Gli infortuni sul lavoro, sebbene costantemente in calo nel nostro Paese, continuano a rappresentare un pesante onere, sia per l’entità dei costi economici, assicurativi e non assicurativi, valutabili nell’ordine di circa 51 miliardi di euro l’anno, sia per i costi sociali e umani di disabilità e morti evitabili.

Nel 2012, rispetto agli infortuni riconosciuti (al netto degli infortuni in itinere), i comparti maggiormente interessati al fenomeno risultano le costruzioni, che incidono per l’11%, i trasporti, per il 10%, gli alberghi e i ristoranti, per il 10%, l’agricoltura (notoriamente si tratta solo di una parte dell’agricoltura esistente), per il 9%, le attività immobiliari, per l’8%, l’industria dei metalli per il 7%.

Il maggior numero di morti legate al lavoro è dovuto alle malattie professionali: nel mondo, circa l’80% dei 2.300.000 morti all’anno collegati allo svolgimento di attività lavorativa, sono causati da malattie; solo il 20% risulta attribuibile a infortuni.

In Italia, le morti indicate da INAIL come direttamente conseguenti a malattia professionale, sono oscillate annualmente tra 700 e 900, dato sottostimato.

I danni alla salute correlati all'attività lavorativa sono tra quelli che possono beneficiare di interventi efficaci da parte delle pubbliche amministrazioni coinvolte. Esistono infatti i presupposti per la realizzazione di programmi che abbiano come base la conoscenza quali-quantitativa dei rischi e dei metodi per prevenirli, la conoscenza dei danni, sia epidemiologica sia dei determinanti causali con la possibilità, infine, di realizzare azioni di contrasto ai rischi agendo da un lato sulla promozione della salute, dall’altro sul controllo del rispetto delle norme.

Le strategie nazionali di settore in attuazione degli obiettivi europei, si sono sviluppate dapprima con l’approvazione del DPCM 17/12/2007 “Patto per la salute nei luoghi di lavoro” e poi all’interno del quadro istituzionale definito al Capo II, del D. Dlgs 81/08, costituito dal Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale (art. 5), dai Comitati regionali di coordinamento (art.7) e dalla Commissione consultiva permanente (art. 6).
Tale assetto, ormai a regime, garantisce la partecipazione di tutte le istituzioni e le parti sociali a livello nazionale, regionale e territoriale, sia nella fase di programmazione sia in quella operativa.

Macro obiettivo: Prevenire gli infortuni e le malattie professionali - Quadro logico centrale

Fattori di rischio / DeterminantiStrategieObiettivi centraliIndicatori centrali
Difetti ergonomici

Inadeguatezza e inidoneità/ uso scorretto di macchine e attrezzature, con particolare riferimento al settore agricoltura

Lavori in quota e in prossimità di scavi, con particolare riferimento al settore delle costruzioni

Agenti fisici, chimici e cancerogeni

Fibre d’amianto

Incongruenze organizzative conseguenti a un’insufficiente valutazione delle differenze di genere, di nazionalità, di tipologia contrattuale

Stress lavoro-correlato

Invecchiamento della popolazione lavorativa
Perfezionamento dei sistemi e degli strumenti di conoscenza dei rischi e dei danni da lavoro

Rafforzamento del coordinamento tra Istituzioni e partenariato economico-sociale e tecnico-scientifico anche attraverso il miglioramento del funzionamento del Sistema Istituzionale di coordinamento ex Dlgs 81/08

Miglioramento dell’efficacia delle attività di controllo e della compliance da parte dei destinatari delle norme
Implementare il grado di utilizzo dei sistemi e degli strumenti informativi di cui agli Atti di indirizzo del Comitato ex articolo 5/81 approvati mediante Accordo di conferenza tra Stato e RegioniProduzione di report regionale annuale relativo al monitoraggio dei rischi e dei danni da lavoro e dei sistemi informativi attivati
Incrementare la collaborazione tra operatori sanitari per favorire l’emersione e il riconoscimento delle MPEmersione del fenomeno tecnopatico misurato mediante l’incremento delle segnalazioni e delle denunce delle malattie lavoro correlate per comparti, o per i rischi, oggetto di intervento con particolare riferimento a:

- comparto agricolo forestale

- comparto delle costruzioni

- rischio cancerogeno e chimico

- rischi per apparato muscolo scheletrico
Sostenere il ruolo di RLS/RLST e della bilateralità

Promuovere/favorire l’adozione da parte delle imprese di buone prassi e percorsi di Responsabilità sociale

Promuovere/favorire programmi di miglioramento del benessere organizzativo nelle aziende
Adozione di programmazione in seno ai comitati regionali di coordinamento ex art 7 Dlgs 81/08 di azioni di promozione per:

- il sostegno al ruolo di RLS/RLST e della bilateralità

- la promozione della responsabilità sociale d’impresa

- la prevenzione dei rischi da incongruenze organizzative
Coinvolgere l’istituzione scolastica nello sviluppo delle competenze in materia di SSL nei futuri lavoratoriProporzione di istituti scolastici che aderiscono alla progettazione regionale specifica inserita nei programmi integrati di promozione della salute
Promuovere il coordinamento dell’attività di vigilanza e l’approccio di tipo proattivo dei servizi pubblici attraverso l’adozione di piani integrati di prevenzione degli infortuniRiduzione dei tassi di frequenza infortunistica con particolare riguardo agli infortuni gravi e mortali per comparti o per i rischi oggetto di intervento, con particolare riferimento a:

- comparto agricoltura

- comparto edilizia
Migliorare la qualità e l’omogeneità dell’attività di vigilanza anche attraverso l’incremento dell’utilizzo di strumenti di enforcement quali l’auditAdozione di atti di indirizzo nazionali e regionali finalizzati a garantire uniformità e trasparenza nell’attività di vigilanza e controllo e loro monitoraggio

Data di pubblicazione: 5 marzo 2015, ultimo aggiornamento 5 marzo 2015

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