La mortalità infantile nel primo anno di vita è in costante diminuzione, si passa da 4,6 per mille nati vivi nel 2001 a 4,0 per mille nel 2003, da 3,8 nel 2005 a 3,5 per mille nati vivi nel 2008. Anche se in questa fascia di età gli indicatori di salute si attestano sui livelli dei paesi più avanzati, è presente una forte variabilità territoriale.
I dati confermano la apprezzabile riduzione delle più importanti cause di morte:

La riduzione della mortalità ha interessato maggiormente i bambini fino ad un anno d’età, ed in maniera significativa anche la fascia di età 1-4 anni; da sottolineare è invece l’aumento della mortalità nella fascia d’età 5 -14 anni per entrambi i sessi.
Le leucemie e gli altri tumori, dopo il primo anno di vita, rappresentano la prima causa di mortalità in tutte le fasce di età. Questo tasso di incidenza è peraltro andato aumentando negli ultimi anni con un incremento annuo variabile dallo 0,8 al 2.1%. In Italia, il rapporto 2008 dell'Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) sui tumori infantili, ha confermato un “trend” di aumento dei tassi di incidenza di tutti i tumori pediatrici pari al 2% annuo. I tassi di incidenza italiani per tutti i tumori sono risultati complessivamente più alti di quelli medi europei degli anni 90 (140 per milione di bambini per anno) e di quelli americani (158 per milione di bambini per anno). I traumi e lesioni rappresentano la seconda causa di mortalità tra 0 a 14 anni.

L’incidenza della Sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS) è scesa dall’1,5% allo 0,4%, soprattutto nelle aree dove sono stati realizzati efficaci programmi di prevenzione, tuttavia, la percentuale dei genitori che adottano la posizione supina corretta è ancora insoddisfacente.

Tenuto conto di ciò, il Ministero della salute, nel 2007, ha promosso la campagna di informazione e comunicazione, rivolta agli operatori sanitari, GenitoriPiù. La campagna vede i genitori come veri protagonisti della salute dei propri figli e promuove 7 azioni di dimostrata efficacia per la prevenzione dei principali rischi nei primi anni di vita:

  • assunzione di adeguate quantità di acido folico nel periodo periconcezionale
  • astensione dal fumo di sigaretta durante la gravidanza e nei luoghi frequentati dal bambino
  • allattamento al seno esclusivo nei primi sei mesi di vita
  • posizione supina nel sonno nel primo anno di vita
  • utilizzo di appropriati mezzi di protezione del bambino negli spostamenti in automobile
  • promozione delle vaccinazioni
  • la promozione della lettura ad alta voce ai bambini già dal primo anno di vita.

La prevenzione delle problematiche ambientali, quali l'inquinamento e il fumo passivo, e dei comportamenti alimentari e stili di vita non corretti, costituisce uno degli obiettivi di politica sanitaria maggiormente rilevanti del nostro Paese. Fra le malattie a grande rilevanza sanitaria e sociale, per la sua incidenza ed i suoi riflessi in età  adulta, troviamo l’obesità che occorre contrastare sia attraverso un’adeguata educazione alimentare, sia attraverso corretti stili di vita. Alcuni interventi di prevenzione, ben supportati da studi scientifici, possono essere realizzati in età pediatrica fin dai primi mesi di vita. In primo luogo la promozione dell’allattamento materno esclusivo nei primi 6 mesi di vita, seguito dall’introduzione di un’alimentazione complementare e prosecuzione, quando possibile, dell’allattamento materno.

Le rilevanti differenze regionali esistenti nel nostro Paese devono indurre le istituzioni coinvolte ad intervenire, in modo più mirato ed incisivo, nei settori più critici per colmare queste differenze, per migliorare l’assistenza sanitaria ma anche per razionalizzare l’impiego delle risorse disponibili. Gli interventi riguardano sia l’assistenza primaria (Pediatri di libera scelta - PLS e Servizi Territoriali) che ospedaliera.

Ricoveri pediatrici

I dati della Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) del 2009 indicano  una riduzione dei ricoveri ordinari ed in day hospital. I tassi di ospedalizzazione (TO) per fasce di età, rispetto ai dati 2006-2008, confermano la tendenza, a livello nazionale e, quasi egualmente distribuita, a livello regionale, alla riduzione del ricovero ordinario per acuti (oltre 10 ricoveri per 1.000 in meno rispetto al 2006). Sono però da segnalare tassi di ospedalizzazione ancora significativamente superiori al valore medio nazionale per alcune regioni. Andamento sovrapponibile a quello dei ricoveri ordinari si è registrato per i ricoveri in day hospital (oltre 7 per mille in meno). Anche per questa modalità di ricovero la contrazione del tasso di ospedalizzazione riguarda ogni fascia di età e quasi tutte le regioni.

Per approfondire consulta l'area tematica Ricoveri ospedalieri (SDO)

 

 

 


Data di pubblicazione: 5 settembre 2011, ultimo aggiornamento 22 marzo 2013

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