Negli anziani la sensibilità agli effetti dell’alcol aumenta in conseguenza al mutamento fisiologico e metabolico dell’organismo con il passare degli anni. A partire dai 50 anni circa la quantità d’acqua presente nell’organismo diminuisce e l’alcol viene dunque diluito in una quantità minore di liquido. Questo significa che, a parità di alcol ingerito, il tasso alcolemico risulta più elevato e gli effetti sono più marcati.

A questo fenomeno si aggiunge, inoltre, il ridotto funzionamento di alcuni organi come il fegato e i reni, che non riescono più a svolgere pienamente la funzione di inattivare l’azione tossica dell’alcol e permetterne l’eliminazione dall’organismo. Si deve anche considerare che le persone anziane soffrono spesso di problemi di equilibrio, dovuti all’indebolimento della muscolatura, e di una ridotta mobilità. Il consumo di alcol può quindi aggravare la situazione, facilitando le cadute e le fratture.

A tutto ciò si deve aggiungere che l’alcol interferisce con l’uso dei farmaci che le persone anziane nella maggioranza dei casi assumono quotidianamente.

Pertanto, in età avanzata, anche un consumo moderato di alcol può causare problemi di salute.

Le Linee Guida dell’INRAN (ex Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione ora Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione CREA) consigliano agli anziani di non superare il limite di 12 g di alcol al giorno, pari ad 1 Unità Alcolica (330 ml di birra, 125 ml di vino o 40 ml di un superalcolico) senza distinzioni tra uomini e donne.

Nella fascia di popolazione anziana è ormai consolidata l’abitudine a consumare bevande alcoliche, soprattutto durante i pasti, questo fenomeno è da sempre parte della tradizione italiana. Tuttavia, il comportamento a rischio più diffuso tra gli anziani è il consumo abituale eccedentario, verosimilmente in virtù della mancata conoscenza da parte delle persone dei limiti da non superare per non incorrere in problemi con la salute.

Un ruolo importante, ma purtroppo ancora troppo carente, ai fini della prevenzione dei comportamenti a rischio, è quello svolto dai medici di base mediante l’identificazione dei consumatori di bevande alcoliche che superano i limiti indicati per genere ed età, coloro che per patologie o per assunzione di farmaci dovrebbero evitare il consumo di alcol. 
I medici di base dovrebbero porre la necessaria attenzione nel cogliere i segnali legati agli effetti dell’alcol nelle persone over 65 anni, proprio in considerazione della elevata vulnerabilità di questa fascia di popolazione rispetto all’alcol.

Lo stesso Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 inserisce “l’identificazione precoce dei consumatori di alcol a rischio con il conseguenziale consiglio medico” tra gli strumenti per ridurre tale quota di popolazione a rischio per la salute.


Data di pubblicazione: 26 gennaio 2011, ultimo aggiornamento 5 aprile 2017

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