decenni si registra un costante aumento di frequenza della diagnosi, accompagnata, però, da una riduzione della mortalità. Ciò è stato possibile anche grazie alla sempre più ampia diffusione della diagnosi precoce, che ha permesso di aumentare il numero di tumori identificati ai primi stadi di sviluppo della malattia, quando il trattamento ha maggiori probabilità di essere efficace e meno invasivo.
Per quanto riguarda la prevenzione, nel biennio 2012-2013 si passa da circa 5.100.000 donne a circa 5.300.000  donne italiane invitate a effettuare una mammografia. Nel 2015 il numero di donne invitate continua ad aumentare di quasi un 14% rispetto all’anno precedente. I risultati ci dicono che nel 2012-13 sono stati identificati più di 13.000 carcinomi.

Cosa fare

La prevenzione è importantissima. Lo screening per la diagnosi precoce del tumore mammario si rivolge alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni e si esegue con una mammografia ogni 2 anni. 
In alcune Regioni si sta sperimentando lo screening tra i 45 e i 74 anni (con una periodicità annuale nelle donne sotto ai 50 anni) I programmi organizzati di screening prevedono che l’esame venga eseguito visualizzando la mammella sia dall’alto verso il basso che lateralmente.
Una maggiore accuratezza nella diagnosi si ottiene con la valutazione della mammografia effettuata separatamente da 2 medici radiologi. In caso di un sospetto, al primo esame seguono approfondimenti e, se necessario, il trattamento chirurgico. Negli ultimi anni proprio il rilievo di cancri circoscritti ha consentino di ricorrere alla chirurgia conservativa (quadrantectomia).  Più del 57% delle donne invitate accetta questa opportunità di salute (anche se in modo difforme tra le varie aree del Paese) .

Per approfondire:


Tumore del colon-retto

Il tumore è dovuto alla proliferazione incontrollata delle cellule della mucosa che riveste l’ultima parte dell’intestino.
La neoplasia è spesso conseguente ad una evoluzione di lesioni benigne (polipi adenomatosi) della mucosa dell’intestino, che impiegano un periodo molto lungo (dai 7 ai 15 anni) per trasformarsi in forme maligne.
I sintomi iniziali sono rappresentati dalla presenza di sangue nelle feci e da una modificazione persistente delle evacuazioni intestinali.

Migliora l'adesione allo screening

Il cancro del colon-retto rappresenta la terza neoplasia negli uomini (14%) e la seconda nelle donne (12%). (I numeri del cancro in Italia 2019).
Nel 2015 sono stati invitati dai programmi di screening quasi 5 milioni e mezzo di cittadini di età compresa tra i 50 e i 69 anni (5.426.392), dei quali circa 50.000 a eseguire la rettosigmoidoscopia. Rispetto all'anno precedente c'è stato un forte aumento (quasi 500.000 inviti in più).

Cosa fare

Il test di screening utilizzato nella quasi totalità dei programmi di screening è il test del sangue occulto nelle feci, eseguito ogni 2 anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni; una piccola parte di essi utilizza la rettosigmoidoscopia, eseguita una sola volta all’età di 58-60 anni.
Nel caso di presenza di sangue occulto nelle feci o alla rettosigmoidoscopia, i programmi di screening prevedono l’esecuzione di una colonscopia di approfondimento, che permette di esaminare l’intero colon retto. Oltre a essere un efficace strumento diagnostico, la colonscopia è anche uno strumento terapeutico perché, nel caso della presenza di polipi, consente di rimuoverli nel corso della stessa seduta.
Permane una notevole difficoltà a garantire in tempi brevi la colonscopia alle persone con test sangue occulto risulta positivo. È un problema molto diffuso e in alcune realtà il tempo di attesa nella maggior parte dei casi è addirittura superiore ai due mesi. Anche i tempi per l’intervento chirurgico sono molto al di sotto dello standard di riferimento. Questo problema va gestito a livello di programmazione e soprattutto di assegnazione di risorse al programma di screening.

Per approfondire:


Tumore della cervice uterina

Il tumore è causato da un’infezione persistente da papillomavirus umano (HPV), trasmesso per via sessuale e molto frequente soprattutto nelle giovani. La maggior parte delle infezioni regredisce spontaneamente; quando l’infezione persiste nel tempo si formano lesioni nel collo dell’utero, che possono evolvere in cancro. Il rischio di cancro dipende fortemente da alcuni tipi ben identificati di virus HPV ma è favorito da: scarso accesso alla prevenzione, numero di partner, giovane età di inizio dell’attività sessuale, stati immunodepressivi, fumo di sigaretta e contraccezione ormonale.

In calo l'incidenza del tumore, aumenta la sopravvivenza

Nel 2019 sono stimati 2.700 nuovi casi (pari all'1,8% di tutti i tumori incidenti nelle donne). Questa neoplasia è più frequente nella fascia giovanile (4% dei casi, quinta neoplasia più frequente). La sopravvivenza a 5 anni dei tumori del collo dell’utero in Italia è pari al 68%. In Italia sono circa 57.000 le persone con pregressa diagnosi di tumore della cervice uterina. (AIRTUM, I numeri del cancro in Italia 2019).

La diagnosi precoce rappresenta l'arma più efficace nella prevenzione del carcinoma della cervice uterina. In Italia la diffusione del Pap-test a livello spontaneo, a partire dagli anni '60 e, soprattutto, l'avvio dei programmi di screening organizzato hanno rappresentato i principali fattori di riduzione dell'incidenza e ancor più della mortalità per questa neoplasia.

Cosa fare

Il test impiegato finora nello screening per il cancro del collo dell’utero è il Pap-test  ma recenti evidenze scientifiche hanno dimostrato che sopra i 30 anni è più costo-efficace il test per il Papilloma virus (HPV-DNA test) effettuato ogni 5 anni. Il sistema sanitario italiano, attraverso le Regioni,  è impegnato a modificare il programma di screening, compito che dovrebbe essere concluso a fine 2020.
Il nuovo test di screening si basa sulla ricerca dell’infezione dell’HPV ad alto rischio. Il prelievo è simile a quello del Pap-test. L’esame deve essere effettuato non prima dei 30 anni ed essere ripetuto con intervalli non inferiori ai 5 anni.
Se il test HPV risulta positivo la donna dovrà sottoporsi a un Pap-test che quindi diventa un esame di completamento, (chiamato anche test di triage) , perché seleziona le donne che hanno modificazioni cellulari e che devono fare la colposcopia, se invece la citologia non presenta alterazioni importanti la donna ripeterà il test HPV dopo un anno.
Dai 25 a 30 anni l’esame di riferimento rimane il Pap test da eseguirsi ogni tre anni. Questa scelta è dovuta al fatto che in giovane età la probabilità di avere una infezione da HPV è molto alta senza che questa assuma una importanza clinica.

Per approfondire:


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Data di pubblicazione: 21 aprile 2016, ultimo aggiornamento 29 gennaio 2020

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