La promozione attiva della salute, e dell’assistenza all’infanzia e all’adolescenza sono il filo conduttore degli ultimi Piani sanitari nazionali a partire dal Progetto obiettivo materno-infantile del 7 giugno 2000. Per garantire  unità e coerenza agli interventi dell’area della pediatria, anche sul territorio distrettuale (viste le differenze ancora presenti nelle diverse aree del Paese) si prevede la realizzazione di un sistema integrato di servizi, attraverso:

  • la razionalizzazione e riduzione progressiva dei reparti di pediatria, creando una organizzazione a rete
  • la riduzione dei ricoveri impropri mediante l’applicazione di protocolli mirati e protocolli condivisi con il pediatra di libera scelta
  • la razionalizzazione dei ricoveri ordinari pediatrici, attraverso la definizione di appropriati percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi per le patologie croniche, congenite, ereditarie e le malattie rare
  • una migliore organizzazione dei Centri di riferimento per le malattie rare a valenza regionale o interregionale in grado di fornire assistenza multidisciplinare specialistica integrata, con la realizzazione di reti assistenziali
  • la riduzione, quanto più possibile, della degenza potenziando percorsi che riducono al minimo la permanenza in ospedale del bambino ed attraverso protocolli condivisi con l’attività assistenziale distrettuale e con la pediatria di libera scelta.

I nodi  strategici sono rappresentati dagli ospedali pediatrici, dal dipartimento materno-infantile aziendale o del territorio, dal distretto, dal consultorio familiare, dalla pediatria di libera scelta, dal potenziamento della pediatria di gruppo, per garantire una maggiore accessibilità diurna e migliorare l’aderenza ai percorsi diagnostico-terapeutici più appropriati.

Inoltre, in merito al modello per l’assistenza all’adolescente, nell’area delle cure primarie, si dovrebbe prevedere che il Pediatra di libera scelta o il Medico di medicina generale, a cui sono affidati gli adolescenti, sia formato sui problemi di questa particolare fascia di età, conosca i percorsi e le iniziative che possono essere messe in atto sia a livello individuale che collettivo ed identifichi servizi in grado di affrontare i disagi psicologici, sociali e comportamentali più importanti, i problemi mentali e le patologie neuropsichiatriche degli adolescenti.

Punto privilegiato di raccordo con l’assistenza sociale è il consultorio familiare che, una volta “riqualificato” anche sotto l’aspetto della numerosità delle sedi e della completezza degli organici e sulla base di protocolli condivisi con il Ministero dell’istruzione, può farsi carico delle problematiche adolescenziali, con una offerta attiva di servizi sul territorio.

Un grande impegno è posto nella prevenzione primaria in fase preconcezionale. A sostegno di ciò, sono in corso i progetti: Prevenzione primaria di difetti congeniti mediante acido folico, affidato al Centro nazionale malattie rare dell'Istituto superiore di sanità e Prevenzione primaria preconcezionale affidato all’International Centre On Birth Defects (ICBD).
Entrambi i progetti, in avanzata fase di realizzazione, hanno promosso attività di formazione per gli operatori, sia diretta che on-line, e hanno prodotto materiale per campagne di comunicazione ed informazione dirette alla popolazione in età riproduttiva e agli operatori sanitari. L'obiettivo generale dei progetti è la riduzione dei difetti congeniti attraverso un aumentato apporto di folati nel periodo periconcezionale, nonché la promozione di stili di vita salutari e una attenzione ad iniziare una gravidanza nelle migliori condizioni di salute possibili. A tal fine è stato realizzato il sito web www.pensiamociprima.net dedicato alla promozione della salute preconcezionale.

In merito alla prevenzione degli esiti ed alla la presa in carico precoce nel primo anno di vita di bambini fortemente pretermine sono in corso due progetti del Ministero della salute in collaborazione con Laziosanità - Agenzia di sanità pubblica.

  • Il primo del 2009: Presa in carico precoce nel primo anno di vita di bambini con età gestazionale alla nascita estremamente bassa, inferiore alle 28 settimane, evidenzia che all’interno del gruppo dei nati pretermine, di età gestazionale inferiore a 37 settimane, quelli sotto le 28 settimane rappresentano una popolazione numericamente piccola, circa il 5% di tutte le nascite, ma con una mortalità e morbosità molto elevata. Questi neonati, tuttavia, possono presentare dopo la dimissione una serie di problematiche di tipo clinico che vanno trattate adeguatamente e precocemente. Il progetto si propone una presa in carico precoce globale e multidisciplinare, dei bisogni sanitari e sociali, considerati due aspetti critici per una corretta programmazione delle risposte che il sistema sanitario regionale deve offrire a questi bambini e alle loro famiglie.
    Obiettivo generale del progetto è promuovere la presa in carico precoce nel primo anno di vita di bambini con età gestazionale alla nascita estremamente bassa, inferiore alle 28 settimane, dimessi dalle Unità di terapia intensiva neonatale di tre Regioni italiane.
  • Il secondo: Piccoli+. Arruolamento e sorveglianza epidemiologica di una coorte nazionale di nati è del  2010. L’arruolamento in località geografiche diverse e il follow-up prospettico di una coorte di neonati rappresenta una moderna piattaforma informativa, già sperimentata in diversi Paesi per la sorveglianza epidemiologica degli eventi legati al periodo neonatale e ai primi anni di vita, indispensabile per poter identificare e realizzare efficaci interventi di prevenzione sulla popolazione.Il progetto intende stimare, attraverso una sorveglianza prospettica, la frequenza di fattori personali e ambientali predittivi per la salute del bambino nonché l’incidenza, nel primo anno di vita, di condizioni morbose a elevata frequenza. Lo studio si articola nell’arruolamento, nella raccolta di materiale biologico per la costruzione di un banca biologica e nel follow-upper il primo anno di vita di una coorte di nati in quattro diverse località italiane.

Sempre in collaborazione con Laziosanità - Agenzia di sanità pubblica, il Ministero della salute ha avviato nel 2009 il progetto La promozione dell’allattamento al seno nei reparti ospedalieri.
Nonostante le numerose evidenze scientifiche a sostegno dei benefici dell’allattamento al seno per la salute del bambino e della madre, le percentuali di allattamento al seno sono ancora basse durante i primi giorni di degenza nel punto nascita e nel periodo successivo. Questo progetto è stato validato sia in alcune Regioni italiane sia a livello internazionale, con risultati soddisfacenti sull’avvio e sulla durata dell’allattamento al seno. A livello internazionale, nel 1992, è stato lanciato da Oms e Unicef il progetto “Baby friendly hospital iniziative” (Bfhi), che promuove la pratica dell’allattamento al seno e si basa sull’implementazione dei 10 step di dimostrata efficacia per il successo dell’allattamento al seno da attuare nei reparti ospedalieri.

Nel nostro Paese diverse regioni si stanno impegnando per recepire questa iniziativa e alcune hanno stabilito protocolli di intesa con l’Unicef per accelerare le operazioni. Infine, occorre considerare che i cambiamenti epidemiologici della salute materno-infantile legati anche ai recenti flussi migratori verso l’Italia, rendono necessari interventi di promozione della salute da rivolgere anche alla popolazione straniera.

 



Data di pubblicazione: 5 settembre 2011, ultimo aggiornamento 14 dicembre 2011

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